| DIFFERENZA FRA AMORE UNIVERSALE E COINVOLGIMENTO SENTIMENTALE (AMORE SPECIFICO) |
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... caratterizza ogni uomo) con il coinvolgimento verso il partner (omo o etero non importa). Ti dimostro perché non sono d'accordo. Innanzitutto mi baso sulla parola di Dio, che ci descrive cosa sia l'amore "universale" (definito "carità" in gergo): "La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta" (1 Cor 13,4-7). Dunque, questo è l'amore universale, che vale per tutti, indipendentemente dal sesso, di cui giustamente parli tu. E' la carità, di cui Dio, essendo carità per essenza, ne è la fonte per gli altri (per cui si dice che se amiamo "per grazia"), nonché è tale in modo infinitamente perfetto. Ed è proprio vero che è amore universale, infatti tutti possono (e devono, o almeno dovrebbero) esercitarlo in tal senso e VERSO TUTTI, verso le persone di tutti i sessi e le età: Tutti possono essere pazienti, tutti possono essere benigni, tutti non invidiosi, anzi, godere del bene altrui, e dispiacersi del male altrui; tutti possono vincere la vanità, non vantarsi, essere umili, evitando di gonfiarsi; tutti possono rispettare, agire con intenzione pura, non per interesse disordinato; tutti possono non adirarsi, non tener conto del male ricevuto (non per smemoratezza ma ... appunto... per amore che imita Dio, il Cristo); tutti possono soffrire dell'ingiustizia e compiacersi della verità. Tutti possono far questo, per grazia di Dio (grazia che Lui vuol fare a tutti, ma che purtroppo non tutti lasciano operare in sé stessi). Tutti possono farlo, verso CHIUNQUE di qualunque sesso. Tutti possono quindi fare tutto ciò, in una parola: AMARE. Indipendentemente dal sesso e dall'orientamento sessuale. Questo è l'amore UNIVERSALE di cui parli. Invece, quel sentimento, quel "coinvolgimento" che si prova SPECIFICAMENTE per il partner/coniuge (già conquistato o ancora desiderato - per cui si dice che gli si fa la corte), non è nessuna di queste cose. Dunque non è l'amore universale che giustamente, come affermi, non si può vietare a nessuno di provare. E' un qualcosa di diverso, è un coinvolgimento emotivo diverso, differente. SPECIFICO. Ti propongo alcune altre dimostrazioni: Una persona ama i propri genitori, ma non si sente "coinvolto" in quel modo verso i propri genitori. Se fosse semplice amore universale, sarebbe uguale (e quindi guance rosse, sguardi, corteggiamento... ecc... per intenderci). E così uno non si sente coinvolto in tal senso per i propri figli, fratelli, sorelle, per i propri nonni!!! Se fosse il semplice amore universale umano, uno lo proverebbe anche per sua nonna, perché no? Vedi che è qualcosa di diverso? di specifico per una categoria SPECIFICA di persone (cioè il partner)? Altre prove. L'amore (quello universale che giustamente, come dici, non si può vietare a nessuno) non è quel "cioccolatino" che sentiamo quando ci sentiamo attratti dalla persona del sesso opposto (per gli etero) o dello stesso sesso (per gli omo) e che ci piace fisicamente e/o caratterialmente e/o altro. Infatti, guarda caso, si prova sempre per una persona esteticamente almeno "carina", accettabile. Si può soprassedere su un pessimo fisico, ma almeno c'è un bel viso. Così come si può soprassedere su un viso bruttino, ma c'è il bel fisico. Questo vale per etero ed omo: nel tuo caso, che è quello dell'omosessuale, non penso che ti innamoreresti mai di Slot (ti ricordi il tizio strano del film "the goonies"?). Infatti Slot (in foto) è orribile. Poi è ovvio che ci sono delle eccezioni (anche se non penso che nessuno si innamori di un mostro, come si dice, il mondo è vario), ma sono sempre numericamente immensamente minori. Ma che strano... se fosse l'amore universale di cui parli tu, dovrebbe sorgere con uguale frequenza verso persone belle e brutte, grasse e magre, ecc... Indipendentemente da queste categorie. [detto en passant: sei omosessuale? Bene, scommetto che l'uomo che ami è un bell'uomo, o almeno è accettabile]. E invece guarda caso la persona grassissima o bruttissima, da quando si è piccoli a scuola fino a quando si è grandi, è sempre quella più snobbata. Ma l'amore universale non era quello che "non cerca il suo interesse" (vedi prima la Scrittura citata)? Certo che lo è! Lo vedi che non stiamo parlando dell'amore universale. Sono sicuro che questo lo capisci anche tu da omosessuale, infatti il sesso non c'entra niente: ugualmente se incontrassi un uomo orribile, uno Slot, per intenderci, non ti innamoreresti di lui, pur essendo omosessuale. E neppure in senso, come dire, psico-sentimentale. Ma non si parla di amore universale, perché l'amore universale si può praticare tranquillamente anche per un mostro ... (non avrei problemi a perdonarlo, o a non tener conto di un eventuale male ricevuto, o altro...). Lo vedi che quel "coinvolgimento sentimentale" è qualcosa di diverso dall'amore universale. Lo vedi che è un qualcosa di "corporale" che sfocia (o si origina?) dalla fisicità? Non dall'anima! Se fosse l'amore dell'anima, l'anima è uguale per tutti, quindi tutti si innamorerebbero ugualmente con ugual frequenza dei belli e dei brutti, come dei bruttissimi; delle belle e delle bruttissime. Quindi il problema non è quando dici che non si può vietare a nessuno di amare, infatti questo è verissimo. Il problema sorge quando poni questa identità che in realtà non è tale: amore universale = coinvolgimento che si prova per il partner amato (o di cui si è innamorati). Come vedi tale coinvolgimento è qualcosa di diverso, è un tipo di affettività diversa dall'amore universale: può INTEGRARSI ad esso, e DEVE integrarsi ad esso (altrimenti c'è solo interesse, solo piacere, cioè il cioccolatino che uno prova quando si innamora, che in realtà è ricevere, è... "avere"; non... "dare"; quindi è proprio interesse, non amore il quale "non cerca il suo interesse", come vedevamo prima sulla Scrittura), ma NON E' esso. Deve integrarsi ad esso, ma NON E' esso. All'amore universale, che tutti devono provare verso tutti, e che non si può vietare a nessuno, poi, in base ai CONTESTI, ed alle relazioni, va ABBINATO il coinvolgimento sentimentale PROPRIO delle diverse SPECIFICHE relazioni: 1) L'amore-affettività paterno/materno per i genitori. 2) L'amore-affettività filiale per i figli. Sarebbe squilibrato amare uno sconosciuto come un figlio ed un figlio come uno sconosciuto. O un genitore come il dirimpettaio e il dirimpettaio come un genitore. 3) L'amore-affettività CONIUGALE: che è quello per il partner. Questo non è l'amore universale, è un sentimento integrato, ma "altro" da esso. E' specifico. Come quello filiale è specifico per i figli. Infatti provarlo per un genitore sarebbe aberrante: altrimenti dovremmo dire che se uno non ci va a letto col genitore va benissimo. Ma no. Perché quello è solo il culmine di tale sentimento, è l'atto che sfocia fisicamente, ma nasce dentro. Così come sarebbe aberrante andare a letto col nonno, sarebbe ugualmente aberrante amarlo come un fidanzatino, pur non andandoci a letto! Se la parte "interiore" fosse anch'essa UNIVERSALE, si potrebbe amare il nonno come il fidanzato (però senza andarci a letto). Invece non è così. Perché quel tipo di "affettività coniugale" è specifica, non è universale. Ed essendo SPECIFICA va orientata verso la GIUSTA persona. E' come una medaglia, una moneta: sesso e sentimento sono due facce della stessa moneta. Al nonno si dà proprio un altro tipo di moneta, dandogli il sentimento appropriato. Diciamo che gli si dà una moneta-dollaro. Al coniuge, invece, si dà un altro tipo di moneta, un altro tipo di sentimento-specifico. Diciamo che gli si dà una moneta-euro. Di cui una faccia è la sessualità, l'altra faccia è l'affettività SPECIFICA del coniuge. Dal tuo modo di parlare sembrerebbe che si dovrebbe SEGARE la moneta-euro nel mezzo, prendendone solo un sottile strato (quello dell'affettività), separarlo da quello della sessualità, ed unirlo ad una delle due metà della moneta-dollaro (o della moneta universale dell'amore universale verso tutti). Questa separazione è un illusione! Quella metà medaglia appartiene all'altra metà medaglia. L'affettività coniugale è sempre quella, anche se si mette da parte il sesso (per mancanza di tempo, per malattia, per voto di castità coniugale, per impotenza, ecc...). Appartiene all'amore SPECIFICO coniugale, non a quello universale. Altrimenti un uomo sposato con una donna potrebbe amare un'altra donna come propria moglie, al posto della propria VERA moglie, basta che non ci va a letto: NO! Non solo il corpo, ma anche il cuore in quel modo ESCLUSIVO che si riserva al partner, lo deve dare a sua moglie. Non è che può tradirla col cuore, basta che non la tradisce con il corpo. Lo vedi che è un amore SPECIFICO. Detto questo, ti indico un altro punto del tuo discorso che appare forzato. Quando dici che l'innamoramento è spontaneo, non si comanda, facendo delle analogie con la tristezza. ATTENZIONE! Guai se fosse così con l'amore coniugale - di partner! Guai se uno dovesse obbedire, lasciarsi condurre e schiavizzare da ciò che "sente"! L'amore vero non è ciò che si "sente", ma è ciò che si "vuole" fare, appunto per amore. E se si sentisse il contrario (ad esempio attrazione per un'altra persona), ma si VOLESSE essere fedeli al