| LE TASSE, IL CATECHISMO, I DOVERI DELLO STATO E QUELLI DEI CITTADINI. LEGALISMO ED EPIKEIA |
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... tassazione può sembrare esagerata o non adeguatamente commisurata ai servizi che lo Stato corrisponde al cittadino. Analizzando Scrittura, Patristica e Catechismo, tuttavia, ho anche denunciato il fatto che non è assolutamente vero che il non pagare le tasse è sempre peccato, dipende dai casi, dai soggetti e dalle situazioni. Essendo, questo, argomento molto delicato non tanto dal profilo legale quanto da quello dello spirito e della coscienza, ho ritenuto opportuno approfondire ulteriormente l'argomento. Nella storia si sono contraddistinte due principali correnti interpretative in materia di osservanza della legge positiva che, sintetizzando, possono essere descritte come segue: LEGALISMO È l’esagerato attaccamento alla legge positiva, ritenuta unico criterio di condotta morale e convivenza civile... Ma ciò è falso perché la legge positiva ne suppone un’altra — quella naturale — che precede ogni convenzione e istituzione, tutte le opinioni e le mode... secondo il principio: «Iustum legale sive positivum oritur semper a naturali» (S. TOMMASO, in Ethic. V, lect. 12, n. 1023. Cf. iv., n. 1024; lect. 16, n. 1082; S.th., I-II, q. 95, a. 2, c.). Dunque, «ciò ch’è giusto secondo natura deve dirigere il giusto secondo la legge positiva» (In Ethic. V, lect. 16, n. 1086). Il legalismo, perciò, nasconde relativismo etico e formalismo giuridico, corruzione e ipocrisia, contro la quale hanno sempre reagito i grandi spiriti di tutti i tempi. EPIKEIA Benevola e retta interpretazione della legge positiva, fondata sulla presunta intenzione del legislatore umano, incapace di prevedere e provvedere a tutti i possibili casi della vita. Si tratta di una virtù subordinata alla «giustizia legale» (Cf. Aristotele, Etica, V, 10, 1137b. — S. Tommaso, iv., lect. 16, 1078ss; S.th., II-II, q. 157, a. 3, lum; q. 159, a. 1, lum). E' facile desumere, in base a ciò che ho scritto, che un approccio legalista - legalismo fariseo - alla legge positiva è assolutamente un comportamento biasimevole, generalista e non giustificabile per alcun motivo. Questa considerazione che molti Dottori hanno fatto, nasce dal fatto che, come ho spiegato anche nel mio precedente articolo, il giusto non è da individuarsi nella legge positiva, vittima dei tempi, bensì va ricercato solo ed esclusivamente nella legge naturale. A questo concetto va inoltre integrato quanto ci insegna il Catechismo della Chiesa cattolica, oggi purtroppo snobbato anche da molti religiosi, ma che è sempre fonte di verità e ragione. A proposito delle autorità nell'ambito delle società civili, il Catechismo ci insegna tutto quanto ci è necessario sapere e dice: "Il quarto comandamento di Dio ci prescrive anche di onorare tutti coloro che, per il nostro bene, hanno ricevuto da Dio un'autorità nella società. Mette in luce tanto i doveri di chi esercita l'autorità quanto quelli di chi ne beneficia." E' palese che, laddove chi ci governa non opera per il nostro bene, il discorso degli obblighi del cittadino decade in partenza e, se il cittadino - credente e non - soggiace alla legge positiva sbagliata, lo si deve solamente al buon senso collettivo e non ad un reale sentimento di condivisione ed approvazione del giusto. In poche parole, adesso, in Italia il quarto comandamento evidenzia che viviamo in una società incivile, dato che l'evidenza dei fatti parla da sé e non spetta a me fare il magistrato. Quali sono i doveri delle autorità civili? "Coloro che sono rivestiti d'autorità, la devono esercitare come un servizio. «Colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo» (Mt 20,26). L'esercizio di un'autorità è moralmente delimitato dalla sua origine divina, dalla sua natura ragionevole e dal suo oggetto specifico. Nessuno può comandare o istituire ciò che è contrario alla dignità delle persone e alla legge naturale". "L'esercizio dell'autorità mira a rendere evidente una giusta gerarchia dei valori al fine di facilitare l'esercizio della libertà e della responsabilità di tutti. I superiori attuino con saggezza la giustizia distributiva, tenendo conto dei bisogni e della collaborazione di ciascuno, e in vista della