| SPORT E CRISTIANITA’ : "SACCHI DI SAGGEZZA” |
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Poi nuovamente Milan, Atletico Madrid e Parma, prima di diventare opinionista per Mediaset e “La Gazzetta dello Sport”. Nel 2001, ancora al Parma, l’accumulo di tensione nervosa lo obbligò a passare da allenatore a direttore tecnico. Arrigo Sacchi, oltre che un grande allenatore, è sempre stato un ottimo “pensatore” del calcio, un intellettuale di raro spessore morale. Forse, in televisione, non lo aiutano l’espressione austera e l’eloquio macchinoso, ma leggerlo è un piacere. Personalmente, non perdo un suo “pezzo” su “La Gazzetta dello Sport”. Da molti anni si parla dell’introduzione della “moviola” sui campi di gioco, per chiarire, in tempo reale, gli episodi controversi, ed evitare ingiustizie. Platini, presidente “illuminato” dell’Uefa, propone, prima ancora di questo, l’introduzione di 2 giudici di linea dietro le porte, come nel tennis. Interpellato sull’argomento, sapete cosa ha risposto Sacchi? “Credo che il nostro calcio debba iniziare un processo di rinnovamento etico, e non certo tecnologico. La tecnologia è controllata, comunque, dagli esseri umani, e alla luce della italica cultura del sospetto, non cambierebbe un bel niente”. Sento di potermi allineare alla considerazione di Arrigo, che, tra l’altro, non hai nascosto la sua fervida fede cristiana. E sento di dovere allargare il discorso. Le 2 grandi “piaghe” del calcio tricolore, la violenza e la dietrologia, dipendono dalla mancanza di “cultura sportiva”, ignorata dalla scuola. Sono convinto, da sempre, che chi discute per ore del fuorigioco millimetrico, e chi aspetta i pullman avversari per bersagliarli di oggetti, difficilmente sia stato “atleta praticante”. Avrebbe imparato il “rispetto dell’avversario” e il “saper perdere”, che sono virtù anche del cristiano-modello. Interpretare gli “errori” come “malafede”, significa coltivare rabbie e rancori, l’esatto contrario della funzione “aggregante” dello sport. Ma i vuoti “storici” non si colmano in pochi mesi, in un paese in cui, per troppo tempo, sport è stato sinonimo di “propaganda fascista”, e quindi da buttare. Con questo, nessuno vuole escludere le tesi meno ottimistiche. Della cultura sportiva, fa parte anche l’attitudine degli arbitri a respingere la “sudditanza psicologica” nei riguardi dei grandi club. Essa è indimostrabile, e la verità risiede solo nella coscienza di chi dirige gli incontri. CARLO NESTI www.carlonesti.it
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Arrigo Sacchi (Fusignano, 1 aprile 1946) è stato un grande allenatore di calcio. Calciatore praticante solo per diletto, in gioventù lavorò nell’azienda di calzature del padre. A questo periodo sono legati alcuni aneddoti dal sapore messianico: si narra che fosse stato sorpreso, all’età di 7 anni, a discutere animatamente, e con sorprendente e precoce competenza, di tattica calcistica, assieme con alcuni adulti, lasciandoli a bocca aperta. Guidò Cesena primavera, Rimini, giovanili della Fiorentina, ancora Rimini e Parma, facendo innamorare di se Silvio Berlusconi, quando proprio il suo Parma eliminò il Milan dalla Coppa Italia. Sulla panchina rossonera, dal 1987 al 1991, vinse tutto: 1 scudetto, 2 Coppe dei campioni, 2 Coppe Intercontinentali, 2 Supercoppe europee, e 1 Supercoppa Italiana. Quindi divenne commissario tecnico della Nazionale italiana, ottenendo il secondo posto, nel 1994, alle spalle del Brasile.

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