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Alcune prospettive operative per il Cattolicesimo nel XXI secoloQueste mie considerazioni non hanno la pretesa di essere esaustive, ma vogliono offrire materia di riflessione a tutti coloro che hanno a cuore la visibilità e l’incidenza sociale della Chiesa nel ventunesimo secolo. In Europa e nella nostra Italia,malgrado gli sforzi di rinnovamento catechetico, biblico e liturgico della Chiesa, noi cattolici dovremo sempre più, nel futuro, fare fronte a persone (parenti, colleghi di lavoro, amici o propagandisti), a pubblicazioni ed a messaggi attraverso la televisione, internet ed i giornali che verranno a contrastare, in modo sempre più esplicito o subdolo la nostra fede cattolica ed a mettere in dubbio la veridicità del nostro Credo apostolico. Assolutamente non voglio esagerare il fenomeno dell’invasione delle sette, dei culti e delle religioni orientali, della magia e dell’occultismo, dell’ateismo, del secolarismo, del relativismo morale, della pornografia, dell’anticlericalismo militante e della indifferenza ...

... religiosa, soprattutto dei giovani ma, senza cadere nel catastrofismo, certamente nel futuro prossimo il Cattolicesimo in Italia e negli altri Paesi di antica tradizione cristiana subirà un notevole ridimensionamento quantitativo, con il serio pericolo di una sua minore incidenza sulla vita sociale, culturale, morale e politica. I sacerdoti, le suore, i fratelli religiosi insegnanti saranno sempre di meno…e tra di essi molti saranno dell’Africa o delle Filippine o dell’India… Non è saggio ovviamente lasciarsi prendere dal panico perché se i cattolici saranno docili all’azione dello Spirito Santo e faranno il loro dovere, dopo questo periodo di purificazione, si guadagneranno tutte le posizioni perdute anche a livello numerico e si migliorerà, come è successo con la Controriforma Cattolica, dopo la catastrofe del Protestantesimo.

Per il futuro bisognerà sempre più che i Vescovi locali puntino sulla qualità degli operatori pastorali, sia sacerdoti che laici, infatti senza voler cadere nell’integrismo, ma data la situazione sociale non più favorevole alla Chiesa, sarà opportuno magari ordinare meno sacerdoti, se i candidati non fornissero tutti i requisiti morali e psicologici. Gli scandali nel clero, purtroppo, sono sempre esistiti, solo che una volta lo sapevano solo quaranta –cinquanta persone al massimo, oggi, grazie ai mass media lo sanno quaranta- cinquanta milioni di persone, e grazie all’accanimento medianico anticattolico tutto viene amplificato ed esasperato… Tempo fa il generale italiano Mauro Del Vecchio affermò che l’esercito non è adatto agli omosessuali, se questo è vero per un esercito normale, è tanto più vero per quell’esercito speciale che dovrebbe essere il clero cattolico.

In modo particolare devono essere assolutamente esclusi o espulsi  dal sacerdozio (e a maggior ragione dall’episcopato) gli omosessuali, i pedofili ed i corrotti di ogni genere. L’accesso al sacerdozio cattolico deve essere sbarrato agli sfaticati e a quelli che, in tempi di disoccupazione, cercano di sbarcare il lunario. I preti devono essere tra le persone migliori della società per serietà di vita. L’accesso all’episcopato deve essere sbarrato ai carrieristi, ai “politicanti” e agli ambiziosi senza scrupoli...   Inoltre deve essere ripreso un sano “spirito militare” all’interno del clero. È una vergogna da non più tollerare che tantissimi sacerdoti vadano non più vestiti non solo con la “ tradizionale” talare ma neppure nel più “moderno” clergymen”.

Chi liberamente decide di entrare nel clero cattolico entra in un esercito e deve portare una dignitosa divisa. Come diceva Lanza  Del Vasto: “ quando l’esercito si sbraca, la guerra è già persa”. Sarebbe auspicabile riprendere l’uso della vestizione della talare obbligatoria per i seminaristi dopo i primi tre anni di seminario teologico. Vedere per strada giovani vestiti con la talare è una grande e positiva pubblicità di visibilità per la Chiesa. Bisogna riprendere e potenziare al massimo lo spirito apologetico del Cattolicesimo e fare una guerra culturale senza falsi irenismi contro tutte le ideologie ostili al Cristianesimo. Esistono migliaia di bollettini parrocchiali, diocesani, dei santuari  o dei vari ordini religiosi che quasi sempre si riducono al devozionismo o alla cronaca religiosa e invece dovrebbero utilizzati come strumento di opposizione culturale ai nemici della Chiesa. Mi permetto a questo riguardo di segnalare l’esemplarieta di “Petrus”, di cui mi freggio essere il vicedirettore, fin dall’inizio il direttore Gianluca Barile né ha dato un taglio militante. 

