|
Per il risalto datole da una non frequente combinazione di fatti e circostanze (doppia ammonizione in due minuti poco dopo l’inizio della gara), l’espulsione dell’attaccante Iaquinta della Juventus in febbraio a Catania ha ricordato che le società di calcio – forse non tutte, ma sicuramente la maggioranza – àbdicano, cioè rinunciano di proposito, alla facoltà di infliggere ai propri giocatori provvedimenti disciplinari particolarmente motivati e severi. Questa incomprensibile indulgenza sul versante societario non produce nulla di buono, anzi procura un danno multiplo: ai giocatori (che non imparano, e continuano a farsi ammonire ed espellere), alle squadre (quando restano in inferiorità numerica) ed alle società stesse (colpite nei loro interessi, sabotate nei loro progetti, dalla propria sonnacchiosa disattenzione alle cause di ciò che le danneggia). A proposito di Iaquinta è stato detto che, pur colpevole ...
... di gioco scorretto, cosicché l’arbitro aveva ordinato un calcio di punizione, non meritava per giunta di essere ammonito una seconda volta e di conseguenza espulso. Altri, più acutamente, hanno invece criticato il gratuito gesto che, sanzionato con il primo cartellino giallo, aveva predisposto il giocatore all’espulsione: il gesto di sfilarsi la maglia nell’esultare dopo avere segnato. Purtroppo molto diffuso, è un vizietto che tuttavia non offende, e fa male solo a chi ce l’ha. Nondimeno è vietato, per ragioni a dire il vero discutibili che, magari al fine di depenalizzarlo, potrebbero essere riesaminate. Ma finché sarà in vigore il divieto dovrà essere rispettato. È un principio difficile da accettare per un trentenne giocatore professionista d’alto bordo? Sia pure commettendo un’infrazione di stampo trasgressivo, cioè deliberatamente irrispettosa delle regole, Iaquinta ha riportato in primo piano, senza volerlo ma ha fatto bene, un vecchio problema. I danni (ammonizione, espulsione, squalifica, effetto negativo sul risultato) provocati dai tantissimi che si sfilano la maglia durante la gara fanno ben capire che l’argomento, di competenza delle società, dovrebbe essere affrontato ed il problema risolto. È ciò che si augurano anche i tifosi, quelli più responsabili, che a loro volta non vedono perché ci si debba danneggiare compiendo un gesto inutile e sciocco. Ogni tanto si faccia lo sforzo di ascoltarli i tifosi responsabili, che in qualche misura contano perché forniscono un irrinunciabile sostegno affettivo alla squadra ed un consistente sostegno finanziario alla società. Si consideri inoltre che i comportamenti sbagliati – come spesso si ribadisce nelle pagine di questa Rivista dedicata al calcio Dilettanti – riverberano dannosamente, per imitazione, nei campionati inferiori. Se proprio si deve, almeno ci si impegni in un’attenta scelta dei modelli da imitare e delle mode da seguire. Qualcuno ha mai visto Ibrahimovic sfilarsi la maglia dopo aver messo, tante e tante volte, la palla in rete? Magari gli piacerebbe, ma non lo fa, perché si autocontrolla, da vero professionista qual è, combinando così i propri interessi con gli interessi dell’Inter, che ricambia pagandolo profumatamente. Tutti i calciatori dovrebbero comportarsi come lui, anche quelli che non guadagnano quanto lui: il ragionamento è valido a qualunque livello di retribuzione. Già, ma chi coltiva il vizietto di togliersi la maglia difficilmente smetterà di farlo sulla base di una semplice esortazione. Al contrario, è probabile che soltanto le maniere forti potrebbero fermare l’inammissibile spreco, provocato dalle squalifiche per futili motivi, di risorse tecniche (giocatori indisponibili) ed economiche (organici ampliati per compensare anche la stupidamente provocata indisponibilità). Naturalmente le maniere forti lo sarebbero davvero se risultassero efficaci, a tal fine avendo colpito i renitenti nel punto che in tutti i calciatori è il più sensibile: il portafoglio. Beninteso, le società dovrebbero colpirli in proporzione a quanto essi ricevono in busta paga, affinché la punitiva trattenuta sia, oltre che percepita, parecchio dolorosa anche per quelli che portano a casa milioni di euro. Da quel momento in poi tutti saprebbero regolarsi come si deve dopo avere messo, complimenti, la palla in rete. Enzo Foglianese
|
Commenti