proprio partner, non minare unità, non farlo soffrire, non far soffrire i figli, ecc... Sarebbe ancora più vero, ANCORA PIU' FORTE, ancora più autentico! Proprio perché "SI SENTE" il contrario! E si VINCE questo "sentire" illecito. Così come quando si dice che se uno ama Cristo, ama il sangue che versa sull'altare a Messa, se l'amore è vero, si va a Messa anche quella domenica che uno "non lo sente": proprio perché è andato mentre "sentiva" la noia o di non andare, la sua Messa di solito si dice che "vale di più": ma non perché sia diverso il valore del Sangue di Cristo, quello è sempre lo stesso: INFINITO. Ma è diverso l'amore che si è messo. Un po' come se uno va a trovare il nonno malato e stanco proprio quando ne aveva voglia, perché magari ha un bel viale alberato sotto casa e oggi mi andava proprio di andare a fare una passeggiata. Se invece quest'altro giorno non mi va proprio di uscire, ma so che nonno soffre e sarebbe felicissimo di vedermi, e di avere un po' di compagnia: non lo "SENTO", ma mi VINCO e ci vado a 200 all'ora proprio perché non lo sento: AMORE VERO, perché non cerco il mio interesse! L'ego(-ismo). Infatti non esisterebbe più fedeltà ed unità familiare (adesso indipendentemente dall'orientamento omo-etero, trascendiamo per un attimo questa distinzione). Uno si impegna con una persona, si sposa giurando davanti a Dio eterna fedeltà, nella buona e nella cattiva sorte. Può capitare poi di "sentirsi" attratto da un'altra persona: un collega di lavoro, il vicino di casa, o chiunque altro... E capita spesso, anche alle persone sposate. E non solo le attrazioni puramente carnali e perverse, proprio da fissato di sesso. Anche forti coinvolgimenti sentimentali. Anzi, molti adulteri ti assicuro che non nascono come avventure sessuali, iniziano con ogni buona intenzione solo come una amicizia particolarmente intima e "coinvolgente", platonica, diremo. Il più delle volte ci si innamora dell' "altro/a" nella sua sfera caratteriale - sentimentale, non carnale. Ma la fedeltà coniugale non consiste solo nell'andare a letto solo con il proprio marito o moglie, e poi i sentimenti si possono orientare come si vuole a destra e a sinistra, su e giù, avanti e dietro. Prendiamo due etero sposati: si lasciano, e ad esempio il marito si mette con un'altra donna: è in adulterio. Non è che se non vanno a letto non stanno in adulterio solo perché non fanno sesso. Se lui CONSIDERA quella come sua moglie, mentre sua moglie è un'altra, è adultero, perché non solo non può concedere il proprio corpo ad altra donna, ma non può nemmeno concedere il proprio cuore COME SI CONCEDE AD UN CONIUGE ad un'altra donna, perché non è la sua sposa! Vedi? In quel "come si concede ad un coniuge" c'è quella diversificazione dell'affettività TIPICA coniugale, che è DIVERSA dall'amore universale di cui parlavi tu. Altrimenti "va dove ti porta il cuore" e stai fresco: come uno si innamora di un'altra persona, dovrebbe mollare il proprio coniuge, spaccare la famiglia, sofferenza ai figli, adulterio, ecc. Dici: "Perché l'innamoramento non si comanda".... e invece no! In alcuni casi si comanda eccome! L'amore vero "non cerca il suo interesse", vedevamo all'inizio dalla Scrittura. In quel momento la persona che ama veramente, anche se si "SENTE" molto attratta, innamorata, del collega di lavoro, sa che il proprio coniuge è un altro. In quel momento deve scegliere tra 2 vie: la via dell'amore e la via dell'egoismo. L'amore "non cerca il suo interesse". L'egoismo "cerca il suo interesse". Interesse non sono solo i soldi, ma è anche il piacere. E non è solo il piacere sessuale, ma anche il piacere sentimentale: sempre qualcosa di piacevole che ci viene data (e che "SENTIAMO"), è interesse, è "avere", non "dare". E' amor-proprio (cioè egoismo), non amore (cioè carità). Quindi deve scegliere: assecondare l'interesse, il piacere "che SENTE", l'ego (-ismo), a danno dell'amore, quello vero, e così lasciarsi andare e portare dall'innamoramento, da "ciò che SENTE", lasciando (o tradendo, anche se solo col cuore) il proprio partner. Oppure scegliere la via dell'amore vero, solido, robusto, della VOLONTA', e RINNEGARE con la forza quell'innamoramento, respingendolo come si respinge qualsiasi altra tentazione cattiva che ci tenti e ci attragga: ad esempio una tentazione di ira, di vendetta, di invidia, di avarizia, di gola, di superbia, che "SENTIAMO", ecc. Cose che attraggono, che "SENTIAMO", ma che vanno RESPINTE. Guai se l'uomo si lascia trascinare da ciò che "sente", quando ciò che "sente" è disordinato. Ecco perché le relazioni nel mondo vanno verso lo sfacelo: c'è confusione anche su cosa sia l'amore. Siamo tutti come dei pappamolla: ci lasciamo trascinare dalle "sensazioni-emozioni", e dimentichiamo i sacrosanti doveri dell'amore, che andrebbero difesi con energica e virile forza interiore. Dice il Signore: "il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono" (Mt 11,12). Quindi, per concludere: 1) Così come se un uomo sposato eterosessuale se sente "innamoramento" (che non è amore universale, ma affettività SPECIFICA da partner) verso un'altra donna deve dire di NO, deve respingere e vincere in sé, scacciare da sé (è appunto una TENTAZIONE); 2) Così un omosessuale se si sente "innamorato" di un altro uomo (che non è l'amore universale, ma affettività SPECIFICA da partner, che infatti non prova verso il genitore, verso il nonno, verso l'uomo bruttissimo come Slot, ecc...) deve ugualmente respingerlo e vincerlo e scacciarlo da sé: è appunto una TENTAZIONE. Entrambe disordinate: La prima è disordinata perché pecca contro il vincolo matrimoniale (adulterio). La seconda è disordinata perché pecca contro la natura (attrazione di tipo SPECIFICO - coniugale però verso persona dello stesso genere). Entrambe tentazioni. Entrambe disordinate. Non credere che gli eterosessuali facciano vita facile rispetto agli omosessuali: continuamente bombardati da tutti i lati da "offerte" (non nel senso che ci provano le donne o gli uomini, ma nel senso di abbondanza di "offerta", cioè di "presenza", per tutti i gusti) di altre persone del sesso opposto, verso le quali spesso possono sorgere certi sentimenti o certe attrazioni sentimentali (anche non sessuali) e/o fisiche. Anche gli eterosessuali devono fare una continua e quotidiana battaglia. L'unica differenza è che gli eterosessuali prima o poi una persona con cui possono mettersi se la trovano ci si possono sposare, mentre questo non è possibile moralmente agli omosessuali. Infatti nessuno ha mai negato che l'omosessuale se vuole essere un cristiano praticante e fedele, deve fare dei sacrifici in più (sotto questo aspetto): un po' come la persona che per altri motivi non è mai riuscita a trovare un partner: perché è brutta, perché non ci sa fare, perché è malata, per qualsiasi motivo: ce ne sono milioni nel mondo, se non miliardi. L'omosessuale non è il primo e nemmeno l'ultimo. Purtroppo la vita è così: ognuno ha le sue croci. Non credere che gli eterosessuali non abbiano altre croci, a volte anche grosse. Pure quelli sposati. E pure quelli felicemente sposati (per quanto ce ne siano sempre meno, proprio per quell'ignoranza di base che distingue tra vero amore ed ego-ismo che va dietro a ciò che si "SENTE", cui ho accennato prima). Ad un eterosessuale è concesso trovare un partner e sposarcisi, ed anche vivere la vita sessuale (in modo ordinato, ovviamente) con esso: poi però magari avrà la croce di figli drogati, morti di overdose, o finiti in galera (di questi tempi...), o morti in un incidente, o ammalati di mali incurabili, o portatori di gravi deformazioni. Oppure la continua ansia e preoccupazione data dal fatto che giustamente non li si può lasciare sotto una campana di vetro, bisogna lasciarli liberi, anche se entro certi limiti (e già lo sforzo di trovare il giusto equilibrio in questo, per non essere né pesantemente intransigenti e né imprudenti, ti assicuro che è una difficoltà ed una croce IMMENSA), con tutti i pericoli QUOTIDIANI potenziali che li affliggono... specie su come si è organizzata la società di oggi: orari sempre più assurdi, locali sempre più pericolosi, compagnie sempre più pericolose, mode ed usanze sempre più pericolose. Ognuno ha la sua croce. Il paradiso non è qui. Non è in questo mondo. Questo mondo è una palestra, che ci prepara per il paradiso. Ed in palestra ci sono i pesi da sollevare. Non ci sono solo poltrone. E i pesi pesano, e si suda. Ognuno il suo. E se non si mangia, in palestra non si ha la forza per sollevare i pesi. E ci sembrano insormontabili. Ecco perché Cristo, direttamente e per mezzo della Chiesa, insiste tanto sul "CIBO" necessario per avere la forza di amare di amore VERO e ROBUSTO: preghiera, sacramenti, vivere in stato di grazia, meditazione delle parole dei santi ... OGNI GIORNO. Non lo facciamo (o lo facciamo poco e male) e poi ci meravigliamo quando sentiamo queste parole e a volte diciamo: "Eh ma è un'utopia....". NON E' VERO! E' che non mangiamo, non rinforziamo a sufficienza la nostra anima con i suoi cibi che le sono propri. Grazie che poi non ce la facciamo ad essere virtuosi. Dobbiamo solo fidarci di Dio, e di quello che ci ha detto, e di quanto ci ama, e di quanto ha sofferto per dimostrarcelo. *Elia * Nome di fantasia attribuito da Pontifex.Roma all'utente.
