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Domenica, 25.10.2009 - CAPPELLA PAPALE PER LA CONCLUSIONE DELLA II ASSEMBLEA SPECIALE PER L’AFRICA DEL SINODO DEI VESCOVI Stampa E-mail
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Domenica, 25.10.2009 - CAPPELLA PAPALE PER LA CONCLUSIONE DELLA II ASSEMBLEA SPECIALE PER L’AFRICA DEL SINODO DEI VESCOVIAlle ore 10 di questa mattina, XXX Domenica del tempo “per annum”, il Santo PadreBenedetto XVI presiede nella Basilica Vaticana la concelebrazione dell’Eucaristia con i PadriSinodali, in occasione della conclusione della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo deiVescovi sul tema: «La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e dellapace. “Voi siete il sale della terra... Voi siete la luce del mondo” (Mt 5, 13.14)».Nel corso del Sacro Rito, dopo la proclamazione del Vangelo, il Santo Padre pronuncial’omelia che pubblichiamo di seguito:! OMELIA DEL SANTO PADREVenerati Fratelli!Cari fratelli e sorelle!Ecco un messaggio di speranza per l’Africa: l’abbiamo ascoltato or ora dalla Parola di Dio.E’ il messaggio che il Signore della storia non si stanca di rinnovare per l’umanità oppressa esopraffatta di ogni epoca e di ogni terra, da quando rivelò a ...

... Mosè la sua volontà sugli israelitischiavi in Egitto: “Ho osservato la miseria del mio popolo… ho udito il suo grido… conosco lesue sofferenze. Sono sceso per liberarlo… e per farlo salire verso una terra bella e spaziosa,verso una terra dove scorrono latte e miele” (Es 3,7-8). Qual è questa terra? Non è forse il Regnodella riconciliazione, della giustizia e della pace, a cui è chiamata l’umanità intera? Il disegnoBOLLETTINO N. 0658 - 25.10.2009 2di Dio non muta. E’ lo stesso che fu profetizzato da Geremia, nei magnifici oracoli denominati“Libro della consolazione”, da cui oggi è tratta la prima lettura. E’ un annuncio di speranza peril popolo d’Israele, prostrato dall’invasione dell’esercito di Nabucodonosor, dalla devastazionedi Gerusalemme e del Tempio e dalla deportazione in Babilonia. Un messaggio di gioia per il“resto” dei figli di Giacobbe, che annuncia un futuro per essi, perché il Signore li ricondurrànella loro terra, attraverso una strada diritta e agevole. Le persone bisognose di sostegno, comeil cieco e lo zoppo, la donna gravida e la partoriente, sperimenteranno la forza e la tenerezza delSignore: Egli è un padre per Israele, pronto a prendersene cura come del primogenito (cfr Ger31,7-9).Il disegno di Dio non muta. Attraverso i secoli e i rivolgimenti della storia, Egli puntasempre alla stessa meta: il Regno della libertà e della pace per tutti. E ciò implica la suapredilezione per quanti di libertà e di pace sono privi, per quanti sono violati nella propria dignitàdi persone umane. Pensiamo in particolare ai fratelli e alle sorelle che in Africa soffrono povertà,malattie, ingiustizie, guerre e violenze, migrazioni forzate. Questi figli prediletti del Padre celestesono come il cieco del Vangelo, Bartimeo, che “sedeva lungo la strada a mendicare” (Mc 10,46),alle porte di Gerico. Proprio per quella strada passa Gesù Nazareno. E’ la strada che conduce aGerusalemme, dove si consumerà la Pasqua, la sua Pasqua sacrificale, alla quale il Messia vaincontro per noi. E’ la strada del suo esodo che è anche il nostro: l’unica via che conduce allaterra della riconciliazione, della giustizia e della pace. Su quella via il Signore incontra Bartimeo,che ha perduto la vista. Le loro vie si incrociano, diventano un’unica via. “Figlio di Davide,Gesù, abbi pietà di me!”, grida il cieco con fiducia. Replica Gesù: “Chiamatelo!”, e aggiunge:“Che cosa vuoi che io faccia per te?”. Dio è luce e creatore della luce. L’uomo è figlio della luce,fatto per vedere la luce, ma ha perso la vista, e si trova costretto a mendicare. Accanto a lui passail Signore, che si è fatto mendicante per noi: assetato della nostra fede e del nostro amore. “Checosa vuoi che io faccia per te?”. Dio sa, ma chiede; vuole che sia l’uomo a parlare. Vuole chel’uomo si alzi in piedi, che ritrovi il coraggio di domandare ciò che gli spetta per la sua dignità.Il Padre vuole sentire dalla viva voce del figlio la libera volontà di vedere di nuovo la luce,quella luce per la quale lo ha creato. “Rabbunì, che io veda di nuovo!”