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1) Il quotidiano della Cei, Avenire promuove le decisioni del governo su università e istruzione. Perché?1)”Un passo nella giusta direzione. Così, con un editoriale a firma di Piero Chinellato, l’Avvenire commenta le decisioni assunte dal ministero sull’università, con la distribuzione di maggiori fondi agli atenei di qualità, basandosi sul criterio oggettivo del merito. Un piccolo passo che, scrive il quotidiano, «però ha in sé le potenzialità per generare un grande balzo. Niente è sicuro e niente è scontato - le tante delusioni del passato impongono cautela -, però quel minuscolo 7% del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) - in tutto 525 milioni di euro - ripartito tra le università sulla base di criteri oggettivi di merito, con gli Atenei migliori premiati - in cima l`Università di Trento e i Politecnici di Torino e Milano -, con la penalizzazione di quelli risultati meno buoni, e con tre - Trieste, Firenze e Siena - la cui ...
... valutazione è sospesa in attesa dei piani finanziari di risanamento dei bilanci che attualmente risultano in rosso, può costituire un segnale importante. Il valore è forse più psicologico che sostanziale - scrive l’Avvenire - ma l`indicazione che se ne trae è che per un certo modello di università autoreferenziale, con docenti sazi della cattedra conseguita grazie a concorsi compiacenti, incurante dell`efficacia delle proposte didattiche e dell`esito professionale dei propri laureati, comincia a oscurarsi l`orizzonte». «Apprezzabile» inoltre, la promessa del ministro Gelmini di aumentare nei prossimi anni la quota assegnata per merito fino al 25-30%. Per il quotidiano dei vescovi quello dell’Università «è un intero sistema che va riguadagnato a un circuito virtuoso, di pari passo con la modernizzazione istituzionale ed economica del Paese. Non è pensabile che l`Italia riesca ad emergere dalla crisi economica senza disporre delle competenze qualificate, coltivate da università che siano fucine di ricerca, con docenti competenti, appassionati, valutati e retribuiti in base alla qualità del lavoro svolto: l`ha chiesto Obama per gli Usa, dove la meritocrazia non ha bisogno di avvocati, tanto più serve a noi, storicamente refrattari a quella cultura. 2) Intanto, però, la crisi di vocazioni si fa sentire. In che modo reagisce la Chiesa? 2)«Aiutateci a riconoscerci come patrimonio ecclesiale proprio delle vostre diocesi», considerando i missionari «una risorsa anche per la Chiesa italiana» e promuovendo «la vocazione missionaria con la stessa convinzione con cui si promuovono le vocazioni sacerdotali e quelle religiose». Queste alcune delle richieste contenute nella lettera che gli istituti missionari aderenti alla Cimi (Conferenza degli istituti missionari in Italia) hanno inviato a tutti i vescovi italiani per fare il punto sulla situazione attuale. Il documento è stato firmato da padre Alberto Pelucchi, presidente Cimi, e da suor Carmela Coter, vice-presidente. Alla Cimi aderiscono tra gli altri, Pime, Comboniani, Consolata, Saveriani, Francescane missionarie di Marie, Padri Bianchi. Nella lettera, riferisce il Sir, i missionari italiani manifestano alcune difficoltà: «il numero dei nostri missionari e missionarie di origine italiana è in continuo calo; le vocazioni sono rare, le nostre comunità sono sempre più composte da persone anziane rientrate per ragioni di età e salute. La nostra stessa identità missionaria, all’interno del mondo ecclesiale italiano, conosce delle connotazioni un pò confuse». Tra le richieste, quella di valorizzare i missionari rientrati in Italia, ad esempio facendo in modo che le comunità diventino dei «centri di spiritualità missionaria dove ogni cristiano possa riconoscere e assimilare l’amore di Dio per il mondo, in particolare i piccoli, gli ultimi, gli immigrati». I missionari chiedono di «qualificare ulteriormente» i Centri missionari diocesani, e si propongono per dare un «contributo di esperienza» a «stranieri di altre religioni e in situazioni particolarmente degradate di povertà ed emarginazione». 