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La grande tradizione dei catechismi "memoria della fede" Stampa E-mail
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La grande tradizione dei catechismi Nella grande tradizione della Chiesa l'esigenza di mettere per iscritto i contenuti fondamentali del deposito della fede fu avvertita fin dagli inizi della vita delle prime comunità. Prima in modi e con sistemi adeguati all'epoca, e successivamente in maniera propria e specifica fino a stendere veri e sistematici catechismi. Catechismo deriva dalla parola catechesi che - nell'accezione comunemente accolta - significa "far risuonare come un'eco". Il fonema catechesi, sia come sostantivo sia nella sua radice verbale, appare negli Atti degli Apostoli e nelle Lettere dell'apostolo Paolo. L'annuncio della Buona Novella predicata dal Signore doveva risuonare nella prima comunità cristiana come un'eco per suscitare nell'intimo degli ascoltatori il desiderio del cambiamento radicale della propria vita: una autentica conversione. Le parole del Signore Gesù, la sua vita, le vicende legate alla sua missione ...

... di salvezza furono messe per iscritto al fine di dare origine a un testo unificato per le differenti comunità che stavano nascendo.
"Il libro, che con il tempo sarebbe divenuto un sussidio abituale per questo compito, si chiamò catechismo"
Da queste semplici premesse si può agevolmente dedurre che non è intenzione di questo contributo entrare nelle sottili e pur utili riflessioni sullo statuto epistemologico di catechismo, alla luce - soprattutto - delle differenti scuole di catechetica, lasciando ad esse il compito di definire opportunamente, oltre al rispetto dei dettami di una buona teologia, l'attenzione da riservarsi alle esigenze pedagogiche, antropologiche e catechetiche proprie della trasmissione e comunicazione della fede.
Come per catechesi si intende l'insegnamento della dottrina cristiana proposta in modo organico e sistematico, così per catechismo - nel linguaggio comune del popolo di Dio - si intende il testo che contiene le verità fondamentali della fede cristiana, formulate in maniera chiara, in modo tale che siano facilitati la loro comprensione e l'apprendimento.
Tuttavia anche se i termini sono concetti intimamente relazionati, è ovvio che non possono essere confusi.
Il Papa Giovanni Paolo II, nella Costituzione Apostolica Fidei depositum per la pubblicazione del Catechismo della Chiesa universale, afferma: "Un catechismo deve presentare con fedeltà e in modo organico l'insegnamento della Sacra Scrittura, della Tradizione vivente nella Chiesa, del magistero autentico, come pure l'eredità spirituale dei Padri, dei santi e delle sante della Chiesa, per permettere di conoscere meglio il mistero cristiano e di ravvivare la fede del popolo di Dio. Esso deve tener conto delle esplicitazioni della dottrina che nel corso dei tempi lo Spirito ha suggerito alla Chiesa. È anche necessario che aiuti a illuminare con la luce della fede le situazioni nuove e i problemi che nel passato non erano ancora emersi" (FD 3).
La catechesi, intesa come insegnamento delle verità della fede per una vita di fede è, in qualche modo, il fine; il catechismo è solo un mezzo, uno strumento a servizio della stessa catechesi.
Assai opportunamente il Prologo del Catechismo della Chiesa Cattolica - citando l'Esortazione Apostolica Catechesi tradendae - definisce fin dalle prime battute lo scopo e la natura della catechesi. Infatti vi si legge: "Ben presto fu chiamata catechesi l'insieme degli sforzi intrapresi nella Chiesa per fare discepoli, per aiutare gli uomini a credere che Gesù è Figlio di Dio, affinché, mediante la fede, essi abbiano la vita nel suo nome, per educarli e istruirli in questa vita e costruire così il corpo di Cristo" (Prologo 4).
E, nel desiderio di voler meglio esplicitare la tensione permanente della catechesi, lo stesso Prologo chiarisce:
"...La catechesi è una educazione della fede dei fanciulli, dei giovani, degli adulti, la quale comprende in special modo un insegnamento delle dottrina cristiana, generalmente dato in modo organico e sistematico, al fine di iniziarli alla pienezza della vita cristiana" (Prologo 5).