. E Gesù a lui: “Va’, la tuafede ti ha salvato. E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada” (Mc 10,51-52).Cari Fratelli, rendiamo grazie perché questo “misterioso incontro tra la nostra povertà e lagrandezza” di Dio si è realizzato anche nell’Assemblea sinodale per l’Africa che oggi siconclude. Dio ha rinnovato la sua chiamata: “Coraggio! Alzati…” (Mc 10,49). E anche la Chiesache è in Africa, attraverso i suoi Pastori, venuti da tutti i Paesi del Continente, dal Madagascare dalle altre isole, ha accolto il messaggio di speranza e la luce per camminare sulla via checonduce al Regno di Dio. “Va’, la tua fede ti ha salvato” (Mc 10,52). Sì, la fede in Gesù Cristo– quando è bene intesa e praticata – guida gli uomini e i popoli alla libertà nella verità, o, perusare le tre parole del tema sinodale, alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace. Bartimeo che,guarito, segue Gesù lungo la strada, è immagine dell’umanità che, illuminata dalla fede, si mettein cammino verso la terra promessa. Bartimeo diventa a sua volta testimone della luce,raccontando e dimostrando in prima persona di essere stato guarito, rinnovato, rigenerato. Questoè la Chiesa nel mondo: comunità di persone riconciliate, operatrici di giustizia e di pace; “salee luce” in mezzo alla società degli uomini e delle nazioni. Perciò il Sinodo ha ribadito con forza– e lo ha manifestato – che la Chiesa è Famiglia di Dio, nella quale non possono sussisteredivisioni su base etnica, linguistica o culturale. Testimonianze commoventi ci hanno mostratoche, anche nei momenti più bui della storia umana, lo Spirito Santo è all’opera e trasforma i cuoriBOLLETTINO N. 0658 - 25.10.2009 3delle vittime e dei persecutori perché si riconoscano fratelli. La Chiesa riconciliata è potentelievito di riconciliazione nei singoli Paesi e in tutto il Continente africano.La seconda lettura ci offre un’ulteriore prospettiva: la Chiesa, comunità che segue Cristosulla via dell’amore, ha una forma sacerdotale. La categoria del sacerdozio, come chiaveinterpretativa del mistero di Cristo e, di conseguenza, della Chiesa, è stata introdotta nel NuovoTestamento dall’Autore della Lettera agli Ebrei. La sua intuizione prende origine dal Salmo 110,citato nel brano odierno, là dove il Signore Dio, con solenne giuramento, assicura al Messia: “Tusei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek” (v. 4). Riferimento che ne richiama un altro,tratto dal Salmo 2, nel quale il Messia annuncia il decreto del Signore che dice di lui: “Tu sei miofiglio, io oggi ti ho generato” (v. 7). Da questi testi deriva l’attribuzione a Gesù Cristo delcarattere sacerdotale, non in senso generico, bensì “secondo l’ordine di Melchisedek”, vale a direil sacerdozio sommo ed eterno, di origine non umana ma divina. Se ogni sommo sacerdote “èscelto fra gli uomini e per gli uomini viene costituito tale nelle cose che riguardano Dio” (Eb5,1), solo Lui, il Cristo, il Figlio di Dio, possiede un sacerdozio che si identifica con la sua stessaPersona, un sacerdozio singolare e trascendente, da cui dipende la salvezza universale. Questosuo sacerdozio Cristo l’ha trasmesso alla Chiesa mediante lo Spirito Santo; pertanto la Chiesaha in se stessa, in ogni suo membro, in forza del Battesimo, un carattere sacerdotale. Ma – quic’è un aspetto decisivo – il sacerdozio di Gesù Cristo non è più primariamente rituale, bensìesistenziale. La dimensione del rito non viene abolita, ma, come appare chiaramentenell’istituzione dell’Eucaristia, prende significato dal Mistero pasquale, che porta a compimentoi sacrifici antichi e li supera. Nascono così contemporaneamente un nuovo sacrificio, un nuovosacerdozio ed anche un nuovo tempio, e tutti e tre coincidono con il Mistero di Gesù Cristo.Unita a Lui mediante i Sacramenti, la Chiesa prolunga la sua azione salvifica, permettendo agliuomini di essere risanati mediante la fede, come il cieco Bartimeo. Così la Comunità ecclesiale,sulle orme del suo Maestro e Signore, è chiamata a percorrere decisamente la strada del servizio,a condividere fino in fondo la condizione degli uomini e delle donne del suo tempo, pertestimoniare a tutti l’amore di Dio e così seminare speranza.Cari amici, questo messaggio di salvezza la Chiesa lo trasmette coniugando semprel’evangelizzazione e la promozione umana. Prendiamo ad esempio la storica EnciclicaPopulorum progressio: ciò che il Servo di Dio Paolo VI elaborò in termini di riflessione, imissionari l’hanno realizzato e continuano a realizzarlo sul campo, promuovendo uno svilupporispettoso delle culture locali e dell’ambiente, secondo una logica che ora, dopo più di 40 anni,appare