concordia e della pace. Abbiano cura che le norme e le disposizioni che danno non inducano in tentazione opponendo l'interesse personale a quello della comunità". [Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 25: AAS 83 (1991) 823]. E' molto interessante quello che dice Giovanni Paolo II nella "Centesimus annus", invocando pace e concordia fra cittadini e stato, evitando conflitti sociali e rapportando il tutto al buon senso di chi governa; il defunto Papa, inoltre, pone particolare attenzione alle umane concupiscenze, esortando i governati ad approvare leggi e disposizioni che, di fatto, evitino ogni forma di tentazione e di appannaggio dei propri esclusivi interessi. In sostanza è detto ai politici: governate con saggezza e giustizia, evitate seduzioni e, con il vostro operato, cercate di mantenere giustizia ed equità sociale, senza scontentare nessuno e senza provocare malumori o conflitti sociali. Questo concetto è espresso molto più chiaramente nella "Rerum novarum" di Papa Leone XIII. "I poteri politici sono tenuti a rispettare i diritti fondamentali della persona umana. Cercheranno di attuare con umanità la giustizia, nel rispetto del diritto di ciascuno, soprattutto delle famiglie e dei diseredati". "I diritti politici connessi con la cittadinanza possono e devono essere concessi secondo le esigenze del bene comune. Non possono essere sospesi dai pubblici poteri senza un motivo legittimo e proporzionato. L'esercizio dei diritti politici è finalizzato al bene comune della nazione e della comunità umana". Anche in questo caso il richiamo del Catechismo è ben chiaro e non lascia adito ad interpretazioni personali, dato che la legge naturale è ispirata dalla verità, dunque non è contestabile; nel caso in cui, così come è accaduto in Italia per decenni, il potere politico è stato indirizzato non tanto al bene della nazione e della collettività, bensì ad interesse di caste e gruppi di potere, emerge il diritto al malcontento che deve essere esercitato nei limiti previsti dalla legge, onde evitare di sfociare in rivolte o guerre civili. I governati, tuttavia, sappiano che il popolo credente è ben consapevole dei soprusi che subisce e che ha subito e, per spirito di "quieto vivere", di amore e non di codardia, concede loro di dirigere il Paese soprattuto ed anche per evitare guai peggiori a danno dei poveri, degli ammalati, dei bambini e dei pensionati; categorie, queste, che in caso di aspri e violenti contrasti sociali, sono le prime ad essere gravemente penalizzate e sofferenti. Quali sono i doveri dei cittadini? "Coloro che sono sottomessi all'autorità considereranno i loro superiori come rappresentanti di Dio, che li ha costituiti ministri dei suoi doni: (Cf Rm 13,1-2.) « State sottomessi ad ogni istituzione umana per amore del Signore [...]. Comportatevi come uomini liberi, non servendovi della libertà come di un velo per coprire la malizia, ma come servitori di Dio » (1 Pt 2,13.16). La leale collaborazione dei cittadini comporta il diritto, talvolta il dovere, di fare le giuste rimostranze su ciò che a loro sembra nuocere alla dignità delle persone e al bene della comunità". In poche righe il Catechismo riassume un concetto di cui si sono scritti interi trattati e, qualora il cittadino dovesse ravvisare comportamenti non legittimi né giustificabili da parte di chi governa, ha il sacrosanto diritto e dovere etico di contrastare chi, scelto da Dio, tradisce comunque il suo mandato di guida e padre della collettività. Andare oltre, a questo punto, mi sembra superfluo, dato che tutti siamo dotati di intelligenza, tutti sappiamo osservare e riflettere, lo stato di fatto ci rende ben consapevoli di chi ci governa e ci ha governato e, analizzando i frutti, non c'è bisogno di aggiungere altre parole. Qui nessuno vuol sobillare il popolo, ma si vuol solamente sollevare il peso delle coscienze dei credenti, da colpe che dal punto di vista morale non è detto sussistano. " È dovere dei cittadini dare il proprio apporto ai poteri civili per il bene della società in spirito di verità, di giustizia, di solidarietà e di libertà. L'amore e il servizio della patria derivano dal dovere di riconoscenza e dall'ordine della carità. La sottomissione alle autorità legittime e il servizio del bene comune esigono dai cittadini che essi compiano la loro funzione nella vita della comunità politica". La sottomissione all'autorità e la corresponsabilità nel bene comune comportano l'esigenza morale del versamento delle imposte, dell'esercizio del diritto di voto, della difesa del paese: « Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il tributo il tributo; a chi le tasse le tasse; a chi il timore il timore; a chi il rispetto il rispetto » (Rm 13,7). I cristiani « abitano nella propria patria, ma come pellegrini; partecipano alla vita pubblica come cittadini, ma da tutto sono staccati come stranieri [...]