IL CATECHISMO NELLA STORIA

Occorre risalire al secolo IX per trovare i primi cenni di esemplari scritti per la trasmissione della fede.
Durante molti secoli l'insegnamento religioso fu impartito in forma orale.
D'altra parte l'ambiente sociale era profondamente penetrato dello spirito cristiano; la fede era un realtà viva, presente in ogni settore della vita umana.
Si pensi solamente all'importanza decisiva, nella trasmissione della fede, assunta dalla famiglia. Fu detto che, in epoca medioevale, "le mamme furono i parroci e i vescovi più illustri".
Tuttavia il concetto di trasmissione della fede, parlando in senso ampio, risale agli antichi tempi del Libro Sacro.
Nel libro del Deuteronomio si legge: "Radunami il popolo e io farò udire le mie parole, perché imparino a temermi finché vivranno sulla terra e le insegnino ai loro figli" (Dt 4,10).
E ancora: "Porrete dunque nel cuore e nell'anima queste mie parole... le insegnerete ai vostri figli, parlandone quando sarai seduto in casa tua... le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte" (ibid. 11,19-20).
Nel Nuovo Testamento, lo si è vistò, appare per la prima volta la parola catechesi a completamento, per così dire, del termine Didaché con cui si intendeva la trasmissione della parola di Dio come insegnamento di vita .
Alla fine del I secolo, in Siria fu compilata la Didaché o Dottrina degli Apostoli. Era un compendio ad uso di coloro che chiedevano il Battesimo, al fine di orientare la propria vita e la vita della comunità secondo lo schema delle due vie: quella della vita e quella della morte.
"I secoli III e IV sono i secoli d'oro della catechesi antica".
Ovviamente non si può davvero parlare di catechismo scritto. Si tratta di raccolte di scritti che seguono spesso ad omelie o istruzioni pronunciate, lettere per così dire pastorali indirizzate a singoli o a comunità, che tuttavia possono essere intese quali testi anticipatori del futuro catechismo come molto più tardi lo si è inteso.

Come non ricordare - anche se solo con un fugace cenno
- le Omelie sulla Sacra Scrittura di Origene (185-253); le Lettere in occasione della Pasqua di sant'Atanasio, patriarca di Alessandria (295-373); la raccolta delle Catechesi e le Catechesi mistagogiche di Cirillo di Gerusalemme (315-381); l'Oratio Catechetica di san Gregorio di Nissa (335-394); le Omelie di sant'Ambrogio, vescovo di Milano (340-397); le Catechesi battesimali di san Giovanni Crisostomo (347-407)?
Una catechesi scritta d'eccezione fu quella di sant'Agostino. Egli ha lasciato un numero assai elevato - circa 500
- di Sermoni sulla Sacra Scrittura, sulla Liturgia e sulla morale. Si tratta di un prototipo di chiara spiegazione della fede cristiana, fatta in forma incisiva e assai efficace.
Nell'anno 400 circa, su richiesta del diacono Deograzia di Cartagine il santo di Tagaste scrisse 27 capitoli per l'approfondimento nella fede di quei cristiani che, nonostante un certo qual grado d'istruzione, erano comunque poco o per nulla adusi nell'istruzione religiosa.

