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ROMEO CASTELLUCCI E L'ECCE HOMO. UN INGIUSTO PROCESSO CHE SI RIPETE Stampa E-mail


Pontifex.RomaDai sermoni di Sant'Alfonso Maria de Liguori - Vescovo e Dottore della Chiesa - quest'oggi vorrei condividere con voi uno dei passi più duri e cruenti che il Santo ci ha lasciato; sto parlando della Predica alla Passione (Sermoni compendiati  - Secondo teatro del pretorio), truce accadimento che ahimè doveva compiersi, così come anticipato dai Profeti ma che, purtroppo, non ha mai trovato fine. Cristo soffre a causa degli errori dell'uomo ed il volto del Re, così deturpato, quando fu presentato alla folla e fu detto "ecce homo", ogni giorno si ripropone dinanzi a chi crede; a chi, pur conoscendo solo un minimo di Catechismo o pur essendo totalmente ignorante, ha ricevuto il dono della fede e, dinanzi alle aberrazioni che quotidianamente gli si propongono alla vista, non può far altro che ricordare l'immagine della Sacra Sindone e l'immagine del Volto di Cristo deturpato e moribondo. Cristo, nonostante visse da uomo giusto e sintesi di tutte le perfezioni, è sotto processo 24 ore su 24 nel mondo; ...

... difficile spiegarne i motivi, ma Lui fu profetico e ci anticipò dettagliatamente ciò che sarebbe accaduto alla Sua memoria ed a chi avesse creduto di Lui.

Sant'Alfonso Maria de Liguori, uomo giusto e grande maestro di fede, uno dei più importanti oratori della storia della Chiesa, avrebbe mai immaginato di vedere nuovamente Cristo sotto processo per mano di un becero regista teatrale?

Castellucci: così come sembra proporsi al pubblico, è un uomo senza scrupoli, un catto fobico miscredente, vile servitore di Satana ed abile speculatore.

Essere processati da Ponzio Pilato su mandato del Sinedrio, per paradosso, fu per Cristo anche tangibile prova terrena della Sua regalità, ma finire sotto processo per mano di Castellucci, non solo offende Cristo, che comunque è infinitamente buono e pronto al perdono, ma offende gravemente la fede dei cattolici che, in questo caso, vedono il Re dileggiato da un nulla.

Che queste parole, non di giudizio ma di pura constatazione, possano far riflettere il sig. Castellucci ed avvicinarlo alla verità; che da questa immane violenza sacrilega, il sig. Castellucci possa trarre quell'input per ricevere il dono della conversione, il più grande miracolo che Dio concede agli uomini.

Il sig. Castellucci, infine, ringrazi che Cristo è Re divino, perché di fronte a tali oltraggi, un re umano e puramente terreno gli avrebbe inflitto severa punizione.

"Ah crudeli, con chi tanto incrudelite? fermate, fermate: quest'uomo che voi tormentate è innocente e santo; noi siamo i rei, a noi toccano i flagelli e i tormenti. Eterno Padre, e come voi potete soffrire che il vostro diletto figliuolo a tanti spasimi soggiaccia, e non soccorrerlo? Che delitto ha egli mai commesso, che meriti una carnificina così vergognosa e così fiera? Propter scelus populi mei percussi eum. So ben, dice l'eterno Padre, che questo mio Figliuolo è santo, innocente e illibato; ma poiché egli si è offerto a soddisfare la mia giustizia per tutti i peccati degli uomini, conviene che io così l'abbandoni al furore de' suoi più fieri nemici".

"Barbari, siete contenti? no, non sono contenti. Quei carnefici dopo averlo così flagellato, vogliono renderlo re di burla: e che fanno? lo fan sedere sopra una pietra, gli pongono sulle spalle impiagate uno straccio rosso in segno di porpora regale, una canna in mano in segno di scettro, e per corona un fascio di spine sulla testa, a modo di celata, che copriva tutto il capo dalla fronte sino al collo; ed acciocché le spine entrino più dentro, le ribattono colla canna: Acceperunt arundinem et percutiebant caput eius".

