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La trasfigurazione permette ai tre discepoli prescelti, Pietro, Giacomo e Giovanni, che saranno poi gli stessi presenti all’agonia del Jetsemani, di contemplare la gloria del Figlio di Dio, quella gloria che risplenderà per sempre dopo la risurrezione. Essa si pone quindi come anticipazione della gloria Pasquale, per rendere manifesto il disegno del Padre, che cioè attraverso l’umiliazione della morte, il Messia viene condotto alla gloria, ovvero che l’annientamento del servo sofferente costituisce l’attuazione della vittoria sul peccato e porta al possesso della potenza divina. L’autorevole dichiarazione, proveniente da Dio stesso: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!”, ci mostra in Gesù il vero Messia che va accettato, soprattutto nella sua missione che prossimamente si consumerà a Gerusalemme con la morte in croce e con la risurrezione. Tale missione, anche se appare scandalosa e sconvolgente, tuttavia ...
... è l’espressione autentica della suprema volontà divina; essa corrisponde al disegno salvifico del Padre. I discepoli debbono credere e riporre in Gesù tutta la loro fiducia e speranza; Egli è il Figlio Diletto, il servitore in cui Dio si compiace e il Profeta che devono ascoltare e le cui parole devono essere messe in pratica, fino a condividere la sua medesima sorte sulla via della croce. Il significato di questo evento della vita di Gesù può essere raccolto in un duplice aspetto: anzitutto la trasfigurazione rappresenta una rivelazione della identità di Cristo quale Figlio di Dio, che possiede la gloria del Padre e con il Padre viene glorificato. Tuttavia l’essere divino di Cristo è congiunto intimamente al suo essere uomo, nella fragilità e nella sofferenza umana. La morte in croce è il momento o l’ora suprema del suo annientamento, è l’espressione massima della sua realtà umana, della condivisione della situazione dell’uomo indebolito dal peccato. Proprio in conseguenza della sua morte Gesù verrà esaltato e manifestato nella gloria divina. Viene così indicato il mistero dell’unità, in Cristo, dell’essere divino e umano: i due mondi non solo non si oppongono, ma diventano compresenti e inseriti uno nell’altro. Ormai Dio e l’uomo formano una sola realtà di presenza e di comunione sostanziale in Cristo Gesù. L’altro significato rivela il piano divino: l’opera redentrice deve essere compiuta dal Figlio dell’uomo attraverso la morte e la risurrezione. La trasfigurazione infatti è una anticipazione dell’evento della risurrezione, per indicare che la morte non è fine a se stessa, ma deve sfociare nella vittoria della vita sulla morte e dell’amore sul peccato. Così viene congiunto il mistero del servo sofferente e umiliato con la potenza e la gloria del Messia regale e vittorioso. Si manifestano la suprema sapienza e l’amore infinito di Dio, che trasformano ciò che è impotente nella potenza, ciò che è morto nella vita, ciò che è servo a signore, ciò che è stolto a saggezza. Questa è la verità del messaggio e dell’opera di Gesù che illumina l’esistenza cristiana e che dobbiamo accogliere e vivere in questo tempo quaresimale: “Chi vuol salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia la troverà” (Mt 16,25). Don Renzo Lavatori
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