Il Vescovo d'Ippona titola la sua composizione De catechizandis rudibus.
Come s'è detto, fu a partire dal secolo IX che venne alla luce la redazione di una Esposizione per fanciulli con domande e risposte.
Essa comprendeva alcuni cenni di storia sacra e la dottrina sui sacramenti, il Simbolo degli Apostoli e la preghiera del Padre Nostro.
Anche Jonas de Orléans pubblicò il De institutione laicali, piccola opera che costituì un vero trattato di educazione familiare teso ad esporre i requisiti della fede e della morale cristiana e alcune norme per l'educazione dei figli.
Il secolo XII vide la luce dei cosiddetti Lucidari e Settenari. Si trattava di facili sintesi dottrinali, per lo più ad uso dei parroci, per la spiegazione al popolo dei punti cardinali della dottrina cristiana. Tali schemi proponevano ancora il Credo, i comandamenti, i sacramenti, il Padre Nostro, le opere di misericordia corporale e spirituale.
Su una simile linea si situava l'Elucidarium sive dialogus de summa totius christianae theologiae di Onorio di Autun(1130).
Nella metà del secolo XIII lo stesso Tommaso d'Aquino diede struttura scritta alla sua predicazione popolare in stile assai semplice, pubblicando piccoli opuscoli, il cui schema è quello più volte sopra ricordato: Credo, sacramenti, Comandamenti, preghiera.
I sermoni catechistici dell'Aquinate predicati a Napoli - in dialetto napoletano - in occasione della Quaresima 1273, furono un vivo esempio di semplicità e di chiarezza espositiva, tanto da divenire prezioso orientamento per successive opere catechistiche.
L'Aquinate enucleò tre elementi fondamentali per la salvezza dell'uomo: conoscere quello che si deve credere: il Simbolo della fede; cosa desiderare: le domande del Padre Nostro; che cosa è richiesto al cristiano: i due comandamenti della carità e i dieci Comandamenti.
Tommaso d'Aquino situa la sua catechesi nel contesto delle virtù teologali: la fede, la speranza e la carità.
I secoli XIV e XV furono contrassegnati da tentativi più propri per la stesura di testi catechistici. Nel 1375 l'arcivescovo di York pubblicò il Lay Folks Catechism.
Fu la prima volta che si usò il termine e fu redatto in lingua inglese e latina.
L'anno 1429 segnò una grande tappa nella storia del catechismo. Il Concilio di Tortosa, sotto la presidenza del cardinale Pietro de Foix, legato della Sede Apostolica, nel suo sesto decreto disciplinare auspicò che "alcuni uomini letterati e provvidi scrivano un breve compendio in cui si comprenda con chiarezza tutto ciò che deve sapere il popolo". Lo stesso decreto, nella sua prima parte, indicava con precisione quale doveva essere il contenuto della catechesi:
"Si ritiene molto opportuno per la salvezza delle anime che ogni cedole conosca e sappia quello che deve credere -ossia gli articoli della fede -; che cosa deve chiedere - cioè quello che il Signore insegnò nell'orazione domenicale -; quello che ognuno deve osservare - i dieci comandamenti -; ciò che occorre evitare - i sette peccati mortali -; quello che si deve desiderare e sperare, cioè la vita etema".

Fu tuttavia il secolo XVI il grande secolo dei catechismi.
Nasce nel 1566, per impulso del Concilio di Trento il Catechismus ex decreto Concilii Tridentini ad parochos chiamato anche il Catechismo Romano, e occupa un posto di rilievo nella storia della catechesi per i contenuti, la struttura, e gli orientamenti metodologici.
Il Catechismo Romano - catechismus maior - è quadripartito: la fede e il Simbolo della fede, i sacramenti, il Decalogo e la preghiera.
Il Catechismo è orientato alla vita cristiana ed è affidato ai parroci al fine di aiutarli nel compito di insegnare la fede al popolo.
Prima della pubblicazione del Catechismo Romano, san Pietro Canisio (1521-1597), a partire dal 1555, pubblicò in Germania una serie di catechismi: maior (1555, con il titolo Summa Doctrinae Christianae); minor (1559, chiamato Par-vus Catechismus Catholicorum) e minimus (1556, denominato, appunto, Catechismus Minimus). L'opera del Canisio intende rispondere alle esigenze di una esposizione teologica in funzione catechistica e alle esigenze del tempo in quella regione europea.
Il valore dell'opera catechistica del Canisio fu grande. Basti pensare allo sforzo che egli pose al fine di ricercare una terminologia catechetica precisa in un'epoca di grandi controversie dottrinali che richiedeva esattezza e chiarezza concettuale. I frutti dell'opera del Canisio furono proporzionati alla sua larga diffusione. Le riedizioni dei catechismi furono più di 400 e vennero tradotti in 50 lingue, tant'è che si diceva: "conoscere il Canisio e conservare la verità cristiana sono allocuzioni sinonimo".
L'economia di questo contributo non consente - come si vorrebbe e come sarebbe utile - di indulgere più a lungo su questo periodo aureo di produzione di catechismi. Si consenta comunque, di far solo un cenno ad alcune altre opere assai interessanti e di raro sapore catechistico.
In Francia Edmondo Auger (1530-1591), predicatore gesuita francese, preoccupato della diffusione del protestantesimo pubblicò nel 1563 il Catechismo et sommaire de la doctrine chrétienne, scritto in lingua francese, formulato in domande e risposte, indirizzato prevalentemente alla gioventù.

