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NON PAGARE LE TASSE E' REATO, MA NON E' DETTO CHE SIA PECCATO. IL CARDINALE BAGNASCO HA SBAGLIATO? CATTIVO ESEMPIO DI LEGALISMO FARISEO Stampa E-mail


Pontifex.RomaCome emerge da tutti i quotidiani degli ultimi giorni, il presidente della Cei Angelo Bagnasco ha aperto il Consiglio episcopale permanente d'inverno, a Roma, con una prolusione tutta incentrata sul tema della crisi economica. Sua Eminenza ha detto "questa è una stagione propizia per imprimere allo Stato e alla stessa comunità politica strutture e dinamiche più essenziali ed efficienti, lontane da sprechi e gigantismi. Per cooperare attivamente con il governo a riequilibrare l'assetto della spesa in termini di equità reale, e metter mano al comparto delle entrate attraverso un'azione di contrasto seria, efficace, inesorabile alle zone di evasione impunita, e ai cumuli di cariche e di prebende. La Chiesa non ha esitazione ad accennare questo discorso, perché non può e non deve coprire auto-esenzioni improprie. Evadere le tasse è peccato. Per un soggetto religioso questo è addirittura motivo di scandalo". Come consiglia il Santo Padre, a volte è ...

... meglio tacere, tuttavia in questo momento non mi è possibile stare zitto, altrimenti peccherei di omissione e di connivenza con un messaggio che non rispecchia la morale cristiana e che, non ne comprendo i motivi, il Cardinale Bagnasco ha pronunciato in maniera perentoria ed a nome dei Vescovi italiani.

Forse Sua Eminenza pensa che tutti i cattolici siano ignoranti e privi di valori e, dato l'andazzo, ha perfettamente ragione a pensare ciò, ma con i "cattolici della domenica" (casomai abortisti, divorziati, pro gay, pro raccomandazione, buonisti e vittime dello spirito del mondo) vi sono anche tanti veri cattolici che, a sentir le parole del presidente della Cei, hanno provato grande amarezza.

Non spetta a me il compito di giudicate la cattolicità degli uomini, quella si commenta da sola e sarà giudicata da Dio, e non spetta a me contrastare le Gerarchie, ci mancherebbe, ma anche in questo caso meglio avrebbe fatto, Sua Eminenza, a stare zitto od a diffondere un reale messaggio cristiano / evangelico e non una sua interpretazione personale, generando panico e scandalo negli uomini e nelle donne di reale fede e sottomissione a Cristo, che è verità e sapienza.

Analizziamo bene la vicenda:

Non pagare tasse è reato sempre, ma moralmente è peccato solo a condizione che le leggi non siano ingiuste.

Dato che lo Stato non è infallibile nel legiferare, ci possono essere anche leggi ingiuste e sbagliate: nel qual caso la legittima difesa da una ingiusta oppressione fiscale, o da altre ingiuste leggi, è moralmente lecita, ed in alcuni casi anche doverosa.

Tuttavia rimanendo comunque la cosa reato, rimane in ogni modo rischiosa, dato che la persona rischia di passare seri guai, quindi, a meno che uno non muoia di fame o quasi, è doveroso e conviene di gran lunga pagare le tasse, anche se ingiuste, facendo sacrifici in più, ma lo ripeto: NON E' PECCATO.

Inoltre ci sarebbe un altro discorso:

chi può valutare fino a che punto la legittima difesa suddetta è lecita ed oltre quale punto invece diventa anche immorale (oltre che reato)? Chi può valutare fin dove è lecito?

In queste cose la competenza sarebbe della massima autorità della Chiesa, essendo il Papa il Vicario di Cristo e potendo solo lui definire in modo definitivo ed assistito dallo Spirito Santo.

Tuttavia se uno Stato emettesse leggi da pressione fiscale ingiusta e la massima autorità della Chiesa non si esprimesse in materia, rimarrebbe molto difficile per il singolo valutare moralmente fin dove è lecito semplicemente "difendersi"; sarebbe molto difficile evitare di approfittarsi della situazione ed esagerare nella "difesa", considerato come tende facilmente all'amor proprio la natura umana corrotta dal peccato, dall'orgoglio, dall'egoismo, dall'interesse, dalle passioni disordinate, ecc... (che colpiscono anche chi le fa le leggi, detto così, en passant).

