| IL PECCATO NEGLI ORIENTAMENTI SESSUALI E NELLA SFERA AFFETTIVA. "RESISTI AGLI INIZI; E' TROPPO TARDI QUANDO SI PREPARA LA MEDICINA" |
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... francesco t, che da tempo è frequentatore di Pontifex.Roma, è intervenuto un altro lettore - che chiameremo Elia - ed ha spiegato la sostanziale differenza che vi è fra l'amore universale (che si deve a tutti indistintamente) ed il coinvolgimento sentimentale o amore specifico, che varia in base ai casi (amore per i nonni, per i genitori, per la propria moglie, ecc...). Essendo, il commento dell'utente - definito Elia - molto lungo, è stato deciso di pubblicarlo in un articolo dal titolo "DIFFERENZA FRA AMORE UNIVERSALE E COINVOLGIMENTO SENTIMENTALE (AMORE SPECIFICO)" (leggibile cliccando qui). E' possibile, nell'articolo, leggere una serie di risposte che coniugano esempi di vita pratica ed insegnamenti della Chiesa, al fine di operare una chiara distinzione fra il senso cristiano di universalità dell'amore, così come insegnato da Cristo, ed i particolari casi in cui l'amore non va visto universalmente, bensì va analizzato nella sua specificità; detto appunto amore particolare o semplicemente coinvolgimento sentimentale. In risposta, l'utente francesco t, a cui va il merito di avere letto attentamente il lungo articolo attribuito ad Elia, presenta delle precisazioni e pone ulteriori interrogativi, in un suo lungo ed interessante commento (leggibile cliccando qui) sulla eventuale equiparazione dell'amore eterosessuale con quello omosessuale. La discussione, fortunatamente vissuta all'insegna dell'educazione, della civiltà e del reciproco dialogo, ha suscitato la replica del lettore unafide (lo stesso Elia) che, in un lungo intervento, pone ulteriori chiarimenti e cerca di riportare la discussione nei cardini della cattolicità, della retta morale cristiana e del sentimento di unità popolare in Cristo. Per rendere indicizzabile il contenuto del commento e per consentire anche ad altri lettori di partecipare alla discussione, si è deciso di pubblicare in un articolo (il presente) il contenuto del commento di unafide. Carlo Di Pietro --- Ecco il commento di unafide: Possiamo darci del tu? In base a quanto hai scritto, devo chiarire una cosa. Come la dottrina cattolica ha sempre spiegato, non è peccato "sentire", ma è peccato "acconsentire" a ciò che si sente. Ad esempio, se uno sente un impulso d'ira, è tentato: la tentazione non è peccato. E' peccato acconsentirvi, cioè dire "si" dentro di sé a quella tentazione ed accoglierla con la volontà (con la pratica della vita interiore, col tempo, si impara a distinguere bene quando si è acconsentito, quando si è respinto, quando si è esitato a respingere ma non si è nemmeno acconsentito pienamente, ecc...). Così se mi dici che l'omosessuale sente coinvolgimento sentimentale come tutti gli esseri umani e non si può vietarglielo, sono d'accordo. Il problema sorge nel caso in cui acconsente a tale sentimento che sente (e che come dici non si può comandare con la volontà). Cioè se attua quel consenso interiore difficile da esprimere a parole, ma che possiamo provare ad esprimere così (può avvenire anche in un istante, sono le parole che sono "lente" ad esprimerlo): "So che sto provando attrazione per una persona dello stesso sesso (piena avvertenza), ma non mi interessa che una relazione tra due persone dello stesso sesso sia peccato, a me piace il pensiero e lo accolgo: accolgo il desiderio (deliberato consenso)". Ora, è ovvio che se uno accoglie solo il desiderio ed un altro lo accoglie e lo concretizza anche "praticamente", è più peccaminoso il secondo. Ed è ovvio che se uno accoglie solo il desiderio puramente sentimentale (cioè il considerare l'altro uomo come se fosse la mia donna), è meno peccaminoso di uno che accolga anche il desiderio fisico sessuale (dicendo di si al desiderio sessuale dell'altra persona). Ma anche se trattenere il puro e semplice sentimento (non sessuale) non fosse per nulla peccato, sarebbe comunque una imprudenza. Il peccato di imprudenza è veniale se si sa che poi comunque non si pecca sessualmente (né di desiderio acconsentito, né di azioni concrete), anche se si è accolta l'attrazione per la persona in generale (cioè indipendentemente dal discorso sessuale). Invece l'imprudenza è peccato mortale se si sa che abitualmente, quando ci si lascia andare nei desideri dell'altra persona, poi si finisce per peccare accogliendo il pensiero o/e peggio ancora realizzando pure qualcosa di sessuale fisicamente. Ed inoltre è anche una tortura auto inflitta! Per questo facevo l'esempio dell'adultero. Togliamo il semplice "sentire" un coinvolgimento, un'attrazione, perché come già detto non è "sentire" che è peccato, ma è "acconsentire" con la volontà alla tentazione sentita. L'uomo sposato non può accogliere, dire di si deliberatamente all'idea, al sentimento verso un'altra donna (anche se lo sente), perché la sua donna è quella con cui è sposato. Glielo vieta il vincolo del matrimonio. Ugualmente l'omosessuale, anche se sente il sentimento (e fin qui non c'è peccato), non può dire di si deliberatamente all'idea, al sentimento verso l'altro: glielo vieta la legge divina e naturale. Ora, sinceramente, se un omosessuale acconsente semplicemente all'idea del partner uomo come lui (senza acconsentire a desideri di tipo sessuale), non so che tipo di peccato è (mortale, veniale, ecc...). Ma una cosa invece è certa: se acconsente al pensiero - desiderio - sentimento - sensazione - immagine di tipo "sessuale" con l'altra persona, se vi acconsente con piena avvertenza e deliberato consenso, pecca mortalmente. Ma questo vale non solo per l'omosessuale, ma anche per l'eterosessuale: se desidera sessualmente una donna (nel