Se proprio dobbiamo essere una minoranza, almeno  vendiamo cara la pelle..Quest’anno 2008 ricorre il centenario della nascita di quel grande pensatore cattolico che è stato Plinio Correa de Oliveira (1908-1995), sarebbe opportuno che il suo libro “Rivoluzione e Controrivoluzione” avesse la massima diffusione tra i cristiani perché in esso è delineata una lucidissima strategia vincente contro gli avversari del Cattolicesimo. Sarà preferibile forse avere non tutte le parrocchie “coperte” e non offrire l’insegnamento della religione in tutte le classi delle scuole, se non ci fossero persone veramente motivate dalla retta intenzione di essere innanzitutto servi di Dio. Ai Vescovi sarà sempre più necessario operare scelte coraggiose,magari impopolari, ma alla lunga il coraggio premia sempre! Un altro impegno prioritario della Chiesa deve essere la formazione di elites politiche che attualizzino i principi della dottrina sociale cristiana. In ogni capoluogo di provincia dovrebbero crearsi le scuole di formazione sociale e politica. Avere dei governanti di orientamento cristiano aiuta potentemente le masse a non sbandarsi a cause di leggi inique. Esemplare a riguardo è l’attività del fratello delle scuole cristiane Francesco Trifoglio, uno dei più importanti esponenti della cultura cattolica torinese. Fratel Trifoglio ha fondato nel 1987 nel capoluogo piemontese, la scuola di formazione socio-politica “ A. De Gasperi” una scuola politica non partitica, non un’accademia di discussioni astratte, ma un luogo dove si riflette sull’uomo, come persona e come cittadino per indurlo ad una fattiva operosità per il bene comune. Il Cattolicesimo attuale,  agli inizi del terzo millennio, presenta alcune grosse lacune organizzative e pastorali, che dovranno essere necessariamente coperte, affinché si ritrovi lo splendore e la vitalità di fede del Cristianesimo migliore. Il Concilio Vaticano II ha ristabilito, dopo secoli di assenza, il diaconato permanente conferito a persone coniugate. Nella mia parrocchia rurale, grazie a Dio, ne ho due e fra pochi mesi sarà ordinato il terzo. Sono un enorme aiuto per la pastorale, senza di essi e come se mi mancasse un braccio!

Eppure vedo che molti parroci e vescovi vedono i diaconi permanenti con diffidenza e sospetto….Nel frattempo i sacerdoti diocesani invecchiano sempre di più, sono anziani ed ammalati e costretti a rimanere, magari senza un valido aiuto domestico, nelle loro parrocchie perché non c’è ricambio, muoiono e c’è il vuoto totale…Per quanto riguarda poi l’edilizia degli edifici di culto, si prospetta che tra pochi anni molte chiese e parrocchie, specialmente in zone  depresse sia economicamente che per numero di abitanti, dovranno essere chiuse per lavori di restauro e non ci sarà la copertura finanziaria …Anche nella costruzione di nuovi centri di culto si dovrà fare veramente una programmazione oculata. Vale la pena di spendere un patrimonio notevolissimo per costruire una nuova chiesa che poi probabilmente rimarrà deserta per quasi tutta la settimana? Una volta si costruivano tante chiese anche perché non esistevano mezzi di trasporto veloci e comodi come oggi, inoltre in ogni paesino c’erano dai venti ai trenta preti come minimo. Non sarebbe opportuno spendere tanto denaro per l’evangelizzazione tramite i mass media visto che televisione, internet ecc. arrivano in tutte le case? E che dire anche della condizione di isolamento di tanti sacerdoti relegati individualmente nel loro ministero. Per il futuro i sacerdoti diocesani, sul modello dei canonici regolari dovranno sempre più unirsi insieme e gestire com’unitariamente più parrocchie che formano una zona pastorale.    E’ necessario purtroppo prendere atto della grande ignoranza religiosa delle nostre popolazioni cattoliche, ad esempio, quasi vent’anni fa, appena arrivato nella mia parrocchia rurale di Santa Maria Nova a Campagna (SA), facendo la visita alle famiglie, rimasi impressionato che molte famiglie avessero la Bibbia, solo che era quella falsa dei Testimoni di Geova!