Quindi rimane un discorso teorico, non pratico.

Si è voluto chiarire solo per amor di verità, perché è doveroso specificare che, teoricamente, non è sempre peccato difendersi da una legge ingiusta (sebbene, ribadisco, sia sempre reato per lo Stato).

Lo ribadisco: lo Stato non è infallibile, quindi una legge può essere ingiusta; se va contro la giustizia non solo è lecito trasgredirla, ma può essere addirittura in alcuni casi doveroso.

O vogliamo tornare ai divini imperatori romani? L'imperatore è "dio" e quindi come apre bocca quello che dice è diritto divino?

Facciamo un altro esempio:

una legge che imponesse l'aborto per il controllo delle nascite, è legge ingiusta. Trasgredirla non solo è lecito ma doveroso, dato che esiste la legge divina che impone: "Non uccidere".

Ora uno Stato può fare una legge ingiusta contro tale comandamento, ma può anche farla ingiusta nel senso di furto, trasgredendo il "non rubare" nei confronti del semplice cittadino.

Anche il Catechismo ribadisce questa verità:

406. Quando l'autorità è esercitata in modo legittimo?

Le leggi ingiuste e le misure contrarie all'ordine morale non sono obbliganti per le coscienze. (Catechismo della Chiesa Cattolica - Compendio. Riferimenti al testo del Catechismo della Chiesa Cattolica: 1901, 1903-1904, 1921-1922).

Altrimenti, se con questo andazzo si giungesse ad estremizzare il concetto di evasione = peccato sempre e comunque e senza eccezioni, si rischierebbe di cadere in un atteggiamento simile a quello del legalismo fariseo, al quale si potrebbero forse applicare le seguenti parole del Signore:

"Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente... Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell'anèto e del cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle" (Mt 23,4.23).

"Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili" (Lc 11,46).

Infatti immaginiamo questa situazione:

Un pover'uomo pio e devoto, che ci tiene al bene e a Dio, vive nell'osservanza della sua Legge, vive in Stato di grazia santificante e vuole salvarsi l'anima, ci tiene più di ogni altra cosa, al dire del Signore:

"Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti." (Mt 22,37-38).

"Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio della propria anima?" (Mt 16,26).

Questo pover'uomo verte in una tale situazione, sotto una tale pressione fiscale, che, immaginiamo (non che si verifichi ora, perché grazie a Dio tutto sommato in Italia tutti mangiano) se pagasse tutte le tasse finirebbe in fallimento e manderebbe in rovina sé stesso e la propria famiglia, venendo anche meno al dovere della prudenza e del sostentamento della propria vita e di quella dei suoi familiari. E non potendo più quindi nemmeno contribuire fiscalmente per il bene dello Stato (se fallisce come le paga le tasse?).

Sentendo una simile affermazione (evasione = peccato), senza che essa ammetta eccezione, almeno teoricamente; e sentendola provenire da uomini che ricoprono alte autorità nella Chiesa, essendo questo un uomo pio, umile ed obbediente a Dio, dato che Dio stesso ha voluto la Chiesa ed ha voluto che le si obbedisse (sebbene per Chiesa non si intenda in questo i pareri personali degli ecclesiastici, ma queste sottigliezze il popolo semplice a volte non le conosce), potrebbe andare in crisi moralmente: laddove un ateo o un superbo ribelle alla Chiesa stabilita da Cristo (e che quindi si fa la propria religione e la propria lettura della Scrittura a modo proprio) non si importerebbero nulla, questo pover'uomo andrebbe in una crisi morale tremenda, verrebbe oppresso da un peso insostenibile, che sembra proprio rientrare in quella categoria di "pesanti fardelli" legati sulla gente di cui parla il Signore.

Se paga è imprudente. Se non paga teme di peccare in ogni caso. Lo si è appena distrutto, con una violenza alla coscienza notevole. E Dio chiederebbe severo conto di tutte le conseguenze eventuali negative (per il corpo e per l'anima) in cui finisse quel pover'uomo, a chi ve lo ha indotto: da chi ha fatto la legge ingiusta a chi lo ha vincolato moralmente ad obbedirle (altro motivo per cui non si scherza col ruolo del legislatore: anche egli dovrebbe essere ferrato e fermamente unito a Dio per pesare bene le cose).

