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Se la pratica omosessuale é notoria, per evitare uno scandalo, meglio non ammnistrare la comunione. Si rischia lo scandalo e la rottura degli equilibri. La famiglia minacciata sempre più dalla dittatura del relativismo etico Stampa E-mail
Lunedì 08 Febbraio 2010 00:00

Se la pratica omosessuale é notoria, per evitare uno scandalo, meglio non ammnistrare la comunione. Si rischia lo scandalo e la rottura degli equilibri. La famiglia minacciata sempre più dalla dittatura del relativismo etico"Francamente non comprendo tanto rumore su quello che hanno detto miei confratelli Vescovi in tema di pratica omosessuale, hanno solo ribadito elementari verità": lo afferma Monsignor Vincenzo Cozzi, Vescovo Emerito di Melfi. Eccellenza, lei amministrerebbe il sacramento della comunione a gay conclamati e non pentiti?: " in questa materia bisogna andare con i piedi di piombo e molta prudenza. Io non posso sapere mai nella fila che si presenta davanti a me per ricevere la comunione se uno pratica o no la omosessualità e comunque principi di misericordia devono sempre guidare noi pastori". E poi precisa: " il discorso cambia radicalmente, specie in centri piccoli nei quali si sa tutto di tutti, quando il celebrante sa bene che si tratta,per esempio, di una coppia gay convivente e come tale non pentita, e nemmeno sulla via di un cambio di rotta. In questo caso, devo far valere la prudenza e per evitare il guaio ...

... maggiore, ovvero il pubblico scandalo, ritengo saggio non dare la comunione. Il che non significa sanzionare nessuno e tanto meno escludere. Con  i gay, che non hanno colpa della loro situazione, bisogna adoperare sempre rispetto, amore e misericordia e non si considerino esclusi dalla Chiesa e respinti. Ma la pratica omosessuale rimane, se non redenta dal pentimento reale, un peccato molto grave e come tutti i peccati gravi esclude dalla ammnistrazione del sacramento. Ecco perchè io non darei, se al corrente, la comunione a gay praticanti e conclamati, come del resto a coppie eterosessuali conviventi more uxorio, anche loro, se non vivono nella castità o non decidono di cambiare vita pentendosi, sono esclusi dalla comunione sacramentale. Ribadisco, questa esclusione non vale a dire essere respinti dalla Chiesa che é sempre madre di misericordia". Va comunque detto che al giorno di oggi, la famiglia vive momenti di crisi: " non lo scopriamo oggi. Penso che sia colpa del clima di generale rilassatezza che ha portato a ritenere ammissibilie e leciti tutti i comportamenti, anche i più stravaganti e fuori della realtà. In sostanza, é crollata la idea stessa del peccato, vittima di una fede fai da te. Ognuno si sceglie quello che conviene e lascia da parte il resto". Insomma, il relativismo etico: " appunto. La fede va accolta nella sua pienezza e senza fare delle distinzioni, delle sottogliezze, la fede é bella, gioiosa, ma talvolta comporta anche delle rinunce alle quali molti giovani e non giovani, non sono più abituati. Parlare in questi termini ti porta i fulmini di retrivo, arcaico, vecchio. Ma nessuno é autorizzato nel presunto nome della modernità a cambiare le regole della Chiesa che ha dettato  Cristo. Spiacevolmente una parolina ha sconvolto la morale". Quale?: " il se. Tutto si vive al condizionale, come fosse un optional. Sbagliato. Nella vita esistono diritti, da godere, ma anche doveri, da rispettare come l'amore, la fedeltà, la carità. Comprendere queste cose e metterle in pratica non sempre riesce agevole".

Bruno Volpe

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