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LA MEDAGLIA D'ORO DI PETRUCCI Stampa E-mail
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LA MEDAGLIA D'ORO DI PETRUCCIGiovanni Petrucci, detto Gianni (Roma, 19 luglio 1945), è un dirigente sportivo italiano. È l'attuale presidente del CONI, al quarto mandato consecutivo, che si concluderà dopo i Giochi della XXX Olimpiade del 2012. La sua carriera si è svolta principalmente tra la Federazione Italiana Giuoco Calcio (dove è stato commissario straordinario dell'Associazione Italiana Arbitri) e la Federazione Italiana Pallacanestro (di cui è stato eletto presidente, consecutivamente, in 2 occasioni), prima di diventare, il 29 gennaio 1999, presidente del CONI. Il 6 maggio 2009 è stato rieletto: ha ottenuto 55 voti contro i 24 dello sfidante, Franco Chimenti, presidente della Federgolf. Nel periodo 2000-2001 è stato Commissario Straordinario della FIGC. Il 2 dicembre scorso ha firmato, con il Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, un accordo storico: l’inserimento dello sport nelle scuole elementari. Il suo commento è stato: ...

... “Questa è la nostra medaglia più bella”. In effetti, è un passo avanti fondamentale, per il paese, sul piano della cultura sportiva, dopo anni e anni di dubbi e incertezze.

Persino San Paolo amava la metafora della “corsa”: “Ma non faccio nessun conto della mia vita, come se mi fosse preziosa, pur di condurre a termine la mia corsa e il servizio affidatomi dal Signore Gesù, cioè di testimoniare del vangelo della grazia di Dio” (Atti degli Apostoli 20, 24). Perché?

Perché sono tante le situazioni dello sport che possono esprimere, meglio delle parole, la vita di ciascuno di noi: i risultati raggiunti o mancati, il rispetto dell’avversario, il senso della giustizia, e la capacità di vincere come di perdere. Eppure, in Italia, tutto questo, per anni, è stato ignorato.

Einstein diceva che è più facile rompere un atomo, che un pregiudizio. E il pregiudizio era legato a un periodo molto preciso della nostra storia. Mussolini, durante l’era fascista, aveva “usato” lo sport per fini propagandistici. Di conseguenza, nell’era democratica, lo sport è stato guardato con sospetto.

Come spesso succede, si è deciso di buttare via sia il bambino che l’acqua sporca. Visto che lo sport rappresentava una priorità per un regime totalitario, non poteva esserlo per un paese libero. Invece, al contrario, bastava riportarlo al suo reale significato di portatore di benessere fisico e psichico.

Il presidente del Coni, Gianni Petrucci, il 2 dicembre scorso, ha decretato, con il Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, il suo inserimento nelle scuole elementari. Ciò che era la “normalità”, negli altri paesi europei, lo è diventato anche da noi, per la serie “meglio tardi che mai”.

Fa venire i brividi pensare che, per ritrovare uno scenario simile, occorre risalire ai tempi di “Amore e ginnastica” di Edmondo De Amicis. Alla fine dell’Ottocento, si dibatteva sull’opportunità di adottare l'attività fisica nei programmi didattici, visto che la vera emergenza era l’”alfabetizzazione”.
      
Poi, per oltre un secolo, il buio. Petrucci, dirigente illuminato, al quarto mandato consecutivo come leader dello sport italiano, ha realizzato un sogno non soltanto suo, ma di tutti coloro che considerano lo sport indispensabile per educare il cittadino di domani. Ora occorre che, alle parole, seguano i fatti. 

CARLO NESTI
www.carlonesti.it


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