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Nella speranza di una scuola sempre più capace di migliorare la formazione dei nostri ragazzi, la riforma Gelmini prevede, dal prossimo anno scolastico, un esame di terza media un po’ più impegnativo, rispetto agli ultimi anni nei quali è invalsa l’abitudine di promuovere quasi tutti, sul presupposto che “trattasi di scuola dell’obbligo”. Salvo, poi, fare arrivare alle scuole superiori ragazzi impreparati, tanto da far rimpiangere persino quel che avevano appreso alle elementari, come un recente servizio del “Corriere della Sera” ha messo in luce, denunciando errori di grammatica e una marchiana ignoranza di fatti e nomi della storia, persino da parte di studenti universitari, tanto da indurre alcune università a organizzare corsi di recupero. Obiettivo apprezzabile, dunque, quello del ministro della Pubblica Istruzione, sempre che non si registri una nuova ondata di scioperi, auspici i sindacati della scuola, da troppo tempo ...
... impegnati a difendere una scuola degradata a livello di Terzo Mondo. Speriamo che i fatti ci contraddicano. A giudicare, però, da certi commenti giornalistici da parte di sociologi, sempre pronti a dire la loro, in difesa dei nostri “poveri ragazzi”, c’è poco da sperare. Sarebbe ora, invece, che pedagoghi, psicologi e sociologi si adoperino, perché la scuola si caratterizzi, sempre più, per serietà, impegno e professionalità, anche a scapito di qualche ora di palestra e campo di calcio, sì da assicurare ai nostri figli una migliore preparazione alla vita, per essere in futuro validi professionisti. Filomena D’Amelio
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