| Michel Platini: IL SENSO DELLA MISURA |
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... Successivamente diventa selezionatore della Nazionale transalpina, organizzatore dei Mondiali 1998 in Francia, e il 26 gennaio 2007 presidente dell’Uefa, battendo la concorrenza di Johansson. In questa veste, promuove il “Financial fair play”. “Senso della misura”: valore sempre più fuori moda in un mondo che viaggia a velocità supersoniche, che disprezza spesso le regole, e che vede nell’”esagerazione” la massima espressione della libertà. Anche lo sport, e in particolare il calcio, nella sua dimensione di business, è vittima di questo virus. Oggi, se qualcuno prova a ricordare che 4 miliardi di persone su 6 se la passano decisamente male, e che dunque le ricchezze dovrebbero essere distribuite, senza per forza essere marxisti, in un altro modo, si viene accusati di retorica. E il “senso della misura” dovrebbe partire proprio dalle bocche dei saccenti. Le cifre del 2008 dicono che la perdita complessiva delle società calcistiche più importanti d’Europa raggiunge 578 milioni di Euro, il 65% delle entrate finisce nelle tasche dei giocatori, e il 47% dei club è in passivo. Chiunque capirebbe che, oltretutto nel contesto di una crisi economica globale, è assurdo. Michel Platini, presidente dell’Uefa, non è stato solo un campione sul campo, ma dimostra di esserlo anche con le gambe sotto la scrivania, e senza palloni nei dintorni. E’ diventato un asso negli anni Ottanta, l’ultimo decennio in cui il football, nelle gestione delle risorse, non oltraggiava il “senso della misura”. Forse per questo, e cioè in virtù di radici molto nobili, quelle di chi vorrebbe “normalizzare” e “umanizzare” un sistema-calcio esasperato, è stato lui, su tutti, a imporre un codice comportamentale, approvato il 29 maggio scorso, e destinato a entrare in vigore nel 2015: il “Financial fair play”. Nel trienno 2012-2015, sarà permesso ai club un deficit complessivo di 45 milioni; nel biennio 2015-2017, di 30; dal 2017 sarà obbligatorio il pareggio ogni triennio. Non saranno considerati passività gli investimenti per stadio, settore giovanile e progetti sociali. Si potrà arrivare fino all’esclusione dalle Coppe. A Michel diciamo “in bocca al lupo”, perché mai come in questo periodo, agli “sportivi” italiani, interessa solo vincere, in qualsiasi modo, anche il più irragionevole. E si dimentica che Moratti ha finalmente vinto tutto, proprio nella stagione in cui ha ricavato più di quanto ha speso: il caso Ibrahimovic docet. CARLO NESTI
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Michel Platini nasce a Joeuf, in Francia, il 21 giugno 1955. Domanda: basta dire che è l’unico calciatore al mondo ad avere vinto il Pallone d’Oro per 3 anni consecutivi? “Le Roi”: l’“oro” allo stato puro, abbinato a un “fosforo” finissimo in campo e fuori, tanto da renderlo il “grande amore” dell’Avvocato Agnelli. Dal 1982 al 1987, in sole 5 stagioni, sicuramente troppo poche con il “senno di poi”, una miseria in rapporto a ciò che avrebbe potuto dare, ritirandosi ad appena 32 anni, riesce a esprimere, sintetizzare e liofilizzare un repertorio inedito per Torino e per l’Italia, nonostante il confronto con tanti campioni. Centoquarantasette partite, 68 gol (3 volte capocannoniere). Due scudetti, 1 Coppa Italia, 1 Coppa delle Coppe, 1 Coppa dei Campioni, 1 Supercoppa europea e 1 Coppa Intercontinentale. Nella Nazionale francese disputa 3 campionati mondiali, ottiene il titolo europeo 1984 e il terzo posto nei Mondiali 1986. ...

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