| DON TONINO BELLO: VERSO GLI "IDEALI DELLA RESISTENZA" |
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... a toccare quei punti che molti o non gradiscono o vogliono fingere di non vedere nell’epopea toninobellista. Chi è mons. Tonino Bello e da dove spunta fuori, dunque? Non vogliamo ridurci ad una biografia, cerchiamo di puntare subito sulla sua vocazione sacerdotale: ce lo raccontano come un buon sacerdote, uno fra quelli che credeva davvero in quel “rinunciare tutto a se stesso” per dedicarsi all’altro, chiunque egli fosse. Viene dal “popolo”, dicevano; più semplicemente viene da condizioni normali, da una famiglia dignitosa e semplice: il padre è carabiniere, onesto e “fedele all’arma”, la madre casalinga. Nasce nel 1935 e vive una fede semplice e popolana quanto si vuole, ma all’interno di un contesto politico ben preciso e che ben conosciamo, e che influenzerà le sue scelte politiche, spingendosi, naturalmente, verso gli “ideali della Resistenza”, verso i “preti operai”, verso una Chiesa per la quale il movimento modernista, condannato da san Pio X ufficialmente, già agitava le acque sbandierando una grande “apertura”, “brecce”, immani cambiamenti… che più tardi assumeranno ciascuno i caratteri di una esplosione, di una voragine, una palingenesi la più isterica. Don Tonino diventa sacerdote (con il rito antico) nel 1957, e mantiene come ideale di vita quel “rinunciare a tutto” fuorchè alle sue idee, alle sue opinioni che intravede come un “carisma” attraverso il quale “osare” anche al di là delle “rigide prescrizioni ecclesiali”, come spesso le liquidava. Tuttavia va subito detto che quando si è trovato a gestire il seminario, insegnava sempre l’obbedienza e la fedeltà al Sommo Pontefice… purtroppo però, e come ben vediamo oggi, l’obbedienza e la fedeltà al Papa è stata ridotta spesso ad una facciata di comodo, ad una sorta di compromesso fra le nostre idee e le normative della Chiesa, come a dire: obbediamo pure al Papa, gli siamo fedeli riconoscendogli il primato (altrimenti non potremmo essere nella Chiesa), salvo poi applicare la dottrina della Chiesa a seconda delle nostre opinioni. Del suo periodo presbiterale (senza giudicare le intenzioni del suo cuore che supponiamo caritatevole) non vi è molto da dire se non quel vivere , respirare e nutrirsi dell’euforia del Concilio e del post, che saranno per Bello l’occasione perfetta per tirare fuori la sua idea, la sua immagine di Chiesa senza mai, è naturale, porsi contro la Chiesa o contro il Papa. Al contrario, cerca sempre consenso dal Papa, consensi pure dai vescovi con i quali entra in contatto, e dai quali ottenere sempre utili compromessi per “cambiare” quelle porzioni di Chiesa nelle quali viene inviato. ... DOMANI LA SECONDA "PUNTATA" ... Tea Lancellotti
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Siamo negli anni ’90. Epoca di guerra nel Golfo e nei Balcani, che la stessa Santa Sede considerò necessaria, per ragioni evidentissime. All’improvviso, applaudito dal mondo, balza all’onore delle cronache un prelato salentino: don Tonino Bello. Che si dipinge come “pacifista”: un antesignano! Chi è costui? Da dove spunta fuori? Ricostruire la complessa figura di un vescovo della santa Chiesa è sempre una seria responsabilità. Specie quando di questo vescovo se ne è fatta una icona: di perfezione, di santità, intoccabile; e di conseguenza qualsiasi cosa si volesse analizzare, solo per capirci qualcosa, rischia di essere letta come una provocazione gratuita, alimentare incomprensioni. Pertanto, sottolineando che nessuno qui vuole giudicare i sentimenti, la fede e grande cuore caritatevole del vescovo di Molfetta, e memori dell’8° comandamento che ci ammonisce di non dire “falsa testimonianza”, ci sia concesso, solo per dovere della ragione, di andare ...


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