3) Come reagisce il mondo cattolico al caso-Berlusconi?3)”Che Silvio Berlusconi non sia un «santo» turba, indigna, interroga il mondo cattolico italiano. O, almeno, una sua componente. Di certo, non è solo ’Famiglia cristianà, ormai, a criticare le vicende private del Presidente del Consiglio. Dopo un iniziale, diffuso silenzio, rotto solo dalle proteste del settimanale dei paolini, notoriamente poco tenero con questo governo (come, del resto, con i precedenti), più di un vescovo ha espresso dubbi e ha domandato chiarimenti e anche il quotidiano della Conferenza episcopale italiana ’Avvenirè ha espresso «disagio» per tutta la vicenda. E se c’è chi, in Vaticano, sottolinea che l’Italia «non è un paese di Amish o di calvinisti», c’è chi non esita a denunciare una «scissione morbida» dei cattolici dal berlusconismo.«Sembra che sia in atto una scissione morbida e silenziosa da Berlusconi e dal berlusconismo», afferma Mimmo Delle Foglie, portavoce dell’associazione Scienza e vita ed ex coordinatore del Family day: «Sono singolari le domande posto al mondo cattolico. Chi può immaginare che il giudizio dei cattolici su queste vicende sia positivo? Un comportamento del genere non si addice a un uomo privato, figuriamoci a un uomo pubblico». Gli fa eco il nuovo presidente del Forum delle famiglie Francesco Belletti: «Il valore della coerenza bisognerebbe chiederlo a tutti, a maggior ragione a chi ha ruoli pubblici». Poi punta alle promesse non mantenute su un fisco ’family friendly’: «Non si vede ancora niente all’orizzonte. L’attenzione è molto debole. Questo governo, come quello precedente, ha promesso ma non ha ancora mantenuto. Le motivazioni sono comprensibili - la crisi, il debito pubblico, l’equilibrio del sistema tributario - ma chiediamo un segnale di inversione di tendenza, per essere certi che la famiglia non sia l’ultima riga della finanziaria». Il malumore cattolico nei confronti del premier, in effetti, è alimentato anche dall’insoddisfazione per alcune politiche care alla Chiesa. Sul cosiddetto quoziente famigliare, così come sui fondi alle scuole paritarie, l’associazionismo cattolico attende ancora risposte. Anche sui destini del testamento biologico c’è incertezza ora che il disegno di legge è approvato in un ramo del Parlamento, la Camera, il cui presidente, Gianfranco Fini, ha più volte espresso perplessità e critiche. 4) Cioè? 4) «In alcuni ambiti, soprattutto sul tema della famiglia e dell’immigrazione, ci attendiamo un cambio di passo», afferma il presidente delle Acli (Associazioni italiane lavoratori cristiani) Andrea Olivero. Che su Berlusconi e i suoi incontri a Palazzo Chigi precisa: «Non basta dire ’non sono un santò. Nessuno chiede che i governanti siano santi. Il punto è che laddove si esercitano mandati pubblici bisogna evitare condizioni che diano scandalo e che possono mettere la persona nella condizione di essere ricattabile». In questo senso, «è chiaro che oggi c’è una rilevanza pubblica di queste vicende che richiedono risposte chiare e limpide». Tra associazioni e movimenti cattolici, peraltro, non c’è, sulle vicende delle escort come su altri temi, l’unanimità. Bernhard Scholz, presidente della Compagnia delle opere (il ’braccio operativò di Comunione e Liberazione), ha usato di recente parole di grande prudenza. «La coerenza personale, importante e desiderabile, non è il criterio esclusivo per valutare l’azione politica di chi governa. C`è una questione più importante: se la politica lascia libertà