Sul finire del secolo XVI comparve in Italia il primo catechismo ad opera di san Roberto Bellarmino (1542-1621).
Il cardinale Bellarmino pubblicò due testi catechistici:
la Dottrina cristiana breve, perché si possa imparare a mente (1597) con 96 domande e risposte e la Dichiarazione della Dottrina cristiana per uso di quelli che insegnano ai fanciulli e altre persone semplici, composta in forma di dialogo (1598), con 273 domande e risposte.
La struttura delle due opere è la stessa, ma esse si differenziano nelle risposte, tenuto conto dei destinatari. L'impianto è assai simile a quello del Canisio: fede, speranza, carità, sacramenti. Il catechismo della Dottrina cristiana breve del Bellarmino ebbe una diffusione molto vasta; furono stampate 500 edizioni circa e fu tradotto in quasi 60 lingue.
Per amore di completezza espositiva occorre riferire che "nel 1529, con il materiale dei suoi sermoni catechetici, Martin Luterò scrisse il suo Catechismo (maior), come guida per i predicatori della sua riforma. Poi ne compose un altro per fanciulli semplici che chiamò anche Enchiri-dion. Le riedizioni furono molteplici e grande la loro influenza nella diffusione del protestantesimo.

Anche altri riformatori, tra cui Calvino, usarono questo genere per istruire il popolo nelle nuove dottrine. L'efficacia di questo libro era già sperimentata e per questo tutti si servirono del catechismo come di un ausilio indispensabile per la formazione religiosa a tutti i livelli".

Dal XVI al XIX secolo fu tutto un proliferare di testi catechistici a livello di Chiese particolari.
La riscoperta della figura del vescovo, avvenuta con il Concilio Tridentino, costituisce l'anima dell'impulso catechistico e delle conseguenti pubblicazioni di testi catechistici per le diocesi.
Con l'inizio dell'800 si tocca con mano il cambiamento in atto a livello politico, sociale, filosofico, teologico e letterario. La Chiesa percepisce di trovarsi di fronte a radicali trasformazioni, non ultima la crisi della fede e della pratica della vita cristiana.
Ecco allora il fiorire dei catechismi formulati nella continuità e nella fedeltà ai contenuti della fede e nel tentativo della novità in ordine alla metodologia della prassi catechistica.
A sostegno dell'opera evangelizzatrice dei presbiteri nascono le Confraternite della Dottrina cristiana o Congregazioni della Dottrina cristiana e si avviano - ad opera di differenti Ordini religiosi - le Missioni al popolo (Gesuiti, Cappuccini, Redentoristi, Passionisti, Preti della Missione, solo per citarne alcuni).
Il disagio della società dell'epoca è forte. L'eclissi del sacro sembra non arrestarsi.

Il Pontefice Pio X (1903-1914) spende ogni sua energia per un rinnovamento della Chiesa a livello pastorale.
Grande fu l'impegno di Papa Sarto nei confronti della dottrina cristiana.
Il 15 aprile 1905 il Papa pubblicò l'enciclica Acerbo nimis dedicata alla catechesi.
Nel 1912 il Papa Pio X fece pubblicare il Catechismo della Dottrina cristiana.
"Esso è stato preceduto nel 1905 da un Compendio più vasto, che comprendeva tre catechismi per un ammontare complessivo di domande che arrivava al numero di 1567. Derivava da tutto un lavorio di unificazione che era cominciato quasi 15 anni prima a livello regionale... Caratteristica di questo testo è lo sforzo di raggiungere una maggiore precisione stilistica e teologica, in confronto a molti catechismi precedenti, di andamento piuttosto familiare... Si tende ora a usare una terminologia tecnica, derivante da una teologia neoscolastica, per cui il catechismo si avvia a diventare più una piccola summa teologica che un'esposizione elementare del cristianesimo.
È fuor di dubbio che il Catechismo di san Pio X ebbe aspetti ed effetti assai positivi nella storia della Chiesa. Forse non seppe soddisfare tutte le esigenze. Fu notato che sono state disattese alcune richieste: quelle, ad esempio che chiedevano più catechismi per differenti situazioni e distinti destinatari; catechismi più calati nella storia, in un rapporto più stretto tra fede e vita. Tuttavia sembra di poter serenamente affermare che, assai probabilmente, fu compiuta una scelta, non senza un poco di esitazione e non scevra da interrogativi.

