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Giusta la posizione della Congregazione per il Culto Divino. La comunione a sette anni avvicina di più i bambini già in grado di capire, al senso del sacro. Fare in modo che la prima non sia più l'ultima comunione Stampa E-mail
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Pontifex.RomaLa Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina del Sacramenti sta pensando di tornare al catechismo di San Pio X e dunque di permettere la prima comunione a sette anni di età. Una decisione che trova favorevoli e contrari. Sul tema abbiamo ascoltato l' opinione del professor Massimo Introvigne uno dei sociologi più attenti e seri ed anche esperto di cose religiose. Professor Introvigne qual é la sua idea su questo progetto?: " mi trova ampiamente favorevole, non solo per la stima che mi lega al Prefetto, ma  anche per motivi del tutto evidenti ed oggi sotto gli occhi di tutti". Ce li spieghi: " dunque, non vi é dubbio alcuno che i bambini di oggi siano molto più svegli e preparati sotto ogni punto di vista dei coetanei di qualche tempo fa e pertanto penso che sia giusto anche adeguare a questi nuovi standard biologici l' amministrazione del sacramento". Che cosa intende dire?: " penso che la evoluzione sia fisica che mentale dei ...

... ragazzi sia del tutto evidente. Se questo sia sempre un bene o un male, é altro discorso, ma il fenomeno esiste e ce ne rendiamo conto in casa. Pertanto, anche per contrastare spinte in senso opposto, penso che sia utile dare questo sacramento a sette anni".

Quali spinte?: " una società che corre freneticamente, la società del moderno e magari del post moderno, sempre più spesso smarrisce per strada il senso di Dio. Questo anche a causa di famiglie non sempre esemplari e di una pastorale nelle parrocchie alcune volte zoppicante. Ecco perché il dare la comunione ai sette anni, vuole dire anche anticipare l' evangelizzazione verso il sacramento ad un' età inferiore, e in questo modo si cerca di proteggere i bambini da alcune insidie piuttosto evidenti come il secolarismo, una visione del vivere che nulla ha in comune con la cristianità e spinte verso valori che non competono la vita cristiana".

Ma per altro verso si dice che il vero problema oggi non sono i bambini, quanto le famiglie: " penso che questa obiezione, sensata, abbia poco o nulla a che vedere con la prima comunione e che valga indipendentemente dalla data di ammnistrazione del sacramento. Certo, oggi esistono famiglie che sono distanti da Dio in ogni senso, nei cui ambienti si respira, nel migliore dei casi, indifferenza verso la pratica religiosa, se non addirittura ostilità e che comunque nelle scelte di vita, pur professandosi cristiani, vivono in netta ed aperta contraddizione con i varori del vangelo. Ma questo triste fenomeno non ha nulla a che vedere con l' età dei bimbi e incide sia prima che dopo. Piuttosto bisogna fare in modo che la prima comunione non diventi anche l' ultima".

Che cosa intende dire?: " esattamente che molta gente porta i bimbi a fare la comunione solo in omaggio alla tradizione e non per convinzione, pensa a tutto meno che al sacramento, agli inviti, al banchetto, alla festa e a quello che diranno gli invitati. L' ospite principale, Cristo, rimane fuori alla porta e conta meno dei fotografi. Ecco perché occorre una maggior preparazione e pastorale nelle famiglie e in parrocchia".

Fa un esempio: " apprezzo la scelta che ha fatto Papa Benedetto XVI su Nennolina a Roma. Nel precedente pontificato, per  volontà di alcuni teologi, quel proccesso venne bloccato in omaggio al criterio che i bambini sono irresponabili e dunque non possono di fatto arrivare alla santità,una cosa sbagliata. Papa Benedetto XVI ha scelto il contrario dimostrando che la santità non dipende dalla maturazione intellettuale, dal grado di cultura, ma dalla fede e dalla vita concreta che si vive ogni giorno. Dunque anche i bambini possono aspirare alla santità".

Bruno Volpe


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