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Domenica XXX del Tempus per Annum. Maestro qual è il grande comandamento?

Esigente il pensiero di Gesù nella Liturgia della parola di questa domenica: “Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti”. Quali sono i due comandamenti?  Amare Dio con tutto se stessi e amare il prossimo come se stessi. Difficile, impegnativo l’amore. E noi siamo tutti digiuni dell’arte di amare. Quando diciamo alla persona amata: “io ti amo” non abbiamo la nostra soddisfazione fin quando l’altro/a non ci dirà: “anch’io ti amo” . E in questo bisogno, in questa attesa è iscritto tutto il nostro egoismo, tutta la nostra incapacità d’amare e d’amore. Chi ama, lo fa in maniera unidirezionale; l’amore è a senso unico; chi ama per ricevere amore, non ama! A buon diritto il Maestro Gesù ha posto nella legge dell’amore tutta la legge e tutti i profeti. Difficile per noi comprendere fino in fondo questa parola. Come si fa ad amare Dio per primo e su tutte le altre cose? Significa orientare a lui tutta la ...

... nostra vita. Come diceva un santo: nulla al di sopra o al posto di Dio. Una delle difficoltà per il cristiano d’oggi sta nella tendenza orientata ad assorbire praticamente l’amore di Dio nell’amore del prossimo è una insidia pericolosa, perché significa ridurre la fede ad etica, la vita cristiana ai rapporti interpersonali o ai problemi sociali e politici. È chiaro che l’amore del prossimo è la verifica dell’amore di Dio, ma i due comandamenti non sono intercambiabili. La tentazione è quella di far coincidere la fede cristiana con il culto dell’umanità. Difficile per noi comprendere la pedagogia di Dio, secondo la quale “non c’è amore più grande di colui che è disposto a dare la vita per la persona amata” .

Dare la vita - è più che perdonare - è più che superare un tradimento - è più che accogliere un figlio prodigo - è più che amare un figlio che ti fa vergognare - è più che accogliere - è più che essere solidali - è più che far posto al diverso - è più che rispettare l’extra comunitario - è più che condividere un  tetto, un cibo, un lavoro - Dare la vita è amare!

Le parole di Gesù nel Vangelo di questa domenica fanno capire che la religione cristiana non consiste in una serie di regole da osservare. Siccome Dio ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4, 10), l'amore adesso non è più solo un «comandamento», ma è la risposta al dono dell'amore, col quale Dio ci viene incontro.

Vivere secondo la fede cristiana significa adottare un atteggiamento basilare che permea l’intera esistenza, ogni istante, ogni pensiero, ogni gesto: ed è guardare a Dio e agli altri uomini con amore.

E’ facile ravvisare qui il richiamo alla “regola d’oro” enunciata da Gesù nel discorso della montagna: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti” (Mt 7,12). Papa Benedetto nell’enciclica Deus caritas est fa ricorso a una felice espressione; “il programma del buon Samaritano, il programma di Gesù — è «un cuore che vede». Questo cuore vede dove c'è bisogno di amore e agisce in modo conseguente” (31).

Difficile amare! Difficile l’amore. Amare per il cristiano, più che osservare un comandamento, è imitare una persona, Gesù. E’ fare come Lui. E – appunto -  dare la vita come l’ha data Lui.

Tale amore, impossibile alle sole forze umane, il Padre e Gesù ce lo comunicano, donandoci il loro Spirito. Implorare da Dio il dono dello Spirito Santo è chiedere tale capacità d’amare. Prestando sempre la grande attenzione al tutto il comandamento: Amare Dio con tutto se stessi e amare il prossimo come se stessi. Una fede amputata della sua dimensione verticale sarebbe esposta a tutte le mode e scadrebbe ineluttabilmente a ideologia. Una volta salvata la “primarietà” dell’amore di Dio, occorre ribadire l’indissolubilità dei due comandamenti: sulla strada dell’amore non si cammina con un piede solo! E se senza l’amore di Dio, quello per il prossimo è come un albero senza radici, il primo senza il secondo sarebbe come un albero senza frutti...

di Mons. Tommaso Stenico


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