Invece almeno due principi lo libererebbero:

1) La possibilità che esistano leggi ingiuste, che quindi non vincolano moralmente;

2) Il caso di necessità, che svincola dalla legge umana.

Infine, un po' di ironia per sdrammatizzare: Gesù dice che comunque non si deve omettere le cose minori: "senza omettere quelle", come abbiamo visto sopra. Ma lì stava parlando di pagare la decima. Se si arrivasse a dover pagare 7, 8 o 9 decime del proprio guadagno sudato, non penso che Gesù avrebbe detto "senza omettere quelle"...

Non me ne voglia male Sua Emineza, alla cui persona vanno tutte le mie preghiere e simpatie, dato anche il difficile compito che ricopre, tuttavia sarebbe opportuna una sua rettifica o precisazione.

Carlo Di Pietro



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Commenti   

 
#18 admin 2012-02-05 23:31
Ciao Steven, equivoco chiarito.

C'è da dire che in Italia esistono moltri centri anti usura, spesso gestiti da associazioni cattoliche, con cui io sono in contatto. I dati sono ben diversi. Non hai idea di quanti piccoli imprenditori, al sud sono decine di migliaia, che purtroppo incappano nella morsa degli usurai (delinquenti). I principali motivi sono 2:

- Negato accesso al credito da parte delle banche;

- Elevata e spropositata tassazione che, di fatto, impedisce al piccolo imprenditore di affrontare la concorrenza globalizzata e lo costringe a licenziamenti ed a fallimenti.

Non so se ti è mai capitato di partecipare a conferenze o di relazionarti con le suddette associazioni o con le vittime di usura, ma vallo a dire a loro che "non pagare le tasse è peccato"? Sua Eminenza, a mio avviso, doveva essere molto più prudente. A fronte di molte persone che non ascoltano le gerarchie vaticane e che sono totalmente indifferenti, ci sono anche molti credenti che da quelle affermazioni sono rimasti estremamente dispiaciuti e turbati.

Per quanto riguarda il tema omosessualità, tu dici:

Quote:"Allora io domando, perché lo stesso metro di giudizio non viene utilizzato nei confronti, ad esempio degli omosessuali (che, peraltro, oggettivamente, non fanno del male a nessuno)? Mi spiego meglio. Perché non si applica la stessa "scusante" che tu, Carlo, applichi al pover'uomo che non paga le tasse perché ha pochi soldi, anche al ragazzo omosessuale".

Caro Steven, io ho dimostrato, Catechismo alla mano, come la frase del Cardinale Bagnasco era incompleta e non propriamente ortodossa.

Nella stessa misura, in tanti altri articoli, ho dimostrato, Catechismo alla mano, che l'attuale evangelizzazion e pro sesso omosessuale, non è appartenente all'ortodossia della Chiesa di Roma.

Io non posso permettermi né di condannare e né di approvare l'omosessualità , dato che non sono il Papa. Io riporto e diffondo, onde evitare di peccare di omissione, solo quella che è la realtà contenuta nel Catechismo.

Saluti.
 
 
#17 StevenY2J 2012-02-05 13:56
Carlo, io ho compreo il contenuto essenziale dell'articolo. Non ho mai detto che tu inciti a non pagare o a evadere le tasse e se, per caso, i miei interventi abbiano dato questa impressione, me ne scuso.

Il punto é un altro. Tu hai evidenziato che Bagnasco, nel suo sostenere che "evadere le tasse é peccato" non ha preso in considerazione il caso particolare del povero padre di famiglia che si trova costretto fra pagare le tasse o morire di fame, oppure l'ipotesi "utopistica" delle tasse eccessivamente elevate che stritolano i contribuenti, conducendoli alla fame.

Sono d'accordo anch'io che in questo caso non é giusto colpevolizzare l'evasore che, mancando di mezzi, non riesce a pagare le tasse. Ti ripeto, però, che questi casi rappresentano eccezioni in un'Italia dove l'evasione fiscale é rappresentata, al 90% da cittadini benestanti (l'operaio non può evadere perché gli trattengono le tasse alla fonte, il libero professionista invece sì, perché dichiara lui quanto guadagna).

