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QUARESIMA, TEMPO DI DIGIUNIO E DI SOLIDARIETA' Stampa E-mail
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QUARESIMA, TEMPO DI DIGIUNIO E DI SOLIDARIETA'Il prossimo mercoledì, con la benedizione delle ceneri inizierà il tempo sacro della Quaresima: tempo di grazie e di salvezza, durante il quale tutti siamo invitati a convertirci attraverso il cammino e la pratica penitenziale, la preghiera più intensa, il digiuno e l’elemosina. Il papa Benedetto ha reso pubblico il suo Messaggio per la Quaresima 2009 che ha per titolo: “Gesù, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame” (Mt 4,2). In questo Messaggio il Papa riflette sul valore cristiano del digiuno e chi domanda che senso abbia per i nostri cristiani  privarsi di qualcosa che è in sé stessa buona per il proprio sostentamento. La Sacra Scrittura e la Tradizione cristiana insegnano che il digiuno è un grande aiuto per evitare il peccato e un mezzo, attraverso il quale recuperare l’amicizia con il Signore. Per questo la Parola di Dio ci invita molte volte a digiunare. Gesù ci è stato d’esempio per quaranta ...

... giorni e per quaranta notti nel deserto dove ha respinto le tentazioni del diavolo, anche l’offerta del cibo. La pratica del digiuno è stata vissuta anche dalla prima comunità cristiana, tanto che i Padri della Chiesa parlano concordi della “forza del digiuno” capace di frenare il peccato, reprimere i desideri del “vecchio Adamo” e aprire il cuore al cammino verso Dio. Ai nostri giorni, ci dice il Papa, la pratica del digiuno ha perso rilevanza in ordine alla prospettiva ascetica, mistica e spirituale. In molti ambienti cristiani è addirittura scomparsa. Al tempo stesso la pratica del digiuno è andata accreditandosi come mezzo terapeutico utile alla cura del proprio corpo e come fonte di salute. Per i cristiani il digiuno deve tornare a essere una terapia per curare tutto ciò che impedisce di conformarsi alla volontà di Dio.
Il digiuno aiuta a n on vivere per noi stessi, ma per Lui che ci ha amato e ha dato sé stesso per noi e a vivere, altresì, per i nostri fratelli.

La Quaresima ci offre l’opportunità di recuperare il significato autentico di questa antica pratica penitenziale, che indubbiamente ci aiuta a mortificare il nostro egoismo e a rompere con quegli attaccamenti terreni che ci separano da Dio, a controllare i nostri appetiti disordinati e a essere maggiormente ricettivi alla grazia di Dio.
Il digiuno contribuisce a irrobustire la nostra conversione al Signore, ad abbandonarci a Lui e – come dice il papa Benedetto nel suo Messaggio - “aprire il cuore all'amore di Dio e del prossimo, primo e sommo comandamento della nuova Legge e compendio di tutto il Vangelo”.

Il digiuno ci aiuta ancora a crescere in intimità con il Signore.
Sant’Agostino, nel suo breve trattato L’utilità del digiuno, scrive così: "Mi dò certo un supplizio, ma perché egli mi perdoni, da me stesso mi castigo perché egli mi aiuti, per piacere ai suoi occhi, per arrivare al diletto della sua dolcezza. Anche la vittima è tormentata, per essere posta sull'altare. Così la mia carne appesantisce meno il mio spirito ... Se qualcuno capisce ciò, può verificare con la sua stessa esperienza quanto sia utile il digiuno".

La privazione volontaria dell’alimento materiale dell’alimento ci dispone interiormente per ascoltare Cristo Maestro e alimentarci della Sua Parola di salvezza. Con il digiuno e la preghiera più costante e abbondante nei giorni di Quaresima, il Signore  sazia pienamente i desideri più profondi del cuore umano: la fame  e la sete di Dio.

La pratica volontaria del digiuno ci permetterà altresì di sperimentare la tristissima situazione in cui vivono molti fratelli nostri, quasi un terzo dell’umanità, costretti a digiunare come conseguenza della ingiusta distribuzione dei beni della terra e della mancanza di solidarietà dei paesi sviluppati.
Dall’esperienza ascetica del digiuno e per amore di Dio dobbiamo chinarci con il Buon Samaritano sui fratelli che patiscono la fame, per condividere con i essi i nostri beni. Non solo quelli superflui, ma anche quelli che riteniamo necessari; poiché se l’amore  non ci fa in qualche modo soffrire è un amore ingannevole.
Così dimostreremo che i nostri fratelli bisognosi non ci sono estranei, ma qualcuno che ci appartiene e ci è caro.
 
Nella antichità cristiana si dava ai poveri il frutto del digiuno.
Nella congiuntura sociale che stiamo vivendo anche come conseguenza della crisi economica,  dobbiamo riscoprire e promuovere questa pratica penitenziale della Chiesa primitiva. Per questo, insieme alle pratiche quaresimali tradizionali: la preghiera, l’ascolto della Parola, la mortificazione, il sacrificio e l’elemosina ciascuno dovrebbe intensificare il digiuno volontario personale, destinando ai poveri quanto, come conseguenza del digiuno, si può ricavare.
 
La Vergine Santa ci sostenga e ci accompagni in questo itinerario quaresimale nell’impegno di liberare il cuore dalla schiavitù del peccato, affretti la nostra conversione al Signore e ci conceda davvero una Quaresima fruttuosa e santa.

mons. Tommaso Stenico


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