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PADRE ALBERTO MAGGI E LE NEGAZIONI DEI MIRACOLI DI GESU' Stampa E-mail


Pontifex.RomaPadre Maggi, come sempre, continua con le sue "molto velate" interpretazioni distorte e secolarizzate della Sacra Scrittura. Analizzando uno dei suoi video presenti su youtube, si evince chiaramente che il dotto biblista analizza a modo suo il termine "miracolo". Lo definisce un segno e dice che le traduzioni del Nuovo Testamento, fino al 1997, sono state sbagliate in merito al termine "miracoli" e "miracolo" (che lui definisce un problema per i fedeli). Quindi per 2000 anni circa, i Santi ed i Martiri hanno creduto nella favola di Cappuccetto Rosso.!!! Ascoltando certe dichiarazioni sono so se piangere o ridere. Addirittura, per dirla tutta, Padre Maggi ha il coraggio di dire che, se nella sala al momento della riunione, vi fossero persone di grandissima fede, anche dei Santi, seppur pregando per la moltiplicazione dei pani e dei pesci, il pane diventerebbe secco ed il pesce comincerebbe a puzzare. Nega, indirettamente, anzi ... molto direttamente ...

 ... i poteri che Gesù stesso conferì a tutti coloro che avrebbero creduto in Lui (nel seguito dell'articolo riporterò i passi del Vangelo).

Secondo l'autorevole punto di vista di Alberto Maggi, il miracolo dei pani e dei pesci altro non vuol rappresentare che una metafora, ovvero che se si rinuncia a quanto si ha e lo si condivide con il prossimo, tutto si risolve nella fede!!!! Questo è vero, caro biblista, tuttavia per cortesia, la finisca di indurre il popolo al protestantesimo. Si qualifichi per quello che è.

Quello che Lei dice è assolutamente frutto della sua fantasia. I miracoli esistono, sono e saranno sempre chiamati tali, ne avvengono a centinaia ogni giorno e non certo sarà Lei a farci cambiare opinione. Chiediamo, nuovamente, l'intervento della Congregazione per la Dottrina della Fede, affinchè questo Parroco in abiti firmati venga zittito in pubblico e punito con rigore e disciplina, applicando il Codice del Diritto Canonico. Il Tribunale del Santo Uffizio lo avrebbe già scomunicato per bocca del Papa.

Se ne avete volgia guardate il video e, come sempre, prendete per buono solo il 10% in esso contenuto: tutto il resto è menzogna e protestantesimo:

 

 

Ma adesso un pò di Dottrina (ovvero quello che conta realmente per i fedeli) e che Padre Maggi non cita mai (si guarda bene dal farlo)

86. Che fece Gesù Cristo nella sua vita terrena?

Gesù Cristo, nella sua vita terrena, c'insegnò con l'esempio e con la parola a vivere secondo .Dio, e confermò coi miracoli la sua dottrina; finalmente, per cancellare il peccato, riconciliarci con Dio e riaprirci il paradiso, si sacrificò sulla Croce, « unico Mediatore tra Dio e gli uomini »

87. Che cos'è miracolo?

Miracolo è un fatto sensibile, superiore a tutte le forze e leggi della natura, e perciò tale che può venire solo da Dio, Padrone della natura.

88. Con quali miracoli specialmente, Gesù Cristo confermò la sua dottrina e dimostrò di esser vero Dio?

Gesù Cristo confermò la sua dottrina e dimostrò di esser vero Dio, specialmente col rendere in un attimo la. vista ai ciechi, l'udito ai sordi, la parola ai muti, la salute a ogni sorta d'infermi, la vita ai morti; con l'imperar da padrone ai demoni e alle forze della natura, e sopra tutto con la sua risurrezione dalla morte.

Così i miracoli di Cristo e dei santi [Cf Mc 16,20; Eb 2,4 ] le profezie, la diffusione e la santità della Chiesa, la sua fecondità e la sua stabilità “sono segni certissimi della divina Rivelazione, adatti ad ogni intelligenza”, sono “motivi di credibilità” i quali mostrano che l'assenso della fede non è “affatto un cieco moto dello spirito” [Concilio Vaticano I: Denz.-Schönm., 3008-3010].

Gli spiriti malvagi temono il suo nome [Cf At 16,16-18; At 19,13-16 ] ed è nel suo nome che i discepoli di Gesù compiono miracoli; [Cf Mc 16,17 ] infatti tutto ciò che essi chiedono al Padre nel suo nome, il Padre lo concede [Cf Gv 15,16 ].

Attraverso i suoi gesti, i suoi miracoli, le sue parole, è stato rivelato che “in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” ( Col 2,9 ). In tal modo la sua umanità appare come “il sacramento”, cioè il segno e lo strumento della sua divinità e della salvezza che egli reca: ciò che era visibile nella sua vita terrena condusse al Mistero invisibile della sua filiazione divina e della sua missione redentrice.

547 Gesù accompagna le sue parole con numerosi “miracoli, prodigi e segni” ( At 2,22 ), i quali manifestano che in lui il Regno è presente. Attestano che Gesù è il Messia annunziato [Cf Lc 7,18-23 ].