"Non contenti di ciò se gl'inginocchiano avanti e lo deridono, dicendogli: ti salutiamo, o re de' giudei; e poi alzandosi con risa e scherni, gli davano schiaffi: Et genuflexi ante eum illudebant ei, dicentes: Ave, rex".

"Va, anima divota, e riconoscilo tu per tuo Signore, mentre i suoi nemici lo straziano e lo deridono. Egli è re, ma ora è fatto re di dolore: è nondimeno ancora re di amore, mentre per l'amore che ti porta tanto patisce".

"Dopo averlo così flagellato e coronato di spine, lo prendono, e così come stava tutto pieno di piaghe e di sangue, lo portano a Pilato. Pilato, vedendolo così ridotto, credette di quietare i giudei col farlo ad essi solamente vedere così lacerato come stava: onde menatolo fuori della loggia, lo mostrò loro, dicendo: ecco l'uomo: Exivit Pilatus foras, et dixit eis: ecce homo. Come dicesse: Ecco quell'uomo del quale avevate paura che si facesse vostro re: eccol ridotto a stato in cui non può più vivere; lasciatelo andar a morire in sua casa giacché poco può restargli di vita. Eccolo ora ridotto in tale stato che appena sembra più uomo, e poco può restargli di vita: sicché permettetegli ch'egli resti in libertà, essendo abbastanza soddisfatto il vostro furore. Ma se voi contuttociò pretendete ch'io lo condanni a morte, vi dico che non posso farlo, mentre non trovo ragione di condannarlo: Non invenio in eo causam".

"Ma siccome Pilato dalla loggia dimostra Gesù a quel popolo, così nel tempo stesso l'eterno Padre dal cielo presentava a noi il suo diletto Figliuolo, con dirci similmente: Ecce Homo; ecco quest'uomo che è l'unico mio diletto Figliuolo da me amato quanto me stesso: Hic est filius meus dilectus, in quo mihi bene complacui. Ecco l'uomo, vostro Salvatore, da me promesso e da voi tanto aspettato. Eccolo diventato l'uomo de' dolori. Vedete a quale compassionevole stato si è ridotto per l'amore che vi ha portato. Deh miratelo ed amatelo, e se non vi muovono i suoi pregi divini, almeno vi muovano ad amarlo questi dolori e queste ignominie che egli soffre per voi".

"Ma alle voci di Pilato si placa forse la crudeltà de' nemici di Gesù? Ecco che i pontefici alzano di sotto la voce e gridano: Tolle, tolle, crucifige eum. Pilato, a che farcelo vedere? levacelo davanti gli occhi, non ce lo far vedere più con farlo morir crocifisso. Ma ciò non ostante, Pilato ancor ripugnava di condannarlo; onde minacciarono di accusarlo come nemico di Cesare, se non lo condannava: Si hunc dimittis, non es amicus Caesaris. E così riuscì loro di ottener la condanna da Pilato, il quale allora prima si lavò le mani, dichiarando ch'egli non aveva nessuna colpa nella morte di quell'uomo: Innocens ego sum a sanguine iusti huius; vos videritis. O ingiustizia non più intesa nel mondo! il giudice dichiara innocente l'accusato, e nello stesso tempo lo condanna alla morte"!

"Poveri giudei! voi diceste allora: Sanguis eius super nos et super filios nostros. Voi stessi v'imprecaste il gastigo, il quale già vi è arrivato; i vostri figli già portano la pena di quel sangue innocente, e la porteranno sino alla fine del mondo".

"Si legge la sentenza; Gesù, ubbidiente, l'accetta in pena de' nostri peccati: Humiliavit semetipsum, factus obediens usque ad mortem, mortem autem crucis".

Carlo Di Pietro



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