alle realtà che lavorano per il bene comune». Tradotto: associazioni, imprese, cooperative, scuole paritarie. «Le gerarchie cattoliche questo lo sanno bene», ha spiegato Scholz. Parole simili a quelle pronunciate, in tutt’altro contesto, da monsignor Rino Fisichella. Che, presentando in Vaticano l’enciclica del Papa con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, spiegava, in termini generali: «L’etica non può essere assunta come la panacea di tutti i mali che la società oggi vive per la crisi generalizzata, che non è solo di ordine economico, ma principalmente di carattere antropologico». E mentre il segretario della Cei Mariano Crociata fustigava - in un’omelia dedicata a Santa Maria Goretti - chi mette in piazza il «libertinaggio», il portavoce dell’Opus Dei, Pippo Corigliano, rilasciava un’intervista al ’Giornalè nella quale sosteneva: «È pericoloso giudicare in piazza gli uomini, che siano politici o no, riguardo a quella che è la loro moralità: se si intraprende questa strada si può anche arrivare al ’Terrorè di Robespierre». Lontana dai furori termidoriani, insomma, una parte del mondo cattolico continua a guardare a Berlusconi come un alleato politico e un interlocutore per i propri progetti”. 5) E il cardinale Martini? 5)”Libero, ormai, da ogni condizionamento, anche il cardinale Carlo Maria Martini è sembrato accennare all’affaire Berlusconi. «La Chiesa può e deve protestare contro comportamenti rovinosi e immorali, che siano in contrasto col bene comune e deve usare cautela nel ricevere o nell’onorare certi personaggi», ha detto in una delle sue risposte ai lettori del ’Corriere della serà. «Ma ciò non è sempre facile da stabilire e può darsi che in certi periodi si pecchi per difetto e in altri per eccesso», ha aggiunto. Diversa la posizione del Vaticano, dove prevale una posizione di cautela. Se certi comportamenti appaiono riprovevoli, altrettanto sospetto suscita l’impressione di una strumentalizzazione tutta politica delle vicende del premier e il fastidio per l’invasione che alcuni media hanno fatto della sua vita privata. Nei Sacri Palazzi, del resto, prevale il pragmatismo di chi considera molto buoni i rapporti tra le due sponde del Tevere. Tanto più che a Palazzo Chigi lavora un uomo - Gianni Letta - che, oltre ad essere Gentiluomo di Sua Santità, offre più di una garanzia per il mondo cattolico. Buoni rapporti confermati, tra l’altro, dall’incontro che domani il cardinale Tarcisio Bertone avrà in Senato per parlare con i senatori dell’anciclica ’Caritas in veritatè. L«Osservatore romanò, da parte sua, non dà spazio a tutta la vicenda berlusconiana. E se ’Avvenirè, pressato dalle rimostranze dei lettori, ha finito col chiedere »chiarezza« al premier e ammonirlo che il consenso dei sondaggi non va considerato »l’avallo a scelte poco consone«, non ha mancato si sollevare dubbi sulle rivelazioni »non sappiamo quanto autentiche. Intanto le vacanze del Papa si avviano alla conclusione con il conferimento delle chiavi di Introd al neo-cittadino onorario, Benedetto XVI. Commenta padre Federico Lombardi, portavoce papale: "La cittadinanza onoraria è un gradito segno di vicinanza. Benedetto XVI è una persona molto gentile e sensibile a questi significativi gesti di attenzione, cordialità e accoglienza nei suoi confronti. All'Angelus di domenica ha pubblicamente ringraziato per l'opsitalità ricevuta. Il Papa è liberissimo di scegliere dove fare le sue vacanze, è chiaro che nelal scelta di Les Combes c'è anche un'intenzione di raccoglimento e di tranquillità particolare che consente di valorizzare i momenti di riflessione e di meditazione: E che, fino all'infortunio, si traduceva anche nella scrittura e nel lavoro quotidiano al libro su Gesù" Bruno Volpe
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