548 I segni compiuti da Gesù testimoniano che il Padre lo ha mandato [Cf Gv 5,36; Gv 10,25 ]. Essi sollecitano a credere in lui [Cf Gv 10,38 ]. A coloro che gli si rivolgono con fede, egli concede ciò che domandano [Cf Mc 5,25-34; Mc 10,52; ecc]. Allora i miracoli rendono più salda la fede in colui che compie le opere del Padre suo: testimoniano che egli è il Figlio di Dio [Cf Gv 10,31-38 ]. Ma possono anche essere motivo di scandalo [Cf Mt 11,6 ]. Non mirano a soddisfare la curiosità e i desideri di qualcosa di magico. Nonostante i suoi miracoli tanto evidenti, Gesù è rifiutato da alcuni; [Cf Gv 11,47-48 ] lo si accusa perfino di agire per mezzo dei demoni [Cf Mc 3,22 ].

561 “Tutta la vita di Cristo fu un insegnamento continuo: i suoi silenzi, i suoi miracoli, i suoi gesti, la sua preghiera, il suo amore per l'uomo, la sua predilezione per i piccoli e per i poveri, l'accettazione del sacrificio totale sulla croce per la Redenzione del mondo, la sua Risurrezione sono l'attuazione della sua Parola e il compimento della Rivelazione” [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 9].

1335 I miracoli della moltiplicazione dei pani, allorché il Signore pronunciò la benedizione, spezzò i pani e li distribuì per mezzo dei suoi discepoli per sfamare la folla, prefigurano la sovrabbondanza di questo unico pane che è la sua Eucaristia [Cf Mt 14,13-21; Mt 15,32-39 ]. Il segno dell'acqua trasformata in vino a Cana [Cf Gv 2,11 ] annunzia già l'Ora della glorificazione di Gesù. Manifesta il compimento del banchetto delle nozze nel Regno del Padre, dove i fedeli berranno il vino nuovo [Cf Mc 14,25 ] divenuto il Sangue di Cristo.

Così i miracoli di Cristo e dei santi [Cf Mc 16,20; Eb 2,4 ] le profezie, la diffusione e la santità della Chiesa, la sua fecondità e la sua stabilità “sono segni certissimi della divina Rivelazione, adatti ad ogni intelligenza”, sono “motivi di credibilità” i quali mostrano che l'assenso della fede non è “affatto un cieco moto dello spirito” [Concilio Vaticano I: Denz.-Schönm., 3008-3010].

Gli spiriti malvagi temono il suo nome [Cf At 16,16-18; At 19,13-16 ] ed è nel suo nome che i discepoli di Gesù compiono miracoli; [Cf Mc 16,17 ] infatti tutto ciò che essi chiedono al Padre nel suo nome, il Padre lo concede [Cf Gv 15,16 ].

Per cinque domeniche, il Vangelo è costituito da un brano del discorso sul pane di vita tenuto da Gesù nella sinagoga di Cafarnao e riferito dall’evangelista Giovanni. Il brano di questa domenica è dato dall’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci che fa da introduzione al discorso eucaristico.

Non è casuale che la presentazione dell’Eucaristia cominci con il racconto della moltiplicazione dei pani. Con ciò si viene a dire che non si può separare, nell’uomo, la dimensione religiosa da quella materiale; non si può provvedere ai suoi bisogni spirituali ed eterni, senza nello stesso tempo, preoccuparsi dei suoi bisogni terreni e materiali.

Fu proprio questa, per un momento, la tentazione degli apostoli. In un altro passo del Vangelo, si legge che essi suggerirono a Gesù di congedare la folla, perché andasse nei villaggi vicini a procurarsi da mangiare. Ma Gesù rispose: “Date loro voi stessi da mangiare!” (cfr. Matteo 14, 16). Gesù, con ciò, non chiede ai suoi discepoli di fare miracoli. Chiede di fare quello che possono. Di mettere in comune e di condividere quello che ognuno ha. In aritmetica, moltiplicazione e divisione sono due operazioni opposte, ma in questo caso sono la stessa cosa. Non c’è “moltiplicazione” senza “divisione” (o condivisione)!

Questo legame tra il pane materiale e quello spirituale era visibile nel modo in cui veniva celebrata l’Eucaristia nei primi tempi della Chiesa. La cena del Signore, chiamata allora agape, avveniva nel quadro di un pasto fraterno, in cui si condivideva sia il pane comune sia quello eucaristico. Questo faceva sentire come scandalose e intollerabili le differenze tra chi non aveva niente da mangiare e chi era “ubriaco” (cf. 1 Cor 11, 20-22). Oggi l’Eucaristia non si celebra più nel contesto del pasto comune, ma il contrasto tra chi ha il superfluo e chi non ha il necessario non è diminuito, anzi ha assunto dimensioni planetarie.

Su questo punto ha qualcosa da dirci anche il finale del racconto. Quando tutti hanno mangiato Gesù ordina: “Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto”. Noi viviamo in una società dove lo spreco è di casa. Siamo passati, in cinquant’anni, da una situazione in cui si andava a scuola o alla Messa domenicale tenendo, fin sulla soglia, le scarpe in mano per non consumarle, a una situazione in cui si buttano via scarpe quasi nuove per adeguarsi alla moda che cambia.

Carlo Di Pietro



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