. Obbediscono alle leggi vigenti, ma con la loro vita superano le leggi [...]. Così eccelso è il posto loro assegnato da Dio, e non è lecito disertarlo » [Lettera a Diogneto, 5, 5; 5, 10; 6, 10: SC 33, 62-66 (Funk 1, 398-400)]. L'Apostolo ci esorta ad elevare preghiere ed azioni di grazie « per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità » (1 Tm 2,2). Al Canone 2242 il Catechimo ci comanda: "Il cittadino è obbligato in coscienza a non seguire le prescrizioni delle autorità civili quando tali precetti sono contrari alle esigenze dell'ordine morale, ai diritti fondamentali delle persone o agli insegnamenti del Vangelo. Il rifiuto d'obbedienza alle autorità civili, quando le loro richieste contrastano con quelle della retta coscienza, trova la sua giustificazione nella distinzione tra il servizio di Dio e il servizio della comunità politica. « Rendete [...] a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio » (Mt 22,21). «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini» (At 5,29). «Dove i cittadini sono oppressi da un'autorità pubblica che va al di là delle sue competenze, essi non ricusino quelle cose che sono oggettivamente richieste dal bene comune; sia però loro lecito difendere i diritti propri e dei propri concittadini contro gli abusi di questa autorità, nel rispetto dei limiti dettati dalla legge naturale ed evangelica»" (Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 74: AAS 58 (1966) 1096). Ed ancora, al Canone 2243, il Catechismo ci istruisce alla resistenza: "La resistenza all'oppressione del potere politico non ricorrerà legittimamente alle armi, salvo quando sussistano tutte insieme le seguenti condizioni: 1. in caso di violazioni certe, gravi e prolungate dei diritti fondamentali; 2. dopo che si siano tentate tutte le altre vie; 3. senza che si provochino disordini peggiori; 4. qualora vi sia una fondata speranza di successo; 5. se è impossibile intravedere ragionevolmente soluzioni migliori". Carlo Di Pietro
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Ieri ho inviato a Pontifex.Roma un articolo in cui parlavo della sottile linea di confine che vi è fra il reato ed il peccato, riferendomi al pagamento delle tasse; la mia analisi del problema, fondamentale dal punto di vista del fedele e della coscienza del retto ed osservante cristiano / cattolico, ha tratto origine dalle parole del Cardinale Bagnasco che, esprimendo opinioni in materia di economia al Consiglio permanente d'inverno, ha detto: "Evadere le tasse è peccato. Per un soggetto religioso questo è addirittura motivo di scandalo" (se volete approfondire la lettura dell'articolo, vi rimando al link: 


Commenti
Di recente il Presidente della CEI, Card. Angelo Bagnasco, ha detto che "non pagare le tasse è peccato": è un parere da tenere in considerazione, visto che viene nientemeno che dal capo dei Vescovi italiani.
Conoscere il catechismo è basilare per il credente ma purtroppo nell'attuale società, come dice carlo Di Pietro, certi libri vengono snobbati.
Cosa può capire un comune mortale del Vangelo se non legge il catechismo? Può capire poco più dello zero. Facciamo l'1%.
E intanto si vendono milioni di libri totalmente inutili, anzi deleteri per l'anima.
Questo è affare di chi sbaglia, l'importante è che chi ha fede, porti la sua testimonianza.
Le considerazioni fatte in questo articolo sono eccellenti. Vanno i miei complimenti all'autore.
Ringrazio il sig. Di Pietro per l'articolo, è esattamente quello che ho sempre pensato, pur non essendo un praticante.
E' proprio vero che il buon senso combacia con la legge naturale.
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