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Con Cristo e gli Apostoli fu chiusa la rivelazione pubblica. SENTENZA CERTA Stampa E-mail
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Pontifex.RomaSan Pio X, opponendosi alla concezione protestante liberale e modernista di un perfezionamento della religione cristiana per mezzo di nuove "rivelazioni" condannò la seguente proposizione: "La rivelazione che costituisce l'oggetto della fede cattolica, non fu chiusa con negli Apostoli" (D.2021). Che, dopo Cristo e gli Apostoli, i quali annunciarono il messaggio di Cristo stesso, non sia più da attendersi alcuna rivelazione di nuove verità è dottrina chiaramente espressa nella Scrittura e nella Tradizione. Cristo si presentò come il compimento della Legge antica (Mt.5, 17; 5,21ss.) e come il maestro assoluto dell'umanità (Mt. 23,10: "Uno solo è il vostro maestro: Cristo"; cfr.Mt 28,20). Gli Apostoli vedono in Cristo realizzata la pienezza del tempo (Gal. 4,4) e ritengono loro compito conservare intatto e immutabile il deposito della fede da Lui ricevuto (I Tim. 6,14; 6,20; 2 Tim. 1,14; 2,2; 3,14). I Padri respingono la pretesa degli eretici di possedere ...

... segrete dottrine derivanti dagli Apostoli o nuove rivelazioni dello Spirito Santo. Ireneo lo sai render (Adv.haer.III,I;IV, 38,8) e Tertulliano (De praescr.21) affermano energicamente contro gli gnostici che, nella dottrina apostolica conservata intatta nella Chiesa attraverso la ininterrotta successione dei vescovi, è contenuta la pienezza della rivelazione.

b) Il dogma nel suo aspetto formale, cioè nella conoscenza e nella promulgazione delle verità rivelate da parte della Chiesa e quindi della fede pubblica, subisce un progresso (sviluppo accidentale del dogma), che si manifesta nei modi seguenti:

1) Verità prima credute implicitamente vengono conosciute e proposte a credere esplicitamente.

2) Dogmi materiali vengono elevati a dogmi formali.

3) Per facilitarne la comprensione e respingerne i malintesi e le deformazioni, verità prima sempre credute vengono presentate con una nuova e più precisa formula, come ad esempio unione ipostatica, transustanziazione.

4) Questioni prima molto discusse vengano chiarite e risolte e proposizioni ereticali respinte. Il progresso dogmatico nel senso spiegato viene preparato dalla scienza teologica e operato dal magistero ecclesiastico sotto l'assistenza dello Spirito Santo (Gv. 14,26).

Esso viene stimolato, da una parte, dal naturale desiderio dell'uomo di approfondire la verità rivelata, dalla preghiera e pietà cristiana, dall'altra da influenze esterne, quali gli attacchi dell'eresia e dell'incredulità, le controversie teologiche, il progresso del pensiero filosofico e delle ricerche storiche.

Occorre poi ricordare che tale progresso è un progresso, una crescita della fede e quindi misterioso come la stessa vita di fede. Conseguentemente tutte le analogie che si usano per illuminarne in qualche modo la natura non riusciranno a farcelo comprendere qual'è. Già i Padri affermano la necessità di approfondire le verità rivelate, di chiarire le oscurità e di sviluppare ulteriormente la dottrina cristiana. È classica la testimonianza di Vincenzo di Lerino: "Ma forse si dirà: Non è dunque la religione suscettibile di alcun progresso nella Chiesa di Cristo? Certo, bisogna che uno dei Messia e grande... ma con la riserva che esso sia un vero progresso e non un'alterazione della fede. La caratteristica del progresso è che ogni cosa si accresca rimanendo identica a se stessa; la caratteristica dell'alterazione è che una cosa si trasformi in un'altra" (Commonitorium,23)

c) Vi è anche un progresso individuale nella conoscenza delle cose di fede che si ottiene con l'aumento e l'approfondimento del sapere teologico. Tale progresso è reso possibile sia dalla inesauribile profondità delle verità di fede sia dalla capacità di perfezionamento della ragione umana. Le condizioni soggettive per un vero progresso nella conoscenza delle verità di fede sono, secondo la dichiarazione del concilio Vaticano, la diligenza, la pietà, la sobrietà nella ricerca: cum sedulo,pie et sobrie quaerit. (D. 1796).

Giorgio Mastropasqua


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