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PAPA AI PARROCI: "SIATE UMILI. BASTA ANALFABETISMO RELIGIOSO". SI RISPETTI IL MAGISTERO, DISTANTI DALLE OPINIONI DEL MONDO Stampa E-mail


Pontifex.RomaPapa Benedetto XVI ha incontrato, come da tradizione in Quaresima, i parroci romani nell'aula Paolo VI. Il Santo Padre ha ricordato quali sono i doveri del parroco. Ha esortato, in primo luogo, a coltivare il dono dell'umiltà. Il prete, infatti, deve "realizzare virtù necessarie come umiltà, e mitezza. La superbia è la radice di tutti i peccati. L'assenza di umiltà distrugge". Il Pontefice ha anche invitato ad incrementare lo studio ed ha lanciato un grido di dolore contro il dilagante analfabetismo religioso: "con questo analfabetismo religioso non possiamo crescere". Infine, il Papa ha lanciato una stoccata a quella teologia che pretende  di rendere "adulto" il cattolico, staccandolo dal Magistero tradizionale: "il risultato non é una fede adulta, ma la dipendenza dalla onde del mondo, dalla opinione del mondo, dalla dittatura dei mezzi di comunicazione". Radio Vaticana riporta la notizia come segue: Il Papa ha espresso tutta la sua gioia nel vedere tanti ...

... parroci riuniti assieme, li ha definiti “un forte esercito di Dio” pronto alle battaglie del nostro tempo. Quindi, seguendo il testo della Lettera paolina, si è soffermato sulla chiamata al sacerdozio:

“La grande sofferenza della Chiesa di oggi nell’Europa e nell’Occidente è la mancanza di vocazioni sacerdotali, ma il Signore chiama sempre, manca l’ascolto”.

Ecco perché, ha soggiunto, “dobbiamo essere attenti alla voce del Signore” e capaci di accettare questa chiamata. Ha quindi sottolineato che essere fedeli alla chiamata del Signore implica realizzare delle virtù necessarie, in particolare l’umiltà, la mitezza e la magnanimità. Il Santo Padre si è soffermato soprattutto sull’umiltà. Essere cristiano, ha detto, vuol dire superare la “tentazione originale”, la superbia che è “la radice di tutti i peccati”. Parole corredate da un’esortazione:

“Accettare questo, imparare questo e così imparare, accettare la mia posizione nella Chiesa, il mio piccolo servizio come grande agli occhi di Dio. E proprio questa umiltà, questo realismo rende liberi”.

Ancora, ha ribadito che, dalla mancanza di umiltà, deriva anche la divisione della Chiesa. Se non siamo umili, ha avvertito, siamo anche divisi:

“L’assenza dell’umiltà distrugge l’unità; umiltà è una fondamentale virtù dell’unità e solo così cresce l’unità del Corpo di Cristo: diventiamo realmente uniti e riceviamo noi la ricchezza e la bellezza dell’unità”.

Un altro grande problema della Chiesa attuale, ha proseguito, è la mancanza di conoscenza della fede, “l’analfabetismo religioso”:

“…e con questo analfabetismo non possiamo crescere, non può crescere l’unità. Perciò dobbiamo noi stessi appropriarci di nuovo di questo contenuto come ricchezza dell’unità e non come un pacchetto di dogmi e di comandamenti, ma come una realtà unica che si rivela nella sua profondità e bellezza”.

Di qui l’importanza dell’Anno della Fede, ha detto il Papa auspicando un rinnovamento catechistico affinché la fede “sia conosciuta”, Cristo “sia conosciuto”. Non ha poi mancato di criticare quei teologi secondo cui Dio non sarebbe onnipotente perché esiste il male nel mondo. “Alla fine – ha avvertito - non rimane la forza del male, ma rimane solo Dio”, questa è la nostra speranza: “Che la luce vince, l’amore vince”. Ancora ha ribadito che i cristiani sono non violenti e che non bisogna legare la difesa della verità al ricorso alla violenza.

Nella parte conclusiva della lectio divina, il Papa ha osservato che in questi ultimi decenni si è fatto ricorso alla formula “fede adulta”, per dire “emancipata” dal Magistero della Chiesa:

“Ma il risultato non è una fede adulta, il risultato è la dipendenza dalle onde del mondo, dalle opinioni del mondo, dalla dittatura dei mezzi di comunicazione, dell’opinione che tutti pensano e vogliono. Non è vera emancipazione”.

La vera emancipazione, ha avvertito, è invece proprio liberarsi da questa “dittatura” delle opinioni del mondo. Solo “nella libertà dei Figli di Dio che credono insieme nel Corpo di Cristo”, ha concluso, siamo veramente liberi e capaci di rispondere alle sfide del nostro tempo.

Nel corso dell’incontro, il Papa ha consegnato ai parroci prefetti il testo intitolato “Scelto da Dio per gli uomini”, pubblicato dall’Edizione Paoline con una presentazione del cardinale vicario Agostino Vallini. Si tratta, ha detto il porporato, di una “regola di vita”, frutto dell’Anno Sacerdotale. Una traccia spirituale, una guida ideale offerto a tutti i sacerdoti romani “perché crescano nella gioia della comune vocazione e nell’unità del sacerdozio”.

Fonte:
http://www.oecumene.radiovaticana.org/it1/articolo.asp?c=565588

Bruno Volpe

Carlo Di Pietro



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