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(In foto il personaggio dei Goonies, Slot) Un nostro lettore - Elia* - scrive ad un altro lettore - Francesco t - in risposta ad un commento che potete leggere 


Commenti
e se lei leggesse magari arriverebbe a capire che quello che ho detto è corretto:
DA UNAFIDE:
"Così se mi dici che l'omosessuale sente coinvolgimento sentimentale come tutti gli esseri umani e non si può vietarglielo, sono d'accordo."
"cioè tu intendi che anche l'amore affettivo-speci fico tutti lo provano per qualcuno: l'omosessuale cambia solo il target verso cui lo indirizza, ma il provarlo non glielo si può negare, altrimenti lo si snatura.
Ed abbiamo chiarito che provare, sentire, non è peccato, ma lo è solo acconsentire, se c'è materia di peccato."
"Circa la tua conclusione, in particolare riguardo al fatto della negazione della capacità di provare amore-affetto-s entimento nell'omosessual e, lo abbiamo chiarito prima. Non è la "capacità" di provarlo in sé che è un male o è colpevolizzata. Quello accade ad ogni essere umano, appunto.
E' se l'obiettivo verso cui la si indirizza è sbagliato che non va bene. Ma non la "capacità" in sé di provare affetto."
--
gli omosessuali, ergo, in quanto esseri umani, provano l amore affettivo (perchè TUTTO è nato da questo discorso, non dal concetto dell amore cristiano generale) come e quanto gli eterosessuali.
ciò è innegabile.
dal punto di vista cattolico però, tale sentimento non va coltivato a causa del target cui è indirizzato.
punto.
lei non ha capito il centro del discorso, ovvero: l amore omosessuale è un vero sentimento di amore?
risposta : si.
questo perchè il sentimento dell amore affettivo è insito in ogni essere umano, pertanto ,sempre seguendo l articolo, è chiaro che anche gli omosessuali provano amore affettivo uguale a quello eterosessuale.
il problema nasce , nell ottica cattolica, per il fatto di DOVE è INDIRIZZATO tale sentimento, e sono stato il primo a dirlo.
ma il succo del discorso risiedeva nell esistenza dell amore affettivo come sentimento negli omosessuali.punto.
io l articolo l ho letto, e ho anche risposto, e ho letto anche la ulteriore risposta. lei evidentemente no.
cordialmente.
Mi sembra che l'articolo sia una risposta alla sua domanda, o sbaglio?
L'articolo è molto chiaro.
cos è che mi dovrebbe impedire di parlare d amore, signora giovanna?
cos è che dovrebbe rendermi "inadeguato" all amore?
mi illumini.
Nella rete ci sono molte informazioni e molte foto su di te.
Come fai a parlare d'Amore ?
1.
Quanto al fatto che distingui tra desiderio "controllabile" e sentimento "incontrollabile";
Lo hai detto tu stesso, nel commento precedente, che il sentimento forte non nasce immediatamente:
"se in una coppia ti senti attratto psicologicament e e fisicamente dall'altro, provi un grande sentimento che comunemente chiamiamo amore, e fin lì ci siamo.
Ma c è anche da dire che NESSUNO dirà mai "ti amo" al primo appuntamento, e spesso nemmeno il primo mese di rapporto.
questo perchè il sentimento dell'amore affettivo necessita del tempo per esser compreso, così come la persona necessita tempo per POTERSI LASCIARE ANDARE sentimentalment e all'altra (per questione di fiducia e di conoscenza in particolar modo).
Comunque, un amore affettivo COLTIVATO si tradurrà spesso in un amore affettivo sincero e ricambiato".
Dunque ti rispondi da solo: non è che uno si alza una mattina e si trova innamorato di una persona con sentimento forte ed elevato. Se arriva a quel punto, significa che questo minuscolo rigagnolo di acqua, nato magari all'inizio solo per un'attrattiva estetica o di simpatia (che infatti non accade ad esempio con Slot), lo si è lasciato scorrere, crescere, aumentare....
Sono tuoi vocaboli: "potersi lasciare andare", e "coltivato" (li ho scritti in maiuscolo).
E' lì che non siamo intervenuti con la volontà, con la diligenza, quando potevamo, se v'era un motivo per "stoppare" quelle embrionali sensazioni prima che diventassero un fiume navigabile. Anche per questo ti ho inserito quella citazione de "L'imitazione di Cristo" ("resisti agli inizi...").
- Ora in alcuni casi un pre-sentimento (che ancora non è sentimento perché, ne convieni anche tu, non nasce in un giorno) è doveroso stopparlo perché ce lo impone, ad esempio, il vincolo matrimoniale che la persona che ci attrae (in qualsiasi senso) ha con un'altro.
- In altri casi è doveroso stopparlo (e quindi non lasciarsi andare, non coltivarlo, nemmeno con la fantasia), perché la persona che ci attrae (in qualsiasi senso) è un consacrato con voti.
- In altri casi è doveroso stopparlo perché la persona che ci attrae (in qualsiasi senso) è dello stesso sesso nostro.
Ma in ogni caso (quando è il caso), va stoppato prima, non dopo.
Non posso "lasciarlo andare" negligentemente , "coltivarlo" volontariamente , e poi, una volta che è diventato sentimento forte, dire: "E' un sentimento, è nobile, è forte, spontaneo, e non lo comando.
Nessuno mi può vietare di provarlo-coltiv arlo nei confronti di quella persona".
Se è arrivato a quel punto, molto ce l'ho fatto arrivare io.
E comunque, anche se per mia negligenza precedente l'ho lasciato crescere e svilupparsi così tanto, mi sono lasciato andare, l'ho coltivato, nessuno mi può vietare di "sentirlo" perché oramai lo "sento", ok. In questo senso, e SOLO in questo senso, "al cuore non si comanda". Oramai lo provo questo sentimento forte. Non posso dire: "non lo provo" e si spegne. Concordo.
Ma non posso nemmeno dire che non è dipeso da me se è arrivato a questo punto: almeno solo in parte (e in buona parte) è dipeso da me.
E anche se non mi si può dire "non sentirlo", perché ormai lo sento, lo provo, mi si può dire "non acconsentirvi. Non nutrirlo ulteriormente. Togligli il nutrimento e, lentamente, lascialo spegnere di fame".
E se anche non vi riesco, almeno ci ho provato, hai fatto il mio dovere. Si è fatto quanto era nostro potere per riparare ad un danno che forse in buona parte si è molto contribuito a causare.
Tra l'altro, giusto per puntualizzare, il peccato offende la carità. Consiste proprio in questo.
