| Storia delle tattiche: il modulo ungherese: MM - LA TRAPPOLA DI HIDEGKUTI |
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Acqua passata, o almeno così sembrava, a lui per primo. Invece, mentre cominciava a fare carriera nell’ufficio legale dell’Alfa Romeo, fu invitato dal capo del personale (alto dirigente al quale, come si sa, non conviene dire di no) ad allenare la squadretta di calcio del dopolavoro aziendale. Richiamato forse dal destino sul campo di gioco, Frossi scoprì in quella modesta situazione tecnica il piacere di fare l’allenatore, ed a poco a poco quel piacere crebbe fino ad indurlo a lasciare l’Alfa, disimpegnandolo anche dal calcio dopolavoristico. Naturalmente l’avvocato sapeva già dove andare: lo aspettavano appunto al Monza, tranquillo laboratorio nel quale potè sviluppare e sperimentare l’originale idea tattica nata nella sua mente di Dottor Sottile, come fu chiamato, prima dal giornalista Gianni Brera e poi da tutti gli altri; idea tattica che diventò famosa in seguito, quando si vide che con quello strano modulo (oggi lo si leggerebbe 3-2-3-2) giocava la nazionale d’Ungheria. La diversità tra il modulo WW dell’Ungheria (a sinistra), con i giocatori 8 e 10 di punta (doppio centravanti), rispetto al WM del sistema, nel quale gli stessi due giocatori erano utilizzati come mezze ali. La foto che segue mostra uno dei tre gol, autore Puskas, segnati dall’Ungheria all’Italia nella partita inaugurale dello stadio Olimpico, il 17 maggio 1953. IL FASCINO IRRESISTIBILE DEL DOPPIO CENTRAVANTI Il ribaltone per effetto del quale le mezzeali presero il posto dei tre uomini di punta e viceversa fu in pratica un tranello tattico, teso per sfuggire alla severa marcatura a uomo su cui si basava il sistema. Per lo stesso motivo nacquero, come poi vedremo, un effimero tourbillon francese ed il definitivo calcio totale, contro il quale fu riproposto, questa volta con il dovuto rigore, un modo di stare in campo che era stato praticato dal metodo, ma in modo istintivo, vago, inefficace: il controllo a zona. Con due gol di Puskas ed uno di Hidegkuti l’Ungheria sconfisse per 3 a 0 l’Italia allo stadio Olimpico di Roma nel giorno in cui fu inaugurato, il 17 maggio 1953. Il settimanale Calcio Illustrato dedicò la copertina alla prima delle due reti di Puskas. Ferenc Puskas, qui difficilmente riconoscibile in abiti borghesi, era il terrore dei portieri di tutta l’Europa, Tra le sue qualità emergeva particolarmente la potenza del sinistro, che scaraventava sui poveri portieri palloni come proiettili d’artiglieria. I suoi tiri, scrisse un giornalista spagnolo quando vide giocare Puskas nel Real Madrid, «eran comparables en potencia con la coz (il calcio) de un caballo». Il giocatore aveva acquisito quella micidiale capacità di battuta nel corso degli anni, allenandosi specificamente per quattro-cinque ore al giorno, al termine del normale allenamento. di Enzo Foglianese
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Alla singolare disposizione tattica del vianema, di cui abbiamo parlato recentemente, furono in molti a prestare attenzione, perché la Salernitana che lo lanciò nel 1947-48 giocava in Serie A. Invece pochi fecero caso ad un’altra importante innovazione introdotta l’anno successivo da Annibale Frossi in un Monza poco visibile nella calca delle 82 squadre della Serie C a quattro gironi. Avvocato ed ex calciatore, Frossi era stato un bravo attaccante, normalmente indicato dagli spettatori come l’”ala destra con gli occhiali”: quasi un insulto, anche perché non mancavano serie ragioni per le quali avrebbe potuto essere definito in modo migliore. Nonostante la forte miopia, che lo costringeva a portare persino nel corso della partita lenti alquanto spesse, aveva infatti giocato ad alto livello, anche in nazionale, vincendo due scudetti più una Coppa Italia con l’Inter e la medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1936 a Berlino. 

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