Il Catechismo della Dottrina cristiana di Pio X, comunque, ebbe pregi innegabili:
- era un testo relativamente breve, formulato sul ritmo della domanda-risposta al fine di favorire la memorizzazione;
- fu un testo esaustivo nel senso che in esso non manca l'essenziale;
- si qualificò come preciso e ortodosso;
fu redatto in buona lingua italiana.

IL CATECHISMO OGGI

Dopo il Concilio ecumenico Vaticano II (1962- 1965) fu assai abbondante la promulgazione di Catechismi a livello nazionale e regionale.
Il rinnovamento teologico, il mutamento della situazione socio-culturale, lo stesso rinnovamento psico-pedagogico hanno favorito una riflessione che ha portato i catecheti e i pastoralisti a considerare il fatto che un testo di catechismo (impresa assai ardua!) dovrebbe assolvere a diversificati compiti:
- proporre una visione essenziale della fede, articolata in maniera organica e sistematica;
- iniziare alla vita di fede nel rispetto della legge della gradualità e con particolare riferimento ai destinatari, indicando e orientando a una seria integrazione tra fede e vita;
- saldare l'oggi con la tradizione, accogliendola, purificandola, rinnovandola;
- prestare attenzione alle culture del tempo, che sono sostanzialmente diverse secondo i tempi, i luoghi, i gruppi etnici; sfuggendo, tuttavia, al pericolo di rimanere imbrigliati dalla stessa cultura, rimanendo fedeli al deposito della fede nell'ambito della cattolicità dell'unica Chiesa;
- indurre alla fonte e ai documenti della Rivelazione e del magistero della Chiesa, favorendo in tal modo lo studio e la comprensione delle stesse fonti.
L'excursus che fin qui si è presentato, ha inteso dimostrare come, nella vita della Chiesa, il catechismo sia stato un mezzo per tramandare la memoria comune della fede.
È infatti compito della Chiesa, come fatto intrinseco alla missione affidatale dal suo Signore e Maestro, esprimere il vangelo di Gesù Cristo all'uomo di ogni tempo secondo "la legge della fedeltà a Dio e all'uomo, in uno stesso atteggiamento d'amore" (CT 55).
La grande tradizione dei catechismi sembra ben interpretata dalle parole del Papa Giovanni Paolo II, allorquando, rivolgendosi alla Curia romana parlò di "esigenza acutamente avvertita in tutta la Chiesa di maggior chiarezza e sicurezza dottrinale, per porre termine a insegnamenti o interpretazioni della fede e della morale non concordi fra loro o col magistero universale".
Il Papa parlava, invero, di ciò che sarebbe dovuto essere il Catechismo della Chiesa Cattolica; tuttavia il concetto ben illustra e motiva il senso del catechismo nel solco della grande tradizione della Chiesa.

Domandiamoci, allora: qual è la natura profonda di un catechismo, così come appare da tutta l'esperienza ecclesiale, fino ai nostri giorni, fino al Catechismo della Chiesa Cattolica?

Un catechismo si caratterizza per
- essere una codificazione periodicamente fissata;
- essere punto di riferimento in ordine ai contenuti fondamentali della fede e della vita cristiana;
- essere proposto come unitario e comune punto di riferimento per la catechesi e l'educazione alla fede di una comunità cristiana.

