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Verso il SinodoC’era anche monsignor Mariano Crociata, il nuovo segretario della Conferenza Episcopale Italiana, all’incontro dei vescovi novelli con il Papa a Castelgandolfo la scorsa settimana. Ai vescovi di fresca nomina, Benedetto XVI ha ricordato che “per far fronte alla grande sfida del secolarismo proprio della società contemporanea”, i vescovi devono meditare ogni giorno “nella preghiera la parola, così da poter essere banditori efficaci nell’annunciarla, dottori autentici nell’illustrarla e difenderla, maestri illuminati e sapienti nel trasmetterla”. Un’esortazione che ha il suo peso. Specie perché cade poche settimane prima del Sinodo dei vescovi, che si terrà dal 5 al 26 ottobre. E che avrà per tema proprio "La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa". Il sinodo rappresenta un momento molto importante per la Chiesa: È un'assemblea dei rappresentanti dell'episcopato cattolico che ha il compito di aiutare...

... con i suoi consigli il Papa nel governo della Chiesa universale. Il fatto che sia improntato sulla parola di Dio marca molto la direzione che Benedetto XVI vuole dare al suo pontificato: conoscenza della fede, profonda, continua e meditata. L’esortazione ai vescovi novelli è solo l’apice di un vero e proprio percorso pastorale che Benedetto XVI ha portato avanti negli anni di Pontificato. Una specie di escalation, che è anche una guida verso il Sinodo. “Solo chi si pone innanzitutto in ascolto della parola – disse nel 2005 – può poi diventarne annunciatore.

Egli infatti non deve insegnare una sua propria sapienza, ma la sapienza di Dio, che spesso appare stoltezza agli occhi del mondo”. Poi, in un’udienza generale dello scorso anno, Benedetto XVI ha ammonito (con una frase di san Girolamo che usa abbastanza spesso): “Ignorare le scritture è ignorare Cristo”.

E ha spiegato la necessità che ogni cristiano “viva in contatto e in dialogo personale con la parola di Dio, donataci nella Sacra Scrittura”, in un dialogo a due dimensioni. “Da una parte – ha spiegato il Papa – dev’essere un dialogo realmente personale, perché Dio parla con ognuno di noi tramite la Sacra Scrittura e ha un messaggio per ciascuno. Dobbiamo leggere la Sacra Scrittura non come parola del passato, ma come Parola di Dio che si rivolge anche a noi, e cercare di capire cosa il Signore voglia dire a noi”.
Partire dalla Parola è quindi un programma di governo. Che investe più campi. Come ad esempio il dialogo interreligioso. E infatti, i 138 musulmani che hanno scritto al Papa per aprire un tavolo di dialogo, hanno intitolato la lettera aperta “Una parola comune tra noi e voi”. Poi c’è stato l’annuncio, del tutto sorprendente, dell’invito del rabbino di Haifa Shear-Yashuv Cohen, che interverrà nel corso del secondo giorno di lavori. E interverrà come “delegato fraterno”, un appellativo che fino ad ora era stato attribuito ai rappresentanti delle Chiese sorelle.

Partire dalla parola di Dio per essere forti nella fede e difendere il depositum fidei: sono queste le intenzioni di Benedetto XVI. E, in vista del Sinodo, Federazione Biblica Cattolica ha promosso un'indagine in tredici paesi del globo su "La lettura delle Scritture". Da dove è emerso che Una in Nordamerica e in Europa la Bibbia non è soltanto il libro di un particolare gruppo religioso, ma un testo di riferimento capitale per tutti.
Anche se l'ondata secolarizzante produce effetti molto differenziati da regione a regione.

Negli Stati Uniti e in Italia tali effetti appaiono più contenuti che in altri paesi dell'Europa Occidentale, tra i quali la Francia risulta essere la nazione più scristianizzata. Ecco allora che promuovere la Parola di Dio si afferma anche come la risposta alla secolarizzazione montante, contrastando un’Europa che ha perso le radici.

di Andrea Gagliarducci


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