Parlo dell'amore universale-sopr annaturale di cui accennavamo all'inizio. L'amore non può offendere l'amore. Se un sentimento forte arriva ad offendere la carità, lo spirito di carità, ad esempio facendo adulterio, togliendo un coniuge al proprio partner, ecc... Questo dovrebbe farci riflettere sulla vera natura di quel "sentimento forte"... se veramente era amore, lo si lasciava in pace, non si causava sofferenza al coniuge e agli eventuali figli.
Ugualmente se conduce ad offendere lo spirito di carità per altro peccato, ad esempio non perché porta all'adulterio ma perché porta al peccato contro natura, ugualmente invito a riflettere.
Così un sentimento verso un consacrato: se lo si spinge poi a rinnegare i voti fatti, a peccare, ad offendere la carità (cioè l'amore), quindi, che è cioè che il peccato fa per definizione, tanto più il peccato mortale, che amore era? Forse molto più amor proprio che amore...
1b.
Poi (altro argomento, giusto per specificare), se invece il travolgimento nasce in un istante, appena si vede la persona per la prima volta, o quasi, ne conveni pure tu che non si tratta di sentimento nobile e sentito, ma di una "cotta", il cosiddetto colpo di fulmine. Quindi è di tutt'altra "elevatezza", ed è fuori tema.
2.
Poi vorrei precisare che l'amore che tu definisci "ECCELSO", quello "per cui Cristo è venuto al mondo", non è specificamente il sentimento di coppia, neppure nel suo grado più elevato, ma è l'amore universale di cui parlavo nel primo commento reso articolo dalla redazione, di cui ti inserivo la seguente citazione della Parola di Dio:
"La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizi a, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta" (1 Cor 13,4-7).
E di cui tu stesso convenivi e mi dicevi pure che non era l'oggetto del nostro discorso:
"...io non metto in dubbio che l'amore universale, quella del punto di vista cristiano, sia un amore immenso per chiunque, e quindi che non può esser dato da sesso, religione, estetica ecc..., anzi. E' esattamente il concetto di amore per il quale Gesù sarebbe stato inviato.
Ma io stavo parlando di amore affettivo..."
E' quello l'amore più ECCELSO, più "SOLENNE", più elevato, per usare ancora le tue parole. Quello che non cerca il suo interesse e che si deve a tutti, amici e nemici, belli e brutti, a chi ci fa il bene e a chi ci fa il male, di cui Cristo ci ha dato l'esempio, e che è venuto ad accendere nei cuori:
"Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!" (Lc 12,49).
Infatti l'amore-sentime nto di coppia era già acceso sulla terra da millenni, da quando è esistita la prima coppia. Quindi è evidente che non è di quell'amore che stiamo parlando. Non quell'amore quello più elevato, soprannaturale, eccelso e solenne che Cristo è venuto a portare.
Anzi l'amore che è venuto a portare Cristo NOBILITA ANCHE il sentimento di coppia, lo purifica, lo rafforza, lo integra, lo soprannaturaliz za, lo rinforza, lo rende resistente agli assalti delle prove della vita, ma non è quello stesso, che già esisteva da millenni sulla terra.
Cristo è venuto a portare l'amore DIVINO:
"...ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste." (Mt 5,44-48)
3.
Poi vorrei puntualizzare circa il mio accostamento tra ira e sentimento, da te definito "ridicolo" in quanto due cose di natura differente, pur se l'avevo fatto solo come esempio.
Quello che hai detto, circa il fatto che l'ira è un vizio, penso di averlo capito e, correggimi se sbaglio, penso che intendevi dire ciò: l'ira è "intrinsecament e disordinata", in quanto è un vizio, quindi non è mai buona. Persino la legittima difesa, che non è peccato ed è lecita, persino se arriva a danneggiare fisicamente l'altro, non va fatta con ira, ma con amore che ci fa dispiacere di doverci difendere (almeno così dovrebbe essere fatta, solo così è veramente lecita moralmente).
Quindi l'ira, che infatti è vizio, non è mai lecita o buona.
Il sentimento-affe ttivo-di-coppia , invece, non è una cosa intrinsecamente disordinata, ma è lecita di per se stessa.
Per cui accostare ira e sentimento di coppia in un esempio ti sembra ridicolo.
Sono d'accordo. Ma io non stavo accostando l'ira al sentimento "di per sé". Bensì al disordinato modo di "orientare" il sentimento (che in sé è una forza buona e lecita) in DIREZIONE di un obiettivo (persona) verso cui è illecito è disordinato.
Facciamo allora un esempio più pertinente, anziché usare quello dell'ira che è proprio un vizio.
Il desiderio di un oggetto: un uomo non ha uno spicciolo, è disoccupato e sta messo molto male economicamente. Va a casa di un amico e vede un oggetto costosissimo, bello e utile, che gli piace molto. Lo desidera: "quanto vorrei avere tale oggetto". Di per sé è una cosa lecita. Tutti desiderano, nessuno può amputare il desiderio.
[Il nirvana buddista è pura illusione di uomo, in quanto anche se fosse possibile raggiungere tale "raffreddamento ", lo si sarebbe raggiunto desiderandolo, e, una volta nel nirvana (per assurdo), immediatamente se ne uscirebbe perché si desidererebbe rimanerci, quindi stai già desiderando qualcosa: non è nirvana].
Non è rinnegando i desideri che si migliora, ma sottoponendoli alla volontà di Dio.
Quindi, dicevo, desidera tale oggetto. Si rende conto che non potrà mai permetterselo. In quel momento il desiderio LECITO e buono di quell'utile oggetto gli bussa al cuore come "idea" di prenderlo al suo amico: deve immediatamente respingere tale concetto, tale idea, tale sensazione... chiamala come ti pare.
E' qui che "resisti agli inizi..." (come dice il testo de "L'imitazione di Cristo").
Una cosa buona (il desiderio) si sta dirigendo verso una non buona (prenderlo all'altro).
Così nel nostro discorso: una cosa buona (sentimento di coppia) si sta dirigendo verso una cosa non buona (persona già sposata; oppure persona consacrata; oppure persona dello stesso sesso, ecc...).
Se poi si coltiva tale "progetto": "certo se glielo prendessi poi lo potrei utilizzare... certo se volessi prenderglielo farei così... il tal giorno... alla tal ora... nel tal modo...".
Attenzione, non sta pienamente acconsentendo alla tentazione di rubare! Sta solo "fantasticando" , diciamo solo che non la respinge. Non è che ha già formulato la volontà positiva di dire: "Si, voglio rubarglielo".
Non ha già detto di "si" (lo farò), ma sta NUTRENDO quel fine pericoloso e peccaminoso. E' come minimo imprudente.
Ecco, così come desiderare un oggetto è lecito, ma diventa illecito se l'oggetto appartiene ad un altro.
Ugualmente desiderare una donna (anche NON SESSUALMENTE, sia chiaro!), è lecito di per sé, ma non è più lecito se appartiene ad un altro uomo (ed è in questo che rassomigliava alla non-liceità dell'ira).
Ora, desiderare una persona (anche NON SESSUALMENTE, come sempre. Anche se poi alla fine si arriva comunque anche a quello. Anche se non nasce per quello e non è solo quello) è lecito di per sé, ma non è più lecito non solo se appartiene già ad altra persona, o se è un consacrato con voti, ma anche se è persona dello stesso sesso.
Per motivi diversi (uno per il vincolo del matrimonio, l'altro per non andare contro natura, l'altro perché è un consacrato con voti), ma, pur essendo il sentimento una cosa in sé buona, è quell' "orientarlo" in quella direzione lì che non è buona.
Ora, ma lo abbiamo già detto, come hai affermato anche tu, il sentimento forte e nobile non nasce in una mattina... Quindi se uno ci arriva, molto è anche perché si è "lasciato andare" (per usare parole tue) fino a quel punto.
Quindi, per ricapitolare, una cosa può essere illecita non solo perché è illecita di per sé (come il vizio dell'ira), ma anche se, pur essendo lecita presa "da sola", è illecita in un dato momento, in una data situazione, in un dato caso.
Altro esempio chiarissimo:
Sposarsi: cosa c'è di più lecito! Il matrimonio è un sacramento istituito da Dio!!!
Ma è gravemente illecito se si è fatto voto di castità!
Vedi? In base alle circostanze, una cosa buona, diventa illecita.
Quindi il sentimento, che è buono, può diventare illecito perché va contro un matrimonio, perché va contro un voto di castità, o perché va contro natura.
4.
Dici:
"al massimo necessita di tempo per cessare, ma ciò non dipende dalla nostra volontà".
Ma come già detto sopra, e come tu stesso hai giustamente detto, è dipeso dalla nostra volontà agli inizi: nel farlo diventare tale e rinforzare.
5.
