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INTERVISTA A GIACOMO GALEAZZI, VATICANISTA DE “LA STAMPA” SULL’OPUS DEI 1) Qual è il ruolo dell’Opus Dei nella Chiesa? 1)Quando lo canonizzò, Karol Wojtyla definì Escrivà il 'Santo dell'ordinario', eppure sono dell'Opera nomi in vista come l'ex direttore generale della Rai, Ettore Bernabei, e il deputato di Forza Italia, Alberto Michelini (entrambi soprannumerari), la senatrice 'teodem' Paola Binetti, l'ex portavoce della Santa Sede, Joaquin Navarro-Valls. Tra gli uomini vicini all'Opera, Giulio Andreotti, l'ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio. Marcello Dell'Utri, braccio destro di Silvio Berlusconi, era accanto al Fondatore quando il 21 novembre del 1965 fu inaugurato il centro sportivo dell'Opera, che lui aveva realizzato salendo appositamente da Palermo a Roma. 'Poi Dell'Utri si trasferì a Milano e la sua partecipazione si è fatta sporadica...', rievoca il portavoce Giuseppe Corigliano. L'ex ct della nazionale italiana di calcio, Giovanni Trapattoni, cooperatore, festeggia i ...

... suoi compleanni in un centro dell'"Obra" a Firenze, mentre il banchiere Corrado Passera partecipa in Kenya ai campi estivi di lavoro per la formazione dei giovani. Tra i più assidui alle attività dell'Opus Dei, l'ex parlamentare Ombretta Fumagalli Carulli, l'avvocato dei divi Giorgio Assumma, presidente della Siae (la società degli autori ed editori) e l'ex numero uno della Ras assicurazioni, Umberto Zanni. Amico dell'Opera è pure Cesare Romiti (in prima fila in Vaticano alla canonizzazione del Fondatore), così come lo sono stati l'editore Leonardo Mondadori e Alberto Sordi, che ha donato i terreni in cui è stato costruito l'ospizio per anziani di Trigoria. Nel Sacro Collegio sono dell'Opus Dei i Cardinali Julián Herranz, ex Presidente del pontificio consiglio per i Testi legislativi e attuale presidente della commissione disciplinare della Curia Romana, e Juan Luis Cipriani Thorne, arcivescovo di Lima, oltre a una quindicina di presuli in ruoli-chiave negli episcopati nazionali e Oltretevere. 'L'Opus è come una pompa di benzina: vengono persone in cerca di senso e, dopo il rifornimento, non chiediamo cosa se ne fanno della benzina', si schermiscono a Villa Tevere. Anzi, ricordano che Escrivà rispondeva 'e cosa mi importa, ciò che conta è che sia Santo!" a chi gli parlava di un suo figlio spirituale divenuto ministro o capitano d'azienda. Anche la segretezza da 'massoneria cattolica' viene bollata come una falsità”.

2) Perché?
2) 'Siamo poco conosciuti perché nuovi e ogni novità alimenta falsi miti: anche i francescani all'origine erano visti come misteriosi e pericolosi persino dal padre di San Francesco', precisa lo storico portavoce Pippo Corigliano. L'Opera è abituata al clima di diffidenza e contrapposizione che, con gli anni, si va, però, attenuando. Pure l'uso del cilicio (assieme al Rosario, alla devozione alla Madonna e agli angeli custodi) è stato additato come prova del carattere 'settario'. In realtà, il contenuto degli statuti dell'Opus Dei, mirati a formare ad una vita lavorativa e familiare vissuta secondo i valori evangelici, esclude ogni forma di segreto. Opus Dei significa 'Opera di Dio' e promuove tra i fedeli cristiani di ogni condizione una vita coerente con la fede, portando il Vangelo in qualunque ambiente della società e cercando la santità. Alcuni membri, i 'numerari', scelgono il celibato, appunto, per dedicarsi con maggiore libertà al lavoro apostolico. 'L'estensione, il numero e la qualità dei membri dell'Opus Dei - scrisse Papa Luciani - ha fatto pensare a chi sa quali mire di potere, a quale ferrea obbedienza di gregari. E' vero il contrario. C'è solo il desiderio di fare dei Santi, ma in letizia, in spirito di servizio e di grande libertà'. Come ricordava Giovanni Paolo I, l'Opus Dei aiuta i suoi fedeli a fare responsabilmente scelte libere, anche in politica. E se qualcuno raggiunge una carica importante, 'è affare suo, non della Prelatura'. L'Opera non propone nessuna strada determinata, né di tipo economico, né politico, né culturale. 'Siamo ecumenici, ma non abbiamo imparato l'ecumenismo da Vostra Santità', si permise di dire un giorno Escrivá a Giovanni XXIII, che sorrise: sapeva che fin dal 1950 l'Opera aveva ottenuto da Pio XII il permesso di accogliere i non cristiani come 'cooperatori associati'. Ogni fedele ha piena libertà di pensare e di agire. A tutti, esercitino o no una particolare influenza sociale, l'Opera chiede di lottare per vivere una vita pienamente cristiana. 'L'Opus Dei - sintetizzò il fondatore - si potrebbe paragonare a un club sportivo o a un ente a scopo benefico. Non ha nulla a che fare con le attività politiche o economiche esercitate dai suoi iscritti'.”