senso che acconsente al desiderio-tentazione), dice Gesù "ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore"! Ed anche se non è sposato né lui né lei, non pecca di adulterio, ma comunque pecca di fornicazione (desiderata se ha acconsentito solo al desiderio, o realizzata se l'ha anche poi concretizzata in azioni sessuali materiali). Cambia solo il motivo: magari l'uno perché è contro natura (persona dello stesso sesso), l'altro perché è adulterio (persona già sposata) o fornicazione (fuori dal matrimonio). Ma è sempre peccato. Tuttavia a questo proposito, mi sembra idoneo citare un passo del grandioso libro "L'imitazione di Cristo": "Tuttavia bisogna vigilare, particolarmente intorno all'inizio della tentazione; poiché il nemico si vince più facilmente se non gli si permette per nulla di varcare le porte della nostra mente; e se gli si sbarra la strada al di là della soglia, non appena abbia bussato. Di qui il detto: "resisti agli inizi; è troppo tardi quando si prepara la medicina" (Ovidio, Remedia amoris, II,91). Infatti, dapprima viene alla mente un semplice pensiero, di poi una forte immaginazione, infine un compiacimento, un impulso cattivo e un'acquiescenza. E così, piano piano, il nemico malvagio penetra del tutto, proprio perché non gli si è resistito all'inizio. E quanto più a lungo uno ha tardato torpidamente a resistere, tanto più si è, via via, interiormente indebolito, mentre il nemico è andato crescendo di forze contro di lui". (L'imitazione di Cristo, Lib. I, Cap. XIII, par. 2). Torno con l'esempio dell'adultero: anche se solo "sentire" attrazione per un'altra donna non è peccato, tuttavia farebbe bene (anzi deve) a respingere ogni volta la vocina ogni volta che gli viene. Perché se la trattiene sempre, pensando (tanto non la desidero sessualmente), finirà così tanto per indebolirsi, che da aver acceso qualche foglia con una cicca di sigaretta si troverà dentro con un incendio immenso! E poi vallo a trattenere: la probabilità che vada oltre è elevatissima (enorme imprudenza). Ugualmente per l'omosessuale: quando gli viene in mente una persona dello stesso sesso, starsene lì a costruire film mentali della sua vita con lui come se fossero marito e moglie (senza pensare al sesso, sia chiaro), indebolisce così tanto, che alla fine si troverà a vivere una tortura che si è auto inflitto, a perdere sempre più la forza di resistere alle tentazioni, ed a caderci anche: le regole spirituali di funzionamento dell'anima valgono per tutti, non solo per gli eterosessuali (come hai giustamente detto, anche gli omosessuali sono esseri umani ed hanno un'anima!). E poi ribadisco: anche se non fosse peccato (escludendo il sesso sia desiderato, sia praticato), comunque sarebbe una enorme imprudenza. E sarebbe anche peccato di scandalo: perché comunque scandalizza, soprattutto i piccoli, vedere una coppia di persone dello stesso sesso andare in giro come fidanzatini, mano nella mano, magari darsi un bacio romantico, ecc... (o ancor più vivere insieme)... Dove per "scandalo" non intendo il significato del vocabolo che ha assunto prevalentemente oggi nella società mediatica moderna, ma il senso teologico tradizionale, cioè dare scandalo consiste nell'essere "pietra d'inciampo", cioè "turbare" moralmente l'altro, inducendolo ad errori morali (indipendentemente se poi lo scandalo ci riesce oppure no a farlo peccare, ma se l'altro non pecca è per sua buona volontà che ha resistito: lo scandalo dato rimane tale, anche se poi l'altro rimane integro perché magari è persona virtuosa). --- Ora detto questo, vorrei chiarire qualche altra cosa delle tue osservazioni e/o obiezioni. Circa il fatto che hai specificato anche tu amori diversi, mentre io ho concentrato il mio discorso sull'amore propriamente detto (universale - o carità - o spirito di carità), ora penso che ci siamo chiariti: cioè tu intendi che anche l'amore affettivo-specifico tutti lo provano per qualcuno: l'omosessuale cambia solo il target verso cui lo indirizza, ma il provarlo non glielo si può negare, altrimenti lo si snatura. Ed abbiamo chiarito che provare, sentire, non è peccato, ma lo è solo acconsentire, se c'è materia di peccato. --- Riguardo al concetto di "essere schiavizzato da ciò che si sente", per cui dici che al massimo è l'altro (che ci attrae) che se non ci ama poi ci schiavizza, non parlavo di una schiavitù esteriore ma interiore. Quello che vale per qualsiasi peccato, come dice il Signore: "Chiunque commette il peccato è schiavo del peccato". Perché il peccato è come una droga, come una sostanza stupefacente (però per l'anima anziché per il corpo): una volta assunta, crea la dipendenza. E più si è dipendenti e più questa cresce. Alla fine la persona non è felice se non può assumere la dose (in tal caso: peccare). L'infelicità causata dal peccato, rende schiava la persona in due modi: a) non è più libera di smettere. Anche se ad esempio dovesse provarci per scommessa, non ci riuscirebbe, durerebbe ben poco; b) non è più libera di essere felice senza peccare (immagina che ad una persona molto lussuriosa venga una malattia per cui deve essere amputato completamente e non può più provare nulla... Si è rovinato la vita. Ma la vita non gliel'ha rovinata l'amputazione, bensì il peccato, la sua dipendenza. Ci sono molte persone, infatti, che pur vivendo in castità - e non solo quelle con i voti, come i religiosi - quindi come se fossero "eunuche", sono felicissime e vivono una vita piena di significato, di cose, di avventure interiori ed esteriori, perché sono libere dalla DIPENDENZA da quel peccato, semplicemente, non peccano, almeno non in quello). Questa è schiavitù interiore. Così, e mi ricollego al discorso, se una persona cadesse nell'inganno di credere che deve acconsentire a ciò che "SENTE", che deve andar sempre (o quasi) dietro alle sensazioni, praticamente sarà schiava, non sarà più libera, ma INTERIORMENTE. Per questo facevo l'esempio della fedeltà coniugale: si sposa, e all'inizio tutti felici e contenti, la magia della "sensazione" iniziale. Poi a volte la sensazione finisce e rimane solo l'amore puro (o almeno dovrebbe rimanere). Dopo un po' il marito si sente attratto da un'altra: "Eh ma che ci devo fare, mia moglie non la amo più (e qui è l'inganno: l'amore non è la sensazione!!!). Posso fare finta? amo un'altra, quindi la devo lasciare e mettermi con quella". E spacca la famiglia, pecca di adulterio, pecca contro il matrimonio, figli che danno i numeri e spesso si rovinano la vita anche loro, ecc... Poi dopo un po' magari passa lo "slancio", ciò che sente, anche per la nuova donna: punto e accapo: ed ecco che l'uomo si è animalizzato. E' proprio andar dietro alle sensazioni che lo rende non più uomo, ma più simile all'animale. Il branco. Il cane randagio incontra la cagna in calore, ci va un pò, e poi magari ognuno sulla sua strada. Pronto per un'altra cagna in calore eventuale. Non c'è una famiglia stabile e fedele per sempre (non solo dal punto di vista sessuale, è un esempio: nel senso che non c'è unità familiare stabile). Allora Dio si sarebbe sbagliato ad istituire il sacramento del matrimonio indissolubile! Dio sa tutto, possibile che non sa che l'uomo può cambiare il sentimento? Certo che lo sa. E allora se ha stabilito che il matrimonio fosse indissolubile, vuol dire che se Dio ha permesso che si celebrasse il matrimonio, se il matrimonio è valido, e quindi Dio lo ha veramente permesso, allora significa che è Dio stesso che li ha messi l'uno con l'altro, li ha per così dire "scelti" per quella vocazione. Per cui gli ha dato anche i mezzi, anche l'amore, per amarsi come il matrimonio stesso richiede: "finché morte non vi separi". Anche nella cattiva sorte (che può essere non solo una malattia o la povertà, ma anche il non provare più quel "sentimento-coinvolgimento". Anche quella può essere considerata una cattiva sorte, che molte volte è proprio una prova che Dio permette: se la persona anziché gettare la spugna va avanti fedele alla promessa fatta davanti a Dio, poi magari dopo x tempo Dio aveva preparato un forte consolidamento della coppia, superato il momento buio). Altrimenti Dio, conoscendo la grande mutevolezza dei sentimenti umani, non avrebbe mai detto: "L'uomo dunque non separi ciò che Dio ha unito", parlando del matrimonio. Qui ci vuole la fede. Quindi se viene meno, è mancata la persona. Di certo non Dio. Infatti il matrimonio, come gli altri sacramenti, conferisce anche la grazia sacramentale: "La grazia sacramentale consiste nel diritto che si acquista ricevendo un sacramento qualunque, di aver a tempo opportuno le grazie attuali necessarie per adempiere gli obblighi che derivano dal sacramento ricevuto". (Catechismo maggiore di San Pio X, 537). [Poi è ovvio che se uno non ha fede, ad esempio è ateo, non ci crede e pensa che può accadere il "rito" del matrimonio, che è una semplice formalità culturale, e può accadere anche con la persona sbagliata... Ma lì il problema è un altro: in questo caso va affrontato tutto un altro discorso, ovviamente]. Poi è ovvio che se uno non coopera con la grazia (ricordi il discorso della palestra e del mangiare per rinforzarsi fatto nell'articolo?), non prega o prega poco, non medita gli insegnamenti dei santi, non frequenta assiduamente i sacramenti, non vive in stato di grazia, ecc... non si riesce e il matrimonio salta. Ma ancora una volta non perché Dio non aveva predisposto le grazie, ma perché l'uomo per negligenza nel cammino di fede non le ha accolte ma le ha respinte, non facendole crescere, mettere foglie e rami e poi fruttificare. Andiamo avanti. --- Non ho mai voluto dire che l'amore-affettivo si sceglie VOLONTARIAMENTE: sono d'accordo con te: è spontaneo. Volevo dire, invece, che, se ci sono dei presupposti (come ad esempio il matrimonio che vieta l'adulterio, o come ad esempio la fedeltà alla legge divina e naturale che vieta di vivere l'omosessualità), anche se sorge l'amore-affettivo spontaneo, bisogna mettergli le briglie e frenarlo, controllarlo, dominarlo, anziché farsi dominare da esso. Dice il Signore: "Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; 14 quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!" (Mt 7,13-14). Quindi sul fatto che sia spontaneo e non "a comando" siamo d'accordo. E penso che abbiamo chiarito anche questo aspetto. --- Il discorso del matrimonio fasullo si applica solo per i matrimoni nulli in partenza (sacramento nullo). Quindi, infatti, non è matrimonio. Ma se un matrimonio è valido, cioè celebrato con tutti i requisiti e giuste intenzioni, e senza impedimenti che lo rendono nullo, allora è Dio che ha permesso-chiamato a quella vocazione-unione. Quindi non è pensabile che Dio si sia sbagliato. Dio è fedele. Qui ci vuole fede. Poi sta all'uomo corrispondere a sua volta rimanendo fedele anche lui. Per cui se in quel caso, di matrimonio valido, si dovesse non "sentire" più attrazione per il proprio coniuge, e/o iniziare a sentirla per un'altra persona, non è affatto un matrimonio fasullo il RESPINGERE quella sensazione e rimanere fedeli, anzi! E' il vero amore, dato che l'amore "non cerca il suo interesse" (per usare le parole della Scrittura viste nell'articolo). Per cui anche in questa "cattiva sorte", il fine dell'amore è amare, non cercare il proprio interesse. Quindi anche se apparentemente in questo momento di buio, di prova, mi pesa, sto sulla croce ma continuo ad amare la persona: amore è voler dare. Voler ricevere, invece, è amor-proprio, sinonimo di egoismo. Infatti, dice il Signore: "Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48 Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" (Mt 5,46-48). Tanto più se la coniuge, poverina, non gli ha fatto nemmeno niente di male! Se per dare amore (amare) devo ricevere (in questo caso "quella sensazione"), non è amore. L'amore vero consiste proprio nel dare, INDIPENDENTEMENTE se si riceve oppure no qualcosa in cambio. Dove, in questo contesto, per "qualcosa in cambio" non lo intendo dalla coniuge, ma da sé stessi (cioè quella sensazione di soddisfazione che si aveva prima, quando ci si è sposati). Ovviamente sui matrimoni fatti alla leggera sono pienamente d'accordo con te che non vanno bene: questo è tentare Dio. --- Poi non è necessariamente vero che il coinvolgimento-sentimento affettivo deve per forza esserci per sposarsi. Può anche accadere questo: un uomo conosce una donna, si conoscono (si suppone che vivano nell'osservanza dei comandamenti, quindi, in stato di grazia santificante, senza fare peccati mortali, quindi liberi dalla dipendenza dal far sesso), magari lavorano insieme o studiano insieme, sono semplicemente amici. Poi dopo un tot di tempo, magari perché cominciano già ad avere una certa età, si dicono: "Senti, abbiamo già una certa età. Aspettavamo tutti e due il colpo di fulmine per la persona giusta che non è mai arrivata. Se aspettiamo un altro poco non troveremo più nessuno. Visto che ci vogliamo bene da buoni amici, anche se non ci si sono mai arrossate le guance (per intenderci) l'uno in presenza dell'altra o viceversa, perché non avevamo mai pensato di fidanzarci, tuttavia dato che ci conosciamo molto bene, vogliamo sposarci?". Se entrambi decidono di costruire la famiglia, e si sposano (dopo debita preparazione, ovviamente, e quindi il matrimonio è valido), Dio benedice la loro unione ed il loro è un vero matrimonio. E non è che la "cotta" è passata: non c'è mai stata. Ma può addirittura darsi che tale matrimonio maturo e ben stabile sia ancora più resistente di molti altri iniziati con coinvolgimenti sentimentali potentissimi. E Dio conferisce la grazia sacramentale: se agiscono bene, anche nel cammino di fede, avranno certamente la forza di mantenersi fedeli alla promessa fatta, per tutta la vita. --- La Chiesa non permette mai il divorzio, in nessun caso. Andrebbe contro il diritto divino, neppure la Chiesa ha questa autorità. Può solo constatare che a volte il matrimonio è nullo, cioè il sacramento, il rito per intenderci, non era valido. Quindi non è che ha sciolto il matrimonio (come a volte impropriamente si dice: "annullato il matrimonio"): ha solo constatato che era già nullo: non c'era mai stato. Quella "specie di divorzio" di cui parli, che permette in casi gravi, non è il divorzio ma la "separazione". Ad esempio nel caso in cui il marito è ubriaco e picchia sempre la moglie e turba i figli, non solo non è peccato, ma è lecito e forse anche doveroso procedere alla separazione se il marito è recidivo: si può anche andare a vivere in posti completamente differenti. Ma se il sacramento del matrimonio era valido, celebrato validamente, rimane per tutta la vita. Quindi comunque i coniugi sono marito e moglie, e non possono mettersi con nessun altro, altrimenti diventano adulteri. --- Per cui il dire: "non siamo fatti l'uno per l'altra" è pericoloso, può essere un inganno. Se c'è una mancata preparazione ed un matrimonio nullo è un conto. Ma se uno si illude che se ci sono problemi non sono fatti l'uno per l'altra e deve cambiare partner, sappia che può provare a stare con tutti e 6 i miliardi circa di abitanti di questo pianeta: prima o poi avrà sempre problemi, attriti, incomprensioni. Se cerca il principe azzurro, non lo troverà mai. E' una illusione. Se c'è stato matrimonio, Dio ha benedetto. Quindi deve fidarsi e rimanere fedele: "nella buona e nella cattiva sorte". --- Circa la tua conclusione, in particolare riguardo al fatto della negazione della capacità di provare amore - affetto - sentimento nell'omosessuale, lo abbiamo chiarito prima. Non è la "capacità" di provarlo in sé che è un male o è colpevolizzata. Quello accade ad ogni essere umano, appunto. E' se l'obiettivo verso cui la si indirizza è sbagliato che non va bene. Ma non la "capacità" in sé di provare affetto. La persona sposata, eterosessuale, deve mettersi l'anima in pace che se gli sorge per un'altra persona deve non-assecondarla. La persona omosessuale deve mettersi l'anima in pace che se gli sorge per la persona dello stesso sesso deve non-assecondarla. Ma, come già detto, sentire non è peccato. Quella è tentazione. E' acconsentire che è peccato. A meno che non vi sia l'imprudenza: è ovvio che se il sentire la tentazione uno se lo provoca, se lo va proprio a cercare (ad esempio un omosessuale compra un giornale di modelli semi nudi e se lo sfoglia tutti i giorni - perdonami l'esempio eclatante, è solo un esempio, ma con le diverse sfumature e gradi si può applicare in molti altri sensi e situazioni), in quel caso essere tentato potrebbe essere peccato non per la tentazione in sé (che come già detto non è peccato se non le si acconsente), ma per l'imprudenza, cioè per l'essersi volontariamente e deliberatamente messi in condizione di essere fortemente tentati. Indipendentemente dal tipo di peccato, dall'orientamento sessuale, ecc... Questo vale per tutti. --- Quindi penso che abbiamo chiarito: non è la capacità di provare il sentimento che è condannata. E' solo che va non-assecondata se conduce a qualcosa di immorale. Invece è condannato il fatto di assecondarla. E questo vale per tutti, tanto ognuno ha il suo. --- Tutti i vizi capitali riguardano e nascono nell'interiorità, non solo l'ira e l'invidia. Anche la superbia nasce dentro (orgoglio, vanità, autocompiacimento), e poi dopo può sfociare in azioni. Anche