Chiarito, quindi, che su questo aspetto sono d'accordo con te, io ho criticato semplicemente questo trend - che ho notato anche in molti post di risposta -, ossia che, nell'ambito di un GRAVE reato (e, per chi é credente, GRAVE peccato) come evadere le tasse (= rubare), voi cattolici siete (giustamente) pronti a scusare le ipotesi (rare ma configurabili) dove non si può esigere una condotta diversa da quella di evadere le tasse, come il caso del pover'uomo che muore di fame. Secondo voi, giustamente quest'ultimo non commette un peccato.

Allora io domando, perché lo stesso metro di giudizio non viene utilizzato nei confronti, ad esempio degli omosessuali (che, peraltro, oggettivamente, non fanno del male a nessuno)? Mi spiego meglio. Perché non si applica la stessa "scusante" che tu, Carlo, applichi al pover'uomo che non paga le tasse perché ha pochi soldi, anche al ragazzo omosessuale (per qualsiasi ragione, dato che la scienza, sul punto, non é ancora proprio concorde) che si innamora - ricambiato - di una persona dello stesso sesso? Non stiamo dunque, parlando di comportamenti promiscui, lussuria, libidine o cose del genere. Parliamo di un ragazzo che si innamora di un altro ragazzo. E stop.

Pretendere di negare questo sentimento o di reprimerlo (perché altrimenti é peccato) equivale a pretendere che un pover'uomo senza soldi paghi le tasse. Sono due condotte ugualmente impossibili. Perché, l'evasore "per necessità" é un "bravo cristiano" e non commette peccato mentre il ragazzo gay sicuramente andrà all'inferno se non nega il proprio amore? Perché in un caso si danno attenuanti e nell'altro caso no, anche se entrambi sono, in qualche modo, "costretti" dalle circostanze?

Il ragazzo gay deve lottare contro le proprie pulsioni, i propri sentimenti e, in definitiva, contro se stesso, altrimenti commette peccato e va all'inferno. Il padre di famiglia, invece, può evadere le tasse e non fa niente di male, tanto é giustificato perché non ha soldi. Niente lotta, per lui, dunque. Non ti sembra che i conti tornino poco?

Dal mio punto di vista, se leggessi articoli del tipo "é peccato avere rapporti promiscui (sia etero che gay) ma va scusato l'omosessuale che vive un rapporto serio e unico con il proprio partner", vi riterrei sicuramente molto più equilibrati.
invece, mi sembra che, a fronte di una (doverosa) distinzione, sul piano etico e morale, per chi non paga le tasse, trovo una condanna "tutta un'erba un fascio" per i gay, femminielli, sodomiti, *** termine rimosso *** e finocchi.

Ripeto, a me sembrano due pesi e due misure.

Mi spiace, Carlo, che tu te la sia presa per i miei interventi ma questo é il mio pensiero. Spero di essermi spiegato meglio, questa volta. Non voglio accusarti di nulla anche perché, pur nella divergenza di opinioni e di "fede", ti rispetto come persona intellettualmen te onesta ed educata (a differenza degli insulti spesso gratuiti di Bruno Volpe). A parte questo, non rinnego niente di quanto ho esposto sopra. Spero non ci sia rancore da parte tua, ma io non ritratto e dico sempre quello che penso.

Ricambio gli auguri per una buona domenica.
Un caro saluto
 
 
#16 StevenY2J 2012-02-05 13:48
Carlo, io ho compreo il contenuto essenziale dell'articolo. Non ho mai detto che tu inciti a non pagare o a evadere le tasse e se, per caso, i miei interventi abbiano dato questa impressione, me ne scuso.

Il punto é un altro. Tu hai evidenziato che Bagnasco, nel suo sostenere che "evadere le tasse é peccato" non ha preso in considerazione il caso particolare del povero padre di famiglia che si trova costretto fra pagare le tasse o morire di fame, oppure l'ipotesi "utopistica" delle tasse eccessivamente elevate che stritolano i contribuenti, conducendoli alla fame.

