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Una serata per parlare di pedofilia e far conoscere insieme l’impegno sociale della MisericordiaUna serata per parlare di pedofilia e far conoscere insieme l’impegno sociale della Misericordia: è questo il senso della serata organizzata ieri a Corsagna presso il Centro Sportivo S. Michele che ha visto come ospiti don Fortunato Di Noto, sacerdote fondatore dell’associazione Meter (www.associazionemeter.org) e la dottoressa Benedetta Parducci, sostituto procuratore della Repubblica di Lucca con sei anni di esperienza “sul campo” in tema di abuso sui minori. Dall’evocativo titolo “Il tuo sdegno in un segno – pedofilia e pedopornografia, informare per prevenire”, l’incontro – moderato dal presidente della Misericordia Giovanni Alberigi - ha visto l’intervento dei due oratori e un vivace dibattito con il numeroso pubblico presente. “Internet? E’ un luogo per tanti che al tempo stesso sono soli”, spiega don Di Noto. Che racconta l’inizio del suo impegno nel 1989, da giovane seminarista che frequentava ...

...  le BBS (Bulletin Board Service), antenate dei forum di Internet. “Per me – sottolinea – non ci sono figli degli altri, ci sono solo figli nostri”. Ed ecco da questo l’impegno per i minori con “Meter”, una sfida agli orchi che possono affollare i computer dei nostri figli. Con dei dati molto interessanti sulla condizione dei più piccoli “Tenete presente che il Ministero dell’Interno ci segnala che ogni notte per le strade d’Italia si aggirano 7.000 minori non accompagnati”, tiene a precisare il sacerdote, che ricorda come siano solo una piccola parte degli scomparsi: “Dal 1968 ad oggi – dichiara – le persone sparite in Italia sono ben 50.000. Che fine hanno fatto?”, chiede.
Le sfide da affrontare non sono dunque poche: “C’è chi semplicemente detiene del materiale – ed è già molto grave -, tuttavia”, dice don Fortunato, “Dobbiamo tenere presente che c’è chi produce e vende questo materiale in tutto il mondo”. I paesi? “Ormai non è più una questione geografica”, risponde, “è un fenomeno globale”. Sulla stessa lunghezza d’onda la Parducci, che racconta le difficoltà del suo mestiere: “I bambini subiscono l’abuso – dice – e si sentono in colpa per quanto è accaduto, per cui non è facile parlare con loro”. Quindi è necessario “ricorrere ad un espediente: il bambino viene ascoltato una sola volta in un ambiente in cui possa liberamente parlare dell’accaduto con l’assistenza di una psicologa. C’è un lato della stanza con uno specchio, dietro il quale ci sono eventualmente l’imputato e gli avvocati. Ma loro non incontrano in alcun modo la presunta vittima”. Il diritto si schiera insomma a difesa dei più deboli e, come conclude don Di Noto: “L’Italia è all’avanguardia nella difesa dei più piccoli e deboli”.
Notevole l’accoglienza riservata agli ospiti con una tavolata organizzata dai ragazzi del Centro, che hanno preparato un’ottima cena. Tre di loro, Giovanni, Marco e Giovanna hanno incontrato gli ospiti per un breve saluto e raccontato le loro esperienze: “Ho 31 anni – dice Giovanni – e alla fine del 2008 sono rimasto senza contratto”. Il suo sogno? “Voglio continuare ad essere un buon cuoco e diventare più bravo”; Marco invece ha 30 anni ed è arrivato al Centro dopo la morte del padre. Insieme a Giovanni e gli altri ragazzi partecipano al programma che ha portato all’apertura dell’Osteria/Bar Pizzeria “Le mani in pasta” di Corsagna, che accoglie giovani diversamente abili come loro. Presso il Centro Sportivo S. Michele è nato un laboratorio che trasforma i prodotti tipici locali di origine biologica in prodotto finito, realizzato e conservato secondo le antiche ricette della Garfagnana, oltre ad un ottimo rosso, “Il Poderino”. Marco racconta il suo lavoro nel catering e l’impegno presso il Centro. Il suo sogno? “Non voglio essere una specie di padre per i ragazzi più giovani di me – dice – semmai vorrei essere un fratello maggiore per aiutarli a crescere”. Dopotutto, quest’Appennino non è molto diverso da quello della scuola di Barbiana guidata da don Lorenzo Milani.

Antonino D’Anna


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