In Evidenza - Papa: "celibato preti resti sacro"
Celibato preti resti sacro: Il celibato dei sacerdoti resti sacro: lo ha ribadito con la necessaria fermezza e lucidità Papa Benedetto XVI nel corso di un convegno teologico in Vaticano. Le parole del Santo padre hanno particolare rilevanza dopo le cattive interepretazioni date alle dichiarzioni del Vescovo di Vienna e ad alcune indiscrezioni di stampa seccamente smentite dalle parole del Papa - Bruno Volpe
In Evidenza - Papa: "vacanze a Castelgandolfo"
Per questa estate, Papa Benedetto XVI trascorrerà il periodo di vacanze interamente a Castelgandolfo, pur avendo accettato vari inviti in alcune località alpine. La sosta consentirà al papa di poter concentrasi meglio su alcuni lavoro già avviati. Intanto il Pontefice ha ricevuto in udienza rappresentanti della Conferenza episcopale tedesca, preoccupato dei casi di pedofilia denunciati presso il clero di quella nazioni. - Bruno Volpe
| Provocare la morte o permettere la morte inevitabile: la differenza è grande! |
|
|
| Mercoledì 31 Dicembre 2008 01:00 | |||
|
Questo significa porsi immediatamente contro l’idea di “promuovere e/o procurare la morte”, posto che l’eutanasia è un’offesa alla dignità della persona umana. Il Vangelo della vita non trascura gli infermi, gli anziani che hanno bisogno di assistenza, di calore umano. Il Vangelo della vita va di pari passo con le opere della misericordia materiali e spirituali. E questo vale anche per chi soffre e patisce un’infermità incurabile compresi quanti sono toccati da un graduale processo irreversibile o di imminente di morte naturale. I. Una morte degna Il significato della morte si illumina alla luce del destino ultimo e trascendente dell’uomo. La morte e risurrezione di Gesù illumina il senso del dolore, svelano la vittoria definitiva della vita sulla morte colmando il cuore inquieto dell’uomo con la speranza. Morire con dignità è parte costitutiva del diritto alla vita e significa vivere umanamente la propria morte. La morte non è un fenomeno passivo di fronte al quale non è possibile fare nulla. La morte è un atto umano nel quale la libertà può intervenire in qualche modo. La morte non è solo un atto medico. E’ anche un avvenimento personale e sociale. II. Una luce antropologica Ogni uomo rappresenta una novità: egli è unico e irrepetibile! L’uomo è un essere relazionale. La vita umana, oltre la dimensione individuale e personale, porta in sé la dimensione sociale e interpersonale di innegabile trascendenza. Nessuna persona è totalmente autonoma. La vita umana non è solo un bene personale, ma è anche un sociale; in tal modo attentare la vita è un’offesa alla giustizia. III. Principi di umanizzazione del processo della morte. 1. La dignità della persona non si fonda nella qualità della vita né nel benessere di ciò che si può fruire; e neppure si fonda sulla sua utilità sociale, ma risiede nell’essere e nella condizione della persona umana. Si può parlare di eutanasia attiva e di eutanasia per omissione, a seconda che si tratti di un intervento diretto ad anticipare la morte, o della mancanza di una assistenza valida e idonea. Resta fermo il principio che il malato in stato vegetativo, in attesa di un eventuale recupero o della sua fine naturale, ha diritto a una assistenza sanitaria basica. La somministrazione di acqua, compresa la somministrazione di liquidi per via artificiale è da considerare ordinaria e proporzionata, salvo mi casi eccezionali di incapacità di assimilazione che renderebbe inutile la stessa somministrazione. Il rispetto e la dignità della persona inferma va salvaguardata anche esaudendo il diritto a essere informata; conoscere, cioè, la verità e partecipare nelle decisioni che riguardano le cure che si intendono somministrare. Infine, occorrerà assicurare tutte le modalità di assistenza domiciliare, il sostegno psicologico e spirituale dei familiari e degli specialisti perché possano trasmettere la convinzione che ogni momento della vita e ogni sofferenza possa essere vissuta con amore e possa essere ritenuta assai meritoria dagli uomini a da Dio. mONS. tOMMASO sTENICO Commenti (0)
|
Ultime Pubblicazioni Editoriale - Il fatto
- Il nostro tempo pare inaridirsi, “Voi avete suonato le vostre trombe, noi suoniamo le nostre campane!
- Giorgio La Pira e la “pace inevitabile”
- Papa: grazie a Bertolaso
- 8 marzo 1908/ 8 marzo 2010 : 91 anni legati alla “lotta” sulla condizione femminile
- La tradizione liturgica Della Chiesa di Roma
- Delirio e castigo
- Anoressia: figlia dell’ansia
- Biotestamento: l’alimentazione e la nutrizione sono mantenute fino al termine della vita?
- Cristiani per servire - Sfida pericolosa
- I domenica di Quaresima - LA LOTTA DI GESU’ CONTRO SATANA














L’anno che se ne va porta con sé un tema di dibattito arduo, difficile e coinvolgente: il “processo alla morte”. Alcuni dolorosi casi (vedi caso Englaro!) - di cui puntualmente riferiscono i mass media, amplificando le emozioni e le interpretazioni - mantengono il dibattito aperto, mentre da più parti si auspica l’intervento del legislatore. Ovviamente le scuole di pensiero sono differenti. Il passo legislativo dovrà pur essere compiuto: per questo ritengo che sia cosa buona aprire un dibattito previo obiettivo e il più sereno passibile. Occorrerà avere il coraggio di chiamare pere nome termini come eutanasia, suicidio assistito, accanimento terapeutico, dignità dell’ultima fase della vita, ecc. La riflessione che intendo avviare – tanto per essere chiarissimi – trova la sua collocazione nel grande solco del Vangelo della vita mentre sono dalla parte di chi rivendica una morte degna come parte di un processo vitale.









