| Crisi e disoccupazione… made in Italy |
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... presente che il terziario, uno dei settori in cui s’estrinseca gran parte dell’occupazione. La catena produttiva italiana, flette la grossa precarietà economica. I costi di gestione, dal personale, alle spese vive, scoraggiano l’avvio di nuove attività commerciali. Un tempo, solutive per i non destinati alla vita d’ufficio o alla statalizzazione del posto di lavoro. Libera impresa, attività di banco, modi per impiegarsi e per impiegare unità a corto d’inserimenti pubblici. Ma neanche tale impresa, può esser più considerata valida. Da lontano, l’urlo d’un Pil che s’inginocchia dinanzi al boom economico contratto. Tempi migliori? Quando?Guardando in alto, ai vertici governativi, non si comprende come mai in tale crisi, il nostro Paese continui a non muoversi all’insegna di quel risparmio di cui parla. Gli emolumenti per la classe politica, perseverano negli accessoriati favoritismi. Dagli scatti telefonici, alle coloratissime carte servizi gratuite. Oltre ad indennità, mezzi di trasporto gratuiti per sè e per i propri e, chi più ne ha, più ne metta. Un autunno caldo per i precari scolastici, per i disoccupati che non vedono bagliori di luce, sotto le nuvole delle fameliche utenze da saldare. E per la gente comune, quella che fa la storia di tutti i giorni, pensando a come deve sopravvivere, nella giungla opportunistica, non sempre capace o disponibile a prostituirsi al miglior offerente! Rita Occidente Lupo |
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Per le borse, sempre più sfilacciate, da un’economia singhiozzante. In ogni settore. Con la crisi, 10.000 negozi in meno. Il record, tutto campano, seguito da Lombardia, Lazio, Puglia. Nell’intero Paese, 36.000 saracinesche abbassate. Non c’è di che star allegri in tale periodo di magra, che non accenna a scemare. Altro che crisi alle spalle, commenta mesto Bersani! Nei primi 6 mesi del 2009, la Campania la regione col maggior numero di negozi in panne: 4.598. Ad andare peggio, i piccoli esercizi commerciali, mentre difese meglio le grandi distribuzioni. Ad abbassare le saracinesche, ben 36.798 negozi. Solo parzialmente rimpiazzati da 26.000 nuove aperture. Le previsioni, per fine 2009, incalzano fosche. Le associazioni di categoria, Confesercenti e Confcommercio, stimano circa 50.000 esercizi commerciali, “vittime” della crisi entro dicembre. La notizia non fa ben sperare per il futuro. Tenendo ...
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