Codificazione periodicamente fissata

L'aver ripercorso a grandi linee e, forse, solo per ampi accenni, la grande tradizione dei catechismi nella Chiesa, ha permesso di notare un fatto assai significativo: un catechismo è espressione di una esigenza di codificazione periodicamente fissata.
Il Papa Giovanni Paolo II, rivolgendosi il 15 novembre 1986 alla Pontificia Commissione per la preparazione del catechismo o compendio di tutta la dottrina cattolica per quanto riguarda sia la fede che la morale notava che "l'importanza del catechismo nella catechesi è grande, come è ampiamente dimostrato dall'esperienza multisecolare della Chiesa... La sua essenza quale struttura fondamentale della trasmissione della fede è tanto antica, quanto il catecumenato, vale a dire quanto la Chiesa e, nella sua sostanza, è ir-rinunciabile: il catechismo... si colloca quindi nella grande Tradizione della Chiesa...".
Non dovrebbe far difficoltà l'accettare il fatto che un catechismo - in quanto sussidio ecclesiale per un itinerario di fede - nasca all'interno di un contesto socio-ecclesiale proprio. Se nel ripercorrere le tappe della storia, che hanno visto nascere e riprodursi testi catechistici, avessimo avuto il modo e l'opportunità di leggere in parallelo anche la storia dei popoli, della società, della Chiesa, dei fatti politici e dei filoni ideologici che le hanno caratterizzate, avremmo potuto agevolmente osservare che la redazione di un catechismo sarebbe corrisposta a una situazione del tutto originale.
Un catechismo non nasce in modo spontaneo o per sedimentazione progressiva di verità religiose. A fondamento di ogni catechismo vi è un preciso obiettivo, una specifica finalità. Può trattarsi di un testo didattico a fronte di situazioni precarie di conoscenza ed educazione religiosa; può essere l'espressione di una Chiesa che intende codificare le verità della fede, stante le difformità riscontrate; ecc...
Più spesso si tratta di un opportuno adeguamento in ordine a una prassi pastorale che registra il superamento di un testo precedente quanto a metodo, a linguaggio, a cultura.
Modellandosi soprattutto sui destinatari, un catechismo che intenda porsi come mezzo per l'insegnamento della dottrina cristiana, non può non tener conto di alcuni criteri, quali, ad esempio, l'estensione, il contesto socio-culturale, il cambiamento pastorale, il mutare della situazione dottrinale.
Il nostro pensiero è confortato - tra l'altro - da quanto scrive il Documento di base per il Rinnovamento della Catechesi:
"La Chiesa ha sempre predicato con particolare sollecitudine quelle verità che, in un determinato contesto, possono essere integrate nel pensiero e nella vita dei vari ascoltatori, proponendole secondo quanto conviene alla situazione e al dovere di stato di ciascuno. Trova qui giustificazione la pluralità dei catechismi... da compilarsi in rapporto all'età, alle capacità, alla mentalità, alle responsabilità e al genere di vita, al grado di crescita ecclesiale dei vari destinatari" (RdC 75).
Ovviamente il riferimento non esaurisce ne circoscrive l'affermazione sopra esposta, tuttavia orienta e fa comprendere come la Chiesa - nella sua opera di stesura dei catechismi, quali strumenti per una adeguata catechesi viva (cfr. RdC 76) - sia sempre attenta a codificare testi adeguati e idonei ai tempi, pur senza nulla sottrarre al depositum fidei che occorre sia sempre salvaguardato e presentato integro.

Scrive Paolo VI nell'esortazione apostolica Evangeli nuntiandi:
"La storia della Chiesa, a partire dal discorso di Pietro la mattina di Pentecoste, si mescola e si confonde con la storia di questo annuncio. A ogni nuova tappa della storia umana, la Chiesa, continuamente travagliata dal desiderio di evangelizzare, non ha che un assillo:... in quale linguaggio annunziare il mistero di Gesù? Come fare affinché esso si faccia sentire e arrivi a tutti quelli che devono ascoltarlo?" (EN 22).

Ecco allora il catechismo ricercare vie e metodi per confermare nella fede del Signore Gesù, come la insegna la Chiesa, attraverso una metodologia la più rispondente alle attese del momento, nella duplice fedeltà a Dio e all'uomo.
In tale contesto s'è detto che il catechismo non è il fine, ma uno strumento per l'annuncio. Esso è legato al tempo, alla storia, alla cultura sia in ordine alla sua nascita, come per la sua verifica, revisione o sostituzione.

Il Catechismo punto di riferimento per l'unità della fede

"II catechismo non è uno strumento di piatta uniformità, ma un importante aiuto per garantire l'unità della fede, che è una dimensione essenziale di quella unità della Chiesa che scaturisce dall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" (Giovanni Paolo II, 15-11-1986).
Queste parole del Papa ben definiscono qualsiasi catechismo, il quale si colloca come punto di riferimento in ordine ai contenuti fondamentali della fede cristiana.

