Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/" title="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a> Storia delle tattiche: il modulo ungherese: MM - LA TRAPPOLA DI HIDEGKUTI

Iscrizione alla Newsletter

 



Storia delle tattiche: il modulo ungherese: MM - LA TRAPPOLA DI HIDEGKUTI Stampa E-mail
AddThis Social Bookmark Button


Storia delle tattiche: il modulo ungherese: MM - LA TRAPPOLA DI HIDEGKUTIAlla singolare disposizione tattica del vianema, di cui abbiamo parlato recentemente, furono in molti a prestare attenzione, perché la Salernitana che lo lanciò nel 1947-48 giocava in Serie A. Invece pochi fecero caso ad un’altra importante innovazione introdotta l’anno successivo da Annibale Frossi in un Monza poco visibile nella calca delle 82 squadre della Serie C a quattro gironi. Avvocato ed ex calciatore, Frossi era stato un bravo attaccante, normalmente indicato dagli spettatori come l’”ala destra con gli occhiali”: quasi un insulto, anche perché non mancavano serie ragioni per le quali avrebbe potuto essere definito in modo migliore. Nonostante la forte miopia, che lo costringeva a portare persino nel corso della partita lenti alquanto spesse, aveva infatti giocato ad alto livello, anche in nazionale, vincendo due scudetti più una Coppa Italia con l’Inter e la medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1936 a Berlino.

