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Mine Vaganti - Dietro la facciata del perbenismo borghese Stampa E-mail
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Pontifex.RomaLa borghesia nonostante i difficili rapporti uomo società è sempre  pronta a difendere i suoi valori e si caratterizza perché lotta per degli ideali,pur mantenendo dei segreti, fiduciosa nelle sue capacità di esprimere l’essenzialità dei suoi sentimenti e pertanto nelle situazioni di disagio si adegua al flusso di coscienza. Il regista Ferzan Ozpetek mette in scena il suo film Mine Vaganti fondata sulla famiglia borghese basata su un modo di vivere razionale,sull’individualità, e delle diverse esperienze ,e pone l’accento sulla fatale solitudine dell’uomo e della sua incapacità di comunicare con i suoi simili. Un figlio che si dichiara omosessuale provoca un vero ciclone e degli scompensi per questo espulso dalla famiglia e dalla direzione dell’azienda. Ancora una volta in scena una delle cosiddette ‘famiglie Ozpetek’, ma con una location differente Lecce al posto del suo amato quartiere Ostiense di Roma e molto più pepe nella storia. La famiglia ...

... Cantone è proprietaria di uno dei più importanti pastifici del Salento. La nonna aprì l'azienda assieme al cognato, di cui è stata segretamente innamorata per tutta la vita, e ora quegli impulsi sopiti ricadono sulle abitudini di una famiglia schiava del perbenismo alto-borghese. Il rientro a casa del rampollo più giovane Tommaso, trasferitosi a Roma per studiare economia e commercio, è il momento per la famiglia di sancire ufficialmente il passaggio della gestione aziendale ai due figli maschi. Tommaso è pronto a sconvolgere i piani del pater familias dichiarando apertamente la propria omosessualità e il desiderio di seguire aspirazioni letterarie, ma durante la cena ufficiale per festeggiare il nuovo corso aziendale, viene anticipato dal fratello maggiore Antonio che, dopo tanti anni di fedele servizio agli affari di famiglia, si dichiara omosessuale prima di lui e viene per questo espulso dalla casa e dalla direzione dell'azienda. Per non distruggere definitivamente l'orgoglio del padre, già colto da un collasso al momento della rivelazione, a Tommaso non resta altro che dissimulare le proprie preferenze sessuali e assecondare momentaneamente gli oneri familiari. Ozpetek presenta infatti quasi in apertura l'immancabile scena di una grande tavolata di commensali e la sua tipica ripresa che percorre in circolo volti, nuche, bocche che parlano e che masticano. Stavolta però nella perfetta sincronia, inserisce un detonatore narrativo pronto a far saltare la buona forma delle apparenze e a dotare di slancio la successiva evoluzione del racconto.

Mine vaganti è una commedia capace di diventare farsa quando i tempi della storia e le psicologie dei personaggi lo richiedono e dove può capitare di ridere e di piangere nell'arco di una sola inquadratura. Tommaso (Riccardo Scamarcio) è un pugliese a Roma. La sua famiglia pensa che studi Economia e Commercio e corra dietro alle ragazze. Invece Tommaso studia Lettere, scrive romanzi ed è gay. Costretto a tornare a Lecce per firmare alcuni documenti- papà Vincenzo (Ennio Fantastichini) sta facendo entrare nuovi soci nel pastificio di famiglia, Tommaso vorrebbe fare «coming out». Non ne può più di fingere e di apparire e non gliene importa nulla di maccheroni e strozzapreti. Ne parla, la sera prima, con il fratello maggiore Antonio (Alessandro Preziosi). Il giorno dopo, a tavola, c'è tutta la famiglia:mamma Stefania (Lunetta Savino), la nonna (Ilaria Occhini), la zia Luciana (Elena Sofia Ricci), parenti e futuri soci. Dopo che papà Vincenzo ha raccontato una trucidissima barzelletta su un camionista «gay»,l’ironia della sorte vuole che Tommaso batte una posata sul bicchiere, come a voler fare un annuncio. Ma Antonio fa lo stesso, e da fratello maggiore parla per primo. L'esternazione di Antonio lascia tutti di stucco: è gay, odia l'azienda, se ne vuole andare. La mamma scoppia in lacrime, a papà viene un infarto. Catastrofe familiare e finanziaria. Meno male, dicono tutti, che c'è Tommaso: lui sì, che terrà alto l'onore…..

Mine vaganti è la storia di come Tommaso,battuto sul tempo da Antonio, e deve far buon viso a cattivo gioco,o meglio come questa società vuole il gioco delle parti. Ma è anche la storia di come una famiglia tradizionalista borghese venga sconvolta dalla rivelazione del figlio, ma trovi dentro sé gli anticorpi per sopravvivere e perpetuare un amore e una solidarietà invincibili. L'anima di tutto è la nonna, che in passato ha vissuto qualcosa di simile e che nel finale regala a Tommaso la promozione a «mina vagante». Tali sono coloro che distruggono le convenzioni, mettendo gli altri di fronte alla verità.

Nasce una denuncia nei confronti di una società talmente presa dalla solitudine e dal dolore  da dimenticare che i veri rapporti sono quelli umani più autentici e non quelli mediati dal perbenismo e dalla convenzione. Una società di plastica che non guarda all’unicità dell’individuo e alla naturale costruzione della vera identità ma in realtà nasconde al suo interno laceranti contraddizioni e che non lascia respiro alle emozioni ma solamente alla falsità e all’apparenza. È il tentativo di evadere dalle convenzioni di una società,e nonostante la patina dorata di lusso alto-borghese che la riveste,si cerca di fuggire in tanti modi e di creare nuovi rapporti tra reale e irreale nuove dimensioni dove potersi sentire meno estranei. Un aspetto interessante è quello della difesa del silenzio ‘è più difficile stare zitti che dire quello che si pensa’’. Il silenzio è spesso protagonista di questo film, i personaggi si dicono molte cose senza parlare: questo deve farci riflettere in un’epoca in cui tutti parlano tanto, a volte anche a vanvera. E’ qui presente il pensiero pirandelliano della consapevolezza della crisi di identità dell’uomo moderno e della frattura tra l’io e la realtà e di conseguenza la frantumazione dell’io,il non accettarsi come si è, che evidenza il contrasto tra apparenza e realtà. Pirandello ritiene che l'universo sia in continuo divenire, e l'uomo, partecipe di questo flusso vitale, vorrebbe comprenderlo; così cerca di porsi di fronte a tale flusso con il contrasto tra illusione e realtà ed è obbligato ad assumere una forma.

Maddalena Cassano


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