l'avarizia nasce come impulso interiore. Così anche la lussuria: si può peccare di lussuria immobilizzati, solo con la volontà che acconsente al pensiero. Così la gola ed anche l'accidia. Tutti i peccati nascono dentro, e poi eventualmente possono anche condurre ad azioni pratiche. Così anche tutte le virtù nascono dentro, e poi possono essere coltivate con le azioni. E' il pensiero che muove il braccio. Non esiste un peccato solo "fisico". Se uno esagera col cibo, fino a vivere per esso, la gola è nata prima nell'anima. Non è che il braccio e la bocca si muovono da sole senza il previo consenso della volontà: sarebbero spasmi muscolari, non veri atti. --- Infine attenzione anche a dire: "è ridicolo condannare un sentimento che non dipende dalla nostra volontà". Perché se ad esempio mi tamponano con la macchina e nasce il sentimento d'ira, non l'ho fatto nascere io volontariamente, me lo sono trovato "davanti" a tentarmi, ma lo devo condannare eccome! Se vi acconsento, pecco d'ira. Non è che solo perché non me lo sono provocato io deliberatamente, allora è lecito acconsentire ad esso. unafide
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Partendo dall'articolo "E SE SCHETTINO CHIEDESSE DI TORNARE IN CARCERE? DOPO LA STORIA MOLDAVA, LA CASA SARA' UN INFERNO" (


Commenti
http://www.pontifex.roma.it/index.php/opinioni/laici/10469-differenza-fra-amore-universale-e-coinvolgimento-sentimentale-amore-specifico
PRIMA RISPOSTA :
ringrazio per la risposta, quindi concludo (mi spiace, ma non posso fare un commento breve ,considerando tutto quello che c è da dire):
intanto vorrei precisare che io non ho paragonato l amore "universale" a un amore preciso(affettivo).
come ho scritto nel mio ultimo commento, l amore si suddivide in vari tipi , una suddivisione logica entro certi limiti.
infatti, ho scritto : l amore per un figlio è diverso dall amore per il proprio cane. l amore per un amico è diverso per l amore per il proprio partner.
insomma, ho chiaramente distinto questi vari tipi.
lei invece ha confuso il mio ragionamento come se avessi affermato che tutti i sentimenti che hanno a che fare con l amore siano uguali.
cosa che non ho mai detto.
il concetto di amore "universale" che ho citato, non è quello che ha interpetato lei.
io ho affermato che l amore è un SENTIMENTO UNIVERSALE, ovvero che è un sentimento che nasce e cresce in tutti noi.
si capisce quindi che ha confuso le mie parole, visto che per buona parte della risposta preme sul concetto di "amore universale".
io non metto in dubbio che l amore universale, quella del punto di vista cristiano, sia un amore immenso per chiunque , e quindi che non può esser dato da sesso,religione ,estetica ecc. , anzi. è esattamente il concetto di amore per il quale Gesù sarebbe stato inviato.
ma io stavo parlando di amore affettivo, poichè ,commenti prima, si stava discutendo su di esso, negando e denigrando il sentimento affettivo dell omosessuale, e distinguendolo (in peggio) , dal sentimento affettivo dell eterosessuale.
ovviamente parlo del sentimento per un partner o comunque per una persona di cui ci si innamora.
poi lei inizia un grosso controverso discorso sul concetto di sentimento e scelta, e sulla vita coniugale.
considerando che è un analisi abbastanza lunga, dovrò allungare il commento con una contro analisi altrettanto precisa:
1- provare un sentimento affettivo per una persona, che va oltre il sentimento dell amicizia(e quindi un attrazione fisica, ma soprattutto psicologica del soggetto), ovvero provare amore , non vuol dire "esser schiavizzato da ciò che si sente".
lo sarebbe nel qual caso l innamoramento offuscasse le proprie scelte e la propria vita pur di compiacere l altro dimenticandosi di se stessi.
ma in quel caso , più che schiavi del sentimento, si è schiavi della persona. perchè dopotutto, una persona che ti ama non incentrerebbe la propria vita solo su di sè ignorando la tua.
2- fai entrare in gioco la questione fedeltà.
ma con questo non dimostri certamente(sepp ur tu voglia) che si sceglie di provare amore affettivo(so che amore affettivo ha significati ampi nelle definizioni da lei presentate, ma cerchiamo di guardare tra le linee per favore, non posso inventarmi nuovi termini su due piedi).
l amore di due persone è lo stesso che poi le spinge a sposarsi.senza, sarebbe un matrimonio fasullo, un pò come quelli "organizzati" in vari paesi dell India, in cui si impone un matrimonio tra due bambini per quando saranno adulti, e ignorando i sentimenti che NON ci sono tra loro.
lei indica il sentimento come una scelta , come "scusa" affinchè non vi sia un divorzio.
allora, partendo prima di tutto dal fatto che , come ho detto, una coppia si dovrEBBE sposare quando c è un sentimento profondo tra di essi, quindi quando c è AMORE affettivo (e non ci si dovrebbe sposare a caso senza sentimento, le pare?)...
ci sono moltissime coppie che , una volta formate , e in seguito con convivenza o matrimonio , non hanno mai problemi di infedeltà, e si amano come il primo giorno.
in altri casi, ci sono persone che NON riflettono abbastanza sul proprio rapporto e si sposano, per poi scoprire DOPO che non erano affatto fatti l uno per l altro.
a quel punto lei , ovviamente seguendo i principi cattolici, non può supportare un divorzio, ma auspica che queste persone accettino la cosa e che continuino così.
deve però prendere atto che tale evenienza si crea principalmente o addiritura esclusivamente alle coppie che "partono in quarta".
come ho gia detto, se il matrimonio è per il cattolico o il cristiano qualcosa di sacro, allora non andrebbe fatto con leggerezza.
eppure sono molte le coppie che si sposano senza conoscersi così a fondo, arrivando così all altare facendo una promessa in quel momento più grande di loro.
