| INTERVISTA A GIACOMO GALEAZZI, VATICANISTA DE “LASTAMPA”; SULLA VISITA DI OBAMA IN VATICANO |
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... Paolo VI apprezzando «l’approccio non ideologico alle questioni bioetiche». E la «conversione pro life» di Obama ispira all’Udc la mozione in Parlamento laici-cattolici contro l’aborto selettivo. Si volta pagina, in Curia, rispetto alle profezie apocalittiche del cardinale Stafford, che paragonava al «Getsemani» il futuro dei cattolici nell’era-Obama. Il presidente, anziché estendere il diritto all’aborto attraverso misure legislative, ha promesso di diminuire il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza, con «un sorprendente cambiamento nel suo programma elettorale», riconosce il giornale dei vescovi «Avvenire».In Vaticano sanno che impegnarsi per diminuire gli aborti avrà per Obama un costo politico in termini di consensi e, come evidenzia Sambi, lo esporrà agli attacchi di gruppi minoritari, però nell’episcopato Usa rimane il «gelo». Una freddezza che indica il diverso giudizio che le gerarchie cattoliche hanno del 44° presidente Usa da una sponda all’altra dell’Atlantico”. 2) Come si può spiegare questa differenza?2) “In Vaticano lodano l’«Obama day» («si aprono nuovi scenari di collaborazione»), nella Chiesa Usa rilanciano la campagna contro l’ultima decisione del suo governo: finanziare la ricerca sulle staminali («distruttiva» e «contro ogni principio etico»). E restano sulle barricate anche sul controllo delle nascite e i diritti civili dei gay. Obama ha pubblicamente scoraggiato i rapporti sessuali tra i giovanissimi, promettendo robuste politiche a difesa di dottori, infermieri e farmacisti obiettori che si rifiutano di praticare l’aborto. Ma non convince la Chiesa Usa. Senza negare i punti di dissapore, il Vaticano ha orientato l’agenda della visita sui temi globali su cui c’è pieno consenso: il rinnovato dialogo con l’Islam, l’attenzione comune verso una soluzione di pace in Medio Oriente, la lotta contro la fame in Africa. Il Papa e Obama escono dal «faccia a faccia» reciprocamente rafforzati. Una «convergenza d’interessi», sintetizza Raymon Flynn, ambasciatore di Clinton in Curia: «Il Pontefice punta ad avere buone relazioni con gli Stati Uniti e il popolo americano, senza compromettersi troppo con le proposte del presidente. Obama ha tutto l’interesse ad avere buoni rapporti con chi è il punto di riferimento dei cattolici che in maggioranza lo votarono pochi mesi fa»”. 3) E i mass media americani? 3)Due tra i principali quotidiani newyorchesi, il New York Times e il tabloid New York Post, hanno dedicato una copertina piuttosto irriverente alla visita del presidente degli Stati Uniti Barack Obama in Vaticano.Una visita che la stampa americana non ha coperto in modo particolare, dedicando al massimo un articolo, in genere fattuale, all’incontro tra il papa ed Obama. Il Los Angeles Times, il più diffuso quotidiano della California, scrive che «incontrandosi per la prima volta, il presidente Obama e papa Benedetto XVI hanno trovato terreno comune sulla pace in Medio Oriente, ma sono stati incapaci di ridurre le differenze sull’aborto e le staminali, temi che dividono e che vedono la Casa Bianca combattere con i conservatori e i cattolici americani in patria».Totalmente diverso, al limite della maleducazione sia per il Papa sia per l’inquilino della Casa Bianca, il Nyp. «Holy See, from peep show to pope show» cioè dal peep show allo show papale, titola il Post, che appartiene a Rupert Murdoch, sotto una foto in cui si vede Benedetto XVI stringere la mano di Obama, con la moglie Michelle alla sinistra del pontefice. Sotto alla prima c’è una seconda foto, una immagine che ha fatto il giro del web: quella di Obama al G8 che sembra guardare il «lato b» di una giovane delegata brasiliana. Scherzosamente il tabloid ipotizza che per Obama dal papa è stato «confession time», il momento della confessione”. 4) E gli altri giornali? 4)”Il New York Times è forse ancora più perfido. Nella foto in prima pagina, dedicata all’incontro tra Obama e il papa, non si vede nessuno dei due protagonisti. In mezzo all’immagine, una guardia del corpo sta aprendo la porta della limousine blindata della Casa Bianca. Michelle è già fuori ed è di spalle, mentre all’ interno si vedono i due piedi nudi di una delle figlie della coppia, presumibilmente Malia. La didascalia recita: «Non era a piedi nudi quando ha incontrato il papa». Il più diffuso tabloid della Grande Mela, il Daily News, dedica anche lui la prima alla visita papale, ma è decisamente più classico: «The Prez & The Pope» è il titolo. L’articolo, nelle pagine interne, inizia così: «Nel loro primo incontro, il presidente Obama e papa Benedetto sono d’accordo sui loro disaccordi, l’aborto e la ricerca sulle staminali». Foto dell’incontro anche sulla prima pagina del Washington Post. «I viaggi presidenziali includono il Vaticano», ne è il titolo. Newsweek, infine, spiega il perchè dell’interesse molto relativo della stampa Usa (e dei cattolici americani) alla visita papale di Obama. «L’approccio pragmatico di Obama alle politiche che dividono e la sua agenda di giustizia sociale - scrive il settimanale - riflettono il pensiero dei cattolici laici americani molto meglio di questi schietti vescovi ed attivisti pro-life...Di fatto l’agenda di Obama è più vicina al loro pensiero di quella del papa stesso»”. Bruno Volpe
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1)Quale valutazione si può dare dell’”Obama-day” in Vaticano?1)”La carta vincente di Obama è stata l’impegno «fuori programma» di ridurre il numero degli aborti negli Stati Uniti. Si rallegra per il «positivo andamento» dell’udienza, l’ambasciatore papale negli Usa, Pietro Sambi, e riannoda i fili tra Chiesa americana in rotta di collisione con la Casa Bianca e Santa Sede che abbraccia Obama. Dopo lo storico «faccia a faccia» tra Benedetto XVI e Obama restano divergenze sulla «difesa della vita e la dignità della persona», ma aumentano le affinità sulle tematiche sociali e la politica internazionale. «Non può esserci terreno comune su principi etici non negoziabili», precisa il nunzio Sambi. L’episcopato Usa ha protestato per alcuni articoli dell’«Osservatore romano» giudicati troppo «filo-Obama», ma il cardinale Achille Silvestrini, ex ministro degli Esteri vaticano, richiama il «clima di speranza» della visita di Kennedy a ...

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