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Onore al "genio femminile" Stampa E-mail
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Onore al Vorrei partecipare anche io alla festa delle donne; ma lo vorrei fare in modo personale. Vorrei rendere onore al genio femminile! singolare intuizione di Giovanni Paolo II. Dal messaggio del Concilio Vaticano Il alle donne ai successivi documenti del magistero della Chiesa (Mulieris dignitatem e la Lettera alle donne, soprattutto) la donna è oggetto di cura e di sollecitudine della Chiesa. A esse riserva i titoli più belli: sorelle e madri, collaboratrici, geniali costruttrici di pace nella società…  Non v’è dubbio che la Chiesa ha compiuto un cammino di purificazione e di progresso, tanto da potersi permettere di invitare i governi e le agenzie culturali dell’Orbe a rispettare e promuovere la dignità della donna. Certo lo fa dal suo punto di vista non cedendo mai alle questioni eticamente sensibili che coinvolgono, appunto, la dignità della donna. La Sacra Scrittura, nel racconto della Genesi, presenta l’uomo e la donna ...

... come due modi di essere persona, due espressioni di una comune umanità. La donna è immagine di Dio né più né meno dell’uomo ed entrambi sono chiamati all’identificazione con Gesù, perfetto Dio e perfetto uomo.
 
Nonostante la scoperta della mappa del genoma umano, la donna e l'uomo sanno chi sono?
 
La Chiesa non intende insegnar nulla a nessuno; quel che è certo è che la questione femminile è uscita definitivamente dal sommerso ed è diventa oggetto specifico di riflessione della Chiesa e quindi tema dei dibattiti organizzati dalle diocesi e dai movimenti cattolici.
La Chiesa ribadisce l’essenziale, fondamentale eguaglianza che nell'unità dei due possiedono l'uomo e la donna fino a formare un'autentica communio personarum».

Mentre nella cultura “dell’accusa” le diversità sono esaltate per contrapporle, la Chiesa vede nelle differenze qualcosa che conduce alla relazione.
E’ quanto scriveva all’allora cardinale Joseph Ratzinger nella Lettera ai vescovi sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo, nel 2004 quando era Prefetto per la Congregazione per la dottrina della fede. La Lettera ricalibrava, per così dire, la questione femminile, inserendola nel più ampio contesto delle relazioni umane, entro cui la donna e l’uomo sono chiamati a raccogliere le loro differenti identità e a convivere reciprocamente nel rispetto e nella condivisione.
La Lettera ai vescovi metteva in luce il fatto che esistono valori e un “genio” distintamente femminili. Ma è fin da quando Paolo scrisse “non c’è più né uomo né donna” (Gal 3,27-28), che la Chiesa ha sempre affermato la parità fra i sessi, depurata della rivalità. 
E ciò a partire da un fatto esaltante: uomo e donna sono immagine di Dio, come singoli e insieme, nell'uguaglianza e nella differenza.

Nel racconto della Genesi risalta proprio questo elemento. In famiglia - per esempio - il padre e la madre svolgono ruoli distinti, entrambi necessari, ma non scambiabili. La responsabilità è la stessa ma differisce il modo di esercitarla. In tutto il contesto sociale, se la donna si omologa all’uomo o l’uomo alla donna, si produce un disorientamento per entrambi ed entrano in crisi le loro relazioni.
Sempre nella Genesi leggiamo che Dio affida il mondo all’uomo e alla donna. Entrambi devono lavorare con l’apporto adeguato al proprio genio per una società migliore. Le qualità maschili e femminili si completano mutuamente per realizzare questo compito comune. A entrambi è stato chiesto di essere fecondi e di soggiogare la terra; che il peccato originale è "peccato dell'uomo" indipendentemente dalla "distribuzione delle parti": che la violazione dell'eguaglianza, col predominio dell'uomo maschio, non corrisponde al progetto originario, ma è maschilismo frutto del peccato.
 
Solo un'antropologia della reciprocità ha potuto consentire l’accettazione del vivere concretamente l'uguaglianza uomo-donna.
In tal modo si favorisce una reale promozione della donna, recuperando ciò che di costruttivo ha maturato il femminismo, ma anche andando oltre, tenendo conto cioè della necessità di rileggere in sintonia le due diverse "marcature" biologiche maschio/femmina e di guardare anche a quella maschile che soffre, in questo difficile passaggio di secolo, di un "deficit" di maturazione "identitaria", esposto com’è al mutamento repentino e scomposto delle relazioni "intersoggettive".

Nell'orizzonte del reciproco dono di sé — dunque non a partire da elementi sociologici, ma di antropologia biblica e teologica — si sviluppano le condizioni perché l'un genere possa apprezzare sempre più il dono dell'altro, farne tesoro in tutte le relazioni e in tutti i luoghi istituiti.
 
Onore allora alle donne e al loro “genio”!
II “genio femminile” è quella capacità di “vedere lontano”, “intuire” e “vedere con gli occhi e con il cuore”,
Genio che implica ampiezza di vedute, progettualità alta e profezia, radicandosi nella migliore rivelazione dei doni dello Spirito.

Nella lettera alle donne Giovanni Paolo II considerava indispensabile l’apporto della donna per l’«elaborazione di una cultura capace di conciliare ragione e sentimento», e per l’«edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità». Il genio femminile, con la sua attitudine innata di conoscere, comprendere e curare l’altro, estende il suo influsso alla famiglia e all’intera società. Sì: la cultura ha più che mai bisogno del genio femminile!
 
Le donne sanno a fiuto che la verità oltrepassa la ragione e che per raggiungerla occorre ben più che stare ore e ore sui libri. Amore è soprattutto sapienza dell'ineffabile, contemplazione di segrete comunicazioni non espresse nelle parole ("donne ch'avete intelletto d'amore", recita il celebre verso di Dante).
Dare compimento a questo processo "benefico" appare pertanto un dovere e un obiettivo da rinnovare in questa ricorrenza che pone al centro (non per una giornata, spero) la donna.
 
Onore a te donna, e al tuo genio femminile!

mons. Tommaso Stenico


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