| Il calcio ha bisogno di oratori. Sono diventato calciatore grazie ad un parroco |
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era il solo posto dove poter tirare quattro calci, ma il parroco Don Claudio era inflessibile. Aveva una lista con buoni e cattivi ed io figuravo nei cattivi, quelli che non avevano accesso al campo perchè non seguivo con particolare assiduità, le attività parrocchiali”. Però, poi successe una cosa… “Alla fine cedetti e fu un bene, primo perchè compresi l’importanza della religione e poi perchè ebbi finalmente il visto buono al campo. Iniziai a frequentare maggiormente la Parrocchia a tal punto che il Parroco mi reputò in grado di servire messa, insomma ho fatto anche il chierichetto e conservo belle fotografie”. Dunque il Parroco la fece giocare e fu addirittura il suo primo allenatore.. “É vero, il mio primo mister fu un sacerdote, don Claudio e devo dire che azzeccò sulla mia collocazione tattica. Mi disse tu sei bassino, però hai buon tocco di palla, gioca sulla fascia destra e crossa. Così poi è stato. Però Don Claudio che una volta mi ha anche sostituito per aver detto una parolaccia, mi ha insegnato i valori della lealtà e della fede. Credo che ci sia maggior bisogno di religione in ogni settore della nostra società, calcio compreso. Spiacevolmente viviamo in un mondo che ha perso i valori della probità, della verità, si insegue l’idolo del successo ad ogni costo”. Lei crede che il calcio possa aver bisogno della religione e della Chiesa? Abbiamo un grande bisogno di ripristinare gli oratori e la parrocchia come centro di incontro”. Il Suo rapporto con i Pontefici.. “Stimo ed apprezzo Papa Benedetto XVI per il suo rigore dottrinale e morale. Lo giudico una guida sicura e autentica. Non lo ho ancora incontrato, ma spero presto di poterlo fare, mentre ho vari ricordi di Giovanni Paolo II”. Il più significativo “Quando in un’udienza pubblica del mercoledì scherzando, mi rimproverò”. Che cosa le disse? “Con il suo sorriso radioso, dopo i Mondiali di Spagna mi sussurrò all’orecchio: ma perchè mi avete trattato male la Polonia? Avete peccato, dovrò pregare per voi. Infatti, battendo i polacchi arrivammo alla finale. Poi sono stai con la famiglia intera ai suoi funerali e fu una tristezza. Non dimenticherò mai il suo dolce sorriso”.
di Bruno Volpe
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Se il calcio italiano ha potuto celebrate e vantare i fasti di un fuoriclasse come Bruno Conti, indimenticabile ala destra della Nazionale Campione del Mondo nel 1982 sotto la guida di Enzo Bearzot, bandiera della Roma ed oggi direttore responsabile del settore giovanile della società giallorosa, lo di deve ad un parroco di Nettuno: don Claudio, titolare della Parrocchia del Sacro Cuore di Nettuno, cittadina di Bruno Conti. La storia, venuta fuori per caso durante una chiacchierata a tre (complice il buon vino offerto dal diesse del Bari Giorgio Perinetti) merita di essere letta con attenzione. Conti, il Suo parroco, don Claudio negava l’uso del campo sportivo dell’oratorio a coloro che non partecipavano con assiduità alle funzioni religiose e Lei era tra coloro.. “Vero. Io mi disperavo, perchè da sempre ho nutrito una passione per il calcio. Per noi ragazzetti il campo di calcio dell’oratorio...

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