Per l'esempio di Romeo e Giulietta: vedi, mi sembra (correggimi se non ho capito bene le tue parole) che arrivi sempre a legittimare il sentimento: è un sentimento, è elevato, quindi se oramai c'è, non ce l'ho a comando, quindi è male reprimerlo, e reprimerlo genera il male!
Assolutamente no!
Possiamo prendere anche il caso di Paolo e Francesca, nella Divina Commedia: sentimento così elevato che Dante arriva a dire che continuavano ad amarsi persino nell'inferno (ovviamente è una commedia).
Bene, quel sentimento, anche se di per sé è una cosa elevata, era illecito. Francesca era sposata.
Punto. Dio aveva benedetto. Paolo doveva starsene al posto suo, e doveva evitare le imprudenze che alla fine lo hanno condotto al profondo innamoramento.
Se Romeo e Giulietta hanno fatto quella fine non è perché lo hanno represso, ma è proprio perché non lo hanno represso!
Infatti, se l'amore in loro fosse stato ordinato:
1) Prima Dio
2) Poi il prossimo
3) Poi sé stessi
"Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente.
Questo è il più grande e il primo dei comandamenti" (Mt 22,37-38).
Anziché lasciare avanzare troppo l'amore di coppia, non sarebbe arrivato a SUPERARE il primo amore che deve essere Dio, e ad offenderlo con l'omicidio di sé stessi: peccato mortale, cioè atto che offende gravemente Dio e priva l'anima della carità (mentre il peccato veniale la indebolisce, la priva solo in parte).
Quel suicidio di Romeo e Giulietta è proprio la vittoria del sentimento lasciato troppo galoppare e non controllato, non represso: il male è nato proprio dal non averlo represso.
Se lo avessero RESPINTO, combattuto, il primo non sarebbe arrivato al suicidio: "Il mio primo amore deve essere il Padre mio, quindi non lo offendo con il suicidio".
L'altro si sarebbe risvegliato ed avrebbe trovato l'amato vivo: ecco che l'amore per Dio avrebbe salvato anche il loro rapporto ed il loro amore (Se non è un caso di adulterio. Senò il caso è diverso).
6.
Poi riguardo alle questioni personali e discussioni con altri, cerchiamo di venirci incontro a vicenda: non entro nel merito, ma come consiglio personale ognuno di noi sappia che ognuno ha i suoi difetti. Cerchiamo di tollerarci a vicenda con spirito di carità.
7.
Quanto al matrimonio di due buoni amici: anche io lo ritengo un mio parere, non l'ho letto sul Magistero o nel Vangelo. Ma non mi sembra di essere d'accordo con te.
Secondo me se due buoni amici ad un certo punto decidono di sposarsi, se fossero persone spiritualmente ferrate, che veramente vivono o si impegnano fortemente a vivere quanto dice la carità:
"La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizi a, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta" (1 Cor 13,4-7).
Potrebbero mettere su una famiglia molto più stabile, duratura ed affiatata di due coniugi che si sono sposati dopo un forte coinvolgimento affettivo (quello di cui parliamo), ma che però hanno pesanti lacune nella vita spirituale: nella preghiera, o nella meditazione, o nella frequenza ai sacramenti. O nell'osservanza dei comandamenti: se ad esempio si lasciano andare a colpe mortali, perdono la grazia, indeboliscono l'anima.
Se sono carenti nella pratica delle virtù soprannaturali, quindi la pazienza ha un limite, la tolleranza ha un limite, la fermezza ha un limite, ecc....
Limite non combattuto, che si cerca di superare con la costanza della pratica delle virtù, ma in cui si poltrisce...
Secondo me, invece, l'amore sentimentale è un ingrediente, può essere un ingrediente, ma non è l'ingrediente indispensabile, la condicio sine qua non per un matrimonio. Questa condizione assolutamente essenziale è una: la carità, l'amore universale.
Conosco persone anziane che si sono sposate non nel contesto dell'amore sentimentale, ma solo per aiutare l'altro: ad esempio in un caso perché l'altro era solo e malato, e se l'è sposato per aiutarlo fino alla morte. E sono vissuti felici, e la persona è rimasta fedele. La famiglia è rimasta sana.
Mentre oramai migliaia di famiglie nate con grande sentimento, poi finiscono, anche rompendo il vincolo sacro del matrimonio (non è che sono tutti nulli i matrimoni celebrati!).
A questo serve la potenza del sacramento del matrimonio, come vedevamo prima.
Non dobbiamo dimenticare che non stiamo parlando di un contesto ateo, ma di fede: quindi vi sono gli aiuti e le forze soprannaturali di Dio.
Se uno non concentra l'attenzione anche su questo, il ragionamento diventa incentrato solo sulle forze umane: e ci credo che poi anche solo l'idea di un matrimonio nato solo da una buona amicizia fa paura.
Con l'aiuto di Dio questo può durare, mentre quello nato con forte sentimento può finire, se non si coltiva il rapporto con Dio:
"Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio" (Lc 18,27).
8.
Poi quanto al principe azzurro, non intendevo che si sposa l'amico perché lo si ritiene principe azzurro. Dicevo proprio che non esiste: mi riferivo a quella frase troppo spesso ripetuta: "non siamo fatti l'uno per l'altra", perché ci sono stati magari degli attriti: buonanotte! Ci saranno con tutti.
Una frase del genere l'accetto dopo qualche settimana o mese di fidanzamento. Ma non dopo un matrimonio maturato, VALIDO, benedetto da Dio.
Mi rifiuto di credere che Dio permetta che due arrivino ad un vero matrimonio, celebrato VALIDAMENTE, e maturato, senza che siano persone "adatte". Ovviamente per fede. E' ovvio che un ateo non ci arriva a tale concetto. Per un ateo non c'è il Padre che ci assiste, è tutto casuale, siamo in balìa degli eventi.
Ma non è così. Se in tale contesto dopo magari anni, si arriva a dire: "non siamo fatti l'uno per l'altra" e lasciarsi, e cercarsi un altro partner, si vive nell'illusione di trovare il principe azzurro perfetto. Si è dimenticati che il matrimonio è forza e fedeltà non solo nella buona sorte, ma anche nella cattiva. E la cattiva può essere malattia, difetti dell'altro, incomprensioni, ecc...
Per questo Dio ha istituito il sacramento: per supportarci con la forza soprannaturale della grazia sacramentale.
E' ovvio che se uno lascia morire l'anima di fame, non nutrendola adeguatamente con i cibi che le sono propri: preghiera, sacramenti, meditazione, ecc... Tutto questo non si riesce: ci si separa dalla vite e si secca.
Come dice il Signore:
"Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla" (Gv 15,4-5).
Perdonami se insisto molto su questo, può sembrare un altro argomento, ma è strettamente connesso e fondante, basilare, in ogni discorso nel quale si parli di riuscire a praticare delle virtù.
9.
A mio avviso ti consiglierei di non vivere quello che dicono gli altri come se volessero importi "con la forza" di credere. Anche se a volte si usano modi sgarbati, trascendi: una delle preoccupazioni principali del cattolico è aiutare gli altri a rimanere nella verità.
Che Dio è uno e trino è un dogma di fede. Ne sono più certo del fatto che 2+2 fa quattro che quando morirò vedrò confermata la Verità dell'unità e trinità di Dio. La certezza del cattolico non scambiarla per imposizione con la forza.
Il cattolico vuole dirti: "fai bene a credere così, fidati. Se credi diversamente cadi in errore. Lo dico per il tuo bene".
Poi a volte ci si lascia prendere dai propri limiti, si perde anche la pazienza, ma non mischiare le cose.
10.
Grazie a te per aver risposto.
Buona giornata.
Piena di righi accapo... non capisco perché. Aspetta che sistemo e ri-inserisco il commento.
Chiedo al webmaster di cancellare la mia replica precedente dopo che ho inserito quella formattata in modo migliore.
invece, ho da sollevare delle perplessità.
1.
Quanto al fatto che distingui tra desiderio "controllabile" e sentimento "incontrollabile":
Lo hai detto tu stesso, nel commento precedente, che il sentimento forte non nasce immediatamente:
"se in una coppia ti senti attratto psicologicament e e fisicamente dall'altro, provi un grande
sentimento che comunemente chiamiamo amore, e fin lì ci siamo.
Ma c è anche da dire che NESSUNO dirà mai "ti amo" al primo appuntamento, e spesso nemmeno il primo
mese di rapporto.
questo perchè il sentimento dell'amore affettivo necessita del tempo per esser compreso, così come
la persona necessita tempo per POTERSI LASCIARE ANDARE sentimentalment e all'altra (per questione di
fiducia e di conoscenza in particolar modo).
Comunque, un amore affettivo COLTIVATO si tradurrà spesso in un amore affettivo sincero e
ricambiato".