L'esperienza della vita - forse anche relativamente recente - della Chiesa ha registrato non pochi momenti di disaffezione all'unità della dottrina.
Non sempre vi sono stati pronunciamenti contrari, più spesso si sono registrati silenzi eloquenti con grave disagio per il popolo di Dio e nocumento all'unità della Chiesa.
Una sfida più sottile deriva a volte dalla concezione stessa della fede.
Un catechismo mira essenzialmente all'integrità del contenuto; la parola della fede non può essere proclamata o scritta mutilata, falsificata, diminuita, "ma completa e integrale, in tutto il suo rigore e in tutto il suo vigore. Tradire in qualche cosa l'integrità del messaggio significa svuotare pericolosamente la catechesi stessa e compromettere i frutti che il Cristo e la Comunità ecclesiale hanno il diritto di aspettarsi" (CT 30).

Il catechismo è richiamo fermo e forte per tutti coloro che intendono professarsi credenti. Troppo spesso l'uomo di tutti i tempi è capace di crearsi immagini e modelli, prassi di vita e regole normative, che nulla hanno a che fare con la parola del Signore, la legge di Dio e i precetti della Chiesa. Diventa sempre più facile rincorrere ipotesi, adagiarsi su affermazioni opportunistiche, interpretare facendo un ricorso non sempre corretto alla coscienza personale. Una tale coscienza è formata? È coscienza cristiana? E, per essere tale, è illuminata dalla parola di Dio e orien-tata dal magistero della Chiesa?

È lo stesso contesto socio-culturale che, sotto la spinta del pluralismo, del relativismo, del soggettivismo, favorisce una deleteria frammentazione, per cui le stesse verità della fede e gli insegnamenti religiosi rischiano di diventare semplici opinioni.
Dopo la stagione stupenda e drammatica - come la ebbe a definire Paolo VI - di tante esperienze in ogni campo, di tanta originalità e pluralità, ma anche di tante frantumazioni e parzialità, il suo successore Giovanni Paolo II, in riferimento alla variegata stagione dei catechismi, dei libri della fede o sussidi analoghi, invocò apertamente: "l'esigenza acutamente avvertita in tutta la Chiesa di maggiore chiarezza e sicurezza dottrinale, per porre termine a insegnamenti o interpretazioni della fede e della morale non concordi fra loro e con il magistero" (28 giugno 1986).

E il cardinale Ratzinger più volte e in più occasioni dichiarò: "Si fa sempre più strada l'esigenza di un annuncio del messaggio cristiano che sia semplice e sintetico, sereno e gioioso, propositivo e impegnativo a un tempo; autentico, integro e completo".
Un testo chiaro e sicuro delle verità fondamentali della fede formulato per un insegnamento e una conoscenza esplicita e sicura delle medesime verità, lungi dall'essere considerato superfluo, consente davvero di poter affermare entusiasticamente: "Questa è la nostra fede. Questa è la fede della Chiesa e noi ci gloriarne di professarla, in Cristo Gesù Signore nostro".

