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NON CI INDURRE IN TENTAZIONE, MA LIBERACI DAL MALE Stampa E-mail


Pontifex.RomaNoi chiediamo al Padre nostro di non «indurci» in tentazione. Tradurre con una sola parola il termine greco è difficile: significa «non permettere di entrare in», «non lasciarci soccombere alla tentazione». «Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male» (Giacomo 1,13); al contrario, vuole liberarcene. Noi gli chiediamo di non lasciarci prendere la strada che conduce al peccato. Siamo impegnati nella lotta «tra la carne e lo spirito». Questa richiesta implora lo Spirito di discernimento e di fortezza. Lo Spirito Santo ci porta a discernere tra la prova, necessaria alla crescita dell'uomo interiore in vista di una «virtù provata» (Romani 5,3-5) e la tentazione, che conduce al peccato e alla morte. Dobbiamo anche distinguere tra «essere tentati» e «consentire» alla tentazione. Infine, il discernimento smaschera la menzogna della tentazione: apparentemente il suo oggetto è «buono, gradito agli occhi e desiderabile» (Genesi 3,6), mentre, ...

... in realtà, il suo frutto è la morte. Dio non vuole costringere al bene: vuole esseri liberi[...]. La tentazione ha una sua utilità. Tutti, all'infuori di Dio, ignorano ciò che l'anima nostra ha ricevuto da Dio; lo ignoriamo perfino noi. Ma la tentazione lo svela, per insegnarci a conoscere noi stessi e, in tal modo, a scoprire ai nostri occhi la nostra miseria e per obbligarci a rendere grazie per i beni che la tentazione ci ha messo in grado di riconoscere (Origene, De oratione, 29).

«Non entrare nella tentazione» implica una decisione del cuore: «Là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore... Nessuno può servire a due padroni» (Matteo 6,21.24). «Se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito» (Galati 5,25). In questo «consenso» allo Spirito Santo il Padre ci dà la forza. «Nessuna tentazione vi ha finora sorpresi se non umana; infatti Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscita e la forza per sopportarla» (1 Corinzi 10, 13).

Il combattimento e la vittoria sono possibili solo nella preghiera. E’ per mezzo della sua preghiera che Gesù è vittorioso sul Tentatore, fin dall'inizio e nell'ultimo combattimento della sua agonia. Ed è al suo combattimento e alla sua agonia che Cristo ci unisce in questa domanda al Padre nostro. La vigilanza del cuore, in unione alla sua, è richiamata insistentemente. La vigilanza è «custodia del cuore» e Gesù chiede al Padre di custodirci nel suo Nome.

Lo Spirito Santo opera per suscitare in noi, senza posa, questa vigilanza. Questa richiesta acquista tutto il suo significato drammatico in rapporto alla tentazione fi-nale del nostro combattimento quaggiù; implora la perseveranza finale. «Ecco, Io vengo come un ladro. Beato chi è vigilante» (Apocalisse 16, 15).

 L'ultima domanda al Padre nostro si trova anche nella preghiera di Gesù: «Non chiedo che Tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal Maligno» (Giovanni 17,15).

Riguarda ognuno di noi personalmente; però siamo sempre «noi» a pregare, in comunione con tutta la Chiesa e per la liberazione dell'intera famiglia umana. La Preghiera del Signore ci apre continuamente alle dimensioni dell'Economia della salvezza. La nostra interdipendenza nel dramma del peccato e della morte diventa solidarietà nel Corpo di Cristo, nella «comunione dei santi». 

 In questa richiesta, il Male non è un'astrazione; indica, invece una persona: Satana, il Maligno, l'angelo che si oppone a Dio. Il «diavolo» («diabolos», colui che «si getta di traverso») è colui che «vuole ostacolare» il Disegno di Dio e la sua «opera di salvezza» compiuta in Cristo.

