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L'Italia di Pupi Avati, tra falchi e teneri idioti Stampa E-mail
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Pontifex.Roma“Il figlio più piccolo” (Garzanti, 2010) di Pupi Avati è un romanzo che guarda l’innocenza e l’ingenuità di anime generose che sanno donare per amore e crea un forte contrasto con le anime antagoniste ovvero con le anime nere Il regista bolognese trae spunto dall’omonimo libro per creare questo film e in questo contesto inserisce il rapporto tra il padre e il figlio più piccolo. Pupi Avati (Bologna, 1938), autore di più di quaranta film, è uno dei maggiori cineasti italiani. Regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, è anche scrittore di romanzi che sono spesso ispiratori delle sceneggiature dei film - o viceversa - come La via degli angeli (2000), I cavalieri che fecero l’impresa (2000), Ma quando arrivano le ragazze? (2005), La seconda notte di nozze (2006) e Il papà di Giovanna. Il matrimonio di Luciano Baietti,(Christian De Sica)e Fiamma, già genitori di due bambini di pochi anni, si consuma affrettatamente. Appena ...

... il tempo di un brindisi nei bicchieri di carta e lo sposo parte in compagnia di uno strano personaggio e con un mazzo di documenti con i quali la sposa gli intesta i suoi beni immobili Il protagonista un uomo senza scrupoli che si dalle prime battute si rivela un vero mascalzone, perché sposa la madre dei suoi due figli Paolo e Baldo ma non per amore, bensì per acquisire delle palazzine di proprietà della moglie. Subito dopo il matrimonio Luciano esce dalla vita di Fiamma e dei suoi bambini.

La scena si apre con la cacciata dal convento di padre Sergio, per la sua attività troppo terrena di consulente finanziario , tornato nel mondo, diventerà l' anima nera di Christian De Sica (Luciano) che dopo aver sposato l' innocente Laura Morante (Fiamma) già madre dei suoi due figli, scompare con il diabolico burattinaio Luca Zingaretti, che in ricordo del suo passato di frate, porta ancora i piedi nudi nei sandali. Anni dopo Luciano è diventato uno di quegli imprenditori dalla ricchezza imbrogliona e pericolante.

Quando però il suo impero sta per crollare, si ricorda della vecchia famiglia, e non si fa scrupoli a raggirare il figlio minore Baldo (Nicola Nocella), ingenuo e ciccione. Si ricorda allora di quella prima moglie,alla quale ha portato via i pochi beni, ingenua e senza rancore, lasciata a Bologna con i figli dimenticati e ormai ventenni. Tanto è opulenta la vita di Luciano nella sua antica villa affrescata, tanto è misera quella della sua ex famiglia: Fiamma, depressa e nevrotica, strimpella senza successo canzoni folk con un' amica che suona il tamburello, il figlio maggiore (Marcello Maietta) fa il barista e detesta il padre scomparso. Baldo, il minore (Nicola Nocella) ingenuo e ciccione, sogna di diventare regista di film horror con minestroni di carne umana. Quando il padre snaturato lo invita a raggiungerlo nella reggia dove vive, si lascia commuovere da quell' estraneo bugiardo e dolente che intende lasciargli subito tutti i suoi averi. Naturalmente si tratta di un imbroglio ordito da Zingaretti, luciferino reggicoda per salvare l' amico e se stesso e accollare a quel povero ragazzo debiti enormi.

Questo film si fa notare soprattutto per la presenza di Christian De Sica finalmente in un ruolo se non drammatico, per lo meno serio. Il re degli amatissimi cinepanettoni, il divo dei fortunati cineNatali di Neri Parenti ecc… Ci voleva proprio Avati per convincerlo a liberarsi dal sorrisone e dai gesti frenetici e leziosi, dal linguaggio-barzelletta. L'esordiente Nicola Nocella, il figlio più piccolo che dà il nome al film è il secondo tenero "idiota":Baldo, studente al Dams, senz'arte nè parte. Sogna di dirigere un film splatter, quelli con tanti zombie e il sangue che schizza fuori dallo schermo e ingenuo, manipolato continua ad adorare il suo papà. La prima moglie,Laura Morante abbandonata da vent'anni, continua ad amarlo come il primo giorno, un'ingenua cronica detta affettuosamente "la scemina". La madre e il figlio più piccolo, sono dei veri e propri campioni di sprovveduta innocenza, pronti, sempre ad assumere quietamente le parti delle vittime.

Pupi Avati ha dipinto una commedia tragicomica, forse alcune trovate narrative non sono del tutto credibili, e un padre che mette nei guai il figlio per salvare se stesso sembra superare quel limite che anche il peggiore dei genitori rispetterebbe. Per questo il film è divertente, un racconto così grottesco con trovate iperboliche, il forte contrasto tra Luciano Baietti faccendiere senza scrupoli , e la moglie così innamorata e ingenua Fiamma come il figlio più piccolo che si rispecchia nella madre con la sua innocenza buono e generoso. Le loro vicende sconfinano in un marasma di buonismo come infatti vediamo che quando i tempi si fanno difficili per Luciano Baietti e gli appoggi iniziano a vacillare pericolosamente: la grande idea è trovare un prestanome sufficentemente ingenuo e fiducioso su cui scaricare la responsabilità delle situazioni più compromesse. Qualcuno che non sappia e non possa dire di no, qualcuno ingenuo, magari facendo appello a improbabili ragioni del cuore come Baldo.

E si guarda Baldo con la partecipazione affettuosa di chi nel nostro paese ha le radici e gli affetti, un personaggio che intenerisce e molto legato alla famiglia e ama il padre con amore incondizionato. Padri e figli: due mondi in eterna lotta, uniti o paralleli? Come si può definire il rapporto padre-figlio? È un rapporto di complicità, di scontro o di convivenza? I due mondi sono uniti, vivono un’eterna lotta o percorrono due strade parallele? E’ difficile dare una risposta e, probabilmente, è impossibile fornirne una totalmente soddisfacente. Per il figlio maschio il padre è un modello, è colui che lo inizia al mondo degli uomini ,ed è per Baldo un punto di riferimento e prova sentimenti positivi. L’importanza di questi sentimenti positivi sono nei giovani indicatori di benessere soggettivo che a sua volta è un fattore predittivo di buona salute. E vediamo Baldo scoppia di salute,e in ogni caso il rapporto per gli adolescenti con il padre aiuta a sentirli bene con se stessi. Più che "mens sana in corpore sano" sarebbe meglio dire, parafrasando il proverbio latino, "mens positiva in corpore sano".

Ad Avati non interessa 'la denuncia'. Qui siamo in uno spazio più alto,dell’amore incondizionato dove si sospende ogni giudizio. Avati con la forza dell’emozione, va verso questa strada indispensabile per superare grandi ostacoli
I protagonisti cattivi sono dei perdenti fragili; i ‘buoni’ alla fine vincono anche se la visione comune li vede come dei ridicoli ingenui.

Maddalena Cassano


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