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Ricorso a firma Previte Francesco per la protezione della dignità umana degli handicappati psichici esclusi dalla “Convenzione per i diritti delle persone con disabilità” dell’ONU Stampa E-mail
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Pontifex.RomaSpettabile Ufficio Alto Commissario per i diritti umani, Lo scrivente Previte Francesco, residente in Via A:Coniglio, n.62 - 95012 Castiglione di Sicilia (Italia), in data 21 aprile 2010 nella sua qualità di Presidente dell’Associazione “Cristiani per servire”, ha inoltrato a codesto Spettabile Ufficio un modello comunicazione inerente una riflessione per esprimere la viva attenzione per la protezione e la difesa della dignità umana verso il mondo della sofferenza, in quanto la “Convenzione sui diritti delle persone con disabilità” dell’ONU (Distr. General 6 dicembre 2006 A/61/611) ha operato una evidente discriminazione tra disabilità fisica ed handicap mentale. La salute è un patrimonio inestimabile ed è per tutti fondamentale per garantire la pace e la giustizia tra i popoli. La condizione sanitaria dei singoli individui, delle famiglie, delle comunità e delle Nazioni è determinata da variabili situazioni ambientali, psicosociali e sociali, ma spesso da fattori ...

... economici  che colpiscono la pianificazione, l’attuazione sanitaria ed anche l’accesso alle cure sanitarie con una condivisione di comportamenti ad alto rischio connessi alla salute, ad esempio l’uso disordinato della sessualità, malattie sessualmente trasmissibili tipo l’AIDS, l’abuso di sostanze stupefacenti ed altro, responsabilità congiunte di piani sanitari nazionali ed internazionali.

Nel campo della salute mentale queste considerazioni assumono una rilevanza particolare tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità riporta in 450 milioni circa le persone affette da problemi mentali, circa 900 mila persone si suicidano ogni anno, il 25% dei Paesi non ha una legislazione in materia, il 41% non ha una politica definita per la salute mentale, nei 25% di centri sanitari i malati non hanno accesso ai farmaci psichiatrici essenziali, il 70% circa della popolazione dispone di meno di uno psichiatra per 100.000 persone. Il disagio mentale costituisce una vera e propria emergenza socio-sanitaria e colpisce con maggiore frequenza le popolazioni sfavorite da fattori intellettuali, culturali ed economici.

Quindi una grande necessità di un’azione preventiva delle malattie mentali e non era, quindi possibile, che la comunità internazionale tacesse di fronte a questo grave ed urgente disagio sociale.

La Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York il 6 dicembre 2006 trovava nei 191 Paesi aderenti un riconoscimento delle “diversità delle persone con disabilità” adottando la “Convenzione sui diritti delle persone con disabilità”.

L’incontro a più voci, che si inserisce in un cammino di dialogo per offrire alcune riflessioni e sollevare interrogativi al fine di trovare nuove strade da percorrere verso una proficua cooperazione tra iniziative diverse con l’obiettivo del bene comune, non trovò nella mia Associazione non condivisibile :

1.) il voler associare il disabile con minorazioni fisiche con il malato mentale, perché mentre per il primo sussistono possibilità di inserimento socio-lavorativo, nel secondo si possono attuare prevenzioni cure, possibile inserimento sociale ed affettivo, ma non si possono prevedere tempi di recupero e proposizioni di intendimenti lavorativi (art.27) che richiedono coesione d’intelletto. Quindi la disabilità fisica che lo stesso Preambolo della “Convenzione” considera un concetto in evoluzione, deve essere distinta dall’ handicap mentale, qualora intervengono menomazioni mentali per la sua natura specificatamente e particolarmente psichica;

2.)  la materia riproduzioni e pianificazioni familiari,( artt.23 e 25 ) ci trova non consenzienti con il Consiglio Mondiale di DPI ( Disabled Peoples’ International ) quindi in sintonia ed unicità di riserve con il Vaticano e quanti non approvano queste norme, in quanto pur considerando ottima ed importante la “Convenzione” per il miglioramento della qualità della vita per i 650 milioni di persone con disabilità nel mondo, dei quali circa l’80% vivono in Paesi in via di sviluppo, questi articoli autorizzano l’accesso ai servizi riproduttivi, favoriscono le limitazioni delle nascite, favoriscono l’aborto azione che offende la dignità della persona.

Se queste “supposizioni” venissero applicate, si tradirebbe il principio fondamentale della “Convenzione”, per dare spazio ad una “forma” di “eliminazione” di persone disabili da definire senza alcun dubbio in eutanasia, una omissione di soccorso e contro l’etica civile.

Spettabile Ufficio Alto Commissariato per i diritti umani, con il Ricorso inoltrato il 21 aprile 2010 ai sensi dell’art.1 comma 1° del Protocollo Opzionale alla “Convenzione sui diritti delle Persone con disabilità” si intende dare quella civile iniziativa che vuol porsi come uno spazio di confronto con la realtà del mondo della sofferenza considerato alla luce di una prospettiva più ampia, nella consapevolezza che solo attraverso una comprensione libera da pregiudizi e luoghi comuni possano svilupparsi in proposte più operative, valide e piene di giustizia sociale, non cadendo nelle tentazioni di interpretazioni relativistiche dei diritti umani od in un applicazione parziale ed ineguale come è avvenuto nella “Convenzione per i diritti delle persone con disabilità” dell’ONU..

Mi sia consentito di terminare con le parole del poeta Fedor Dostojevskij “ La società va giudicata a seconda del trattamento che risderva ai malati di mente”.

Per queste ragioni chiedo la verifica del Ricorso in oggetto.

Grato per una cortese risposta nella lingua italiana, porgo deferenti ossequi.

Previte Francesco


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