| INTERVISTA A GIACOMO GALEAZZI, VATICANISTA DE “LA STAMPA” SUI FUNERALI RELIGIOSI |
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... euro per marmi e monumenti funebri, un milione e cento per diritti comunali, 400milioni per interventi di floristi e giardinieri). Rispetto alla tumulazione e all’inumazione (cioè alla sepoltura in un loculo o in terra) la cremazione è molto più economica (massimo 500 euro). In pratica, un quinto dell’importo, incluse tassazione e diritti di competenza comunale, sanitaria e di polizia mortuaria. Proprio perché così non occorre acquistare un loculo, si sta affermando il ricorso all’urna cineraria come pratica per le esequie. Il regolamento di polizia mortuaria prevede, infatti, che le urne possano essere collocate anche in loculi nei quali vi sia già un feretro (“fino a capienza del loculo”) pagando solo le operazioni di apertura e chiusura del loculo (150 euro), senza dover pagare la concessione cimiteriale. E se una famiglia non possiede già un loculo utile per collocarvi delle urne cinerarie, è in vendita a 350 euro uno spazio apposito nel quale depositare le ceneri dei propri cari. In alternativa alla tumulazione dell’urna cineraria ci sono inoltre l’affidamento e la dispersione delle ceneri”. 2) Cioè? 2)”A differenza della cremazione, che è consentita in tutto il territorio nazionale, queste pratiche sono consentite solo in alcune regioni (Lombardia, Piemonte, Toscana, Umbria, Emilia Romagna, Valle D’Aosta, Marche, Lazio, Campania e Liguria) che hanno una apposita normativa che le regolamenta. L’affidamento dell’urna cineraria può avvenire “agli aventi diritto previa verifica delle volontà del defunto” o attraverso dichiarazione del parente che attesta che il defunto “avrebbe voluto le proprie ceneri date in affidamento”. La dispersione invece può avvenire, nel rispetto della volontà del defunto, o in aree a ciò appositamente destinate all’interno dei cimiteri o in natura o in aree private. La dispersione in aree private deve avere luogo all’aperto e con il consenso dei proprietari, non può “avere fini di lucro” ed è in ogni caso vietata nei centri abitati. La dispersione in mare, nei laghi e nei fiumi è consentita “nei tratti liberi”. Può essere eseguita dal coniuge o da altro familiare, dall’esecutore testamentario o dal rappresentante legale delle Socrem (le società di cremazione) cui il defunto risulta iscritto oppure dal personale autorizzato dal comune (che può incaricare anche le imprese funebri). In pratica, in assenza di una normativa nazionale su cremazione e dispersione delle ceneri, ci sono forti differenze: i lombardi e gli emiliani hanno maggiori diritti dei calabresi e dei sardi perché queste regioni non hanno ancora legiferato in materia”. 3) Cosa prevede la legge? “La legge 130 del 2001 aveva previsto una compiuta regolamentazione della cremazione in merito all’affidamento e alla dispersione. Ma il regolamento attuativo (che doveva essere approvato entro 6 mesi dalla pubblicazione della legge) ancora manca. “Le regioni più sensibili ai diritti della propria popolazione hanno fatto da sole sulla scorta della propria autonomia legislativa approvando specifiche leggi regionali che consentono tali pratiche - precisa Bosi -. E la scelta di queste regioni si sta rilevando lungimirante perché l’attuale disegno di legge nazionale fatica ad arrivare in fondo al proprio iter d’approvazione e potrebbero passare anni prima che divenga legge dello Stato ed estenda uguali diritti a tutti gli italiani riguardo alla destinazione delle ceneri dei defunti”. In alcune province, come Modena e Reggio Emilia, le cremazioni hanno raggiunto le tumulazioni e crescono ad un ritmo tale da suscitare addirittura le proteste di chi abita vicino agli impianti crematori e teme che le esalazioni siano nocive per la salute. Un boom che ha spinto anche la Conferenza episcopale a correre ai ripari inviando alle diocesi un sussidio pastorale per i “funerali in caso di cremazione” nel quale si prende atto che “la cultura del cimitero e della tomba è mutata e, per vari motivi, pratiche un tempo atee vanno diffondendosi anche tra i credenti”. In assenza di “motivazioni contrarie alla fede e purché si creda nella risurrezione”, la Chiesa non si oppone alla cremazione e concede le esequie ecclesiastiche, mentre rimangono “motivate perplessità di fronte alla prassi di spargere le ceneri in natura o conservarle in casa”. 4) Quali sono le conseguenze di questa situazione? 4)“La legislazione civile lo consente ma la Chiesa ritiene che “spargere le ceneri impedisca di esprimere in un luogo preciso il dolore personale e comunitario, estinguendo anzitempo il ricordo dei morti per effetto di mentalità panteistiche o naturalistiche”. In Italia le cremazioni corrispondono al 10% dei decessi (53mila su 558mila decessi annui) e sono in funzione 45 crematori (altri 6 sono previsti entro giugno): 31 si trovano al Nord, nove al Centro e solo cinque al Sud. Ciò significa che la cremazione arriva al 15,7% al Nord, al 9,6% al Centro e allo 0,35% nel Mezzogiorno. Gli impianti più grandi si trovano a Milano, Torino, Roma, Genova e Bologna. A questo ritmo di crescita nel 2009 le cremazioni saranno 210mila l’anno (35%). “Nell’ultimo decennio si è passati dallo 0.7% a quasi il 10% nazionale - spiega Alessandro Bosi, segretario della Federazione Imprese Onoranze Funebri (Feniof) -. E’ un trend supportato dal proliferare di leggi regionali che regolamentano l’affidamento e la dispersione delle ceneri. A livello nazionale si sconta l’assenza di una normativa ad hoc”. Bruno Volpe
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1)Il vescovo di Pitigliano, Sovana e Orbetello, monsignor Mario Meini ha inviato una lettera ai parroci della diocesi del grossetano per dire che “Spargere le ceneri di un defunto o conservare l’urna in un luogo diverso dal cimitero è «segno di una scelta compiuta per ragioni contrarie alla fede cristiana e pertanto comporta la privazione delle esequie ecclesiastiche”. A cosa è dovuto l’aumento di questa pratica un tempo assolutamente moniritaria? 1)”Si tratta di un boom dovuto non solo ai cambiamenti nell’atteggiamento verso il morire e la morte o le opzioni polemicamente atee, ma anche a motivazioni economiche. Il costo medio di un servizio funebre è di 2.700 euro, più l’acquisto in concessione del loculo cimiteriale che arriva a costare al metro quadro quanto una villa di lusso (3mila euro). In totale, il giro d'affari annuo del “caro estinto” è di circa un miliardo e mezzo di euro (inclusi un milione e 300mila ...

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