3) Cosa accadde per la canonizzazione? 3) “La causa per portare San Josemaria Escrivà all'onore degli altari cominciò nel 1981 in un clima di diffidenza. Undici anni dopo, 300 mila persone festeggiarono in Piazza San Pietro la beatificazione del fondatore dell'Opus Dei, che oggi conta 86mila membri in 75 Paesi. Una 'rivoluzione copernicana' che aveva reso positivo l'atteggiamento dell'opinione pubblica verso l'Opera. Secondo i seguaci di San Josemaría, a essere cambiato è il clima culturale, con la fine delle ideologie e delle contrapposizioni in chiave politica. Tramontate le categorie di progressista e conservatore, si sono diradati i 'distinguo', e se da beato Escrivá faceva discutere, da Santo ha zittito tutti i suoi critici. Rivincita, 'sdoganamento', pieno riconoscimento. Come per Padre Pio, altro modello di santità indicato da Giovanni Paolo II all'uomo del terzo millennio, attorno alla canonizzazione echeggiarono gli ultimi accenni di antiche incomprensioni e malcelate tensioni. In una piazza San Pietro festante, non ci fu spazio per le contrapposizioni di Curia e le passate ostilità. Il popolo di San Josemaria conquistò Roma con la gioia e la fede spontanea perché, come sintetizzò il postulatore della causa, Monsignor Capucci, 'è un momento di festa per tutta la Chiesa e non solo per l'Opus Dei'. Dopo anni di accuse feroci, illazioni e calunnie sul conto del suo fondatore, ad essere elevata agli onori degli altari è l'ispirazione autentica dell'Opera. In passato venne accusata persino di essere una massoneria bianca, una specie di società segreta”.

4) Le critiche non sono mancate..4)”Sì. Altre pesanti critiche uscirono da una ex responsabile dell'organizzazione, Carmen Tapia, che puntò l'indice contro una struttura piramidale in grado di plagiare i propri membri. Ci sono voluti decenni prima che si riuscisse ad allontanare la nebbia dei sospetti, facendo emergere la vera natura dell'Opus Dei, che tra i cattolici ha portato il concetto di santificazione nel lavoro professionale. Un'intuizione-chiave che ha mietuto proseliti nella società civile: virtù cristiane e santificazione del lavoro professionale. Per l'Opus Dei fu il 2002 l'anno della consacrazione e del cambiamento nell'immagine pubblica. La mente corre alla seduta parlamentare del 24 novembre 1986 e alle interpellanze-choc che bollarono l'Opus Dei come una massoneria dedita ad accumulare potere e una setta regolata da norme segrete che vincolano gli aderenti (anche nelle proprie funzioni pubbliche) ad un'assoluta obbedienza verso le gerarchie dell'associazione. Tra gli iscritti, infatti, figurano 'numerosi funzionari civili e militari dello Stato e dirigenti delle imprese pubbliche': una 'fabbrica delle carriere', insomma, meritevole di interventi repressivi da parte dello Stato e per la quale si invocava l'applicazione della Legge contro le logge occulte del 1982. Malgrado il pluralismo nelle scelte economiche e politiche dei membri dell'Opus Dei, ci vorranno anni perché venga riconosciuta la vera natura dell'Opera, che non è un'associazione ma una prelatura personale, ovvero un'istituzione ecclesiastica, parte integrante della struttura della Chiesa. Libera, per costituzione e patti internazionali, di darsi l'organizzazione ritenuta più opportuna. Oltre ai laici, l'Opus Dei comprende sacerdoti incardinati nella Prelatura. Della Società della Santa Croce fanno parte anche membri del clero diocesano che, pur restando soggetti al Vescovo, ne condividono la spiritualità e godono della sua assistenza spirituale. Escrivá, pur non essendo per carattere e inclinazione particolarmente interessato ad apparizioni e a messaggi celesti, ha sempre sostenuto di non avere 'fondato' alcunché, ma di aver 'visto' nel 1928 un progetto che Dio gli comandava di realizzare”.

