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Forse qualcosa sta cambiando nel mondo islamico, specie in Afghanistan. Certo, lentamente, ma probabilmente nei prossimi anni si apriranno spiragli di democrazia per quel che concerne la condizione della donna. La speranza di cambiamento s’intravede in due interessanti fatti avvenuti a Kabul: il primo riguarda l’arruolamento di dieci giovani donne, le prime donne soldato, nella prestigiosa Accademia militare nazionale di Kabul, notizia, questa, tanto più sorprendente, perché segna un passo decisivo verso l’emancipazione e la parità tra uomo e donna in quel tormentato Paese. Il secondo fatto, invece, riguarda il presidente afghano Karzai che, a causa delle proteste internazionali e dell’Onu, in difesa dei diritti umani, sarebbe disposto a rivedere una legge che obbligherebbe le mogli ad avere rapporti sessuali con il marito, contro la loro volontà, proibendo loro di uscire di casa, anche per trovare lavoro, ...
... senza il consenso del marito. Inoltre, il testo affiderebbe la custodia dei figli ai padri e ai nonni e, fatto ancor più grave, confermerebbe il matrimonio di bambine, di età inferiore ai 16 anni. Questa legge, dunque, secondo l’Onu, legalizzerebbe lo stupro all’interno della famiglia. Il Presidente afghano avrebbe garantito di rivedere la controversa legge, sempre che lo consenta la costituzione afghana e la Sharia. E’comunque positivo che il Presidente afghano accolga le proteste e le preoccupazioni della comunità internazionale, segno di apertura verso la democrazia, pur dovendo contemperare, per il complesso ruolo che egli svolge, la tutela dei diritti delle donne con l’integralismo islamico, sempre forte in quel Paese, anche per la presenza dei talebani. La stessa coraggiosa protesta di un gruppo di donne, a Kabul, testimonia la crescente sensibilità democratica, anche se, la sassaiola della quale sono state fatte oggetto quelle donne è indicativa della sostanziale resistenza del mondo arabo. Il cammino è ancora lungo e tortuoso, se si pensi che le poche pioniere coraggiose che osano sfidare il fondamentalismo talebano, battendosi in favore delle donne, vengano barbaramente uccise, non ultima Sitara Achakzai, consigliera provinciale a Kandahar. Questi ed altri segnali lasciano ben sperare nel lento e graduale cambiamento di un mondo sostanzialmente chiuso, refrattario a qualsiasi novità. Quanta differenza con il mondo occidentale, dove, tuttavia, sono da correggere eccessi che rasentano il libertinaggio, se vogliamo davvero essere un modello da esportare nei Paesi che, quanto a diritti umani, sembrano essere fermi al Medioevo. Filomena D’Amelio
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