Dunque ti rispondi da solo: non è che uno si alza una mattina e si trova innamorato di una persona
con sentimento forte ed elevato. Se arriva a quel punto, significa che questo minuscolo rigagnolo di
acqua, nato magari all'inizio solo per un'attrattiva estetica o di simpatia (che infatti non accade
ad esempio con Slot), lo si è lasciato scorrere, crescere, aumentare....
Sono tuoi vocaboli: "potersi lasciare andare", e "coltivato" (li ho scritti in maiuscolo).
E' lì che non siamo intervenuti con la volontà, con la diligenza, quando potevamo, se v'era un
motivo per "stoppare" quelle embrionali sensazioni prima che diventassero un fiume navigabile. Anche
per questo ti ho inserito quella citazione de "L'imitazione di Cristo" ("resisti agli inizi...").
- Ora in alcuni casi un pre-sentimento (che ancora non è sentimento perché, ne convieni anche tu,
non nasce in un giorno) è doveroso stopparlo perché ce lo impone, ad esempio, il vincolo
matrimoniale che la persona che ci attrae (in qualsiasi senso) ha con un'altro.
- In altri casi è doveroso stopparlo (e quindi non lasciarsi andare, non coltivarlo, nemmeno con la
fantasia), perché la persona che ci attrae (in qualsiasi senso) è un consacrato con voti.
- In altri casi è doveroso stopparlo perché la persona che ci attrae (in qualsiasi senso) è dello
stesso sesso nostro.
Ma in ogni caso (quando è il caso), va stoppato prima, non dopo.
Non posso "lasciarlo andare" negligentemente , "coltivarlo" volontariamente , e poi, una volta che è
diventato sentimento forte, dire: "E' un sentimento, è nobile, è forte, spontaneo, e non lo comando.
Nessuno mi può vietare di provarlo-coltiv arlo nei confronti di quella persona".
Se è arrivato a quel punto, molto ce l'ho fatto arrivare io.
E comunque, anche se per mia negligenza precedente l'ho lasciato crescere e svilupparsi così tanto,
mi sono lasciato andare, l'ho coltivato, nessuno mi può vietare di "sentirlo" perché oramai lo
"sento", ok. In questo senso, e SOLO in questo senso, "al cuore non si comanda". Oramai lo provo
questo sentimento forte. Non posso dire: "non lo provo" e si spegne. Concordo.
Ma non posso nemmeno dire che non è dipeso da me se è arrivato a questo punto: almeno solo in parte
(e in buona parte) è dipeso da me.
E anche se non mi si può dire "non sentirlo", perché ormai lo sento, lo provo, mi si può dire "non
acconsentirvi. Non nutrirlo ulteriormente. Togligli il nutrimento e, lentamente, lascialo spegnere
di fame".
E se anche non vi riesco, almeno ci ho provato, hai fatto il mio dovere. Si è fatto quanto era
nostro potere per riparare ad un danno che forse in buona parte si è molto contribuito a causare.
Tra l'altro, giusto per puntualizzare, il peccato offende la carità. Consiste proprio in questo.
Parlo dell'amore universale-sopr annaturale di cui accennavamo all'inizio. L'amore non può offendere
l'amore. Se un sentimento forte arriva ad offendere la carità, lo spirito di carità, ad esempio
facendo adulterio, togliendo un coniuge al proprio partner, ecc... Questo dovrebbe farci riflettere
sulla vera natura di quel "sentimento forte"... se veramente era amore, lo si lasciava in pace, non
si causava sofferenza al coniuge e agli eventuali figli.
Ugualmente se conduce ad offendere lo spirito di carità per altro peccato, ad esempio non perché
porta all'adulterio ma perché porta al peccato contro natura, ugualmente invito a riflettere.
Così un sentimento verso un consacrato: se lo si spinge poi a rinnegare i voti fatti, a peccare, ad
offendere la carità (cioè l'amore), quindi, che è cioè che il peccato fa per definizione, tanto più
il peccato mortale, che amore era? Forse molto più amor proprio che amore...
1b.
Poi (altro argomento, giusto per specificare), se invece il travolgimento nasce in un istante,
appena si vede la persona per la prima volta, o quasi, ne conveni pure tu che non si tratta di
sentimento nobile e sentito, ma di una "cotta", il cosiddetto colpo di fulmine. Quindi è di
tutt'altra "elevatezza", ed è fuori tema.
2.
Poi vorrei precisare che l'amore che tu definisci "ECCELSO", quello "per cui Cristo è venuto al
mondo", non è specificamente il sentimento di coppia, neppure nel suo grado più elevato, ma è
l'amore universale di cui parlavo nel primo commento reso articolo dalla redazione, di cui ti
inserivo la seguente citazione della Parola di Dio:
"La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia,
non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto,
non gode dell'ingiustizi a, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto
sopporta" (1 Cor 13,4-7).
E di cui tu stesso convenivi e mi dicevi pure che non era l'oggetto del nostro discorso:
"...io non metto in dubbio che l'amore universale, quella del punto di vista cristiano, sia un amore
immenso per chiunque, e quindi che non può esser dato da sesso, religione, estetica ecc..., anzi. E'
esattamente il concetto di amore per il quale Gesù sarebbe stato inviato.
Ma io stavo parlando di amore affettivo..."
E' quello l'amore più ECCELSO, più "SOLENNE", più elevato, per usare ancora le tue parole. Quello
che non cerca il suo interesse e che si deve a tutti, amici e nemici, belli e brutti, a chi ci fa il
bene e a chi ci fa il male, di cui Cristo ci ha dato l'esempio, e che è venuto ad accendere nei
cuori:
"Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!" (Lc 12,49).
Infatti l'amore-sentime nto di coppia era già acceso sulla terra da millenni, da quando è esistita la
prima coppia. Quindi è evidente che non è di quell'amore che stiamo parlando. Non quell'amore quello
più elevato, soprannaturale, eccelso e solenne che Cristo è venuto a portare.
Anzi l'amore che è venuto a portare Cristo NOBILITA ANCHE il sentimento di coppia, lo purifica, lo
rafforza, lo integra, lo soprannaturaliz za, lo rinforza, lo rende resistente agli assalti delle
prove della vita, ma non è quello stesso, che già esisteva da millenni sulla terra.
Cristo è venuto a portare l'amore DIVINO:
"...ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del
Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra
i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non
fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di
straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre
vostro celeste." (Mt 5,44-48)
3.
Poi vorrei puntualizzare circa il mio accostamento tra ira e sentimento, da te definito "ridicolo"
in quanto due cose di natura differente, pur se l'avevo fatto solo come esempio.
Quello che hai detto, circa il fatto che l'ira è un vizio, penso di averlo capito e, correggimi se
sbaglio, penso che intendevi dire ciò: l'ira è "intrinsecament e disordinata", in quanto è un vizio,
quindi non è mai buona. Persino la legittima difesa, che non è peccato ed è lecita, persino se
arriva a danneggiare fisicamente l'altro, non va fatta con ira, ma con amore che ci fa dispiacere di
doverci difendere (almeno così dovrebbe essere fatta, solo così è veramente lecita moralmente).
Quindi l'ira, che infatti è vizio, non è mai lecita o buona.
Il sentimento-affe ttivo-di-coppia , invece, non è una cosa intrinsecamente disordinata, ma è lecita
di per se stessa.
Per cui accostare ira e sentimento di coppia in un esempio ti sembra ridicolo.
Sono d'accordo. Ma io non stavo accostando l'ira al sentimento "di per sé". Bensì al disordinato
modo di "orientare" il sentimento (che in sé è una forza buona e lecita) in DIREZIONE di un
obiettivo (persona) verso cui è illecito è disordinato.
Facciamo allora un esempio più pertinente, anziché usare quello dell'ira che è proprio un vizio.
Il desiderio di un oggetto: un uomo non ha uno spicciolo, è disoccupato e sta messo molto male
economicamente. Va a casa di un amico e vede un oggetto costosissimo, bello e utile, che gli piace
molto. Lo desidera: "quanto vorrei avere tale oggetto". Di per sé è una cosa lecita. Tutti
desiderano, nessuno può amputare il desiderio.
[Il nirvana buddista è pura illusione di uomo, in quanto anche se fosse possibile raggiungere tale
"raffreddamento ", lo si sarebbe raggiunto desiderandolo, e, una volta nel nirvana (per assurdo),
immediatamente se ne uscirebbe perché si desidererebbe rimanerci, quindi stai già desiderando
qualcosa: non è nirvana].
Non è rinnegando i desideri che si migliora, ma sottoponendoli alla volontà di Dio.
Quindi, dicevo, desidera tale oggetto. Si rende conto che non potrà mai permetterselo. In quel
momento il desiderio LECITO e buono di quell'utile oggetto gli bussa al cuore come "idea" di
prenderlo al suo amico: deve immediatamente respingere tale concetto, tale idea, tale sensazione...
chiamala come ti pare.
