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SANTA CATERINA DA SIENA, LE PAROLE DI DIO PADRE E SAN TOMMASO D'AQUINO Stampa E-mail


Pontifex.Roma"...Costoro non tanto che portino con pazienzia, come nel terzo stato ti dixi, ma essi si gloriano, per lo nome mio, portare molte tribolazioni. Portando, hanno diletto; non portando, hanno pena temendo che el loro bene adoperare non el voglia remunerare in questa vita, o che non sia piacevole a me il sacrificio de' loro desidèri: ma sostenendo, permettendo lo' le molte tribolazioni, essi si rallegrano, vedendosi vestire delle pene e obrobri di Cristo crocifixo. Unde, se lo' fusse possibile d'avere virtú senza fadiga, non la vorrebbero, ché piú tosto si vogliono dilectare in croce con Cristo e con pena acquistare le virtú, che per altro modo avere vita etterna. Perché? perché sonno affogati e annegati nel Sangue, dove truovano l'affocata mia carità; la quale caritá è uno fuoco, che procede da me, che rapisce il cuore e la mente loro, acceptando el sacrificio de' loro desidèri. Unde si leva l'occhio de l'intelletto specolandosi nella mia Deitá, dove l'affetto si notrica e si unisce, tenendo dietro ...

...  a l'intelletto. Questo è uno vedere per grazia infusa che Io fo ne l'anima che in veritá ama e serve me.

Con questo lume, il quale è posto ne l'occhio de l' intellecto, mi vidde Tomaso, unde acquistò el lume della molta scienzia [...]

Cosi si truova nel terzo stato della caritá del prossimo. Si che la memoria a questo pecto s'empie, passata ogni imperfeczione, perché s'è ricordata e ha tenuto in sé i benefizi miei. Lo intellecto ha ricevuto el lume: mirando dentro nella memoria, cognobbe la veritá; perdendo la ciechità de l'amore proprio, rimase nel sole de l’obiecto di Cristo crocifixo, dove cognobbe Dio e uomo. Oltre a questo cognoscimento, per l'unione che ha facta, si leva ad uno lume acquistato non per natura, si come Io ti dixi, né per sua propria virtú adoperata, ma per grazia data da la mia dolce Verità, la quale none spregia gli ansietati desidèri né fadighe le quali ha offerte dinanzi da me. Alora l’affecto, che va dietro a lo 'ntellecto, s'unisce con perfectts. simo e ardentissimo amore. E chi mi dimandasse: — Chi è questa anima? — direi: — È uno altro me, facta per unione d'amore.

Quale sarebbe quella lingua che potesse narrare l’excellenzia di questo ultimo stato unitivo, e i fructi diversi e divariati che riceve essendo piene le tre potenzie de l'anima? Questa è quella dolce congregazione della quale, ne' tre scaloni generali, ti feci menzione, dichiarandoti, di sopra, la parola della mia Verità. Non è sufficiente la lingua a poterlo narrare, ma ben vel dimostrano e' sancti doctori illuminati da questo glorioso lume che con esso spianavano la sancta Scriptura. Unde avete del glorioso Tomaso d'Aquino (che la scienzia sua egli ebbe piú per studio d'orazione ed elevazione di mente e lume d' intellecto, che per studio umano), el quale fu uno lume che Io ho messo nel corpo mistico della sancta Chiesa, spegnendo le tenebre de l'errore. E se ti vòlli al glorioso Giovanni evangelista, quanto lume egli acquistò sopra el prezioso pecto di Cristo, mia Verità, col quale lume acquistato evangelizzò me, ha cotanto tempo [...]

Ogniuno ha dato, secondo lo stato suo che Io l'ho electo, lume nella sancta Chiesa.

Pietro con la predicazione e doctrina e ne l'ultimo col sangue; Gregorio con la scienzia e sancta Scriptura e con especchio di vita; Silvestro contra gl'infedeli e maximamente con la disputazione e provazione che fece della sanctissima fede in parole e in facti, ricevendo la virtú da me. Se tu ti vòlli ad Agustino e al glorioso Tomaso, Ieronimo e gli altri, vedrai quanto lume hanno gictato in questa Sposa, extirpando gli errori, si come lucerne poste in sul candelabro, con vera e perfecta umilità. E, come affamati de l'onore mio e salute de l'anime, questo cibo mangiavano con dilecto in su la mensa della sanctissima croce: e' martiri col sangue, el quale sangue gictava odore nel cospecto mio e con l'odore del sangue e delle virtú e col lume della scienzia facevano fructo in questa Sposa, dilatavano la fede; e' tenebrosi venivano al lume, e riluceva in loro el lume della fede; e' prelati, posti nello stato della prelazione da Cristo in terra, mi facevano sacrifizio di giustizia con sancta e onesta vita; la margarita della giustizia, con vera umilità e ardentissima carità, col lume della discrezione, riluceva in loro e ne' loro subditi : in loro principalmente, però che giustamente rendevano a me il debito mio, cioè rendendo gloria e loda al nome mio; a sé rendevano odio e dispiacimento della propria sensualità, spregiando e' vizi e abbracciando le virtú con la caritá mia e del proximo loro. Con umilità conculcavano la superbia, e andavano come angeli a la mensa de l'altare; con purità di cuore e di corpo e con sincerità di mente celebravano, arsi nella fornace della caritá".

Pubblicazione a cura di Carlo Di Pietro



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