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El Ketawi Dafani ha fatto alcune prime parziali ammissioni, scrive Corriere.it, in merito all’accusa formulata contro di lui. E cioè di aver ucciso a coltellate sua figlia Sanaa in quel di Montereale Valcellina (PN) perché non era d’accordo che questa diciottenne fosse fidanzata con Massimo De Biasio, italiano, cristiano e più grande di lei di 13 anni. Soprattutto sembra che il padre non abbia apprezzato la decisione della ragazza di andare a vivere con Massimo, questo perché in contrasto – secondo El Ketawi – con lo stile di vita musulmano. Questa storia ricorda – e drammaticamente – quella di Hina Saleem, di origine pakistana, sgozzata dal padre perché ritenuta colpevole di non avere un comportamento da buona musulmana. Qui non si tratta di demonizzare l’Islam o dire cose del genere: semmai urge una riflessione. Ho visitato qualche mese fa un ospedale di una grande cittadina del Nord Italia, reparto neonatologia. ...
... Quasi sempre i bambini in arrivo sono arabi e molto spesso i dottori non riescono a parlare con le future mamme perché non sanno l’italiano. C’è sempre il marito a fare da interprete con il medico. Né – inutile dirlo – mancano i casi di donne musulmane che sono in Italia da anni ma non parlano affatto italiano. Stanno in casa, al resto ci pensa il marito. Qui non si tratta di fare del leghismo da tre soldi, questi sono fatti e i fatti si possono commentare ma non smentire. Restano tali. Se un padre sgozza una figlia ritenendo suo diritto farlo vuol dire che quella figlia non ha evidentemente valore né dignità di persona o donna. Questo non vuol dire che tutti i musulmani pensano ciò delle donne. Vuol dire però che bisogna premere sull’integrazione, perché queste storie ci dimostrano che è possibile occidentalizzare l’islam senza islamizzare l’Occidente come accade ad esempio in Inghilterra e come un malinteso senso di accoglienza causa a volte anche in Italia. Sarebbe allora opportuno riaffermare con forza le radici cristiane dell’Europa. Valori come il rispetto della persona umana, la dignità della donna, i diritti di tutte le persone sono insite nel passato fondante di questo continente. L’hanno fatto i cristiani – volenti o nolenti – e proprio queste radici potranno aiutare l’Europa nel dialogo con l’Islam. Aiutandolo a superare momenti di crisi che questi fatti denunciano e che sottolineano la necessità di un’integrazione basata sull’adesione a un fondo culturale comune. Esiste ed è quello cristiano. Lo volete chiamare in un altro modo? Fate pure. Ma non potrete mai negare che comunque affonda le radici nella nostra tradizione. Antonino D’Anna
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