l’unica in grado di far uscire i popoli africani dalla schiavitù della fame e delle malattie.Questo significa trasmettere l’annuncio di speranza secondo una “forma sacerdotale”, cioèvivendo in prima persona il Vangelo, cercando di tradurlo in progetti e realizzazioni coerenti conil principio dinamico fondamentale, che è l’amore. In queste tre settimane, la SecondaAssemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi ha confermato ciò che il mio veneratopredecessore Giovanni Paolo II aveva già messo bene a fuoco, e che ho voluto anch’ioapprofondire nella recente Enciclica Caritas in veritate: occorre, cioè, rinnovare il modello disviluppo globale, in modo che sia capace di “includere tutti i popoli e non solamente quelliadeguatamente attrezzati” (n. 39). Quanto la dottrina sociale della Chiesa ha sempre sostenutoa partire dalla sua visione dell’uomo e della società, oggi è richiesto anche dalla globalizzazione(cfr ibid.). Questa – occorre ricordare – non va intesa fatalisticamente come se le sue dinamichefossero prodotte da anonime forze impersonali e indipendenti dalla volontà umana. Laglobalizzazione è una realtà umana e come tale è modificabile secondo l’una o l’altraBOLLETTINO N. 0658 - 25.10.2009 4impostazione culturale. La Chiesa lavora con la sua concezione personalista e comunitaria, perorientare il processo in termini di relazionalità, di fraternità e di condivisione (cfr ibid., n. 42).“Coraggio, alzati!…”. Così quest’oggi il Signore della vita e della speranza si rivolge allaChiesa e alle popolazioni africane, al termine di queste settimane di riflessione sinodale. Alzati,Chiesa in Africa, famiglia di Dio, perché ti chiama il Padre celeste che i tuoi antenati invocavanocome Creatore, prima di conoscerne la vicinanza misericordiosa, rivelatasi nel suo Figliounigenito, Gesù Cristo. Intraprendi il cammino di una nuova evangelizzazione con il coraggioche proviene dallo Spirito Santo. L’urgente azione evangelizzatrice, di cui molto si è parlato inquesti giorni, comporta anche un appello pressante alla riconciliazione, condizione indispensabi-le per instaurare in Africa rapporti di giustizia tra gli uomini e per costruire una pace equa eduratura nel rispetto di ogni individuo e di ogni popolo; una pace che ha bisogno e si apreall’apporto di tutte le persone di buona volontà al di là delle rispettive appartenenze religiose,etniche, linguistiche, culturali e sociali. In tale impegnativa missione tu, Chiesa pellegrinanell’Africa del terzo millennio, non sei sola. Ti è vicina con la preghiera e la solidarietà fattivatutta la Chiesa cattolica, e dal Cielo ti accompagnano i santi e le sante africani, che, con la vitatalora sino al martirio, hanno testimoniato piena fedeltà a Cristo.Coraggio! Alzati, Continente africano, terra che ha accolto il Salvatore del mondo quandoda bambino dovette rifugiarsi con Giuseppe e Maria in Egitto per aver salva la vita dallapersecuzione del re Erode. Accogli con rinnovato entusiasmo l’annuncio del Vangelo perché ilvolto di Cristo possa illuminare con il suo splendore la molteplicità delle culture e dei linguaggidelle tue popolazioni. Mentre offre il pane della Parola e dell’Eucaristia, la Chiesa si impegnaanche ad operare, con ogni mezzo disponibile, perché a nessun africano manchi il panequotidiano. Per questo, insieme all’opera di primaria urgenza dell’evangelizzazione, i cristianisono attivi negli interventi di promozione umana. Cari Padri Sinodali, al termine di queste mie riflessioni, desidero rivolgervi il mio saluto piùcordiale, ringraziandovi per la vostra edificante partecipazione. Tornando a casa, voi, Pastoridella Chiesa in Africa, portate la mia benedizione alle vostre Comunità. Trasmettete a tuttil’appello risuonato sovente in questo Sinodo alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace.Mentre si chiude l’Assemblea sinodale non posso non rinnovare la mia viva riconoscenza alSegretario Generale del Sinodo dei Vescovi e a tutti i suoi collaboratori. Un grato pensieroesprimo ai cori della comunità nigeriana di Roma e del Collegio Etiopico, che contribuisconoall’animazione di questa liturgia. E infine voglio ringraziare quanti hanno accompagnato i lavorisinodali con la preghiera. La Vergine Maria ricompensi tutti e ciascuno, e ottenga alla Chiesain Africa di crescere in ogni parte di quel grande Continente, diffondendo dappertutto il “sale”e la “luce” del Vangelo.


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