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Il Vangelo di questa domenica ci propone la ormai celebre parabola del Figlio Prodigo o del Padre Misericordioso, quanto mai attuale in tempo di Quaresima. Ne discutiamo con Monsignor Armando Dini, Arcivescovo Emerito di Campobasso. Eccellenza, che cosa ci indica concretamente questa non semplice parabola che Cristo racconta?: " intanto capita a proposito nel tempo Quaresimale e ci invita alla bontà e alla misericordia, che significa reale e sincera disponibilità al perdono e nello stesso tempo la volontà docile di essere perdonati, di accettare senza superbia la nostra condizione di peccatori. Dio aborre il peccato, che é antitesi della sua esistenza, ma ama e predilige fortemente il peccatore del quale auspica sempre la ripresa, con pazienza e sino alla fine". Insomma, che cosa é la misericordia?: " la vera capacità di dare speranza agli altri, specie quando vivono momenti di dolore e difficoltà , ...
... quando sono in preda al dubbio e alla crisi. Ecco che cosa é la misericordia, il calarsi realmente e senza ipocrisia nelle vicende degli altri con il sincero intento di aiutarli nel cammino tortuoso della conversione". A chi parla in realtà Gesù in questa parabola?: " le sue parole sono dirette con tutta evidenza ai farisei, a coloro che rispettavano con rigore e polso fermo la forma della legge, ma che in realtà non la sentivano come loro e la vivevano in qualità di evento meramente esteriore e questo accade spesso anche oggi. Quanti farisei esistono nella società , sempre pronti a puntare il dito accusatore sugli altri, veri e spietati giudici, e poi nel privato uguali se non peggiori di coloro che mettono al bando. Ecco, Cristo parla a costoro". Il Figlio prodigo, però, chiede perdono: " ma il Padre é comunque disposto a venirgli incontro. Indubbiamente il suo perdono, il suo pentimento sono cose importanti e Dio apprezza un cuore contrito, che sa riconoscere la sua debolezza e la sua fragilità . Ma questa volontà sia reale". Per esempio nel sacramento della confessione: " vero. La confessione ha un grande valore, direi anche terapeutico, nella confessione si estrinseca tutta la nostra umiltà e chiediamo con fiducia il perdono a Dio. Dio gradisce questa richiesta di aiuto e di perdono. Ma attenzione, questa confessione sia reale e mai simulata e mai per rispettare la forma, altrimenti si riduce ad una cosa formale. Il penitente deve invocare il perdono, ma senza una sterile elencazione di peccati. Dopo aver detto che cosa ha fatto, sappia convertirsi, cambiare strada e riparare il danno ingiusto commesso ai danni di altri". Questa lettura capita sapientemente in tempo quaresimale: " e mi sembra giusto. Ci fa assaparorare la gioia della conversione da un lato e del sentirci perdonati dall' altro. Talvolta anche noi siamo giudici spietati di noi stessi. Bisognerebbe sapersi anche perdonare senza cadere però nella eccessiva indulgenza". Poi precisa: " occorre stabilire una sana differenza tra bontà e buonismo. La bontà fa parte del piano di Dio ed é misericordia piena, il buonismo é una forma ipocrita di colui che tutto tollera ed ammette e finisce con creare danni maggiori. In questa parabola colpisce poi il ruolo del fratello maggiore: reclama al padre la sua misericordia, insomma lui é l'uomo del minimo garantito, il fariseo perfetto". Bruno Volpe
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