Sono d'accordo anch'io che in questo caso non é giusto colpevolizzare ma - ti ripeto - questi casi rappresentano eccezioni in un Italia dove l'evasione fiscale é rappresentata, al 90% da cittadini benestanti (l'operaio non può evadere perché gli trattengono le tasse alla fonte, il libero professionista invece sì, perché dichiara lui quanto guadagna).

Chiarito, quindi, che su questo aspetto sono d'accordo con te, io ho criticato semplicemente questo trend - che ho notato anche in molti post di risposta -, ossia che, nell'ambito di un GRAVE reato (e, per chi é credente, GRAVE peccato) come evadere le tasse - rubare, voi cattolici siete (giustamente) pronti a scusare le ipotesi (rare ma configurabili) dove non si può esigere una condotta diversa da quella di evadere le tasse, come il caso del pover'uomo che muore di fame. Secondo voi, giustamente non commette un peccato.

Allora io domando, perché lo stesso metro non viene utilizzato nei confronti, ad esempio degli omosessuali (che, peraltro, oggettivamente, non fanno del male a nessuno)? Mi spiego meglio. Perché non si applic la stessa "scusante" che tu, Carlo, applichi al pover'uomo che non paga le tasse perché ha pochi soldi, anche al ragazzo omosessuale (per qualsiasi ragione, dato che la scienza, sul punto, non é ancora proprio concorde) che si innamora - ricambiato - di una persona dello stesso sesso? Non stiamo dunque, parlando di comportamenti promiscui, lussuria, libidine o cose del genere. Parliamo di un ragazzo che si innamora di un altro ragazzo. E stop.

Pretendere di negare questo sentimento o di reprimerlo (perché altrimenti é peccato) equivale a pretendere che un pover'uomo senza soldi paghi le tasse. Perché, quest'ultimo é un "bravo cristiano" e non commette peccato mentre il ragazzo gay sicuramente andrà all'inferno se non nega il proprio amore? Perché in un caso si danno attenuanti e nell'altro caso no, anche se entrambi sono, in qualche modo, "costretti" dalle circostanze?

Il ragazzo gay deve lottare contro le proprie pulsioni, i propri sentimenti e, in definitiva, contro se stesso, altrimenti commette peccato e va all'inferno. Il padre di famiglia, invece, può evadere le tasse e non fa niente di male, tanto é giustificato perché non ha soldi. Niente lotta, per lui, dunque. Non ti sembra che i conti tornino poco?

Dal mio punto di vista, se leggessi articoli del tipo "é peccato avere rapporti promiscui (sia etero che gay) ma va scusato l'omosessuale che vive un rapporto serio e unico con il proprio partner", vi riterrei sicuramente molto più equilibrati.
invece, mi sembra che, a fronte di una (doverosa) distinzione, sul piano etico e morale, per chi non paga le tasse trovo una condanna "tutta un'erba un fascio" per i gay, femminielli, sodomiti, *** termine rimosso *** e finocchi.

Ripeto, a me sembrano due pesi e due misure.

Mi spiace, Carlo, che tu te la sia presa per i miei interventi ma questo é il mio pensiero. Spero di essermi spiegato meglio, questa volta. Non voglio accusarti di nulla anche perché, pur nella divergenza di opinioni e di "fede", ti rispetto come persona intellettualmen te onesta ed educata (a differenza degli insulti spesso gratuiti di Bruno Volpe). A parte questo, non rinnego niente di quanto ho esposto sopra. Spero non ci sia rancore da parte tua, ma io non ritratto e dico quello che penso.

Ricambio gli auguri per una buona domenica.
Un caro saluto
 
 
#15 admin 2012-02-05 05:02
Allora Steven, lo sai che io sono sempre aperto al dialogo, ma visto che insisti, modifichi ed accusi gratuitamente, mi stai sucitando un minimo di rancore nei tuoi confronti.

1) Ho scritto che pagare le tasse è obbligatorio;

2) Ho scritto che chi evade le tasse è un fuori legge, quindi va punito;

3) Ho scritto, in altro articolo collegato, che non pagare le tasse equivale a rubare, quindi si va contro i comandamenti di Dio ed è grave peccato;

4) Ho scritto che la generica frase proferita da sua Eminenza Cardinale Bagnasco è incompleta e potrebbe provocare smarrimento nei fedeli;

5) Ho scritto che, data l'autorità che ricopre il Cardinale Bagnasco, dire "non pagare le tasse è peccato" è frase poco opportuna e potrebbe generare problemi morali in tutti i fedeli che oggettivamente non riescono a pagarle, integralmente od in parte;

6) Ho scritto, così come ci ha insegnato il Santo Padre nella Giornata Mondiale delle Comunicazioni, che a volte è meglio tacere piuttosto che parlare per avere consensi ma danneggiando i fedeli.

