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DOMENICA DELLA PASSIONE DEL SIGNORE - DOMENICA DELLE PALME«Benedetto colui che viene nel nome del Signore!» Con la Domenica della Passione del Signore e Domenica delle Palme inizia la Grande Settimana; l’unica di tutto l’anno liturgico che gode del privilegio d’essere chiamata “santa” e che culminerà nel Triduo Sacro del Venerdì, Sabato e della Notte pasquale. E’ il gioiello dell'anno liturgico, una perla troppo spesso dimenticata dai cristiani. Rivivremo gli ultimi giorni della vita di Gesù. La Chiesa si ferma stupita a meditare la misura dell’amore di Dio. Per quaranta giorni abbiamo peregrinato con il Signore Gesù nel deserto; siamo saliti sul monte della Trasfigurazione, abbiamo capito che al Tempio si va per lodare e benedire Dio e non per barattare con Lui e con   Nicodemo abbiamo incontrato il Maestro che ci indicava Q”l’ora solenne” della Croce. Oggi la liturgia ci presenta la folla festante dei giudei che inneggia: “Hosanna” mentre Gesù entra ...

... in Gerusalemme; ci mostra altresì la stessa folla che dopo pochi giorni grida il suo “Crucifige!” Sul Calvario la folla scompare e scompaiono pure i discepoli. I colpi sordi e violenti dei chiodi nelle mani e nei piedi di Gesù, battono il ritmo della ritirata.
Nessuno si aspettava questa fine, anzi.

Eppure, sulla Croce, Cristo è Re!
Nessuno l’ha compreso.
Umanamente Cristo non avrebbe potuto fare una fine più miseranda: abbandonato da tutti. La solitudine del Cristo, dal Getsemani al Calvario, si fa sempre più amara e lacerante, perché all'abbandono degli amici e al tradimento, di chi aveva consumato la Pasqua con lui, si aggiunge, alla fine, il misterioso, drammatico silenzio del Padre, un silenzio che, per l'uomo Gesù è angoscia di abbandono: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?"
Il silenzio di Dio è un modo diverso di parlare.
E’ il chicco di grano, caduto nella terra.

Eppure mai come su quella Croce Cristo è Re!
La Croce è il suo trono.
Gesù fa suo e vive nella storia l'amore misericordioso, incondizionato e universale del Padre.
Dalla croce pende il destino dell'uomo; con quel sangue è firmato il patto dell'Amicizia eterna di Dio.

Su quella croce si consuma la follia dell’umanità che inchioda alla croce il Cristo perché l’umanità sembra non avere più bisogno di Dio.

Lui che è il Dio vicino, il Dio solidale, il Dio che ama, sino alla fine e oltre la fine; perché il suo amore è infinito, e onnipotente, di quell'onnipotenza che non sovrasta, ma che lo ha portato ad essere simile all'uomo, come Paolo ci ricorda, nel suo insuperabile inno: "Cristo Gesù, pur essendo di natura divina.... spogliò se stesso, assumendo la condizione di sevo, e divenendo simile agli uomini..." ( Fil. 2,6).

Proclamiamo anche noi, come il centurione, che Gesù “è veramente Figlio di Dio”.
È sulla Croce che si conosce veramente chi è Gesù e in che senso Egli è Messia e Figlio.

Il racconto della passione non ha bisogno di commento. Va solo contemplato, pregato, vissuto per cogliere in esso la violenta passione di Dio che cerca l'uomo, in un amore disposto ad amare sino alla fine, costi quel che costi, fino a dare la vita. Non si può cogliere il mistero della croce, se non si vede sulla croce il mistero dell'amore di Dio.
Sì: la croce è la rivelazione suprema che Dio è amore.
La Croce è proprio questo squarcio, questo svelamento del volto di Dio che apre la strada al riconoscimento. Il velo cade, Dio non è più irraggiungibile e nascosto. Dio è lì, appeso per amore alla Croce.

Entriamo, allora nella grande Settimana Santa con lo sguardo rivolto a Lui. Lasciamo che lo Spirito ci metta un po’ di subbuglio nell’anima per ritrovare lo stupore davanti alla Croce. Possiamo pensare come S. Paolo: "Così mi ha amato e ha dato se stesso per me!".
E dire: grazie!

mons. Tommaso Stenico


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