certo , anche il suo punto di vista ha i suoi lati esatti: quando una coppia sposata , o anche una coppia in generale se si vuole, ha dei problemi, sarebbe un ottima cosa che entrambi i partner si impegnassero per superarla, invece di porre fine direttamente a ciò che era nato.
tuttavia ciò non è sempre possibile, e ci sono casi particolari.
se non erro, anche la chiesa ha regole specifiche che permettano una sorta di "divorzio", ma solo per determinate cause.
tornando al fatto dell amore, lei afferma che se uno non fosse più innamorato dovrebbe (nel caso della coppia sposata) continuare su quella strada invece di far soffrire gli altri.
un ragionamento logico dal punto di vista cattolico, considerando che non si può supportare il divorzio salvo casi estremi.
tuttavia, il gesto che distinguerebbe il partner che ha "perso" l innamoramento , non sarebbe , in ogni caso , amore affettivo .
mi spiego: se in una coppia ti senti attratto psicologicament e e fisicamente dall altro, provi un grande sentimento che comunemente chiamiamo amore, e fin lì ci siamo.
ma c è anche da dire che NESSUNO dirà mai "ti amo" al primo appuntamento, e spesso nemmeno il primo mese di rapporto.
questo perchè il sentimento dell amore affettivo necessita del tempo per esser compreso, così come la persona necessita tempo per potersi lasciare andare sentimentalment e all altra(per questione di fiducia e di conoscenza in particolar modo).
comunque, un amore affettivo coltivato si tradurrà spesso in un amore affettivo sincero e ricambiato.
ma quand esso non è coltivato, ma "forzato" , preso alla leggera (mediante per esempio un matrimonio precoce), allora probabilmente svanisce. ma non nel senso che l amore affettivo svanisce, quanto nel senso che , conoscendo meglio l altra persona, ci si accorge che non era quella giusta.
sarebbe opportuno quindi conoscerla PRIMA di un matrimonio , no? altrimenti quando l amore cederà , si potrà compatire solo se stessi.
a ogni modo, se tale persona "perde l amore affettivo", i casi sono questi(nel qual caso decida quindi, seguendo l esempio da lei citato, di non separarsi):
1- non ritrova l amore affettivo, ma per il bene degli altri(figli se ci sono e partner) , rimane unito alla famiglia, mantenendo un sentimento di amicizia profonda con il partner.
2- non ritrova l amore affettivo, ma per il bene degli altri rimane unito alla famiglia, restando però in un ambiente che lo rende totalmente infelice(per il comportamento del partner, non certo per i figli qualora ci fossero).
3-ritrova l amore affettivo riscoprendo ciò che l aveva fatto innamorare la prima volta, o coltivando maggiormente e nuovamente questo sentimento (accade varie volte nelle coppie quando arrivano i figli, perchè non hanno più tempo da dedicare solo a loro due come prima).
in tutti e 3 i casi, non vi è alcuna scelta di amore affettivo.
vi è casomai una scelta di azioni concrete, ma mai di azioni astratte.
anche nel caso si riscopra l amore per il proprio partner, accade solo se coltivato , non certo perchè te lo imponi.
è risaputo che l amore affettivo NON si può decidere di provarlo o meno.
si può non mettere in pratica, casomai, evitando quindi di tradurre azioni astratte(sentim enti) in azioni concrete. ma le azioni astratte rimarranno a prescindere dalla nostra volontà.
del resto, sarei molto curioso di sapere da lei se sarebbe mai capace di imporsi di innamorarsi di qualcuno.
anche perchè così facendo sarebbe molto semplice , no? trovi un partner, SCEGLI di amarlo, e da lì in poi lo amerai sempre perchè hai SCELTO di provare amore per lui.
sarebbe bello, perchè così non esisterebbero la maggior parte dei litigi, le crisi di coppia, i divorzi, e tutti i derivati.
ma così non è. l amore affettivo non si può scegliere, e negli esempi da lei citati non dimostra certo il contrario.
dimostra casomai la volontà umana, la generosità umana. cose che di fatto dipendono dalla nostra volontà, in quanto azioni concrete.
ma non dimostra che l amore affettivo sia una scelta.
il ragionamento secondo cui poi "come uno si innamora di un'altra persona, dovrebbe mollare il proprio coniuge, spaccare la famiglia, sofferenza ai figli, adulterio, ecc." è particolarmente superficiale.
la maggior parte delle coppie non passa per esperienze di questo genere, e quando ciò accade , vi sono le conseguenze da me citate, e in aggiunta la separazione.
a parte poi il fatto che uno non si innamora dall oggi al domani di un altra persona,peraltro...
poi lei afferma:
In quel momento la persona che ama veramente, anche se si "SENTE" molto attratta, innamorata, del collega di lavoro, sa che il proprio coniuge è un altro.
questo non dimostra che l amore sia una scelta ne che dipenda dalla nostra volontà.
tralasciando il fatto che definire amore una cottarella per un collega di lavoro è alquanto ...ridicolo diciamo, lei mostra un esempio di responsabilità , che è un azione concreta.
non dimostra che la persona in questione SCEGLIE di non amare (presupposto che sia amore, cosa che dubito fortemente, a meno che non abbia frequentato assiduamente il collega fino a conoscerlo più del proprio partner).
come ho detto, la prova principale è che una persona non può scegliere di provare un sentimento affettivo per qualcuno (così come non può scegliere di provare rabbia, tristezza e via dicendo).
lei, di fatto, come io o chiunque altro, non può scegliere di innamorarsi di chiunque.
e lei , di fatto, non può scegliere di "disinnamorarsi ", per esempio, della donna che ha sposato.
può casomai agire di conseguenza in base a ciò che prova, ma questo non equivale a cambiare i propri sentimenti.
superato questo scoglio della discussione, arrivo quindi al succo e alla conclusione:
nella discussione cui mi sono coinvolto, il problema era che si delegittimava, si NEGAVA, e si denigrava, l amore affettivo di una persona omosessuale.
