| Deflazione e nuova recessione all’orizzonte … |
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... previsioni sono spesso e volentieri assogettate a conflitti di interesse o ondate umorali. Qualcuno continua a chidermi per quale motivo non evidenzio gli aspetti positivi che sostengono i mercati…. ma in tutta sincerità, dal punto di vista fondamentale, a parte qualche rattoppo di breve termine, faccio fatica ad osservare dinamiche coinvolgenti senza stare a ripetere quello che scrivo ormai da mesi. Certo qualcuno mi ha suggerito che manca l’inversione nella curva dei rendimenti, ma questi sono tempi inediti e i tassi resteranno a lungo compressi a zero nella parte a breve della curva,…. difficile quindi convincere le banche, con il loro profondo deficit patrimoniale, a lasciare la tranquilla spiaggia delle riserve bancarie per concedere credito ad alto rischio. Certo per molti l’economia vivrà solo un tenero rallentamento, nessuna doppia recessione in arrivo, anche perchè, come sostengo da tempo, visti i redditi e il lavoro da questa recessione non siamo quasi mai usciti. Il pifferaio Bernanke ci dice che riavviare il circolo untuoso del credito è fondamentale…….. si, perchè senza credito, senza debito, non c’è più trippa per gatti. In fondo è difficile per chi ha sbagliato la diagnosi della grande crisi essere sia in grado di andare oltre il breve termine, proponendo sempre e solo le vecchie ricette che ci hanno portato al fallimento. Il fantasma della deflazione……, quello è il suo unico pensiero, probabilmente il suo incubo e quello del suo mentore, Greenspan, anch’esso capace di suonare solo la musica dei mercati azionari o soffiare nel piffero decine, decine di bolle nelle quali milioni di topi sono affogati nelle loro illusioni. Paul Krugman, ed ora anche un insospettabile conservatore come John Makin, in AEI - The Rising Threat of Deflation vedono aumentare i rischi della deflazione, al di la delle illusioni inflazionistiche e della spirale di decesso economico che la Federal Reserve teme più di qualsiasi cosa. Oppure, come dice Myke Bryan, vice presidente della Fed di Atlanta, siamo forse più vicini alla deflazione di quanto si pensava. Dando un’occhiata ad alcuni studi sulla potenziale discordanza tra la realtà e il dato relativo all’inflazione, che secondo la Fed di Cleveland ormai si sta avvicinando al livello zero, si nota come la tendenza è delineata oltre le distorsioni statistiche. Inoltre, per coloro che hanno realmente voglia di approffondire e comprendere per quale motivo non abbiamo al momento alcuna alternativa alla deflazione, sia nella dinamica economica che come trappola della liquidità associata ad un imponente deleveraging delle economie occidentali, date un’occhiata a questo capolavoro della oisington Investment Management Company nel loro Quarterly Review and Outlook Second Quarter 2010, che troverete QUI . In sintesi, …..se teniamo conto del deficit USA fuori controllo, dell’ipotesi di un futuro aumento delle tasse, di un massiccio sovraindebitamento generale, della trappola della liquidità in cui siamo unitamente all’inversione generale degli aggregati monetari, tutte queste componenti non sono altro che il sinonimo della deflazione che verrà. Comprendo la frenesia del breve termine, comprendo anche l’esaltazione che questa musica soave procura, ma si tratta per l’ennesima volta di comprendere la realtà lasciando gli altri a giocare al gatto e al topo, di andare “ Oltre le illusioni di breve termine” , post che spiega nei particolari la tendenza fondamentale e perchè i mercati sono ESTREMAMENTE sopravvalutati, al di la dei soliti pifferai magici. Per chi vuole meglio approffondire, consiglio la lettura di questo notevole pezzo di William Hester, Wall Street Earnings Expectations Ignore Economic Divergences . Certo le stive delle corporate americane sono stracariche di cash,….. 1800 miliardi come sembra sussurrare la Federal Reserve……, ma gli investimenti con cavolo che li fanno in un ambiente di sovracapacità produttiva …… Thanks to FinancialTimes.com Inoltre, vai tu a spiegarglielo che il cash aumenta anche grazie alla generosa opera di taglio dei costi che principalmente riguarda il lavoro, mentre le piccole e medie imprese sono travolte dalla recessione in atto, piccole e medie imprese che, come più volte ricordato, costituiscono mediamente il 70 % della produzione di nuovi posti di lavoro in America come in Italia. Come ha scritto recentemente il Wall Street Journal, siamo passati da una percentuale del 35 % di aziende ottimiste al 29 % di giugno mentre oltre il 50 % non vede nulla di buono all’orizzonte, anzi..! si sostiene che il ciclo torni a peggiorare. L’ associazione nazionale delle piccole e medie imprese americane (NFIB) ci dice che in giugno il loro ottimismo è nuovamente sceso per la prima volta, dopo anemici rialzi nei precedenti mesi, sotto un livello che rappresenta un’economia estremamente debole impantanata in un recessione dalla quale non è mai uscita. Mediamente solo l’1 % delle imprese ha intenzione di assumere nei prossimi mesi, di investimenti in conto capitale neanche a parlarne senza una serie ripresa dei consumi. Come sottolinea William Dunkelberg, il loro capo economista, le imprese hanno continuato a liquidare i magazzini e la debole dinamica delle vendite suggerisce che non vi sia nessuna intenzione di ricostituirli, quindi ulteriore conferma della fine della favola delle scorte. Tra le dinamiche segnalate un diffuso calo dei prezzi. Non importa se si parla di calo dell’indice Zew tedesco, dell’ ISM USA, di debiti pubblici o aziendali, di disavanzi commerciali o di indici macroeconomici in evidente fase di inversione… Ormai di macroeconomia non si interessa più nessuno, l’unica musica che si sente è quella che, a fasi alterne, proviene dall’incantevole virtuale piffero dello “stress test”, come se all’improvviso oltre 5000 miliardi di dollari di debiti (esclusivamente finanziari) in scadenza nei prossimi due anni, di cui oltre la metà europei, fossero spariti insieme alla carta straccia, carta straccia su cui vengono scritte le note di questa autentica follia che il sistema detiene. Sono curioso di osservare se la musica del pifferaio magico funziona anche questa volta, se la “solita” musica è in grado di fare uscire l’economia da un medioevo finanziario infestato di topi, sempre pronti a ballare quando il gatto si assenta anche solo per un istante. Icebergfinanza
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Quando il gatto della macroeconomia manca, solitamente i topi sulla plancia della nave tendono a ballare…. e di topi nei mercati finanziari ve ne sono in abbondanza… topi estremamente tecnici che amano spostare la verità figlia del tempo, ignorando la realtà fondamentale e rimbalzando …..come gatti morti. Mercati estremamente sopravvalutati dal punto di vista fondamentale che ormai sono rapiti dalle note del breve termine, catturati in un continuo saliscendi di euforie e depressioni. Qualcuno sta sussurrando che il pessimismo era agli estremi e che quindi, come la storia insegna, se tutti sono sullo stesso lato della barca, prima o poi si capovolge. Ormai per le vie delle bettole dei porti finanziari gli analisti hanno perduto di vista l’antica saggezza fondamentale per comprendere l’equilibrio il valore tra il prezzo e gli utili attesi e difficilmente si guardano gli utili operativi … anche perchè, come la storia insegna, le ...

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