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Così Benedetto XVI nell'omelia della messa celebrata a Carpineto Romano, in occasione del bicentenario della nascita di papa Leone XIII. Il Pontefice: "Essere cristiani non può essere una scelta opportunistica" Stampa E-mail
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Pontifex.RomaCARPINETO ROMANO (ROMA) – "Dialogo e mediazione" le chiavi per affrontare in modo positivo le grandi questioni sociali. E’ questo, secondo Benedetto XVII, l’insegnamento più grande di papa Leone XIII, il fondatore della dottrina sociale della Chiesa. "Papa Gioacchino Pecci – ha ricordato Ratzinger durante la messa celebrata in occasione del bicentenario della sua nascita – ha saputo affrontare un periodo storico tra i più difficili per la Chiesa rimanendo fedele alla tradizione e, al tempo stesso, misurandosi con le grandi questioni aperte”. CRISTIANI: FORZA PACIFICA DI CAMBIAMENTO. Benedetto XVI è anche intervenuto sul tema del ruolo dei cristiani nella società, altro argomento caro a Leone XIII. Il Papa ha esortato i cristiani a essere "seme e lievito” nel cammino della civiltà. "All'interno della realtà storica - ha detto Ratzinger in un passaggio dell'omelia - i cristiani, agendo come singoli cittadini, o in forma associata, ...

... costituiscono una forza benefica e pacifica di cambiamento profondo, favorendo lo sviluppo delle potenzialità interne alla realtà stessa. E' questa - ha proseguito - la forma di presenza e di azione nel mondo proposta dalla dottrina sociale della Chiesa, che punta sempre alla maturazione delle coscienze quale condizione di valide e durature trasformazioni. Leone XIII - ha aggiunto - seppe guidare e sostenere i cattolici sulla via di una partecipazione costruttiva, ricca di contenuti, ferma sui principi e capace di apertura". Benedetto XVII, inoltre, ha ricordato che essere cristiani "è impegnativo e non può dipendere da entusiasmi e opportunismi”.

IL PAPA DELLA DOTTRINA SOCIALE CRISTIANA

Leone XIII, al secolo Gioacchino Pecci, nacque a Carpineto nel 1810 in una famiglia della nobiltà rurale. Fu eletto Papa nel 1878 e fu testimone diretto di grandi eventi e trasformazioni sociali, dalle rivolte nelle fabbriche alla nascita del marxismo, dalla perdita del potere temporale dello Stato pontificio alla costruzione dei nuovi equilibri tra Stato e Chiesa. Il suo pontificato durò 25 anni, durante i quali scrisse 86 encicliche, tra cui la celebre Rerum Novarum, scritta nel 1891, considerata il testo fondante della moderna dottrina sociale cristiana. Nell'enciclica Leone XIII prese le distanze da marxismo e socialismo, fissando però diritti e doveri del capitale e del lavoro, secondo i valori evangelici e del magistero della Chiesa.  I principi enunciati nella Rerum Novarum sono stati confermati, 118 anni dopo, da Benedetto XVII nella sua enciclica Caritas in Veritate.  leone XIII scrisse tantissimo e tra i tanti argomenti delicati e cruciali  da lui affrotnati anche l'avanzata del laicismo, la famiglia, la politica e la massoneria. Nell’enciclica Immortale Dei del 1885 affrontò il tema del ruolo dei cattolici negli stati moderni. Leone XIII inoltre istituì l'archivio segreto vaticano.

UN PAPA CONTRO SATANA

Leone XIII viene ricordato ancora oggi per la sua  preghiera contro Satana e gli angeli ribelli, che viene pronunciata dal sacerdote durante l'esorcismo. Il 20 febbraio 1878 al termine di un conclave durato solo 36 ore il cardinale Gioacchino Pecci fu eletto papa e prese il nome di Leone XIII ( 1810- 1903). Molte persone, oggi anziane, ricordano che, prima della Riforma liturgica del Concilio Vaticano II, il celebrante ed i fedeli si mettevano in ginocchio, alla fine di ogni messa, per recitare una preghiera alla Madonna ed una al Principe degli Angeli, scritta dal papa Leone XIII, che diceva: "San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia, contro le malvagità e le insidie del demonio sii nostro aiuto. Ti preghiamo supplici: che il Signore lo comandi! E tu, Principe delle milizie celesti, con la potenza che ti viene da Dio, ricaccia nell'inferno Satana e gli altri spiriti maligni che si aggirano per il mondo a perdizione delle anime".


LEONE XIII e L'ARCANGELO SAN MICHELE

Uno dei segretari di Leone XIII, il padre Domenico Penchenino scrisse sull'origine di tale preghiera a San Michele: "Non ricordo l'anno preciso. Un mattino ... - potrebbe essere 13 ottobre 1884 - il grande pontefice Leone XIII aveva celebrato la Santa Messa e stava assistendone ad un'altra di ringraziamento, come al solito. Ad un tratto ebbe una visione che riguardava il futuro della Chiesa; lo si vide drizzare energicamente il capo, poi fissare intensamente qualche cosa, al di sopra del capo del celebrante. Guardava fisso, senza batter palpebre, ma con un senso di terrore e di meraviglia, cambiando colori e lineamenti. Qualcosa di strano, di grande, avveniva in lui. Finalmente, come rinvenendo in sé, dando un leggero ma energico tocco di mano, si alza. Lo si vede avviarsi verso il suo studio privato. I familiari lo seguono con premura e ansiosi gli dicono sommessamente: Santo Padre, non si sente bene? Ha bisogno di qualcosa? Risponde: Niente, niente. Dopo una mezz'ora fa chiamare il segretario della Congregazione dei Riti e, porgendogli un foglio, gli ingiunge di farlo stampare e di farlo avere a tutti gli Ordinari del mondo. Che cosa conteneva? La preghiera che recitiamo al termine della invocazione al Principe delle milizie celesti, implorando Dio che ricacci Satana all'inferno". Il cardinale Nasalli Rocca, a tal riguardo, testimoniò: "Leone XIII scrisse egli stesso quella preghiera. La frase "i demoni che si aggirano per il mondo a perdizione delle anime" ha una spiegazione storica, a noi più volte riferita dal suo segretario particolare, mons. Rinaldo Angeli. Leone ebbe veramente la visione degli spiriti infernali che si addensavano sulla Città Eterna, e da quella esperienza venne la preghiera che volle far recitare in tutta la Chiesa. Non solo, ma scrisse di sua mano uno speciale esorcismo contenuto nel Rituale Romano. Questi esorcismi, egli raccomandava ai vescovi e ai sacerdoti di recitarli spesso nelle loro diocesi e parrocchie. Egli lo recitava spessissimo durante il giorno". E' triste dover constatare che proprio oggi, nel primo decennio del terzo Millennio, in un tempo in cui è più che mai urgente fare appello all'Arcangelo Michele in difesa della Chiesa contro i nemici diabolici all'interno o all'esterno di essa, vi è un grande decadimento della devozione a San Michele.

Nel 1987 Giovanni Paolo II, in visita al santuario di San Michele Arcangelo, sul monte Gargano, ebbe a dire: "Questa lotta contro il demonio, che contraddistingue la figura dell'Arcangelo Michele, è attuale anche oggi, perché il demonio è tuttora vivo e operante nel mondo. In questa lotta, l'Arcangelo Michele è a fianco della Chiesa per difenderla contro le tentazioni del secolo, per aiutare i credenti a resistere al demonio che come leone ruggente va in giro cercando chi divorare".

Fonte tg1.rai.it


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