| L'11 FEBBRAIO 2012 RICORRE LA VENTESIMA GIORNATA MONDIALE DEL MALATO |
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... relativismo davvero disarmante. Nella storia quotidiana i cittadini non sono solo indignati, ma molto indignati, ignorati, spaventati come quelli naufragati nell’isola del Giglio. Sono defraudati dalle loro aspirazioni; sono infranti per i traguardi cui la società li porta in uno scontro in cui non sono sufficientemente attrezzati ed il cui futuro è un miraggio ! Purtroppo, in questi frangenti, c’è chi vorrebbe “spingere” la società ad essere selettiva sulla vita e sulla morte dei suoi membri attraverso una licenza di uccidere, che è in contrasto con gli insegnamenti di Ippocrate, il padre della medicina che amava ripetere che “il dovere del medico è per la vita” in simbiosi con la natura dell’uomo che “vuole” la vita. Ecco i malati in condizioni di malattie croniche, pare, che corrono il rischio di veder le loro condizioni e sofferenze insopportabili subire uno “strumento” che stacca la “spina”, una “forma” davvero impressionante per un superiore concetto di “risparmio” che ci lascia perplessi e sgomenti. In una parola portare alla eliminazione della vita che non avrebbe alcun valore ! Quelle che si vogliono instaurare sono considerazioni molto pericolose perché potrebbero coinvolgere disabili fisici, handicappati psichici, anziani non autosufficienti, malati terminali. Una “eutanasia sociale” con la “scusa” davvero colossale ed incredibile di lenire le sofferenze in quanto le cure ed assistenze comporterebbero una spesa sociale per una lunga degenza o una lunga cura, circostanze che pare siano applicate all’estero. Insomma l’uomo vecchio, disabile , acciaccato, rottame umano : deve morire ! Ma non è eutanasia? Assurdità per un Paese civile ! Purtroppo : “I diritti dei deboli, sono considerati diritti deboli” dice sempre il Cardinale Tettamanzi “nella difesa dei deboli”. L’uomo è creatura di Dio ed a Lui apparteniamo! Per il Magistero della Chiesa rinnovato dal Beato Giovanni Paolo II° nell’Enciclica “Evangelium vitae” sull’eutanasia afferma “essere uccisione deliberata moralmente, inaccettabile per una persona umana”. Quando la malattia pone nella situazione di sofferenza fisica, ma soprattutto nella patologia psichica il compito della comunità e delle Istituzioni devono concorrere ad un maggior impegno di tutela del “malato” ormai dimenticato e defraudato del proprio diritto. E’ un bilancio negativo, molto negativo, perché le Istituzioni ignorano queste necessità reali e sociali! E’ necessario ed impellente rendersi conto del significato della sofferenza, anche secondo gli insegnamenti di Papa Wojtyla che è stato il simbolo vivente della sofferenza i cui richiami avvengono ogni anno nella “Giornata Mondiale del Malato”. Ricordando quel volto sofferente del Beato Giovanni Paolo II°, che non poteva esprimersi l’ultima volta che si è affacciato dal Palazzo Apostolico per la benedizione, con le Sue parole : “Andiamo avanti con speranza”. Previte (Cristiani per servire)
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L’11 febbraio 2012 ricorre la 20/ma edizione della “Giornata Mondiale del Malato”, soprattutto quello debole ed indifeso. La “Giornata” istituita dal Beato Giovanni Paolo II° viene tenuta ogni anno in questa data in cui la Chiesa Cattolica ricorda la Beata Maria Vergine di Lourdes. L’obiettivo di questa “intuizione” del Beato era quello di sensibilizzare la società laica a “donare” all’infermo una efficiente assistenza ed al credente cristiano il compito quello di stare sempre “vicino” a chi soffre. Giustamente la salute è il bene più prezioso che l’uomo possa avere ed in questo giorno, peraltro, non può essere disatteso il pensiero anche nei riguardi di coloro che portano nel loro corpo i segni di una grande sofferenza sia fisica che mentale. Ma non possono essere ignorate le famiglie, le loro ansie, le loro speranze, le loro necessità, mentre la società civile ponendo una solidarietà esteriore, continua a chiudersi nel guscio del proprio egoismo, in un ...


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don Antonello Demurtas
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