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"LA SITUAZIONE ATTUALE DELLA CHIESA E' DRAMMATICA", DICE DON ALBERTO SECCI DURANTE LA GIORNATA DELLA TRADIZIONE A VERBANIA Stampa E-mail


Pontifex.Roma"La vostra presenza oggi qui dimostra, una volta di più, che esiste una comunità di cattolici che vive per la Tradizione e vuole viverla costantemente giorno dopo giorno... E' una realtà che esiste, non per vezzo o per nostalgia, esiste e basta! Questo dà molto fastidio, ma questa è la realtà".Con queste parole appassionate don Alberto Secci, uno dei due sacerdoti che ha organizzato a Verbania la II Giornata della Tradizione, ha aperto i lavori della manifestazione, che si è tenuta nel pomeriggio di domenica 11 dicembre presso l'Hotel "Il Chiostro" della città piemontese. Don Alberto ha proseguito rivendicando fortemente il diritto, per fedeli e sacerdoti, di osservare la realtà, di esaminarla in spirito di Verità: "La situazione attuale della Chiesa è drammatica. Dire questo non significa non amare la Chiesa. Anzi, proprio perché amiamo la Chiesa, abbiamo il dovere di operare per il suo bene. La situazione attuale della Chiesa è drammatica, ...

... ma non tragica. E' drammatica perché assistiamo indubbiamente ad uno dei periodi di crisi più profondi della sua storia, non è però tragica in quanto sappiamo, dalla Rivelazione, che le forze dell'inferno non prevarranno su di essa. Il cattolico quindi deve essere realista, ma mai pessimista".

Sono quindi intervenuti i giornalisti Mario Palmaro e Alessandro Gnocchi che hanno presentato il loro recente volume intitolato "La bella addormentata" (ed. Vallecchi, euro 23,00).

Mario Palmaro ha esaminato la situazione ecclesiale con particolare riferimento al dibattito, che si sta sempre più sviluppando, circa il valore e l'interpretazione dei documenti prodotti dal Concilio Vaticano II.

"Abbiamo come l'impressione" - ha dichiarato - "che si stia avanzando, con i tempi della Chiesa, quasi verso una sorta di caduta del muro di Berlino. Il Vaticano II è stato vissuto e raccontato come un mito. I miti però non vivono sul piano della razionalità e, quando si incrinano, rischiano poi di crollare rovinosamente e fragorosamente". 

E' stato imposto infatti, ad ogni commentatore cattolico, laico o chierico che fosse, di richiamare, nella trattazione di qualsiasi problema, quasi esclusivamente soltanto i documenti conciliari. La Tradizione andava interpretata alla luce del Concilio e non viceversa:

"Se si parla del matrimonio, si cita, prima ancora del Vangelo, il Concilio. Così se si tratta di liturgia, di morale, di esegesi biblica e via dicendo". 

Il discorso di Benedetto XVI del 22 dicembre 2005 però, al di là forse delle sue stesse intenzioni, ha di fatto aperto la possibilità di discutere questo mito. Se si enuncia infatti che è stata possibile, per vari decenni e da parte della quasi totalità dei commentatori, una "ermeneutica" sbagliata dei documenti, si evince necessariamente, con un semplice ragionamento, che tali documenti sono stati, per lo meno, redatti in modo poco chiaro e formulati con un linguaggio ambiguo.

E' intervenuto quindi Alessandro Gnocchi che ha ulteriormente sviluppato tali concetti. Egli si è soffermato soprattutto ad analizzare il linguaggio adottato dai documenti conciliari. Si è rifiutato il linguaggio tradizionale della Chiesa per adottarne uno nato e cresciuto in ambienti ben diversi e in special modo nel campo dei mass-media:

"Quando si cerca di utilizzare una modalità di comunicazione che non è la propria, come un italiano quando usasse un'altra lingua, si rischia sempre di essere surclassati da chi sa padroneggiare meglio lo strumento. Così è avvenuto molte volte durante il Concilio e dopo di esso".

Secondo Gnocchi il linguaggio conciliare prende molto dalle tecniche della pubblicità e dall'espressione fatta propria dai mass-media. Si sono voluti maneggiare i metodi di comunicazione di massa, ma ci si è infine dovuti adeguare alla loro realtà virtuale ed alla civiltà dell'immagine, fondamentalmente falsa, che incarnano.

Assolutamente emblematico fu, in tale prospettiva, l'episodio risalente all'inizio degli anni '60 quando le telecamere RAI, quasi in un 'reality show' ante-litteram, entrarono negli appartamenti papali per riprendere la vita quotidiana del pontefice Giovanni XXIII.

Pare che un cameraman si sia allora rivolto al Papa dicendogli: "Santità, inginocchiatevi e fate finta di pregare". Si era entrati in un'altra dimensione, quella dell'effimero, una dimensione che la Chiesa aveva sempre rifuggito.

Si è infine fatto cenno, come indica un capitolo del libro "La bella Addormentata", alla cosiddetta "ermeneutica dei fatti". Cosa intendono Gnocchi e Palmaro con questa espressione?

Semplice: la continuità del Vaticano II può essere affermata, teorizzata, forse anche in qualche modo argomentata, ma non regge alla prova dei fatti. “Contra factum non valet argumentum”,  dicevano i filosofi classici.

Se, ad esempio, constatiamo nei fatti l'odio pratico contro la liturgia Tradizionale e verifichiamo quotidianamente il tentativo di soffocarla con ogni mezzo (v. il cosiddetto 'caso Gnocchi') significa che incontestabilmente, in vastissimi strati di uomini di Chiesa, anche in posizioni di alta responsabilità, si è consumata e continua a consumarsi una netta rottura con la dottrina cattolica di sempre.  

Se un cardinale scende decisamente e pubblicamente in campo per rivendicare il "diritto alle moschee" per i musulmani, mentre tutta la Tradizione ha sempre insegnato che esiste una sola vera Religione, vuol dire che la rottura è nei fatti, molto al dì là dei documenti o delle possibili ermeneutiche.

Ma Mario Palmaro ha fatto ancora un esempio più eloquente:

"Entrate nella nuova chiesa, che non sembra affatto una chiesa, dove sono state poste le spoglie di San Pio da Pietralcina: non c'è il Tabernacolo, non ci si può inginocchiare, nulla richiama la sacralità del luogo. Pensate invece alla vita e all'opera di quel Santo: tutto volto al Sacrificio, alla spiritualità della Messa, all'Adorazione Eucaristica, alla Croce. La contraddizione è nei fatti e possono venire tutti i cattolici conservatori più dotti a dirmi il contrario, ma non convinceranno mai il popolo fedele ed il suo 'sensus fidei' ".

La giornata si è infine conclusa con la presentazione del periodico "Quaderni di San Raffaele" tenuta dal direttore, il Dottor Roberto Galbiati, e con la celebrazione della Santa Messa da parte di don Alberto Secci. Durante l'omelia egli si è soffermato, con la consueta passione, sul significato autentico della domenica "Gaudere semper":

"Oggi i modernisti ci dicono di essere sempre gioiosi, fanno sempre festa, ma questa gioia molto spesso si ottiene dimenticando la realtà. Se dici la Verità, se chiedi spiegazioni, la gioia sparisce, perché è fondamentalmente irrazionale.  

La gioia del cristiano cattolico è invece ben radicata nella realtà. Egli contempla la realtà e capisce che Dio ci ama. La vera gioia è dunque fare la volontà di Dio".

Marco Bongi



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