in un caso classificandolo come perversione, in altri casi classificandolo come disordinato.
tuttavia, tale amore affettivo è uguale a quello eterosessuale.
sebbene lei ripeta l aggettivo "disordinato" per un sentimento affettivo, nel frattempo lo riconosce come tale.
il paragone con l adultero non lo commento particolarmente ...si tratta di due cose umanamente diverse, ma fermo considerando che si ritiene (cattolicamente ) adultero praticamente chiunque si risposi , ne prendo atto e vado avanti.
il problema comunque non è tanto il "mettere in pratica l amore affettivo che si prova", poichè non è di questo che sto parlando, e dal punto di vista della chiesa cattolica so benissimo che l omosessualità non è condannata di per sè, ma nella pratica si.
il problema stava nel negare che l omosessuale provi un sentimento affettivo come qualunque altra persona.
questo è il succo del discorso.
e come ho detto, è degradante,infa mante per l umanità dell omosessuale affermare che lui NON può provare amore affettivo.
questo perchè il non poter provare un determinato tipo di amore, prima di tutto, indica la persona in due modi:
nel modo scientifico: persona priva della capacità di relazionarsi affettivamente (una sorta di questione psicologica che dipende spesso da eventi vissuti).
nel modo religioso: persona con un anima "spezzata", incompleta.
considerando che si fa presto a comprendere se la base scientifica è fondata o meno nel soggetto, rimane il problema di considerare l omosessuale come persona con un anima incompleta.
dico incompleta perchè, di fatto, l omosessuale può provare l amore affettivo ESCLUSIVAMENTE per persone dello stesso sesso, così come l eterosessuale può provare l amore affettivo eslcusivamente per persone del sesso opposto. (il bisessuale per entrambi).
ergo, negando di fatto l amore affettivo che prova la persona omosessuale, gli si nega tale sentimento in toto, poichè , se non si considera il suo amore affettivo, allora nient altro potrà esser considerato tale tra i suoi sentimenti.
in tal modo si priva l omosessuale della possibilità del provare amore affettivo , pertanto, di provare un sentimento umano che caratterizza tutti gli esseri umani.
pertanto, si disumanizza l omosessuale.
e considerato che gli omsoessuali sono umani quanto gli eterosessuali, che vivono le stesse vite umane, che nascono ,vivono e muoiono nello stesso modo, che provano gli stessi sentimenti, è illogico affermare che gli omosessuali abbiano un anima "incompleta", priva di un sentimento.
tale sentimento c è, esiste, e questo è innegabile.
da qui si arriva al secondo punto: condannare l amore affettivo omosessuale.
partiamo dal presupposto che, come ho dimostrato, l amore affettivo è un sentimento, un azione astratta.
in quanto tale, non si sceglie di avere.
casomai, si sceglie di non dare seguito all azione astratta con un azione concreta (pratica).
infatti, come spiegato, se l adultero ama un altra donna (e poniamo anche il caso che sia amore sincero e vero), non può scegliere di disinnamorarsen e.
può scegliere, casomai, di non tradurre in pratica il suo sentimento.
ma condannare un sentimento, è una cosa ridicola.
anche perchè consideriamo un attimo i vizi capitali che riguardano i sentimenti:
parlando di sentimenti nello specifico troviamo IRA e INVIDIA (li distinguo perchè l ira e l invidia sono attuabili anche come azioni astratte oltre che concrete).
SUPERBIA,AVARIZIA,LUSSURIA,GOLA,ACCIDIA non sono esattamente sentimenti, ma azioni concrete.
in nessuno di questi vi è una condanna all amore affettivo. e in nessuno di questi l amore affettivo omosessuale può trovare definizione.
l amore adultero, da un lato, può trovare definizione nella lussuria ma SOLO nel caso che ciò sia motivato da essa e NON dall amore sincero .
nel secondo caso, nel contesto di una persona sposata, l amore adultero può rientrare nel "non desiderare la donna d altri".
ma l amore affettivo omosessuale, rimane amore affettivo uguale a quello di una persona etero , sentimentalment e parlando.
del resto non si può negare che una persona omosessuale faccia le stesse romanticherie di un eterosessuale, ne che una persona omosessuale senta le medesime sensazioni.
insomma, non si può negare un sentimento umano, come ho gia spiegato precedentemente.
nel fatto della condanna, invece, gia è ridicolo condannare un sentimento che NON rientra tra i vizi capitali , poichè trattasi di sentimento di AMORE(affettivo).
nel caso poi dell adulterio non si condanna tanto il sentimento, quando più il DESIDERIO e l infedeltà messa in pratica.
è altrettando ridicolo condannare un sentimento che non dipende dalla nostra volontà.
mentre i vizi capitali o l adulterio dipendono per la stragrande maggioranza da essa, l amore affettivo no.come ho dimostrato.
la conclusione :
io amo come chiunque altro.
negare che io possa, equivale a disumanizzarmi rispetto al mondo.
e se uno non è umano, alla fine cos è?
tutto qui.
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SECONDA E ULTIMA RISPOSTA CHE HA CONCLUSO LA DISCUSSIONE:
nel complesso direi che c è un punto d intesa.
lvorrei distinguere intanto desiderio e sentimento.
mentre il desiderio equivale a una "voglia", qualcosa che si brama, un sentimento è qualcosa di assai più complicato.
parlando specificatament e del sentimento dell amore affettivo, cioè quello di quando una persona si innamora, vi è molto di più del mero desiderio e non credo che questa sia una novità per lei come per nessun altro.
comunque, mentre il solo desiderio è , per così dire, "controllabile" , poichè è una voglia che si traduce in un atto pratico se assecondata, il sentimento non lo è affatto, poichè non necessariamente si traduce in atto pratico, ne si traduce per forza in desiderio.