La frase di sua Eminenza è incompleta. Non sono stato il primo a dirlo, non sono stato l'unico e, nei miei articoli, ho riportato la Dottrina ufficiale della Chiesa a completamento di quanto detto dal Cardinale Bagnasco.

Il discorso mio non include l'omosessualità , non è ambiguo, non è interpretabile, non incita a delinquere e non può essere oggettivamente analizzato così come tu pretendi di fare.

Dato che sono l'autore dell'articolo, ti ho ben spiegato le mie intenzioni e, se fino ad oggi non le avevi capite, penso che adesso ogni tuo dubbio sarà svanito.

Ti prego di non tornare sull'argomento, sto leggendo che hai rilasciato già troppi commenti che non rispecchiano il reale contenuto dell'articolo.

Grazie e buona domenica.
 
 
#14 StevenY2J 2012-02-04 12:05
Rispondo a Unafide:

PUNTO 1) "Poi non mi sembra si intendesse che Bagnasco doveva tacere, perché si mettono in bocca all'articolo cose che l'articolo non ha detto?"
Ti cito il passo dell'articolo: "anche in questo caso meglio avrebbe fatto, Sua Eminenza, A STARE ZITTO".
Come vedi io non metto in bocca all'articolo un bel niente.

PUNTO 2) Se due persone dello stesso sesso si amano, non ti fanno nulla di male. Se una persona non paga le tasse, fanno molto male a te, alla tua famiglia, ai tuoi amici e all'intera società. Evadere le tasse equivale a rubare, perché toglie ad altre persone - più o meno indigenti - servizi essenziali come la sanità, l'istruzione, l'accesso alla giustizia...
Non torniamo a parlare di "legge naturale" e "legge positiva", ti prego. Io (e non solo io - da Kelsen in poi esiste una scuola di pensiero su questo punto) non credo all'esistenza di una "legge naturale". Quella che tu chiami "legge naturale" corrisponde alla "legge (=morale) cattolica".
Le tasse non sono "leggi umane", quasi fossero inutili e trascurabili: le tasse sono la trasformazione in positivo del principio di solidarietà sociale che, tra gli altri, condivideva anche un certo Gesù Cristo... forse, questo nome ti dice qualcosa.
Personalmente, trovo davvero deludente che ci siano così tanti "cattolici" pronti a fare distinguo, dare attenuanti e scusare chi evade le tasse, mentre, per i gay, si leva un'unica voce di condanna, tutti all'inferno senza se e senza ma.
 
 
#13 admin 2012-02-04 00:41
Ecco appunto, dice bene unafide.
 
 
#12 Unafide 2012-02-03 23:16
Due pesi diversi perché sono realmente diversi!

L'omosessualità praticata è una cosa che va contro il diritto naturale, intrinsecamente disordinata; contro la legge divina rivelata. Mentre le tasse sono leggi umane, non di diritto naturale.

Poi non mi sembra si intendesse che Bagnasco doveva tacere, perché si mettono in bocca all'articolo cose che l'articolo non ha detto?
Mi sembra che si intendeva solo specificare meglio al fine di non far sembrare che evadere fosse peccato sempre, comunque ed in ogni caso, per non mandare in crisi eventuali anime, dato che è alto gerarca di Chiesa, e quindi deve pesare bene le parole!
 