Acqua passata, o almeno così sembrava, a lui per primo. Invece, mentre cominciava a fare carriera nell’ufficio legale dell’Alfa Romeo, fu invitato dal capo del personale (alto dirigente al quale, come si sa, non conviene dire di no) ad allenare la squadretta di calcio del dopolavoro aziendale. Richiamato forse dal destino sul campo di gioco, Frossi scoprì in quella modesta situazione tecnica il piacere di fare l’allenatore, ed a poco a poco quel piacere crebbe fino ad indurlo a lasciare l’Alfa, disimpegnandolo anche dal calcio dopolavoristico. Naturalmente l’avvocato sapeva già dove andare: lo aspettavano appunto al Monza, tranquillo laboratorio nel quale potè sviluppare e sperimentare l’originale idea tattica nata nella sua mente di Dottor Sottile, come fu chiamato, prima dal giornalista Gianni Brera e poi da tutti gli altri; idea tattica che diventò famosa in seguito, quando si vide che con quello strano modulo (oggi lo si leggerebbe 3-2-3-2) giocava la nazionale d’Ungheria.
Semplicissima in sé e per sé ma dagli sconvolgenti effetti sul campo, la novità consisteva nell’invertire le mezzeali, portandole in prima linea, rispetto al trio di punta, che si spostava alle loro spalle e che pertanto trio di punta non era più: riposizionato sulla trequarti, consisteva in un centrale con compiti di regista, contraddittoriamente detto centravanti arretrato, e in due esterni, che erano pur sempre ali, ma ora con l’aggiunto incarico di costruire l’azione. Nel nuovo assetto tattico reggeva il ruolo-chiave di centravanti arretrato una bella intelligenza calcistica, Nandor Hidegkuti. Ancora oggi le squadre che applicano il 3-5-2 (o le sue varianti, a cominciare dall’istantaneo 5-3-2) hanno - più o meno degno di tanto nome - il loro Hidegkuti, perché il calcio moderno porta l’incancellabile impronta di quel ruolo. Persino sui campi di periferia è circolata a lungo l’espressione «giocare alla Hidegkuti». 
Così tatticamente mascherata, e puntando sul fattore sorpresa oltre che sull’altissima classe dei suoi giocatori, la nazionale d’Ungheria cominciò a seminare il panico sui campi d’Europa, suscitando ammirazione fra gli sportivi per la spettacolarità del gioco espresso. Ma nella stessa misura in cui si entusiasmavano le folle entravano in agitazione i tecnici delle squadre che di volta in volta dovevano affrontare la nazionale magiara. Al contrario, avrebbero dovuto mantenere la calma, necessaria per elaborare una risposta tattica alla novità tattica. Mantenersi calmi per poter capire che: 1) pur portando il numero 9, Hidegkuti non agiva da centravanti e pertanto doveva essere controllato da un mediano centrale; 2) per marcare le due mezzeali trasformate in due centravanti occorrevano - elementare, Watson - due stopper; 3) per contrastare le due ali arretrate servivano due mediani laterali. Guarda un po’, l’esatto schieramento del tanto criticato metodo, però con uomini tatticamente istruiti e disciplinati.
Quell’Ungheria sconfisse per 3 a 0 l’Italia allo stadio Olimpico nel giorno in cui fu inaugurato (17 maggio 1953) e poi travolse due volte in sei mesi l’Inghilterra (6 a 3 a Londra e 7 a 1 a Budapest). Al mondiale del 1954 in Svizzera i magiari si presentarono referenziatissimi, con la medaglia d’oro conquistata all’Olimpiade di Helsinki (1952) e nemmeno una sconfitta nelle ultime 36 partite, esibendo in particolare il 3 a 0 sull’Italia ed i 13 gol rifilati all’Inghilterra in due rate semestrali. Ma la finale di quel campionato del mondo fu sorprendentemente vinta (3-2) dalla Germania Ovest. Addirittura considerata una metàfora, nel senso che sembrò simbolicamente rappresentare sul campo di gioco lo scontro politico e ideologico fra l’Occidente (di cui la Germania Ovest faceva parte) ed il Blocco comunista (nel quale era imprigionata l’Ungheria), fu una gara fra le più epiche della storia del calcio, come la neonata Eurovisione mostrò - attraverso la sequenza dei gol ed il titanico vigore dei contrasti tra uomo e uomo - a milioni di sbalorditi telespettatori.
 Fatto particolarmente clamoroso, l’Ungheria cedette per 3 a 2 dopo essersi portata in vantaggio per 2 a 0, con Puskas e Czibor, nei primi otto minuti di gara. Il commissario tecnico tedesco Sepp Herberger all’inizio sbagliò, ma si corresse in tempo e secondo logica cambiò le marcature, sguinzagliando con nuove istruzioni tattiche i suoi più ringhiosi dobermann: lo stopper Liebrich su Puskas, il mediano difensivo Eckel su Hidegkuti. Azzannata nei due giocatori più importanti, la squadra magiara fu raggiunta sul 2 a 2 prima dell’intervallo e subì il terzo gol nella ripresa, autore un quasi sconosciuto Helmut Rahn. Chiacchierato da voci di doping, il successo della nazionale tedesca occidentale - innanzitutto un successo tattico - fu anche spiegato con la proverbiale teutonica capacità, che ebbe certamente un peso decisivo, di non disperare mai, nemmeno in una situazione davvero disperata.
   

La diversità tra il modulo WW dell’Ungheria (a sinistra), con i giocatori 8 e 10 di punta (doppio centravanti), rispetto al WM del sistema, nel quale gli stessi due giocatori erano utilizzati come mezze ali. La foto che segue mostra uno dei tre gol, autore Puskas, segnati dall’Ungheria all’Italia nella partita inaugurale dello stadio Olimpico, il 17 maggio 1953.  