E' qui che "resisti agli inizi..." (come dice il testo de "L'imitazione di Cristo").
Una cosa buona (il desiderio) si sta dirigendo verso una non buona (prenderlo all'altro).
Così nel nostro discorso: una cosa buona (sentimento di coppia) si sta dirigendo verso una cosa non
buona (persona già sposata; oppure persona consacrata; oppure persona dello stesso sesso, ecc...).
Se poi si coltiva tale "progetto": "certo se glielo prendessi poi lo potrei utilizzare... certo se
volessi prenderglielo farei così... il tal giorno... alla tal ora... nel tal modo...".
Attenzione, non sta pienamente acconsentendo alla tentazione di rubare! Sta solo "fantasticando" ,
diciamo solo che non la respinge. Non è che ha già formulato la volontà positiva di dire: "Si,
voglio rubarglielo".
Non ha già detto di "si" (lo farò), ma sta NUTRENDO quel fine pericoloso e peccaminoso. E' come
minimo imprudente.
Ecco, così come desiderare un oggetto è lecito, ma diventa illecito se l'oggetto appartiene ad un
altro.
Ugualmente desiderare una donna (anche NON SESSUALMENTE, sia chiaro!), è lecito di per sé, ma non è
più lecito se appartiene ad un altro uomo (ed è in questo che rassomigliava alla non-liceità
dell'ira).
Ora, desiderare una persona (anche NON SESSUALMENTE, come sempre. Anche se poi alla fine si arriva
comunque anche a quello. Anche se non nasce per quello e non è solo quello) è lecito di per sé, ma
non è più lecito non solo se appartiene già ad altra persona, o se è un consacrato con voti, ma
anche se è persona dello stesso sesso.
Per motivi diversi (uno per il vincolo del matrimonio, l'altro per non andare contro natura, l'altro
perché è un consacrato con voti), ma, pur essendo il sentimento una cosa in sé buona, è quell'
"orientarlo" in quella direzione lì che non è buona.
Ora, ma lo abbiamo già detto, come hai affermato anche tu, il sentimento forte e nobile non nasce in
una mattina... Quindi se uno ci arriva, molto è anche perché si è "lasciato andare" (per usare
parole tue) fino a quel punto.
Quindi, per ricapitolare, una cosa può essere illecita non solo perché è illecita di per sé (come il
vizio dell'ira), ma anche se, pur essendo lecita presa "da sola", è illecita in un dato momento, in
una data situazione, in un dato caso.
Altro esempio chiarissimo:
Sposarsi: cosa c'è di più lecito! Il matrimonio è un sacramento istituito da Dio!!!
Ma è gravemente illecito se si è fatto voto di castità!
Vedi? In base alle circostanze, una cosa buona, diventa illecita.
Quindi il sentimento, che è buono, può diventare illecito perché va contro un matrimonio, perché va
contro un voto di castità, o perché va contro natura.
4.
Dici:
"al massimo necessita di tempo per cessare, ma ciò non dipende dalla nostra volontà".
Ma come già detto sopra, e come tu stesso hai giustamente detto, è dipeso dalla nostra volontà agli
inizi: nel farlo diventare tale e rinforzare.
5.
Per l'esempio di Romeo e Giulietta: vedi, mi sembra (correggimi se non ho capito bene le tue parole)
che arrivi sempre a legittimare il sentimento: è un sentimento, è elevato, quindi se oramai c'è, non
ce l'ho a comando, quindi è male reprimerlo, e reprimerlo genera il male!
Assolutamente no!
Possiamo prendere anche il caso di Paolo e Francesca, nella Divina Commedia: sentimento così elevato
che Dante arriva a dire che continuavano ad amarsi persino nell'inferno (ovviamente è una commedia).
Bene, quel sentimento, anche se di per sé è una cosa elevata, era illecito. Francesca era sposata.
Punto. Dio aveva benedetto. Paolo doveva starsene al posto suo, e doveva evitare le imprudenze che
alla fine lo hanno condotto al profondo innamoramento.
Se Romeo e Giulietta hanno fatto quella fine non è perché lo hanno represso, ma è proprio perché non
lo hanno represso!
Infatti, se l'amore in loro fosse stato ordinato:
1) Prima Dio
2) Poi il prossimo
3) Poi sé stessi
"Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente.
Questo è il più grande e il primo dei comandamenti" (Mt 22,37-38).
Anziché lasciare avanzare troppo l'amore di coppia, non sarebbe arrivato a SUPERARE il primo amore
che deve essere Dio, e ad offenderlo con l'omicidio di sé stessi: peccato mortale, cioè atto che
offende gravemente Dio e priva l'anima della carità (mentre il peccato veniale la indebolisce, la
priva solo in parte).
Quel suicidio di Romeo e Giulietta è proprio la vittoria del sentimento lasciato troppo galoppare e
non controllato, non represso: il male è nato proprio dal non averlo represso.
Se lo avessero RESPINTO, combattuto, il primo non sarebbe arrivato al suicidio: "Il mio primo amore
deve essere il Padre mio, quindi non lo offendo con il suicidio".
L'altro si sarebbe risvegliato ed avrebbe trovato l'amato vivo: ecco che l'amore per Dio avrebbe
salvato anche il loro rapporto ed il loro amore (Se non è un caso di adulterio. Senò il caso è
diverso).
6.
Poi riguardo alle questioni personali e discussioni con altri, cerchiamo di venirci incontro a
vicenda: non entro nel merito, ma come consiglio personale ognuno di noi sappia che ognuno ha i suoi
difetti. Cerchiamo di tollerarci a vicenda con spirito di carità.
7.
Quanto al matrimonio di due buoni amici: anche io lo ritengo un mio parere, non l'ho letto sul
Magistero o nel Vangelo. Ma non mi sembra di essere d'accordo con te.
Secondo me se due buoni amici ad un certo punto decidono di sposarsi, se fossero persone
spiritualmente ferrate, che veramente vivono o si impegnano fortemente a vivere quanto dice la
carità:
"La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia,
non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto,
non gode dell'ingiustizi a, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto
sopporta" (1 Cor 13,4-7).
Potrebbero mettere su una famiglia molto più stabile, duratura ed affiatata di due coniugi che si
sono sposati dopo un forte coinvolgimento affettivo (quello di cui parliamo), ma che però hanno
pesanti lacune nella vita spirituale: nella preghiera, o nella meditazione, o nella frequenza ai
sacramenti. O nell'osservanza dei comandamenti: se ad esempio si lasciano andare a colpe mortali,
perdono la grazia, indeboliscono l'anima.
Se sono carenti nella pratica delle virtù soprannaturali, quindi la pazienza ha un limite, la
tolleranza ha un limite, la fermezza ha un limite, ecc....
Limite non combattuto, che si cerca di superare con la costanza della pratica delle virtù, ma in cui
si poltrisce...
Secondo me, invece, l'amore sentimentale è un ingrediente, può essere un ingrediente, ma non è
l'ingrediente indispensabile, la condicio sine qua non per un matrimonio. Questa condizione
assolutamente essenziale è una: la carità, l'amore universale.
Conosco persone anziane che si sono sposate non nel contesto dell'amore sentimentale, ma solo per
aiutare l'altro: ad esempio in un caso perché l'altro era solo e malato, e se l'è sposato per
aiutarlo fino alla morte. E sono vissuti felici, e la persona è rimasta fedele. La famiglia è
rimasta sana.
Mentre oramai migliaia di famiglie nate con grande sentimento, poi finiscono, anche rompendo il
vincolo sacro del matrimonio (non è che sono tutti nulli i matrimoni celebrati!).
A questo serve la potenza del sacramento del matrimonio, come vedevamo prima.
Non dobbiamo dimenticare che non stiamo parlando di un contesto ateo, ma di fede: quindi vi sono gli
aiuti e le forze soprannaturali di Dio.
Se uno non concentra l'attenzione anche su questo, il ragionamento diventa incentrato solo sulle
forze umane: e ci credo che poi anche solo l'idea di un matrimonio nato solo da una buona amicizia
fa paura.
Con l'aiuto di Dio questo può durare, mentre quello nato con forte sentimento può finire, se non si
coltiva il rapporto con Dio:
"Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio" (Lc 18,27).
8.
Poi quanto al principe azzurro, non intendevo che si sposa l'amico perché lo si ritiene principe
azzurro. Dicevo proprio che non esiste: mi riferivo a quella frase troppo spesso ripetuta: "non
siamo fatti l'uno per l'altra", perché ci sono stati magari degli attriti: buonanotte! Ci saranno
con tutti.
Una frase del genere l'accetto dopo qualche settimana o mese di fidanzamento. Ma non dopo un
matrimonio maturato, VALIDO, benedetto da Dio.
