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INTERVISTA A GIACOMO GALEAZZI, VATICANISTA DE “LA STAMPA” SUI “NEW MEDIA” DEL PAPA Stampa E-mail
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INTERVISTA A GIACOMO GALEAZZI, VATICANISTA DE “LA STAMPA” SUI “NEW MEDIA” DEL PAPA1)Qual è l’ultima novità nella comunicazione pontificia? 1)”Un nuovo portale, un nuovo luogo virtuale per permettere ai giovani di entrare in contatto con il pensiero e il magistero di Benedetto XVI. Lo ha messo a punto il Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali.  Dopo il canale su Youtube insomma nei sacri palazzi insistono sulla comunicazione on-line: la rete diventa il territorio inesplorato
dell’evangelizzazione nel terzo millennio. Si tratterà di «un portale preparato per la 43ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali e rivolto ai giovani. Ne è promotore l’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle  comunicazioni sociali (Pccs). Si chiamerà «Pope to you» (www.pope2you.net), e di fatto  sarà un nuovo micro-portale di comunicazione tra il Papa e i giovani. Obiettivo dell’iniziativa, realizzata dal Pccs e che sarà on line da giovedì, è «raggiungere il maggior numero possibile di  ...

... giovani per veicolare loro i contenuti del messaggio del Papa per la Giornata delle comunicazioni. Un messaggio rivolto in modo particolare alla cosiddetta generazione digitale». «Pope to you», ha spiegato mons. Celli, è «il primo tentativo valido di un sito che cerca di avere undialogo propositivo con i giovani sulla linea di quanto indicato dal Papa nel messaggio per la Giornata mondiale», ossia «promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia». Con questo progetto, ha aggiunto monsignor Celli, «intendiamo promuovere un’esperienza di condivisione delle parole e delle immagini del Papa» con l’augurio di «passare dalla condivisione alla relazione». Per quanto riguarda il futuro del portale, «al momento - ha concluso il presidente del Pccs - non c’è in programma una stabilità. Bisogna vedere quale sarà la risposta dei giovani».

2) E’ un’iniziativa in linea con il pontificato?
2)”Sì, perché come spiega in maniera chiarissa, il sottosegretario e portavoce Cei, don Domenico Pompili il pontificato di Benedetto XVI coincide con un’ulteriore evoluzione della rete: la sua trasformazione in network sociale. La questione dell’amicizia si gioca intorno al rapporto tra connettività e riconoscimento dell’identità. I media non producono amicizia in automatico; offrono semplicemente occasioni, ma il rischio è che l’essenziale del volto venga eliminato o ridotto a inoffensivo spettacolo. Di qui il monito a guardarsi dalle facili scorciatoie delle false intimità esasperate nelle relazioni virtuali, e a rispettare i tempi e le forme reali dell’amicizia. Quanto al dialogo, il direttore dell’Ufficio Comunicazioni Cei è convinto che “il social networking può aiutare l’incontro/scontro tra generazioni e riaprire la questione educativa”. Oggi “tra giovani e adulti manca un linguaggio comune”; oltre al “digital divide” esiste un “cultural divide”, e occorre che “il mondo degli adulti, generalmente più attrezzato culturalmente, si rimbocchi le maniche” per aiutare i giovani a compiere il percorso “informazione, conoscenza, giudizio, saggezza”. Ma la questione educativa richiede anche “il passaggio da un culto della tecnica ad una matura spiritualità della comunicazione” e la comunicazione da parte sua, non può prescindere dal rispetto per i più deboli della società”.
3) Quali sono i rischi e quali le opportunità?
3) “Il web è l’agorà del terzo millennio e la Chiesa ha saputo tempestivamente coglierne le potenzialità. Per un certo periodo Giovanni Paolo  II ha avuto una casella di posta elettronica personale, poi chiusa per eccesso di e-mail. Il 15 Agosto del 1998 un suo messaggio fu pubblicato per la prima volta sulla Rete. E nel novembre del 2001 è stato diffuso esclusivamente attraverso Internet un documento ufficiale sulla vita ecclesiale in Oceania. In fondo, la Chiesa in ogni epoca prosegue l’opera cominciata il giorno della Pentecoste, quando gli Apostoli, con la forza dello Spirito Santo, andarono per le strade di Gerusalemme a predicare il Vangelo in molte lingue. Insomma, la Rete è un nuovo forum per proclamare la Parola di Dio. Il cyberspazio è una nuova frontiera da varcare compiutamente per utilizzarne il potenziale nell’annuncio del messaggio evangelico. “Come gli altri strumenti di comunicazione, Internet è un mezzo e non un fine. La Santa Sede ha subito specificato che il Web può offrire magnifiche opportunità di evangelizzazione se utilizzato con competenza e con una chiara consapevolezza della sua forza e delle sue debolezze. Soprattutto, offrendo informazioni e suscitando interesse, Internet rende possibile un primo incontro con il messaggio cristiano, in particolare ai giovani che sempre più ricorrono al cyberspazio quale finestra sul mondo. Poi però, occorre passare dal mondo virtuale del cyberspazio al mondo reale della comunità cristiana. Con una sfida ulteriore”.
4) Quale?
4)” La Chiesa si sta impegnando a garantire che la rivoluzione dell’informazione e delle comunicazioni che ha in Internet il suo motore primo, operi a favore della globalizzazione dello sviluppo umano e della solidarietà. Ossia, gli obiettivi strettamente legati alla missione evangelizzatrice della Chiesa. La Santa Sede fornisce un contributo importante affinché questo strumento concepito in origine nell’ambito di operazioni militari, possa ora servire la causa della pace promuovendo una cultura di dialogo, di partecipazione, di solidarietà e di riconciliazione. Per questo la Chiesa è entrata in forze nel Web, armata del Vangelo”. Non a caso il Concilio Vaticano II esalta i mezzi di comunicazione sociale come 'meravigliose invenzioni tecniche'. E la Chiesa di fronte a Internet non ha mai avuto un atteggiamento meramente restrittivo o censorio. E già la 'Communio et progressio' evidenziò che le recenti invenzioni offrono all’uomo nuove modalità di incontro con la verità evangelica”. La Chiesa segnala i potenziali rischi serve a salvare le capacità positiva di Internet di trasmettere informazioni e insegnamenti di carattere religioso oltre le barriere e le frontiere. Benedetto XVI, da grande Papa qual è, sa che la Rete è importante per molte attività e numerosi programmi ecclesiali come l’evangelizzazione, la ri-evangelizzazione, l’opera missionaria 'ad gentes', la catechesi. Apprezza soprattutto quell’interattività bidirezionale di Internet he sta già facendo svanire la vecchia distinzione fra chi comunica e chi riceve la comunicazione e sta creando una situazione nella quale, almeno potenzialmente, tutti possono fare entrambe le cose. Significativamente la Santa Sede segnala alle diocesi la necessità di formare i giovani non solo a essere buoni cristiani quando sono lettori, ascoltatori o spettatori, ma anche a utilizzare attivamente tutte le possibilità che offrono gli strumenti di comunicazione. Così i giovani diventeranno a pieno titolo cittadini dell’era delle comunicazioni sociali. Come vuole la Chiesa nella sua missione educativa”.

Bruno Volpe


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