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Il segno della pace

Il segno della pace sta conoscendo in questo ultimo periodo un dibattito “interno”. Si sta discutendo infatti sulla sua attuale collocazione e sul “momento liturgico” dove dovrebbe trasmigrare. L’ordinamento del Messale Romano ricorda che “Il segno della pace viene scambiato dopo la preghiera del Padre nostro e dopo l'invito del sacerdote: Scambiatevi un segno di pace! Si tratta di un gesto di augurio reciproco ad accogliere la Pace interiore che Dio Padre vuol donarci con la sua vita. Nella liturgia ambrosiana (diocesi di Milano) il segno della pace si scambia dopo la proclamazione della Parola di Dio e dopo la preghiera dei fedeli. A quel punto il celebrante o il diacono si rivolgono all’assemblea eucaristica con queste parole: "Secondo l'ammonimento del Signore, prima di presentare i nostri doni all'altare, scambiamoci un segno di pace". Non è difficile ricordare le parole di Gesù: “Se presenti ...

... la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono” (Mt 5, 23-24).

Anche coloro che celebrano la liturgia secondo il rito romano (e sono i più) dovrebbero fare memoria di questo ammonimento del Signore anche se il gesto di pace viene scambiato tra il Padre nostro e i riti di Comunione. Anche nel contesto del rito romano il Signore riserva parole altrettanto forti e prescrittive: “Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe" (Mt 6,14-15). Preciso che la preghiera del Padre Nostro si conclude al versetto 13; pertanto la frase  citata è quasi un precetto e un obbligo per chi ha pregato: “Padre Nostro!” E perciò, prima della comunione, sono necessari questo sforzo di comunione e questa conversione del cuore.

Si diceva del dibattito in corso sulla eventuale trasmigrazione dello scambio della pace.
Fin dall'antichità e a ragion veduta anche sant'Agostino testimonia che il segno di pace veniva scambiato dopo il Padre nostro e prima della comunione. E papa Innocenzo I insisteva presso i vescovi del Lazio affinché il bacio di pace fosse scambiato prima della comunione.
Il significato dello scambio di pace va colto nel contesto della preparazione alla comunione, dopo il "Padre nostro" (con le sue esigenti parole sull'amore fraterno) e la comunione. Nel Rito Romano, infatti, lo scambio di pace non ha il senso della riconciliazione prima di presentare la propria offerta, ma di porre un gesto di comunione fraterna prima di accostarsi a ricevere il corpo e il sangue di Cristo.

Per il momento, quindi, debbono valere le parole della Redemptionis Sacramentum, l’Istruzione della Congregazione per il Culto divino che ricordava: “Si mantenga l’uso del Rito romano di scambiare la pace prima della santa Comunione, come stabilito nel Rito della Messa. Secondo la tradizione del Rito romano, infatti, questo uso non ha connotazione né di riconciliazione né di remissione dei peccati, ma piuttosto la funzione di manifestare pace, comunione e carità prima di ricevere la Santissima Eucaristia. È, invece, l’atto penitenziale da eseguire all’inizio della Messa, in particolare secondo la sua prima forma, ad avere carattere di riconciliazione tra i fratelli.

Sembra tuttavia che il Papa Benedetto XVI pensi a una «una diversa collocazione del segno della pace durante la messa». Lo ha annunciato il Prefetto della Congregazione per il culto divino, cardinale Francis Arinze in un’intervista all’Osservatore Romano.
Il motivo sarebbe dato dal fatto che «spesso non si comprende in pieno il significato di questo gesto. Si pensa che sia un’occasione per stringere la mano agli amici. Invece è un modo per dire a chi ci sta vicino che la pace di Cristo, presente realmente sull’altare, è anche con tutti gli uomini».
Inoltre sarebbe in un certo senso distraente «Per creare un clima più raccolto mentre ci si prepara alla Comunione, si è pensato - ha rivelato Arinze - di trasferire lo scambio della pace all’offertorio. Il Papa ha chiesto una consultazione di tutto l’episcopato. Poi deciderà».
E’ vero che talvolta il momento e il modo di dare il gesto di pace diventa occasione di disturbo, crea disordine, diventa un happening, si trasforma in un momento di distrazione e di occasione per saluti e altre manifestazioni poco consone al momento rituale che precede la comunione; momento che esigerebbe raccoglimento e sacro silenzio proprio perché nell’immediatezza dei riti di Comunione.
Ecco perché l’Istruzione citata rammenta e raccomanda: “Conviene che ciascuno dia la pace soltanto a coloro che gli stanno più vicino, in modo sobrio. Il Sacerdote può dare la pace ai ministri, rimanendo tuttavia sempre nel presbiterio, per non disturbare la celebrazione. Così ugualmente faccia se, per qualche motivo ragionevole, vuol dare la pace ad alcuni fedeli”.
E aggiunge perentoriamente: “Non sia fatto alcun canto allo scambio della pace, (soprattutto accompagnato da chitarre, aggiungo io!),  ma senza indugio si proceda all'Agnus Dei.

Auspico, al momento, per lo scambio di pace una vera catechesi sul segno e sul suo significato che è di chiara valenza ecclesiale-eucaristica, anche alla luce del testo dell’Apostolo Paolo nella 1 Cor 11,27-29, dal cui contesto si percepisce come la comunione al corpo del Signore è ordinata a costituire, chi vi partecipa, in corpo vivente del Signore, libero da divisioni tra membra di uno stesso organismo: la Santa Chiesa di Dio.

di Mons. Tommaso Stenico


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