| Breve testo su alcuni aspetti della attuale situazione politica: la famiglia e la bioetica |
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... Fini della legge 40/2006 (quella che limitava le pratiche di fecondazione assistita e riconosceva dignità umana all'embrione): egli voleva abrogarla mediante un referendum al quale ha dichiarato di aderire, in contrasto con la linea ufficiale del Pdl. Poi, per fortuna, il referendum fallì. La posizione dell'ex leader del Pdl suscitò molte polemiche. Si delineò una opinione interna al partito che difendeva in modo perentorio la legge, mediante articoli di giornale e pubblicazioni varie. Alcuni parlamentari (come Giovanardi, Carlo Casini e la Roccella) presero spunto da quella querelle per riformulare meritoriamente progetti di legge sull'interruzione di gravidanza (vedi legge sui consultori). Qualcuno, seppure in modi opinabili, impugnò il tema della difesa dell'embrione fino a costituire un movimento politico (Ferrara col suo "No all'aborto"), incapace di darsi una rappresentanza parlamentare, ma abbastanza agguerrito da suscitare un vivace dibattito, che ebbe il merito di rimettere in discussione parecchi "dogmi" vetero-femministi. Anche in quel caso, l'attuale presidente della Camera esprimeva la sua moderata contrarietà a qualunque considerazione critica sull'aborto, adulando i custodi del pensiero progressista con i suoi discorsetti finto-forbiti, che tanto ricordano il miglior Paolo Bonolis. Ebbene, bisogna ora chiedersi: Berlusconi ha mai polemizzato seriamente con Fini su questi argomenti? Gli ha mai rimproverato specificatamente di sostenere posizioni incompatibili col Pdl su questi punti fondamentali? A me pare che ciò non sia avvenuto. E temo che questa "omissione" sia stata dettata dal timore di Berlusconi di non poter individuare nel partito (e nel suo elettorato) un consenso unanime sul valore da assegnare alla vita: dal suo primo manifestarsi al suo concludersi, passando attraverso gli snodi cruciali della sessualità, della vita di relazione e dei rapporti civili e familiari. Come non ricordare, a tale riguardo, le generose aperture del Ministro Carfagna alle tesi della "ultra-femminista" Paola Concia in materia di "diritti degli omosessuali"? La titolare delle "pari opportunità" usò parole di grande ammirazione per l'esponente del Pd, fino a "fare autocritica" (in una sorta di... sessione maoista) dei suoi superati "pregiudizi omofobici", benevolmente rimossi grazie ai sapienti insegnamenti della collega Concia. I tributi della Carfagna alle tesi progressiste dell'interlocutrice furono amplificati e lodati dalla pubblicistica di sinistra, ben contenta di segnare un altro punto a favore della vulgata libertaria. In quell'occasione ci furono delle polemiche all'interno del Pdl; ma non ricordo, sinceramente, sconfessioni o smentite a quell'iniziale "conversione etica" del Ministro. Temo, al contrario, che quella sortita abbia ricevuto un avallo persino dai vertici del governo. Ebbene: quelle dichiarazioni della Carfagna (che pure oggi rimane ministro) si conciliano meglio con le posizioni di Fini o con quelle di Berlusconi? Mi piacerebbe saperlo, più di quanto mi interessi sapere chi ha comprato la casa di Montecarlo. Si potrebbe proseguire, citando analoghe dicotomie sulle rispettive idee presenti nel Pdl a proposito di eutanasia e di istruzione scolastica. Ma il senso delle mie obiezioni sembra già chiaro. Si sarebbe quasi tentati di credere, in ultima analisi, che il partito berlusconiano mostri delle autentiche ambiguità su questioni cruciali della bioetica e del diritto di famiglia; e che tali ambiguità - ben più di qualche notizia di cronaca rosa e ancor più delle opportunistiche valutazioni sull'immunità di questo o quel parlamentare - meritino da parte di un elettore cattolico la dovuta attenzione, specie in un momento nel quale si evoca la necessità di dare una nuova identità al Pdl. Occorre, è vero, svecchiare la classe dirigente. Sarebbero apprezzabili una maggiore presenza sul territorio, una comunicazione meno "ingessata", una vera unità di intenti nel dire con chiarezza quel che si realizza. Ma non meno importante, oggi, è rimarcare e definire il valore primario sul quale si fonda il partito del centrodestra: la persona umana. Quale idea ne abbiamo? Come la decliniamo rispetto alle questioni basilari dell'aborto, del cosiddetto fine-vita, del matrimonio, dell'educazione dei figli, dell'uso di droghe e di molto altro ancora? Siamo certi che dinanzi a questi interrogativi Fini e Berlusconi si dividano e si spendano con la stessa perentorietà con cui si scontrano a proposito del cognato di Montecarlo, o dell'astensione strategica sull'immunità del tale sottosegretario? Se infatti sui temi etici si riscontrasse una vaghezza tale da nascondere la vera identità etico-politica del Pdl, allora dovremmo concludere che il duello a distanza tra Berlusconi e Fini non rappresenta, per l'elettore cattolico, il problema principale; semmai esso rischia di diventare un pericoloso diversivo per distogliere le menti da ciò che conta davvero. Molto più importante, a mio avviso, è dare forma, nell'ambito del Pdl e con provvedimenti politici tangibili, alle ragioni del laicismo cristiano espresse mirabilmente dal Santo Padre nelle sue encicliche e ricavabili dal Suo insegnamento complessivo. Quelle stesse ragioni che sono continuamente insidiate dai violenti attacchi del relativismo e che troppo spesso vengono lasciate ai margini del dibattito, per puri calcoli di convenienza. Lorenzo Petruzzi
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La recente polemica tra Fini e Berlusconi rappresenta l'esito naturale di un dissenso politico e personale maturato negli anni. Il linguaggio banale e icastico dei media, tuttavia, descrive solo gli aspetti marginali del dissidio tra i due leader (la vicenda dell'immobile monegasco del presidente della camera) e tratta in modo inadeguato, con cenni fugaci e inappropriati, temi molto complessi, come il rapporto tra giustizia e politica. Nessuna attenzione, d'altro canto, sembra essere riservata ad alcuni valori fondamentali e fondanti del Popolo della libertà, valori sui quali il dissenso tra Fini e Berlusconi risulta da un lato ben più significativo e dall'altro assai meno esplicito: forse perché evidenziare e discutere di quei temi sarebbe molto (o troppo?) impegnativo per il Presidente del Consiglio in termini di consenso elettorale. Alludo principalmente a due argomenti: la famiglia e la bioetica. Sappiamo, per esempio, che cosa pensi ...

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