 
#11 admin 2012-01-31 20:57
Su ogni sito ci sono articoli e articoli. Anche sui giornali più schierati ci sono i vari editorialisti che hanno le loro caratteristiche . Ecco perché molti lettori si affezionano a Tizio o a Caio. Non sono tutti uguali. C'è chi è più prudente e chi è più schietto, dipende anche dal carattere delle persone. Poi a me sembra che pontifexroma non ha mai fatto di tutta l'erba un fascio e ha sempre distinto tra la persona omosessuale, il peccato di omosessualità e l'ostentazione del vizio, che viene definito orgoglio gay. Per concludere ti dico che il cardinale Bagnasco, non ha ricevuto critiche, ma molti lo hanno commentato più o meno usando la stessa logica di DiPietro. Basta che ti fai un giro sui forum o sui siti di settore religioso. Sai chi è Bagnasco e che simbolo è per l'Italia. Il porporato doveva essere molto più attento, è andato contro il catechismo stesso.
 
 
#10 StevenY2J 2012-01-31 19:44
Allora, semplifichiamo le cose:
1) Bagnasco ha detto che "evadere le tasse" é peccato. Chiaramente, non poteva mettersi a fare dei distinguo tipo "... se però uno sta morendo di fame ed evade, allora non commette peccato..." perché il suo discorso, nell'ambito della crisi economica, si riferiva - chiaramente - agli evasori fiscali che evadono solo ed esclusivamente per avere più soldi per sé (non certo perché non arrivano a fine mese);
2) Sono d'accordo con Di Pietro che non si può puntare il dito contro un lavoratore onesto che, giocoforza, non riesce a pagare tutte le tasse ma nel creare l'enorme percentuale di evasione fiscale che ha l'Italia, questi "padri di famiglia" hanno un ruolo marginale. I veri responsabili sono gli imprenditori e gli autonomi con partita I.V.A.
3) Di Pietro ha criticato Bagnasco solo per non aver specificato che il caso particolare (il poverino che non può pagare le tasse) non é peccato. Lo ripeto: Bagnasco si riferiva chiaramente al caso generale (imprenditori e lavoratori autonomi) e Di Pietro gli fa le pulci per non essersi occupato del 2% della media.
4) quando Pontifex critica "i gay, i femminielli, i finocchi e gli invertiti" non mi sembra che usi dei distinguo, del tipo "...ma il ragazzo di sedici anni che non passa tutte le sere da un partner all'altro, ma si scopre innamorato del proprio compagno di banco, magari tra mille dubbi e paure non commette peccato."
Quando critica i gay fa di tutta l'erba un fascio, appiccicando una bella etichetta "gay = viziosi = lussuriosi".
Al contrario, questo sito usa tanta prudenza e tanta accortezza quando parla degli "evasori fiscali" che, a mio parere, tengono un comportamento molto, ma molto più grave e scandoloso degli omosessuali o dei trans.
 
 
#9 admin 2012-01-31 18:03
Scusatemi se mi intrometto nel vostro discorso ma dato che il blog è pubblico, anche io voglio dire la mia. L'articolista, Carlo Di Pietro, ha scritto chiaramente e senza fare confusione un concetto che è ben noto nel Catechismo ovvero: pagare le tasse è un dovere del cittadino, quindi non pagarle è reato.
Nello stesso modo, scrive l'articolista, Bagnsco ha usato troppa leggerezza nel dire che il non pagare le tasse è peccato.
Quello che dice Bagnasco non riesntra nel Catechismo della Chiesa cattolica e, su questo, non ci piove.
L'articolista, ovvero Di Pietro, dice che bisgona pagare per rispettare la legge, ma nello stesso tempo, se non si hanno i soldi e non si riesce a pagare, non bisogna sentirsi in colpa perché non è affatto peccato, dato anche l'elevato livello di tassazione, spesso ingiusta, ingiustificabil e e non corrisposto da servizi proprzionati.
L'ARTICOLO E' CHIARISSIMO

Quando Steven dici:

Citazione:
Bagnasco per riferirle a fantomatiche utopie dove lo Stato impone tasse tiranniche (come fa Di Pietro) o riferirle al lavoratore onesto come fai tu, caro Giglio, é un altro discorso.
Bagnasco si riferiva, lo ripeto, agli Evasori fiscali con la E maiuscola che hanno portato l'Italia sull'orlo del baratro. E non perché muoiono di fame ma perché vogliono il SUV e la bella vita. Mi aspetto, quantomeno, una presa di distanza di Carlo di Pietro da questa gentaglia (cosa che, nell'articolo non traspare).
2 sono le cose:

a) non sai leggere
b) vuoi creare un caso che non esiste

Ho detto la mia.
 

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