IL FASCINO IRRESISTIBILE DEL DOPPIO CENTRAVANTI

Il ribaltone per effetto del quale le mezzeali presero il posto dei tre uomini di punta e viceversa fu in pratica un tranello tattico, teso per sfuggire alla severa marcatura a uomo su cui si basava il sistema. Per lo stesso motivo nacquero, come poi vedremo, un effimero tourbillon francese ed il definitivo calcio totale, contro il quale fu riproposto, questa volta con il dovuto rigore, un modo di stare in campo che era stato praticato dal metodo, ma in modo istintivo, vago, inefficace: il controllo a zona.
Fino a quando non ricevette risposte tattiche adeguate il tranello ungherese funzionò, con la complicità dei numeri di maglia, che a quell’epoca corrispondevano stabilmente, anche se non obbligatoriamente, al ruolo dei giocatori. Per consolidata usanza, la maglia numero 2 era indossata dal terzino destro, 5 voleva dire centromediano-stopper, 3 terzino sinistro e così via fino al numero 11, l’ala sinistra.
Poiché il sistema stabiliva che ciascun giocatore dovesse marcare l’avversario assegnatogli, seguendolo ovunque egli andasse (anche in bagno, raccomandavano certi allenatori), e poiché il centromediano-stopper (numero 5) era incaricato di marcare il centravanti (numero 9), l’arretramento di quest’ultimo costringeva lo stopper ad avanzare almeno fino alla trequarti di campo.
Analogamente i due terzini venivano avanti per marcare le due ali arretrate, e così facendo i tre difensori lasciavano incustodito alle loro spalle uno spazio nel quale una coppia tutta nuova di attaccanti - che portavano l’8 e il 10, dunque erano le mezzeali - faceva sistematicamente irruzione, agiva in libertà, veniva a trovarsi spesso a tu per tu col portiere e di conseguenza segnava molti gol. Nacque così, e la definizione piacque moltissimo, il doppio centravanti.

Con due gol di Puskas ed uno di Hidegkuti l’Ungheria sconfisse per 3 a 0 l’Italia allo stadio Olimpico di Roma nel giorno in cui fu inaugurato, il 17 maggio 1953. Il settimanale Calcio Illustrato dedicò la copertina alla prima delle due reti di Puskas.

Ferenc Puskas, qui difficilmente riconoscibile in abiti borghesi, era il terrore dei portieri di tutta l’Europa, Tra le sue qualità emergeva particolarmente la potenza del sinistro, che scaraventava sui poveri portieri palloni come proiettili d’artiglieria. I suoi tiri, scrisse un giornalista spagnolo quando vide giocare Puskas nel Real Madrid, «eran comparables en potencia con la coz (il calcio) de un caballo». Il giocatore aveva acquisito quella micidiale capacità di battuta nel corso degli anni, allenandosi specificamente per quattro-cinque ore al giorno, al termine del normale allenamento.

di Enzo Foglianese


Commenti

B
i
u
Quote
Code
List
List item
URL
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
Conferma via email il commento cliccando sul link che ti sara' inviato.
Invia commento
 

Ultime Pubblicazioni Editoriale - Sport

English French German Italian Polish Portuguese Romanian Russian Spanish Filipino Serbian

Invia a Pontifex.Roma il tuo articolo di matrice Cattolica. Clicca qui!!!

Ultimi Commenti

Gentili Lettori, si chiede moderazione ed educazione nel rilasciare commenti. Sono sgraditi commenti blasfemi, parolacce, offese, minacce e l'inserimento di link. La sezione commenti è utile esclusivamente al dialogo ed al confronto ideologico. Non rilasciate commenti off topic. Grazie.

parusia:E’ inutile starci ...
Gabriele :Non Le è balenata l...
Andrea Laforgia:"orsi di studi astro...
Andrea Laforgia:Una domanda Carlo: s...
massimo b:"Cosiddetta crusca t...
luciani:stento a credere a q...
Cattolico-VR:Ecco un altro profes...
Anna-Maria:Povero padre Amorth,...
massimo b:Stile di vita contro...
lux:lascia perdere, è t...
lux:perfettamente d'acco...
lux:lo scrivo da tanto t...
lux:come dice carlo 'Non...
lux:su questo hai perfet...
giordano:Io direi che è megl...
giordano:Tanti anni fa avevo ...
michele:In relazione al rapp...
xVolVal Michee:Prego ricordare che:...
MATUSALEMME:Potrebbero anche far...
Carlo:Bene, se questa è l...
asdfghjk:beato te che sei san...
asdfghjk:quoto Mary...
Carlo:Questi sono solo i r...
Carlo:Commento biasimevole...
Carlo:Ottimo commento di M...

Fai la tua DONAZIONE

Web Performance

 
 564 visitatori online
Tot. visite contenuti : 18247225