5) Qual è il compito dell’Opus Dei? “L'"Obra" promuove fra i fedeli cristiani di ogni condizione una vita coerente con la fede, portando il Vangelo in qualunque ambiente della società e cercando la santità. Alcuni membri, chiamati 'numerari', scelgono il celibato per dedicarsi con maggiore libertà al lavoro apostolico, mentre gli altri, in genere sposati, sono detti 'soprannumerari'. Una terza situazione personale è quella degli 'aggregati', che imboccano la strada del celibato ma vivono con la famiglia e sono chiamati ad una minore disponibilità di tempo per il lavoro apostolico rispetto ai numerari. Quando nel 1957 un capo di Stato porse a Escrivá le sue congratulazioni perché un membro era stato nominato ministro in Spagna, ottenne una risposta secca: 'Che importa a me ch'egli sia ministro o spazzino? Quello che importa è che si santifichi col suo lavoro. Il resto conta poco'. L'Opera non propone nessuna strada determinata, né di tipo economico, né politico, né culturale. Il fondatore scelse Roma come sede centrale dell'Opus Dei. Massoni bianchi o missionari del Papa nella società secolarizzata? Una leggenda nera circonda l'Opus Dei, la prelatura personale della Chiesa cattolica fondata nel 1928 dal sacerdote spagnolo Josemaria Escrivà de Balaguer (nella foto)”.

6) Quale leggenda? “È la leggenda che ha ispirato il 'Codice Da Vinci' di Dan Brown, ma che si ritrova, con implicazioni molto più serie, nelle voci ricorrenti sulla potenza economica e politica dell'organizzazione, sui suoi metodi di reclutamento, sulla sua influenza occulta. 'Opus Dei', il libro e il dvd (Rizzoli-Eri) che compongono la nuova inchiesta di Giovanni Minoli vogliono fare luce sulla realtà attuale dell'Opera e sulla figura del fondatore, proclamato Santo (anche qui, non senza corollario di polemiche) da Giovanni Paolo II. Al centro dell'inchiesta, una serrata intervista al Cardinale Julian Herranz, già segretario e amico intimo di Escrivà; ma non mancano altre testimonianze, che aiutano a scoprire la direzione impressa all'Opera dall'attuale prelato, Monsignor Javier Echevarrìa. Nella geografia dell'"Obra", i luoghi-simbolo sono il centro di avviamento professionale Elis al Tiburtino, dove in quarant'anni migliaia di ragazzi hanno imparato un mestiere; l'avveniristico Campus Bio-Medico di Frigoria; oltre al santuario di Aragona, dove da bambino fu miracolosamente guarito Escrivà; e la residenza universitaria milanese di Torrescalla a Città studi. E soprattutto Villa Tevere, quartiere Parioli, curia del prelato Javier Echevarría e mausoleo del fondatore San Josemaria Escrivà. Punti di riferimento che delineano lo spazio spirituale ed esistenziale di 86mila appartenenti all'Opera”.

Bruno Volpe


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