è particolarmente difficile spiegare da cosa sia composto effettivamente un sentimento, in particolar modo se si parla del sentimento dell amore affettivo.
ma sappiamo benissimo che esso non si distingue banalmente per desideri sessuali e simili. ciò denigrerebbe il sentimento stesso e chi lo prova, ed essendo il sentimento dell amore quello per così dire ECCELSO, o solenne diciamo , insomma quello per cui Cristo è venuto al mondo, è alquanto ovvio.
lei paragona poi il sentimento d amore all ira(come esempio ovviamente), ma ciò è "ridicolo" perchè , se l ira è condannata come vizio dei peccati capitali, e se l ira è di fatto un vizio e non certo una virtù, e considerando che l ira è praticamente il contrario dell amore stesso, va da sè che il paragone con quest ultimo non sussiste.
per il fatto della volontà, nella quale mi sembra che siamo giunti a un punto d incontro:
l amore affettivo, non è qualcosa che si può ritrattare, che si può estinguere.
al massimo, necessita di tempo per cessare(e in ogni caso non è una cosa assicurata), ma ciò non dipende dalla nostra volontà.
ci sono opere indiscusse di arte,poesia e religione che mostrano il potere dell amore affettivo quanto anche la sua maledizione : ovvero che se l amore è una benedizione quando ricambiato e quando vissuto, è una maledizione quando non ricambiato o represso, causando depressione, amarezza, e per i casi peggiori (che non riguardano solo le epopee storiche e di fantasia), una morte dell anima, dell essere che può portare anche alla morte fisica quando l amore diventa un peso troppo grande (quando represso).tanto per dirne uno, si può parlare dell esempio dell amore tra Romeo e Giulietta.opera di fantasia, ma neanche tanto, poichè in queste migliaia di anni, avvenimenti simili (non certo uguali) sono avvenuti.
la rabbia, l invidia et simila sono sentimenti assai diversi dall amore, e non certo solo per il fatto che l amore è un sentimento puro e benevolo mentre quelli sono esattamente il contrario.
vedi, mentre con la rabbia o l invidia serve una certa quantità di autocontrollo per non farsi "soggiogare" da essi, con l amore non funziona così.
l amore è una forza ben più grande e potente, generalmente parlando, e se guardiamo nel caso specifico dell amore affettivo, esso da alla coppia, o anche solo al singolo, il "potere" di fare molto , senza che ciò si possa considerare "schiavitù" dell io interiore.
l autocontrollo o la propria volontà può, casomai, far si che il sentimento non vada oltre.che non arrivi al desiderio , che non si traduca in pratica.
mi sembra che sia una cosa condivisibile , analizzando le sue risposte.
certo, rimane il fatto che provare tale sentimento di amore affettivo, che , come abbiamo appurato, è uguale per ogni essere umano, gay o etero che sia, non è peccato, ed è questo su cui premeva il discorso, almeno quanto al fatto che l amore di una persona omosessuale per un altro può esser sincero e valido quanto quello di un eterosessuale, poichè si parla del medesimo sentimento.
poi, il suo discorso è incentrato ovviamente nell ottica della chiesa cattolica.
ottica che personalmente non condivido, ma che in questo caso accetto (poichè a differenza di certi articoli di volpe, lei non ha denigrato il mio sentimento, non ha denigrato ciò che sono, ma si è attenuto semplicemente alla chiesa cattolica; se tutti gli articoli avessero questi toni, avrei ben poco da dire in questo sito).
AMARE AFFETTIVAMENTE, ovvero provare tale sentimento, quindi, NON è PECCATO ED è UN SENTIMENTO UGUALE E DI UGUALE VALORE PER TUTTI GLI ESSERI UMANI, SENZA DISTINZIONE DI ORIENTAMENTO SESSUALE.
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cambiando discorso , vorrei esprimermi in merito a una questione sul matrimonio che lei ha posto.
lei ha posto l esempio del matrimonio senza il sentimento di amore affettivo.
io , personalmente, non condivido tale visione del matrimonio.
esso lo considero un impegno tra due persone che si amano affettivamente e che intendono coltivare il proprio amore, sia esso con o senza figli.
non sto ovviamende denigrando l amore dell amicizia , sia chiaro.
ritengo però che due persone che coltivano una fortissima amicizia potrebbero benissimo convivere come amici.
nel qual caso decidessero di avere dei figli, io personalmente vedo la cosa controversa.
degli amici che si sposano "per non rimanere da soli" , e che poi vogliono avere dei figli, la ritengo una cosa alquanto non idonea.altretta nto se lo fanno solo per esaudire il proprio desiderio di genitorialità.
quando si decide di avere o adottare un figlio, lo si fa perchè si vuole creare qualcosa di più forte con la persona che si ama, si vuole formare un legame ancora più grande, e si vuole dare amore anche a un altra vita.
anche perchè sarebbe strano che una coppia con figli si identificasse come coppia di "amici".
insomma, a questo punto si giustificherebb ero tutte le coppie che si sposano per "capriccio" , quando invece c è molto di più.
certo non entro nel merito del discorso tra etero o gay, ma un matrimonio dovrebbe essere un unione affettiva , E di amicizia (perchè i partner si amano affettivamente, ma sono arrivati dove sono anche perchè sono amici).
un matrimonio in cui le uniche basi siano un amicizia, per quanto solida, lasciano varie falle. non essendoci gia di base l amore affettivo, essi non sentiranno la propria unione come "vera", ma come una "pezza" per riempire il vuoto.
lei afferma che non esiste il principe azzurro. e questo in fondo è vero: non esiste ne l uomo perfetto ne la donna perfetta. i difetti esistono in tutti e in una coppia bisogna saper arrivare a dei compromessi.
tuttavia, sposarsi con un amico perchè si ritiene il "principe azzurro" un illusione a me sembra solo un pretesto pur di non restare soli.
e il fatto che non esista il principe azzurro non vuol dire che bisogna quindi accontentarsi di quello che viene.
questo non farebbe che aumentare le unioni su basi poco sincere, a mio avviso.
e questa è solo una mia opinione che ho voluto aggiungere, non è un imposizione o altro, sia chiaro.
la ringrazio per i suoi modi rispettabili,
cordialmente.
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