«Omicida fin dal principio», «menzognero e padre di menzogna» (Giovanni 8,44), «Satana, che seduce tutta la terra» (Apocalisse 12,9), è a causa sua che il peccato e la morte sono entrati nel mondo, ed è in virtù della sua sconfitta definitiva che tutta la creazione sarà liberata «dalla corruzione del peccato e della morte». «Sappiamo che chiunque è nato da Dio non pecca: chi è nato da Dio preserva se stesso e il Maligno non lo tocca. Noi sappiamo che siamo nati da Dio, mentre tutto il mondo giace sotto il potere del Maligno» (1 Giovanni 5,18-19).

Il Signore, che ha cancellato il vostro peccato e ha perdonato le vostre colpe, è in grado di proteggervi e di custodirvi contro le insidie del diavolo che è il vostro avversario, perché il nemico, che suole generare la colpa, non vi sorprenda. Ma chi si affida a Dio, non teme il diavolo. «Se infatti Dio è dalla nostra parte, chi sarà contro di noi?» (Romani 8,31) (Ambrogio, De Sacramentir 5,30). 

 La vittoria sul «principe del mondo» (Giovanni 14,30) è conseguita, una volta per tutte, nell'Ora in cui Gesù si consegna liberamente alla morte per darci la sua Vita. Avviene allora il giudizio di questo mondo e il principe di questo mondo è «gettato fuori» (Giovanni 12,31). Si avventa «contro la Donna», ma non la può ghermire: la nuova Eva, «piena di grazia» dello Spirito Santo, è liberata dal peccato e dalla corruzione della morte (Concezione immacolata e Assunzione della Santissima Madre di Dio, Maria, sempre vergine).

Allora si infuria «contro la Donna» e se ne va «a far guerra contro il resto della sua discendenza» (Apocalisse 12,17). È per questo che lo Spirito e la Chiesa pregano: «Vieni, Signore Gesù» (Apocalisse 22,17.20); la sua venuta, infatti, ci libererà dal Maligno.

Chiedendo di essere liberati dal Maligno, noi preghiamo nel contempo per essere liberati da tutti i mali, presenti, passati e futuri, di cui egli è l'artefice o l'istigatore. In quest'ultima domanda la Chiesa porta davanti al Padre tutta la miseria del mondo.

Insieme con la liberazione dei mali che schiacciano l'umanità, la Chiesa implora il dono prezioso della pace e la grazia dell'attesa perseverante del ritorno di Cristo. Pregando così, anticipa nell'umiltà della fede la ricapitolazione di tutti e di tutto in colui che ha «potere sopra la Morte e sopra gli Inferi» (Apocalisse 1, 18), «colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente!» (Apocalisse 1,8).

Liberaci, o Signore, da tutti i mali, concedi la pace ai nostri giorni e con l'aiuto della tua misericordia vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento, nell'attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo.

Fino alla seconda venuta di Cristo non saremo mai liberi dal peccato e saremo sempre sottoposti alle tentazioni del Maligno, che non è entità immaginario a astratta, non è personaggio mitologico o fantasia dantesca, bensì è il principe di questo mondo, che fa della sua abile arte seduttiva e della sua superiorità angelica le armi per conquistare non i nostri corpi, ma le nostre anime.

Il demonio, il diavolo, Satana, colui che ha peccato di superbia ed invidia, non vuole il nostro male fisico o psichico, bensì sfrutta le nostre vulnerabilità dovute alle conseguenze del peccato originale, per indebolire il nostro spirito e per spingerci alla lontananza da Dio.

E' proprio in questa dinamica ed in questo concetto che dobbiamo essere attenti ed avveduti, essere vicini alla Chiesa, intesa come Corpo mistico di Cristo, rifuggire dal peccato ed affidarci alle mani sapienti del Salvatore che, comunque, ci ha fornito strumenti e "armi" per superare questa battaglia che è in noi ed a cui il mondo soggiace.

Scopo del demonio è, pertanto, il tentarci al male mediante seduzioni, inganni, disperazione e malattie. Dobbiamo sempre vigilare anzitutto sulla nostra anima e, quando la strada sembra semplice o quando la strada sembra dura e difficile, l'occhio vigile di Dio e dei suoi Angeli deve essere sempre invocato e, siamo certi, Lui non ci deluderà.

Fonti:
Catechismo della Chiesa cattolica
Il Grande tentatore

Pubblicazione a cura di Carlo Di Pietro



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