| RIFLESSIONI: Il 2012 post-capitalista: più che umanità, sarà apicoltura – L’instaurarsi della supremazia capitalista |
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Quando, alla fine del '700, in Gran Bretagna iniziò la Rivoluzione Industriale, si potevano fare tanti soldi investendo nelle fabbriche, aprendo nuovi mercati e ottenendo il controllo delle fonti di materie prime. Tuttavia, la gente con più soldi da investire non stava tanto in Gran Bretagna quanto in Olanda. L’Olanda era la principale potenza occidentale nel '600 ed i suoi banchieri erano i più importanti capitalisti. Alla ricerca del guadagno, nel mercato azionario britannico fluiva il capitale olandese, e fu così che gli olandesi finanziarono l’ascesa della Gran Bretagna, che successivamente eclissò l’Olanda sia economicamente sia geopoliticamente. In questo modo, l’industrializzazione britannica arrivò a essere dominata da ricchi investitori e il capitalismo divenne il sistema economico dominante. Ciò portò ad un’importante trasformazione sociale. La Gran Bretagna, fino ad allora, era stata essenzialmente una società ... ... aristocratica dominata da famiglie di proprietari terrieri. Nel momento in cui il capitalismo divenne dominante economicamente, i capitalisti divennero dominanti politicamente. Le strutture fiscali e la politica dell’import-export furono gradualmente modificate a favore degli investitori anzichè dei proprietari terrieri. Non fu più sostenibile economicamente mantenere una tenuta in campagna: occorreva trasformarla e svilupparla per un uso più produttivo. I drammi vittoriani sono pieni di storie di famiglie aristocratiche cadute in disgrazia, costrette a vendere le loro proprietà. Per scopi drammaturgici questo declino è tipicamente attribuito al fallimento di un qualche personaggio, un debole primogenito magari. Ma in verità, il declino dell’aristocrazia fu parte di una più grande trasformazione sociale provocata dall’ascesa del capitalismo. L’occupazione del capitalista consiste nella gestione del capitale, e questa gestione è generalmente condotta attraverso la mediazione di banche e agenzie d’intermediazione. Non dovrebbe essere quindi sorprendente che le banche d’investimento siano arrivate a occupare il vertice della gerarchia della ricchezza e del potere capitalista. Infatti, vi è un pugno di famiglie di banchieri, tra le quali i Rothschild ed i Rockefeller, che sono giunti a dominare gli affari politici ed economici del mondo occidentale. A differenza degli aristocratici, i capitalisti non sono legati a un luogo, o al mantenimento di un luogo. Il capitale è sleale e mobile: fluisce dove vi è la maggior crescita, com’è fluito dall’Olanda alla Gran Bretagna, dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti e, più recentemente, da ovunque alla Cina. Così come le miniere di rame possono essere sfruttate e poi abbandonate, allo stesso modo, sotto il capitalismo, un’intera nazione può essere sfruttata e poi abbandonata, come vediamo nelle zone industriali arrugginite degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. Questo distacco rispetto al luogo, nel capitalismo, porta ad una diversa geopolitica in rapporto all’aristocrazia. Un re va in guerra quando vede un vantaggio per la sua nazione nel farlo. Gli storici possono “spiegare” le guerre nei giorni precapitalisti con l’obiettivo di espandere monarchi e nazioni. Un capitalista provoca una guerra al fine di fare profitti, e difatti la nostra élite di famiglie di banchieri ha finanziato entrambi i lati della maggior parte dei conflitti militari sin dalla Prima Guerra Mondiale. Da qui, la difficoltà degli storici a “spiegare” la Prima Guerra Mondiale in termini di motivazioni e obiettivi nazionali. Ai tempi precapitalisti, la guerra era come gli scacchi, entrambi i giocatori cercavano di vincere. Sotto il capitalismo la guerra è più come un casinò, dove i giocatori si scontrano finché possono ottenere credito per più fiches e il vero vincitore alla fine risulta sempre essere il Banco: i banchieri che finanziano la guerra e decidono chi sarà l’ultimo a restare in piedi. Non solo le guerre sono le più redditizie tra tutte le imprese capitaliste ma, nello scegliere i vincitori, e nell’amministrare la ricostruzione, l’élite delle famiglie di banchieri, alla lunga, riesce ad accordare la configurazione geopolitica ai propri interessi. Nazioni e popolazioni non sono nient'altro che pedine dei loro giochi. Milioni di persone muoiono in guerra, le infrastrutture vengono distrutte e intanto che il mondo piange, i banchieri contano le loro vittorie e pianificano i loro investimenti per la loro ricostruzione postbellica. Dalla sua posizione di potere, in qualità di finanziatrice dei governi, l’élite dei banchieri ha perfezionato col tempo i suoi metodi di controllo. Sempre dietro le scene, tira i fili che muovono i media, i partiti politici, le agenzie di spionaggio, i mercati azionari e gli uffici governativi. E forse la sua più grande leva di potere è il suo controllo sulle valute. Attraverso le truffe della sua banca centrale, architetta cicli di espansione e contrazione, stampa soldi a costo zero che presta ai governi con interesse. Il potere dell’élite dei banchieri è al tempo stesso assoluto e subdolo... «Alcuni dei grandi uomini Statunitensi hanno paura di qualcosa. Sanno che esiste da qualche parte un Potere, così organizzato, subdolo, attento, interlacciato, completo, pervasivo che non permette loro di alzare la voce quando lo condannano». Woodrow Wilson, Presidente degli Stati Uniti. Richard K.Moore ( ... continua)
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