Il catechismo proposta unitaria e comune per la comunità ecclesiale

Un terzo aspetto che connota un catechismo è quello di essere proposta unitaria e comune per la comunità ecclesiale.
Un catechismo si pone sempre come proposta di comunione e di unità. Abbiamo appena detto che nasce per un'esigenza di riferimento dell'unica fede.
Orbene: quest'unica fede fa comunità e comunione ecclesiale.
Oggi i sociologi, i semiologi e in genere coloro che si occupano di comunicazione di massa e di linguaggio avvertono quanto importante sia - nell'epoca della telematica - essere attenti e vigilanti nel trasmettere informazioni e dare notizie. 11 mondo, dicono, è diventato ormai un "grande villaggio", in cui quasi in tempo reale le notizie corrono da un estremo all'altro dell'orbe.
La stessa facilità con cui oggi la gente si sposta da un posto all'altro, per motivi non solo piacevoli o di interesse, ma spesso, purtroppo, anche per tristi necessità, favorisce una circolarità di informazioni e di scambi culturali.
Nell'ambito della comunicazione della fede un testo di catechismo contribuisce a fare comunione, a creare comunità. I credenti in Cristo, gli appartenenti alla Chiesa cattolica, si ritrovano nei contenuti del grande libro della fede che segna e ha segnato le singole epoche. Se si dovesse ricorrere a una figura plastica, si potrebbe dire che ogni catechismo narra la storia di un popolo, che ha il Signore per capo-famiglia, la Chiesa per madre.
In esso sono contenute le regole di vita, a cui tutti e ciascuno debbono rifarsi per essere realmente figli di quel popolo e di quella famiglia.
Queste norme non possono essere interpretate a proprio uso e consumo; non possono essere ridotte a semplice interpretazione soggettivistica.
Certamente la storia di un popolo non è soltanto quella scritta. Tuttavia un catechismo vuole essere, in ordine ai contenuti della fede, un punto di riferimento autorevole e comune per diversificati itinerari di educazione alla fede.
Una tale esigenza è avvertita proprio per costruire comunità e per consentire ai singoli e alla comunità di attingere con chiara sicurezza, nel libro della fede, l'orientamento per percorrere itinerari di fede, pur metodologicamente diversificati.
Al termine di questo percorso, torna spontaneo l'imperativo di ribadire la non intenzionalità di enfatizzazione del testo di catechismo. Esso non è il fine della diaconia dell'annuncio, ma uno strumento e, come ricorda il Direttorio Catechistico Generale, non il primo, ne l'unico, ne l'esclusivo (DCG 116-124).
La finalità della catechesi è la maturazione della fede.
E qui l'attenzione si deve spostare dal libro del sapere all'uomo.
Tra i catecheti è, ormai, comunemente accettata la netta evidenza tra catechismo e catechesi.
Tra concreta e incarnata messa in atto di un cammino di crescita nella fede e il libro o compendio che, al massimo, può significare un aiuto o strumento all'interno di tale processo. Il catechismo allora diviene strumento importante per la comunicazione della fede a condizione che esso sia inserito in una pastorale comunitaria e organica.
Per quanto riguarda l'attenzione che il discorso riserva ai catechisti si fa riferimento ad altra parte del presente studio e alla interessante riflessione promossa dal Direttorio generale per la Catechesi.
Basti qui ricordare ciò che scriveva l'antico Direttori Catechistico Generale trattando della formazione catechistica: "Qualsiasi attività pastorale che non sia sostenuta da persone veramente formate è condannata al fallimento. Gli stessi strumenti di lavoro restano inefficaci, se non sono usati da catechisti adeguatamente preparati. La formazione catechistica, pertanto, ha priorità sul rinnovamento dei testi e sul rafforzamento dell'organizzazione catechistica" (DCG 108).
Tutto ciò sarà più agevolmente compreso se avremo chiara la natura, gli obiettivi e le finalità della catechesi. Essa, infatti, non è solo trasmissione della dottrina cristiana. Suo fine ultimo è quello di:
- creare una mentalità di fede;
- favorire una conoscenza sempre più profonda e personale del mistero di Cristo;
- iniziare e nutrire il senso dell'appartenenza a Cristo nella Chiesa;
- educare a una mentalità profondamente universale e missionaria;
- promuovere una graduale, ma costante integrazione tra fede e vita .
"La catechesi tende dunque a sviluppare la comprensione del mistero di Cristo alla luce della Parola, perché l'uomo tutto intero ne sia impregnato. Trasformato dall'azione della grazia in nuova creatura, il cristiano si pone così alla sequela di Cristo e, nella Chiesa, impara sempre meglio a pensare come lui, a giudicare come lui, ad agire in conformità con i suoi comandamenti, a sperare secondo il suo invito" (CT 20).


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MATUSALEMME:Potrebbero anche far...
Carlo:Bene, se questa è l...
asdfghjk:beato te che sei san...
asdfghjk:quoto Mary...
Carlo:Questi sono solo i r...
Carlo:Commento biasimevole...
Carlo:Ottimo commento di M...
Carlo:Il celibato, a diffe...
Carlo:Ciao massimo b, risp...
InCristo:--- rimosso commento...
parusia:Ho letto di Volpe gl...
StevenY2J:cit. "Dio disse ad A...
Tiziano Scapin:Siete malati e decis...
mary:Premesso che non son...
mary:Ciao Massimo ormai l...
Matteo:Siti porno, malcostu...
Andrea.Sorfei:S.Pius mi sorprende ...
Mike:ottimo articolo. ma ...
parusia:Stento a credere di ...
adamo:taci roberta. tu don...
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asdfghjk:Ho letto anche il tu...
asdfghjk:E' stato dove doveva...
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