Alcune famiglie erano, da oltre dieci anni, che non parlavano con un prete, mentre ogni quindici-venti giorni ricevevano la visita del propagandista di qualche setta. In genere al di fuori degli sforzi fatti dall’Azione Cattolica e dai movimenti ecclesiali sorti da qualche decennio ( Rinnovamento nello Spirito, Focolarini, Cursillos, Comunione e Liberazione…) non si è dato alcun progetto educativo degli adulti. Il nucleo centrale della fede cattolica è praticamente ignorato dalla maggioranza dei praticanti (figurarsi gli altri).Grazie a Dio da poco esiste il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica!

Con il forte cambiamento sociale, la trasmissione della fede cattolica da una generazione all’altra non si effettuata, anzi oggi sarebbe opportuno riaprire i catecumenati e fare una pastorale come da qualche secolo già si pratica in Africa ed in Asia, perché, a detta dei missionari, quelle comunità cattoliche sono nettamente migliori delle nostre, quantomeno più preparate. La stragrande maggioranza dei credenti è incapace di fare una lettura elementare del Nuovo Testamento e si ignorano le grandi proclamazioni dei primi secoli della Chiesa sulla Trinità, sulla persona di Cristo, sul ruolo di Maria nella Redenzione, sui Sacramenti. La maggioranza dei cattolici non sa quasi niente od ha le idee confuse sulla vita dopo la morte: Inferno, Paradiso, Purgatorio. Ad esempio, la devozione ai Santi Angeli ed alle Gerarchie celesti è considerata dai più qualcosa di infantile, dimenticando il ruolo prodigioso che gli Angeli hanno nella direzione del cosmo e nella guida dei credenti. Nel ventunesimo secolo il Cattolicesimo dovrebbe sempre più “Michelizzarsi”, sarebbe bene non solo riprendere la preghiera obbligatoria a san Michele dopo la santa messa ma   riprendere propria la spiritualità di san Michele che è la spiritualità tipica della chiesa militante che unisce le armate del Cielo con i suoi alleati sulla terra in combattimento contro il demonio e i suoi alleati sulla terra che sono i nemici della Chiesa.  Ma al di là del problema catechistico della trasmissione della dottrina, ciò che andrebbe innanzitutto curato, è quello di creare comunità cattoliche accoglienti.

Molto spesso le assemblee domenicali sono fredde ed anonime. La gente va a Messa per assolvere un dovere più che per fare un incontro trasformante della propria vita con la Buona Notizia del Signore Risorto e con la comunità dei fratelli e sorelle nel Battesimo. Con una mentalità consumistica si va generalmente in Chiesa per ricevere un servizio religioso dando qualche soldo in cambio (es. matrimoni, battesimi , cresime o prima comunione di tantissimi), più che per partecipare ad una festa nella quale si è tutti protagonisti celebranti. La soluzione pastorale dell’impasse sarà quella di creare, all’interno della Parrocchia, tanti piccoli gruppi (trenta-cinquanta persone ciascuno), dove regni la fraternità comunitaria e sia possibile sperimentare e condividere la Parola di Dio e la preghiera spontanea. Solo così le persone in difficoltà potranno essere comprese, sostenute ed incoraggiate nella fede. Ovviamente non sarà necessario, per la Liturgia della Parola o per le catechesi, che ci sia sempre il sacerdote per riunirsi, perché compito del pastore, a parte la celebrazione dell’Eucarestia e della Penitenza, sarà sempre più quello di garantire le comunicazioni di queste cellule ecclesiali con il grande gruppo parrocchiale. Se nel III millennio la Parrocchia non vorrà suicidarsi, dovrà sempre più presentarsi come”Comunità di piccole comunità”.

In conclusione, vivere la fede cattolica non è mai stato facile, in nessuna epoca, anche se è vero che una volta le circostanze sociali esterne erano più favorevoli. Ora non è più così e prenderne atto,ma con l’aiuto dello Spirito Santo, ci potrà essere la possibilità che proprio grazie alle difficoltà, coloro che saranno cattolici lo saranno con una personalità di fede molto più forte che nel passato, anche recente. La fede cattolica, nel III millennio, sarà sempre più esperienza e conoscenza; esperienza per discernere nella propria storia ed in quella del mondo l’intervento dell’Amore divino, e conoscenza per cogliervi tutte le implicazioni sociali, morali, culturali. Ed è la qualità che fa la quantità non viceversa… Il Cattolicesimo non è né una ideologia, né una filosofia, né un sapere: Esso è pazzia agli occhi degli increduli e dei materialisti, perché presenta e vive la saggezza di Gesù Crocifisso e Risorto, Egli è il Figlio di Maria e il Figlio di Dio. A Cristo che solo può trasformare tutti i germi di morte della storia umana in promesse di salvezza e di resurrezione, sia onore e gloria nei secoli dei secoli.

di Don Marcello Stanzione


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