Mi rifiuto di credere che Dio permetta che due arrivino ad un vero matrimonio, celebrato
VALIDAMENTE, e maturato, senza che siano persone "adatte". Ovviamente per fede. E' ovvio che un ateo
non ci arriva a tale concetto. Per un ateo non c'è il Padre che ci assiste, è tutto casuale, siamo
in balìa degli eventi.
Ma non è così. Se in tale contesto dopo magari anni, si arriva a dire: "non siamo fatti l'uno per
l'altra" e lasciarsi, e cercarsi un altro partner, si vive nell'illusione di trovare il principe
azzurro perfetto. Si è dimenticati che il matrimonio è forza e fedeltà non solo nella buona sorte,
ma anche nella cattiva. E la cattiva può essere malattia, difetti dell'altro, incomprensioni, ecc...
Per questo Dio ha istituito il sacramento: per supportarci con la forza soprannaturale della grazia
sacramentale.
E' ovvio che se uno lascia morire l'anima di fame, non nutrendola adeguatamente con i cibi che le
sono propri: preghiera, sacramenti, meditazione, ecc... Tutto questo non si riesce: ci si separa
dalla vite e si secca.
Come dice il Signore:
"Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella
vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in
lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla" (Gv 15,4-5).
Perdonami se insisto molto su questo, può sembrare un altro argomento, ma è strettamente connesso e
fondante, basilare, in ogni discorso nel quale si parli di riuscire a praticare delle virtù.
9.
A mio avviso ti consiglierei di non vivere quello che dicono gli altri come se volessero importi
"con la forza" di credere. Anche se a volte si usano modi sgarbati, trascendi: una delle
preoccupazioni principali del cattolico è aiutare gli altri a rimanere nella verità.
Che Dio è uno e trino è un dogma di fede. Ne sono più certo del fatto che 2+2 fa quattro che quando
morirò vedrò confermata la Verità dell'unità e trinità di Dio. La certezza del cattolico non
scambiarla per imposizione con la forza.
Il cattolico vuole dirti: "fai bene a credere così, fidati. Se credi diversamente cadi in errore. Lo
dico per il tuo bene".
Poi a volte ci si lascia prendere dai propri limiti, si perde anche la pazienza, ma non mischiare le
cose.
10.
Grazie a te per aver risposto.
Buona giornata.
lvorrei distinguere intanto desiderio e sentimento.
mentre il desiderio equivale a una "voglia", qualcosa che si brama, un sentimento è qualcosa di assai più complicato.
parlando specificatament e del sentimento dell amore affettivo, cioè quello di quando una persona si innamora, vi è molto di più del mero desiderio e non credo che questa sia una novità per lei come per nessun altro.
comunque, mentre il solo desiderio è , per così dire, "controllabile" , poichè è una voglia che si traduce in un atto pratico se assecondata, il sentimento non lo è affatto, poichè non necessariamente si traduce in atto pratico, ne si traduce per forza in desiderio.
è particolarmente difficile spiegare da cosa sia composto effettivamente un sentimento, in particolar modo se si parla del sentimento dell amore affettivo.
ma sappiamo benissimo che esso non si distingue banalmente per desideri sessuali e simili. ciò denigrerebbe il sentimento stesso e chi lo prova, ed essendo il sentimento dell amore quello per così dire ECCELSO, o solenne diciamo , insomma quello per cui Cristo è venuto al mondo, è alquanto ovvio.
lei paragona poi il sentimento d amore all ira(come esempio ovviamente), ma ciò è "ridicolo" perchè , se l ira è condannata come vizio dei peccati capitali, e se l ira è di fatto un vizio e non certo una virtù, e considerando che l ira è praticamente il contrario dell amore stesso, va da sè che il paragone con quest ultimo non sussiste.
per il fatto della volontà, nella quale mi sembra che siamo giunti a un punto d incontro:
l amore affettivo, non è qualcosa che si può ritrattare, che si può estinguere.
al massimo, necessita di tempo per cessare(e in ogni caso non è una cosa assicurata), ma ciò non dipende dalla nostra volontà.
ci sono opere indiscusse di arte,poesia e religione che mostrano il potere dell amore affettivo quanto anche la sua maledizione : ovvero che se l amore è una benedizione quando ricambiato e quando vissuto, è una maledizione quando non ricambiato o represso, causando depressione, amarezza, e per i casi peggiori (che non riguardano solo le epopee storiche e di fantasia), una morte dell anima, dell essere che può portare anche alla morte fisica quando l amore diventa un peso troppo grande (quando represso).tanto per dirne uno, si può parlare dell esempio dell amore tra Romeo e Giulietta.opera di fantasia, ma neanche tanto, poichè in queste migliaia di anni, avvenimenti simili (non certo uguali) sono avvenuti.
la rabbia, l invidia et simila sono sentimenti assai diversi dall amore, e non certo solo per il fatto che l amore è un sentimento puro e benevolo mentre quelli sono esattamente il contrario.
vedi, mentre con la rabbia o l invidia serve una certa quantità di autocontrollo per non farsi "soggiogare" da essi, con l amore non funziona così.
l amore è una forza ben più grande e potente, generalmente parlando, e se guardiamo nel caso specifico dell amore affettivo, esso da alla coppia, o anche solo al singolo, il "potere" di fare molto , senza che ciò si possa considerare "schiavitù" dell io interiore.
l autocontrollo o la propria volontà può, casomai, far si che il sentimento non vada oltre.che non arrivi al desiderio , che non si traduca in pratica.
mi sembra che sia una cosa condivisibile , analizzando le sue risposte.
certo, rimane il fatto che provare tale sentimento di amore affettivo, che , come abbiamo appurato, è uguale per ogni essere umano, gay o etero che sia, non è peccato, ed è questo su cui premeva il discorso, almeno quanto al fatto che l amore di una persona omosessuale per un altro può esser sincero e valido quanto quello di un eterosessuale, poichè si parla del medesimo sentimento.
poi, il suo discorso è incentrato ovviamente nell ottica della chiesa cattolica.
ottica che personalmente non condivido, ma che in questo caso accetto (poichè a differenza di certi articoli di volpe, lei non ha denigrato il mio sentimento, non ha denigrato ciò che sono, ma si è attenuto semplicemente alla chiesa cattolica; se tutti gli articoli avessero questi toni, avrei ben poco da dire in questo sito).
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cambiando discorso , vorrei esprimermi in merito a una questione sul matrimonio che lei ha posto.
lei ha posto l esempio del matrimonio senza il sentimento di amore affettivo.
io , personalmente, non condivido tale visione del matrimonio.
esso lo considero un impegno tra due persone che si amano affettivamente e che intendono coltivare il proprio amore, sia esso con o senza figli.
non sto ovviamende denigrando l amore dell amicizia , sia chiaro.
ritengo però che due persone che coltivano una fortissima amicizia potrebbero benissimo convivere come amici.
nel qual caso decidessero di avere dei figli, io personalmente vedo la cosa controversa.
degli amici che si sposano "per non rimanere da soli" , e che poi vogliono avere dei figli, la ritengo una cosa alquanto non idonea.altretta nto se lo fanno solo per esaudire il proprio desiderio di genitorialità.
quando si decide di avere o adottare un figlio, lo si fa perchè si vuole creare qualcosa di più forte con la persona che si ama, si vuole formare un legame ancora più grande, e si vuole dare amore anche a un altra vita.
anche perchè sarebbe strano che una coppia con figli si identificasse come coppia di "amici".
insomma, a questo punto si giustificherebb ero tutte le coppie che si sposano per "capriccio" , quando invece c è molto di più.
certo non entro nel merito del discorso tra etero o gay, ma un matrimonio dovrebbe essere un unione affettiva , E di amicizia (perchè i partner si amano affettivamente, ma sono arrivati dove sono anche perchè sono amici).
un matrimonio in cui le uniche basi siano un amicizia, per quanto solida, lasciano varie falle. non essendoci gia di base l amore affettivo, essi non sentiranno la propria unione come "vera", ma come una "pezza" per riempire il vuoto.
lei afferma che non esiste il principe azzurro. e questo in fondo è vero: non esiste ne l uomo perfetto ne la donna perfetta. i difetti esistono in tutti e in una coppia bisogna saper arrivare a dei compromessi.
tuttavia, sposarsi con un amico perchè si ritiene il "principe azzurro" un illusione a me sembra solo un pretesto pur di non restare soli.
e il fatto che non esista il principe azzurro non vuol dire che bisogna quindi accontentarsi di quello che viene.
questo non farebbe che aumentare le unioni su basi poco sincere, a mio avviso.
e questa è solo una mia opinione che ho voluto aggiungere, non è un imposizione o altro, sia chiaro.
la ringrazio per i suoi modi rispettabili,
cordialmente.
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